Il fuoco che ti porti dentro
di Edoardo De Angelis
Italia, 2026
genere: drammatico, commedia
durata: 94'
con Vanessa Scalera, Lino Musella, Elena Radonicich
Dopo Comandante che aveva aperto la Mostra del cinema nel 2023, Edoardo De Angelis torna in concorso a Venezia con la sua nuova opera: Il fuoco che ti porti dentro, basato sull’omonimo romanzo di Antonio Franchini.
Il fulcro del film che
potrebbe essere al tempo stesso anche il riassunto è Angela. Angela
è una donna napoletana ingombrante, madre di tre figli, la più piccola
che non le parla più, la mezzana che non viene mai presa in considerazione e il
primogenito con il quale ha un rapporto di odio-amore. La Vigilia di Natale e
la preparazione della cena e del pranzo del giorno dopo diventano un pretesto
per cercare di rimettere insieme una famiglia, come si direbbe oggi,
disfunzionale, alla quale si aggiungono la nuora, milanese e molto chic, i due
figli, il genero buddhista e un ospite inatteso, senza dimenticare un povero
cappone destinato a finire sulla tavola dei commensali.
La lunga preparazione dà
vita a un vortice di emozioni, sensazioni, pensieri, anche reconditi, che
nessuno ha davvero mai avuto il coraggio di tirare fuori.
Più che da un libro, per l’impostazione, la struttura e la direzione scelta da Edoardo De Angelis, si potrebbe pensare che Il fuoco che ti porti dentro nasca e derivi da una pièce teatrale, con un unico spazio e tante, tantissime maschere.
Come il povero cappone
rincorso costantemente ogni volta da una persona diversa, anche noi spettatori
vaghiamo in questa casa, a volte troppo stretta, cercando una via di fuga,
cercando aria, cercando di riprendere fiato per evitare di annaspare come tutti
i presenti.
Fin dall’inizio, infatti,
capiamo di essere di fronte a una storia che si concentra sui personaggi e
sulle loro azioni perché la macchina da presa insiste sui primi piani e, in
modo concitato, rincorre continuamente chiunque debba parlare, Angela su
tutti. La prima cosa alla quale assistiamo è una litigata, ancora dai toni
pacati, tra Angela (una Vanessa Scalera che alla sua prima
presenza a Venezia rischia di portarsi a casa un premo prestigioso per la
performance incredibile alla quale dà vita) e il figlio Antonio (Lino
Musella). E da quella litigata, in realtà, non ci stacchiamo mai perché la
regia di De Angelis insiste proprio su questo voler andare a fondo
nell’animo di ognuno dei personaggi che vediamo sullo schermo. Personaggi che
sono in realtà persone, molto più autentiche di quello che si possa pensare. Angela
esagera ed è sempre pronta a far esasperare, oltrepassando i limiti e dicendo
sempre la cosa sbagliata al momento sbagliato, ma è molto vicina a noi.
Come una calamita la
macchina da presa del regista non si discosta mai troppo dal personaggio
catalizzatore dell’intera storia. Non c’è solo tra Angela e Antonio
un rapporto di odio e amore, ma anche tra lo spettatore e i personaggi che, in
parte, fanno di tutti per essere detestati e detestabili, ma alla fine dei
conti sono fragili, come i pezzi di vetro che li colpiscono, chi più chi meno.
Al di là delle divertenti
battute e del continuo scontro onnipresente tra nord e sud, il vortice nel
quale vengono risucchiati i personaggi de Il fuoco che ti porti dentro
è qualcosa che difficilmente trova una spiegazione razionale. Può sfociare in
sfuriate, anche esagerate e aggressive, in malinconia, in un uso del dialetto
al momento giusto (come per fissare meglio un concetto), ma alla fine quel
fuoco è qualcosa di intrinseco in ognuno di noi. Non è Angela con il suo
carattere più che esuberante, con la sua mania di protagonismo e con il suo
egoismo a essere il fuoco, ma lo siamo tutti. A poco vale la presenza di
un ospite inatteso che, in quanto esterno alla famiglia, può cercare di
riportare un equilibrio perché non riuscirà mai nell’intento di frenare
qualcosa che non si può spegnere.

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