giovedì, settembre 10, 2026

IL FUOCO CHE TI PORTI DENTRO

Il fuoco che ti porti dentro

di Edoardo De Angelis

Italia, 2026

genere: drammatico, commedia

durata: 94'

con Vanessa Scalera, Lino Musella, Elena Radonicich

Dopo Comandante che aveva aperto la Mostra del cinema nel 2023, Edoardo De Angelis torna in concorso a Venezia con la sua nuova opera: Il fuoco che ti porti dentro, basato sull’omonimo romanzo di Antonio Franchini.

Il fulcro del film che potrebbe essere al tempo stesso anche il riassunto è Angela. Angela è una donna napoletana ingombrante, madre di tre figli, la più piccola che non le parla più, la mezzana che non viene mai presa in considerazione e il primogenito con il quale ha un rapporto di odio-amore. La Vigilia di Natale e la preparazione della cena e del pranzo del giorno dopo diventano un pretesto per cercare di rimettere insieme una famiglia, come si direbbe oggi, disfunzionale, alla quale si aggiungono la nuora, milanese e molto chic, i due figli, il genero buddhista e un ospite inatteso, senza dimenticare un povero cappone destinato a finire sulla tavola dei commensali.

La lunga preparazione dà vita a un vortice di emozioni, sensazioni, pensieri, anche reconditi, che nessuno ha davvero mai avuto il coraggio di tirare fuori.

Più che da un libro, per l’impostazione, la struttura e la direzione scelta da Edoardo De Angelis, si potrebbe pensare che Il fuoco che ti porti dentro nasca e derivi da una pièce teatrale, con un unico spazio e tante, tantissime maschere.

Come il povero cappone rincorso costantemente ogni volta da una persona diversa, anche noi spettatori vaghiamo in questa casa, a volte troppo stretta, cercando una via di fuga, cercando aria, cercando di riprendere fiato per evitare di annaspare come tutti i presenti.

Fin dall’inizio, infatti, capiamo di essere di fronte a una storia che si concentra sui personaggi e sulle loro azioni perché la macchina da presa insiste sui primi piani e, in modo concitato, rincorre continuamente chiunque debba parlare, Angela su tutti. La prima cosa alla quale assistiamo è una litigata, ancora dai toni pacati, tra Angela (una Vanessa Scalera che alla sua prima presenza a Venezia rischia di portarsi a casa un premo prestigioso per la performance incredibile alla quale dà vita) e il figlio Antonio (Lino Musella). E da quella litigata, in realtà, non ci stacchiamo mai perché la regia di De Angelis insiste proprio su questo voler andare a fondo nell’animo di ognuno dei personaggi che vediamo sullo schermo. Personaggi che sono in realtà persone, molto più autentiche di quello che si possa pensare. Angela esagera ed è sempre pronta a far esasperare, oltrepassando i limiti e dicendo sempre la cosa sbagliata al momento sbagliato, ma è molto vicina a noi.

Come una calamita la macchina da presa del regista non si discosta mai troppo dal personaggio catalizzatore dell’intera storia. Non c’è solo tra Angela e Antonio un rapporto di odio e amore, ma anche tra lo spettatore e i personaggi che, in parte, fanno di tutti per essere detestati e detestabili, ma alla fine dei conti sono fragili, come i pezzi di vetro che li colpiscono, chi più chi meno.

Al di là delle divertenti battute e del continuo scontro onnipresente tra nord e sud, il vortice nel quale vengono risucchiati i personaggi de Il fuoco che ti porti dentro è qualcosa che difficilmente trova una spiegazione razionale. Può sfociare in sfuriate, anche esagerate e aggressive, in malinconia, in un uso del dialetto al momento giusto (come per fissare meglio un concetto), ma alla fine quel fuoco è qualcosa di intrinseco in ognuno di noi. Non è Angela con il suo carattere più che esuberante, con la sua mania di protagonismo e con il suo egoismo a essere il fuoco, ma lo siamo tutti. A poco vale la presenza di un ospite inatteso che, in quanto esterno alla famiglia, può cercare di riportare un equilibrio perché non riuscirà mai nell’intento di frenare qualcosa che non si può spegnere.

Una musica assordante e continua accompagna le poche ore in cui si svolge il film, una musica che si ferma solo in alcuni frangenti determinanti e che ci dà un piccolo respiro, come quello che compie Antonio aprendo la finestra per prendere aria. E accanto alla musica il cibo come elemento fondante, in quantità esorbitanti, inquadrato in modo famelico, vorace, avido come se si dovesse preparare un pasto per dei mostri. Una tavola imbandita, ma senza convitati.


Veronica Ranocchi

Nessun commento: