lunedì, febbraio 14, 2011

IL DISCORSO DEL RE

IL DISCORSO DEL RE
Regia: Tom Hooper


Edoardo VIII (Guy Pearce), figlio maggiore di Giorgio V è destinato a sedere sul trono dell'impero britannico, ma preferisce abdicare pur di sposare l'amata Wally Simpson, già divorziata e con una pessima fama, "costringendo" il fratello Albert, timido e balbuziente a diventare re.
In un tempo in cui un primo ministro si dimetteva per non aver colto in tempo la gravità della situazione politica (la minaccia Hitler); in un tempo in cui decoro e competenza risultavano essere valori necessari per governare; in un tempo in cui un' intera Nazione è chiamata a stringersi al suo re per non finire sepolta dalle macerie della storia, Giorgio VI, a causa della propria balbuzie, si sente e, soprattutto, appare agli occhi dei suoi sudditi, inadeguato a ricoprire il ruolo di guida della Nazione.
Nel momento più importante del secolo scorso, vacilla e balbetta mentre i dittatori fascisti di Germania e Italia usano la loro voce per esaltare le folle.
Dopo essersi fatto curare dai medici di corte senza risultati apprazzabili, l'amorevole moglie Elisabeth (Helena Bonham Carter) lo affida alle cure dell'attore mancato Logue (Geoffrey Rush) reinventatosi logopedista, che con dei metodi poco ortodossi, ma assai efficaci, cercherà di aiutare il nuovo re.
Il discorso del re riesce a trasmettere perfettamente le difficoltà di un uomo obbligato a dare di sé un' immagine solenne, ma in realtà goffo e impacciato perché frenato dalla balbuzie.
Questo è possibile grazie alla bravura di Tom Hooper che con la sua grande tecnica schiaccia la mdp sul volto di Colin Firth, abbassa i soffitti e restringe gli spazi, toglie il respiro, fa mancare l'aria, soffoca il protagonista sullo schermo, per poi strozzarlo con la balbuzie.
Bella sceneggiatura di David Seidler (a sua volta un balbuziente).
Pellicola solida e raffinata, recitata con grande stile.
Candidato a 12 premi Oscar.

7 commenti:

Anonimo ha detto...

Scommessa: lui vincerà come miglior attore e la Portman come miglior attrice!

parsec ha detto...

Attori bravi, vorrei annotare che mi è tanto piaciuta - di nuovo dopo tanti anni- anche helena bonham carter, finalmente tornata ad esprimersi ai livelli dei tempi di ivory.

parsec ha detto...

mi sono scordata di dire che il film l'ho visto in inglese - con sottotitoli ita - non so come sia stata resa nel doppiaggio italiano la balbuzie, quella di Colino Firth è misuratissima e non dà la fastidiosa sensazione che faccia finta...

parsec ha detto...

...il buffo è che, secondo tutti i resoconti che ne abbiamo, quando furono istituiti gli Academy Awards, nel 1929,la premiazione avveniva in un'atmosfera di spiritosa irriverenza: un genere d'atmosfera che oggi è sparita da tutto quel che si riferisce agli oscar. "La tenevamo al vecchio Coconut Grove",mi disse Jimmy Stewart negli anni settanta. "Si cenava, si beveva un bel po'... era più che altro un party,capisci? Una festa. Nessuno la prendeva sul serio. Sì, era bello se vincevi, perché il premio te lo davano dei colleghi e degli amici, ma non voleva poi dire granché, al box office. Tanti amici che si ritrovano, scherzano, mangiano, bevono come pesci, e a fine serata si danno questi premi. Anche le statuette erano molto più piccole allora. Non c'era tutta la pressione, tutta l'ansia di oggi..."
E Cary Grant me lo confermò: "era una cerimonia privata, no? Niente televisione, niente radio: solo un gruppo di amici che danno un party. Perché vedi, c'è un che di imbarazzante in questo gruppo di gente ricca che si dà premi e si congratula a vicenda. Quando è cominciata, ci scherzavamo sopra: Ok Freddie March, lo sappiamo che con questo film ci hai fatto un milione di dollari, adesso vieni qua, e come premio ti prendi la tua bella medaglietta!"
Anche l'origine del nomignolo, ormai ufficiale, del premio fa pensare a uno stato d'animo decisamente poco serioso: spensierato,semmai,e anche un pò brillo.A quanto pare,infatti,il sedere della statuetta (non si sa perché, ma la statuetta effigia un signore nudo con una spada puntata a terra) ricordò a Bette Davis la corrispondente parte anatomica di un suo fidanzato di nome Oscar; e la Davis non si peritò di riscontrare ad alta voce la somiglianza. È difficile prendere mortalmente sul serio un premio che prende nome dal sedere di qualcuno.
Sono tante però le cose frivole che si sono trasformate in macchine da soldi. Così, il riconoscimento che per la prima volta fu assegnato a Emil Jannings (…) è diventato oggetto di brame smodate. Chissà: forse esiste solo un premio regolato secondo giustizia. A Barcellona, ogni anno viene assegnato un premio alla miglior poesia. Il terzo premio è una rosa d’argento, il secondo una rosa d’ora, e il primo- il premio per la miglior poesia in assoluto – è una rosa vera: il fiore.
da “WHO THE HELL’S IN IT. PORTRAITS AND CONVERSATIONS - 2004 di PETER BOGDANOVICH – FANDANGO LIBRI 2008

perso ha detto...

interessante la storia degli Oscar! oggi in effetti credo che si dia tantissima (troppa?) importanza a questo evento, ma almeno è rimasto l'unico premio del mondo dello spettacolo ad avere ancora prestigio (a differenza dei Grammy per esempio che non valgono più nulla). Anche se tutta questa brama per vincerlo è ingiustificata se si pensa che spesso per i vincitori rappresenta la fine delle loro carriere..Una sorta di consacrazione/condanna diciamo..

parsec ha detto...

già... Non avevo percepito che il grammy si fosse così svalutato...

nickoftime ha detto...

..Il discorso del re ribadisce il manierismo di tanto cinema Inglese, perfetto di una perfezione che diventa accademia..con attori della Royal Shakespeare Company utilizzati anche per fare le comparse..e poi che dire dell'aspetto visuale, ridondante nel rendere la sensazione di una percezione sfasata come quella del re balbuziente attraverso la continua ripetizione di prospettive sfalsate, punti di fuga accentuati a dismisura, figure umane schiacciate da ambienti sovrastanti..insomma un modo di fare cinema che assomiglia agli ideali del paese che l'ha prodotto..