venerdì, aprile 29, 2011

Blue Valentine

L’inizio e la fine: gli antipodi in questione appartengono di diritto all’ultimo lavoro di Derek Cianfrance dedicato alla parabola amorosa di Dean e Cindy, coppia sposata con prole alle prese con le conseguenze dell’amore. Avendo a che fare con un argomento a rischio per l’overdose espositiva ma anche per l’impossibilità di imbrigliare una materia in continuo divenire, Cianfrance evita di impantanarsi in inutili spiegazioni e decide di far parlare i fatti. Con apparente distacco filma la progressione emotiva sfruttando l’impianto di una sceneggiatura che mette a confronto due diversi stati d’animo: da una parte la scintilla che fa saltare il banco, la musica che ti fa ballare quando meno te lo aspetti, per dirla con le parole di Dean, dall’altra la claustrofobia di un unisono che continua ad essere tale pur non avendone più le caratteristiche. Le schermaglie del primo incontro, i baci rubati alla routine esistenziale si incastrano con le richieste ossessive di una ragione che non sa spiegare l’improvviso cambiamento: rarefazione contro saturazione. Uno scontro a nervi scoperti radiografato da un entomologo abituato a lavorare con la realtà. Un espediente per nulla originale quello di legare in un continum filmico gli antipodi della condizione amorosa ma sicuramente funzionale a riscaldare un lavoro che altrimenti risulterebbe troppo asettico. La lucidità dello sguardo, con immagini che sembrano il frutto di un pedinamento ragionato, deve fare i conti con il contrasto delle loro associazioni, con il cortocircuito prodotto dalla visione di due persone che sembrano amarsi e odiarsi senza soluzione di continuità. Le contrazioni temporali diventano allora lo strumento per disfarsi di tutto ciò che sta in mezzo, della metamorfosi che dilata le distanze, del tempo che uccide le persone, quello in cui solitamente si cercano le cause del decesso. In Blue Valentine non c’è posto per le cose superflue, per spiegazioni che non esistono mai. Sapere non cambierà la stato delle cose. La solitudine fissata all’inizio ed alla fine del film, con la bambina che manifesta la paura di un improvvisa sparizione, e l’ombra di un uomo una volta felice ed ora ripreso di spalle mentre si allontana sconsolato, sono le uniche cartoline possibili di una metafisica che appartiene alla nostra modernità.

Presentato nei festival che contano Blue Valentine si avvale della presenza di due attori in stato di grazia come Ryan Gosling, reduce da un'altra grande interpretazione nel prossimo All pretty things e qui perfetto nella rappresentazione di un homo faber capace di incassare i colpi del destino e ripartire con lo spirito di prima, e Michelle Williams, minuta nel corpo ma gigantesca nello spirito, e per questo ruolo candidata all’Oscar come miglior attrice protagonista; è la loro disponibilità unita ad un talento genuino a portare dentro la storia quelle tracce di vita amorosa che permettono al film di restare impresso negli occhi e nel cuore dello spettatore.


(pubblicato su ondacinema.it)

2 commenti:

Marco (Cannibal Kid) ha detto...

sono d'accordo! i protagonisti sono il grande punto di forza di questa più che valida pellicola.

nickoftime ha detto...

...è vero ed in particolare Ryan Gosling protagonista di uno dei miei film di culto "The believer" e di nuovo a lavoro dopo una lunga pausa di riflessione..è suo un altro bel ruolo in All good things" da noi ancora inedito e poi ancora nel prossimo film di George Clooney...per me se no commette stupidaggini ha sicuramente davanti una carriera da oscar....
un saluto