giovedì, maggio 03, 2012

La mia vita è uno zoo


Sei anni sono qualcosa di più di una pausa di riflessione. Sei anni rappresentano la differenza tra due generazioni contigue. Sei anni è quasi il limite temporale che un matrimonio impiega prima di entrare in crisi. Sei anni è il tempo che ha impiegato Cameron Crowe per realizzare il suo nuovo film. Un assenza giustificata dall'insuccesso dal suo penultima pellicola "Elizabethtown"(2005), un film irrisolto nel suo non saper amalgamare dramma e commedia ma non solo. Più probabile la presa di coscienza di una crisi creativa che aveva fatto smarrire al regista la scioltezza dei primi film, quel modo divertente e nostalgico di guardare ai luoghi della sua giovinezza. Il mondo dello spettacolo ed in particolare quello musicale a cui si era avvicinato giovanissimo scrivendo articoli per una rivista come Rolling Stones, le varie fasi dell'amore e soprattutto la sensazione di un esperienza esistenziale vissuta all'insegna di una continua meraviglia si erano impantanati in un remake (Vanilla Sky,2001) inutile anche per chi come Tom Cruise lo aveva fortemente voluto.

Il risultato di questa riflessione è un film come "La mia vita è uno zoo" - We Bought a Zoo - ispirato alla storia vera di Benjamin Mee un giornalista che dopo la prematura morte della moglie e con la responsabilità di due figli ancora piccoli decise di rimettersi in gioco acquistando uno zoo in disuso con l'intento di riportarlo agli antichi splendori. Una vicenda di sicuro effetto cinematografico non solo per l'empatia di un evento luttuoso che deve essere superato e che il film ci mostra nel rapporto tormentato tra Benjamin ed il figlio maggiore, ma anche per l'ambientazione sui generis che risponde sul piano dello spettacolo e dell'intrattenimento alle istanze ambientaliste evidenti nell'accostare la rinascita dei protagonisti alla decisione di lasciare la città per trasferirsi in un paesaggio agreste, fin qui espresse dal cinema americano soprattutto sul versante documentaristico.

Ambientato quasi esclusivamente all'interno del parco naturale che ospita lo zoo il film si sviluppa mettendo in campo una serie di situazioni paradgmatiche che vanno dal superamento delle difficoltà economiche
necessarie alla messa a norma dell'infrastrutture appena acquistata, a quelle di cui già parlavamo e che riguardano le dinamiche interne di una famiglia che cerca di riprendersi da un dolore indicibile, aspetto che in qualche modo si riversa anche nel rapporto tra Benjamin e Kelly un'impiegata di lungo corso(Scarlett Johansson) destinato a trasformarsi in un sentimento amoroso non prima di aver segnato con le inevitabili titubanze del caso (per la ferita ancora fresca di lui e la dedizione al lavoro di lei) i vari passaggi di quella convalescenza. Aspetti drammatici che però il film e Crowe sono bravi a stemperare nella commedia e nell'intrattenimento, presentando di volta in volta personaggi stravaganti - tutta la squadra che coadiuva i protagonisti lo è - ed anche un pò ridicoli come quello dell'antipaticissimo agente che dovrà rilasciare la licenza per l'apertura dello zoo e che durante i controlli farà di tutto per evitare che questo avvenga. Magari al film avrebbe giovato un maggior approfondimento del personaggio interpretato da Scarlett Johansson un pò troppo sacrificato assieme al resto dei comprimari alla visibilità del terzetto familiare, ma nel tabellino dei risultati "La mia vita è uno zoo" riesce nel suo essere un film trasversale, adatto alle famiglie senza nessuna esclusione, e distante nel suo modo poco esibito di mostrarsi, dalla maggior parte della produzione commerciale. Cameron Crowe ha messo da parte l'arte ma ha realizzato un film di senso compiuto.

2 commenti:

Marco Goi (Cannibal Kid) ha detto...

filmettino gradevole, però io preferivo di gran lunga il cameron crowe "incompiuto" :)

Anonimo ha detto...

..ho capito cosa intendi però Elizabethtown l'avevo trovato insopportabile..

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