martedì, settembre 25, 2012

Il rosso e il blu


 I luoghi ed il modo sono quelli del cinema francese più recente ("Entre le mur", 2008 di Laurent Cantet) del quale Piccioni anche inconsciamente è debitore. A testimoniarlo in maniera evidente è la sequenza finale con la telecamera che si sofferma sulla classe svuotata dall’uscita convulsa degli studenti all'ultimo giorno di scuola. 
Una soggettiva sui banchi deserti e poi lo scarto della cinepresa sulla sedia della ragazza che non è riuscita a terminare l'anno, sconfitta dalla vita ma anche dai limiti di un insegnamento incapace di capire la radice dei suoi problemi. 
Dialettica quella tra alunni ed insegnanti che Piccioni trasforma in un’ agone declinata secondo i punti di vista dei diversi contendenti. 
C'è il supplente idealista (Scamarcio) e volenteroso che si confronta con la ragazza cresciuta troppo in fretta, il professore disilluso e pieno di rancore (Herlitska) per non essere riuscito a conquistare allo studio gli studenti, ed infine la preside (Buy) calata nel ruolo anche quando si tratta di rapportarsi con lo scolaro finito in ospedale. 

La quotidianità delle aule con i suoi alti e bassi più che una denuncia sulle difficoltà di un’istituzione abbandonata a se stessa, in cui bisogna arrangiarsi come si può (i professori si contendono le sedie per far sedere i frequentatori mentre c'è chi porta la carta igienica da casa per metterla nei bagni dell'istituto) diventa ben presto la radiografia trasversale sui sogni e le delusioni di generazioni diverse ma convergenti non solo nella funzione prioritaria assegnata ad un mestiere che pretende molto in termini di sacrificio personale – chi lo fa finisce per rimanere tale anche quando torna a casa - ma anche nello schema studente/insegnante ribaltato in tutti e tre le microstorie, con i ragazzi che impartiscono una lezione di vita ai loro precettori.

Lontano dal realismo di matrice transalpina ma anche da certa tradizione italiana che ha in “Il diario di un maestro” (1972) di Vittorio de Seta il suo punto più alto, “Il rosso e il blu” si avvicina piuttosto a film di maggior presa commerciale come appunto “La scuola” di Daniele Lucchetti anche nel tentativo di mediare tra divertimento e riflessione assicurato dall’utilizzo di attori tendenzialmente drammatici come appunto Herlitzka, Buy ma anche Scamarcio, calati in un contesto dove la loro ombrosità è illuminata dalla leggerezza di sguardo di Piccioni, ritornato alle origini dopo una serie di opere fortemente drammatiche. 

In questo caso però il contenitore scolastico è pieno di situazioni già viste, con scorciatoie di facile consumo che vanno dalla riconoscibilità degli attori intenti a replicare l’immaginario che li ha resi famosi alla scorciatoia di facile consumo che non disdegna la parolaccia ad effetto. Non dimeno “Il rosso e il blu” riesce a convogliare la riflessione in direzione di una poetica  di stampo leopardiano (e della Ginestra in particolare), autore citato nel corso del film attraverso le poesie  recitate a memoria da studenti e professori, e presente nella consapevolezza, tanto di chi insegna quanto di chi impara, di una solitudine esistenziale che può essere alleviata dalla comprensione e dalla condivisione di un destino comune. 
Un leiv motiv già presente nel cinema recente del regista marchigiano ma qui, forse per la semplicità della struttura nel quale è inserito, in grado di emergere con meno filtri e con più convinzione. 

4 commenti:

Veronica Mondelli ha detto...

Non sono riuscita a finire il libro per vari motivi, ma da quel che leggo il film sembra interessante! Ne ho sentito parlare abbastanza bene anche da altre parti.

nickoftime ha detto...

Piccioni è il regista delle sfumature e dell'amore nei confronti dei suoi personaggi..in questo caso però tutto risulta un pò annaquato dalla scontatezza delle situazioni in cui queste cose vengono inserite..il film rimane secondo me una piacevole intrattenimento ma ti suggerisco di recuperare gli ultimi 3, a partire da "Luce dei miei occhi" film del regista che sono veramente belli

veri paccheri ha detto...

il film di piccioni supera la prova, secondo me. coinvolge ed appassiona alle storie dei protagonisti e tutto sommato diverte con grazia.
ha fatto prove migliori, ma in questa commedia dalle venature amare piccioni mantiene il tiro, la risata lascia il posto alla riflessione.
niente di nuovo sotto al cielo ma molte sono le cose reali che il regista porta sullo schermo, come la carta igienica portata dalla direttrice a scuola perchè mancano i soldi..
mi sono piaciuti tutti e 3 i protagonisti, scamarcio buy herlitzka, quest'ultimo in abiti da cinico depresso di credibile spessore. e roma è sempre bellissima in questi film nostrani.

Defezionario ha detto...

Non lo si potrebbe riassumere in sole due parole? Io dico di si: UNA MERDA.