giovedì, gennaio 22, 2015

LES AMOURS IMAGINARIES

Fondazione Cineteca Italiana presenta: Xavier Dolan-"Mommy" e 4 anteprime


Les Amours Imaginaries
di Xavier Dolan
con Xavier Dolan, Monia Chokri, Niels Schneider
Canada, 2010
genere, drammatico
durata, 102'






Xavier Dolan si rivolge alla lussuria, al desiderio, all'ossessione e al dolore che ne consegue, come ben si evince dallo sguardo e dalle movenze dei tre giovani protagonisti del manage a trois di "Les Amours Imaginaires". La vicenda si svolge ai nostri giorni, sebbene l’educazione sentimentale che si narra potrebbe essere ambientata in qualsiasi epoca e luogo. Nel suo secondo lungometraggio Dolan racconta la storia di due amici di lunga data, Maria (Monia Chokri) e Francis (ancora una volta interpretato dal regista stesso), la cui ossessione per il loro nuovo comune amico Nicolas (Niels Schneider) ne metterà a dura prova il rapporto. Entrambi vogliono possedere Nicolas –ritratto e definito fin dalla sua prima comparsa come un “Adone autocompiaciuto” –, tanto da trasformarsi in quello che credono egli possa desiderare da un uomo o da una donna; ecco che se lei imiterà goffamente lo stile di Audrey Hupburn, lui farà di James Dean la sua musa ispiratrice.
Il cast artistico è eccezionale: Niels Schneider è perfetto nel ruolo dell’efebico cupido Nicolas, capace di muoversi nel film con un fascino e una bellezza raramente visti sullo schermo.




L’aspetto serafico e la recitazione delicata rendono inevitabile il paragone con Tadzio di Morte a Venezia. A sottolineare la sensualità androgina del protagonista, la sua immagine è più volte accostata al David di Michelangelo, cosi come a vari gruppi marmorei e disegni erotici che esaltano la conturbante sinuosità della sua presenza fisica. Tale incontestabile bellezza, da cui i due amici sono sopraffatti, si oppone ai disegni di Egon Schiele che Nicolas tiene invece ben in mostra  nella sua camera, corpi magri, sofferenti e perturbanti, ben lontani da quell’ideale di armoniosa leggiadria che gli altri vedono incarnato nella sua figura. In questo senso, avvalendosi anche solo dei riferimenti artistici e culturali che il regista affida a  ciascun personaggio -creando un ricchissimo sottotesto semiotico di rimandi più o meno colti al mondo dell’arte e del cinema-, la trama potrebbe essere brillantemente compresa e anticipata fin dalle prime scene. Che la bellezza fisica possa talvolta essere, per chi ha l’onore (o forse l’onore) di indossarla, un’arma a doppio taglio, viene evidenziato anche da una scelta musicale inusuale -considerata la passione che il giovane regista canadese nutre per il pop- come la Suite numero uno per violoncello solo di Bach o il preludio del Parsifal di Wagner. Come sceneggiatore e regista, Dolan possiede una vena ludica e auto-ironica, che gli consente di adorare ed esplorare sia il corpo femminile che quello maschile, esaltati da languidi movimenti di camera e colori soffusi o estremamente vivaci.



A conferire a "Les Amours Imaginaires" una certa patina vintage contribuisce anche la trama, debitrice a The Dreamers (Louis Garrel compare addirittura per un cameo), e, neanche a dirlo, a Jules e Jim, mostrando ancora una volta la passione di Dolan per la cinematografia francese. Ma questi, lungi dal cadere nella mera riproposizione di temi e situazioni già noti, spicca per originalità e, in particolare nelle scene di sesso, evita una resa dell’atto troppo esplicita, muovendosi alla ricerca di qualcosa di più introspettivo, maggiormente intrigante e  cerebrale piuttosto che sensuale. La camera si sposta indagando i corpi, esaltando e celebrandone  linee e forme, alternando inquadrature di uno e dell'altro, fino a creare quasi un androgino: in certe scene si fatica a capire se si stia guardando  un corpo maschile o femminile. Nel corso della pellicola Cupido non rivela nulla della sua personalità o del suo orientamento sessuale, in accordo con tutta la vicenda narrativa, ovattata nella dimensione degli amori immaginari. Non vengono presentate le vite reali dei personaggi nelle loro fragilità e naturali pulsioni, ma il loro fantasma: questi scelgono di esiliarsi dal mondo vero vivendo solo di immaginazione e fantasia. Non è tanto Eros ad impossessarsi di loro rendendoli schiavi d’amore, quanto piuttosto una certa noia esistenziale che li spinge a muoversi, in una climax di meschinità, verso l’insaziabile ricerca di qualcuno da desiderare. In questo senso viene naturale domandarsi se Nicolas esista veramente o non sia, piuttosto, solo frutto della disperata solitudine dei due, abitante dei loro pensieri più perversi, come mostrano i segni che Francis disegna sul muro del bagno: uno per ogni uomo da cui è stato rifiutato. Mirabile in questo senso è il tentativo di Dolan di mettere in luce come l’essere giovani ed estremamente belli porti con sé anche molti lati negativi.
Erica Belluzzi

2 commenti:

Marco Goi ha detto...

Adorato totalmente!
Fino a Mommy, che ancora mi manca, il mio Xavier Dolan preferito.

Anonimo ha detto...

D'accordo con te...
talmente bravo da dedicargli addirittura lo spazio di un retrospettiva (quella organizzata dalla cineteca di Milano) che finirà la prossima settimana con la pubblicazione della recensione dell'ultimo film della rassegna..

nickoftime