domenica, maggio 14, 2017

ALIEN: COVENANT

Alien: covenant 
di Ridley Scott Con
 Michael Fassbender, Katherine Waterston, James Franco 
USA, 2017 
Genere, fantascienza
durata: 121' 

L'astronave Covenant trasporta migliaia di embrioni in direzione di un pianeta dalle caratteristiche idonee alla colonizzazione da parte degli umani. A causa di un'avaria, l'equipaggio è costretto a interrompere il sonno criogenico: una volta svegliatosi, intercetta un segnale radio da un pianeta molto vicino, anch'esso con caratteristiche atmosferiche conformi e precedentemente non individuato. Ad Hollywood, una delle sfide più ardue consiste nel ridare vita a una saga procrastinata oltre il lecito. Ignorando, per di più, il risultato di un prequel, "Prometheus", che ha suscitato pareri negativi da parte di critica e pubblico. Ma Ridley Scott non si tira indietro di fronte alle sfide. Nel titolo del film ricompare la dicitura "Alien", ma fin dalle prime immagini è chiaro come il film sia un ibrido tra il prequel dedicato agli Ingegneri e il primo "Alien", il thriller sci-fi che ha cambiato il volto del cinema di genere nel 1979. "Ibrido" è in effetti uno dei due terminichiave a cui ricorrere per leggere tra le righe di "Alien Covenant": l'altro è "creazione". 


Il sequel-prequel di Scott si gioca tutto sull'equilibrio tra queste due polarità, creazione e contaminazione. Dall'incipit, che sembra richiamare "A.I." e "L'uomo bicentenario" di Asimov, in un ambiente asettico in cui l'intelligenza artificiale raggiunge il suo apice e si interroga sul libero arbitrio, al consueto viaggio interplanetario, che ripropone, in forme più complesse, i medesimi temi. Una nuova, ennesima odissea nello spazio, un'infinita citazione in cui le variazioni sono impercettibili aggiustamenti: androide, rapporto con una nuova specie potenzialmente superiore, lotta dell'uomo contro lo xenomorfo per ribadire la propria intelligenza. "Alien" sembra aver detto tutto ciò che andava detto e aver svolto un ruolo egregio, ma esauritosi, nella storia del cinema. Forse il quinto episodio di Neill Blomkamp avrebbe potuto aggiustare gli errori dei precedenti, ma nella sostanza le possibilità di creare un ponte invisibile, che da un singolo alieno raggiunga il monolito di Kubrick e l'origine della vita, sono naufragate insieme al "Prometeus". Ad "Alien: Covenant" non resta che scrivere il già scritto, replicare ad libitum.
Antonio Supino 

1 commento:

Lidia Zitara ha detto...

Questo film sta riuscendo in una cosa: a far dimenticare tutto, tranne Alien e -per alcuni- Aliens. Forse è un fatto positivo. Tutto il resto l'abbiamo sorbito in qualche modo, ma la medicina stavolta era troppo cattiva e così la gente come me sta pensando di dimenticare tutto ciò che segue il primo episodio, mantenendo "Aliens" in una dimora a parte, con tutte le frasi di Hudson da mandare a memoria.
Insomma, lo dico chiaro, preferisco tagliare, e a questo punto per me il caporale Hicks, Ripley, Newt e Jones sono ritornati sulla terra e hanno fatto vite normali.