lunedì, aprile 23, 2012

DIAZ - Non pulire questo sangue


recensione di Fabrizio Luperto





























I fatti
: Nella notte tra il 21 e il 22 luglio 2001, in occasione del G8 di Genova, dopo una giornata di scontri che lasciano sull'asfalto Carlo Giuliani, la polizia assalta la scuola "Diaz" all'interno della quale diversi manifestanti hanno cercato rifugio per la notte.
Quello che accadde all'interno dell'edificio fu definita “Macelleria messicana” da Michelangelo Fournier, uno dei poliziotti che parteciparono all'assalto, quando depose come imputato al processo.
Alla fine di quella notte tra gli occupanti della scuola si contarono 93 arrestati e 87 feriti. Dalle dichiarazioni rese dai 93 detenuti (molti dei quali oggetto di ulteriori violenze nella caserma-lager di Bolzaneto) nacque il processo in seguito al quale, degli oltre 300 poliziotti che parteciparono all'azione, 29 vennero processati e, nella sentenza d'appello, 27 sono stati condannati per lesioni, falso in atto pubblico e calunnia, reati in gran parte prescritti. Mentre per quanto accaduto a Bolzaneto si sono avute 44 condanne per abuso di ufficio, abuso di autorità contro detenuti e violenza privata.

Il Film: Luca (Elio Germano) è un giornalista di un quotidiano di centrodestra che il 20 luglio 2001 decide di andare a vedere di persona cosa sta accadendo a Genova durante il G8.
Alma (Jennifer Ulrich) è un'anarchica tedesca che ha partecipato agli scontri e ora, insieme a Marco un organizzatore del Social Forum è alla ricerca dei dispersi. Anselmo (Renato Scarpa) è un anziano militante della CGIL che ha preso parte al corteo pacifico contro il G8. Nick ( Fabrizio Rongione) è un manager francese giunto a Genova per seguire il seminario dell'economista Susan George. Max (Claudio Santamaria) è vicequestore aggiunto. Tutti si troveranno all'interno della scuola Diaz quando la polizia darà luogo alla mattanza.
In questa stagione il cinema italiano ha deciso di confrontarsi con le ingiustizie che hanno segnato la storia recente del nostro Paese. E se Marco Tullio Giordana con Romanzo di una strage indaga sui complotti di autorevoli esponenti dello Stato, Daniele Vicari (Velocità massima 2002 - Il passato è una terra straniera 2008) affronta quella che è stata definita da Amnesty International come "la più grave sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale".
Mettiamo subito in chiaro una cosa fondamentale: il film non si chiama "storia del G8 di Genova" nè tantomeno "tutte le sfaccettature politiche del G8" ecc.., il film si chiama Diaz e racconta esclusivamente quanto accaduto quella triste notte. Questo per evitare le sempre presenti (inutili) polemiche a sfondo ideologico e politico e anche perché quando un film si occupa di storia, incombe il rischio di dover fornire risposte, Vicari invece, si limita a mostrarci il "cosa e come" è accaduto, senza inventarsi nulla, è tutto vero e tutto è basato sugli atti giudiziari.
Alla Diaz e a Bolzaneto ci fu un comportamento criminale la cui principale vittima è stata la democrazia ed è grazie a chi ha raccontato, fotografato, indagato, che il nostro Paese può distinguersi dal Cile di Pinochet e l'Argentina di Videla.
Il regista reatino ricostruisce con agghiacciante realismo il furibondo massacro di coloro che erano presenti all'interno della scuola, le violenze e le umiliazioni inflitte con sadica ferocia.
Il film, nel suo complesso, è ben girato, con momenti di eccellenza come le riprese notturne dall'alto, con la colonna dei mezzi della polizia che crea un effetto cromatico davvero notevole (l'avesse girata M. Mannsarebbe stato osannato).
L'atmosfera di tensione all'interno della questura è realisticamente ricostruita, con dirigenti altezzosi che imbeccano giornalisti compiacenti prima e confusi, indecisi dopo, quando cercano di mascherare e minimizzare quanto accaduto.
Ottima l'intuizione di Vicari di far indossare ad una funzionaria di Polizia lo stesso vestito della vera polizotta immortalata all'epoca in diverse foto (si tratta della poliziotta che durante gli scontri indossava un vestito D&G e lunghissime unghie finte).
Per gli amanti dell'altra faccia del cinema si possono segnalare le sequenze con la descrizione delle sevizie e delle umiliazioni perpetrate dagli agenti di Polizia Penitenziaria, che ricordano vagamente le atmosfere dell'exploitation seventies europeo e questo la dice lunga su quanto è riportato negli atti del processo.
Come sempre, la buona riuscita di un film è dovuta anche alle seconde linee (anche se in Diaz non c'è un vero e proprio protagonista) e consumati professionisti come Mattia Sbragia e Renato Scarpa assicurano talento e solidità.
Nessuno potrà lamentarsi se un cittadino dopo aver visto il film, dirà di non fidarsi delle istituzioni, di non credere nella democrazia.
Il cinema italiano ha infranto un antico tabù e dopo A.C.A.B. – All Cops are Bastards di Stefano Sollima, ecco Diaz dove i cattivi sono quelli con la divisa blu e tonfa in mano.
I nomi dei personaggi non sono quelli reali (il rischio di denunce e querele con conseguente sequestro della pellicola era altissimo), ma sono facilmente riconoscibili.
Nessun distributore ha accettato di affiancare la Fandango per l’uscita in sala. Evidentemente il cinema italiano riesce ancora ad essere scomodo.
Crudo, a tratti insostenibile, necessario.

di Fabrizio Luperto

9 commenti:

nickoftime ha detto...

per prima cosa complimenti per la recensione che mi fa capire che mi devo sbrigare a vedere questo film...poi d'accordo sulle inutili polemiche a proposito delle quali proporrei un film come Hunger che commentero a breve su queste pagine e che riesce senza fare un solo nome a ricreare il dramma di Bobby Sands ed in generale dell'occupazione dell'Irlanda del nord...dopo di che avevo paura che Diaz fosse un film girato in maniera televisiva..mi sembra di capire che questo rischio non si corra..

nickoftime

loz10cetkind ha detto...

Posso capire l'entusiamo per questa pellicola...ma non è il mio. Delude il modo in cui è stato fatto. L'avvolgere il fatto in riprese (da punti di vista diversi dei personaggi 'raccontati')ben orchestrate fa capire il senso 'scoop' del film...che in realtà perde la sua consistenza (forte) nell'affrontare (a mo' di fiction) l'interno e gli interni dei vari attori. Spostare il fatto con 'deja-vu' temporali rende il tutto un po' troppo congegnato. Il troppo rende meno del vero reale (che è stato). Per di più (mia opinione) il cast non riceve molto dalla regia (e viceversa). Citare lo 'stile-Pasolini' è forse troppo. A quanto un modo personale? Rosi, Petri....e altri di cui si è parlato..ben altro livello. Mi scuso per la franchezza.

Ismaele ha detto...

a me è piaciuto, mi è sembrato un modo giusto di affrontare quel tema, più documentario che saggio storico.

tenendo conto che i ragazzi di 17-18 anni a cui ho chiesto della scuola Diaz e del G8 di Genova nessuno sapeva cosa fossero:(

loz10cetkind ha detto...

Ma il problema che questo non è un 'film-documentario'. Troppa fiction nell'uso della macchina da presa. I ragazzi devono sapere ma mi...aspetterei ben altri livelli.

Defezionario ha detto...

Non ho visto il film, tuttavia credo che a uscito sala sarei dello stesso parere di loz10.

Mi basta il suo (a mo' di fiction) per figurarmi nella testa l'ennesimo film italiano che ITALIANO resta.

Nonostante il soggetto possa toccare e sconvolgere, ho il sentore che mi interrogherei nuovamente sul perché gli italiani non sappiano fare vero, grande, appassionato, puro CINEMA con la C maiuscola. Bah.

P.S. Felice di sbagliarmi e riconsiderare la cosa a visione avvenuta, beninteso.

Defezionario ha detto...

* uscita sala

Fabrizio ha detto...

Ben trovati, veniamo subito al dunque: 1) Non si tratta di entusiasmo, ma semplicemente di prendere atto che DIAZ è tra i migliori film italiani della stagione passati sullo schermo sino ad oggi. Lo so il panorama è desolante, ma questo è; 2) Mettiamoci d'accordo, studiare delle riprese "ben orchestrate" è sintomo di buon mestiere o ruffianeria? credo potremmo discuterne per tutta la vita; 3) Capitolo fiction: personalmente tutto questo stile fiction tv proprio non lo vedo. Non vorrei che ci portasse fuori strada il fatto che la quasi totalità degli attori italiani recita anche nelle fiction (si lavora di meno e si guadagna di più) e che gli schermi televisivi siano perennemente invasi da "squadre" e "distretti" e uniformi varie, tanto da far somigliare un pò tutto. Inoltre non vedo giochi di luce e sequenze patinate tipiche della fiction tv. 4) Vicari non è né Rosi né Petri e permettetemi, neanche Pirro che però nelle sue sceneggiature partiva da un contesto reale per sconfinare (meravigliosamente) nel grottesco rendendo il tutto più semplice dal punto di vista della narrazione, forse non ci si rende conto che in questo caso era necessario non superare il limite nenache di un millimetro per non incorrere in querele e denunce varie; 5) Il cinema di denuncia o più semplicemente quello banditesco/ poliziesco italiano hanno una tradizione gloriosa, ma anche una genesi travagliata e una vita segnata da violente critiche (molto spesso ingiustificate) che andrebbe conosciuta a fondo per poter solo immaginare con quanti ostacoli (economici, distributivi, e sopratutto realizzativi), interferenze (delle famiglie dei coinvolti, degli avvocati) produttori e registi che si cimentano con questo genere, devono fare i conti. Quindi o si sceglie di stare ai fatti come meglio si può ( e qui parlo anche di riprese, un naso fracassato può essere rappresentato in mille modi), oppure ci si può spingere un pò oltre concedendo però qualcosa alla storia (Giordana in Romanzo di una Strage inserisce l'ulteriore complotto della doppiia bomba ma in cambio santifica Calabresi) di conseguenza accontentiamoci di vedere finalmente dei cattivi in uniforme (visto che esistono) oppure teniamoci il maresciallo Rocca; 6) Nella mia recensione ho fatto cenno all'exploitation anni 70 europeo (ovviamente Vicari non è Jesus Franco), calcando un pò la mano, ma il tutto era volto proprio a far emergere come le riprese delle sevizie, rappresentate in maniera fredda e distaccata si discostassero dalla fiction.

Un saluto e grazie dei vosri interventi.

Kalinifta ha detto...

Ho visto il film oggi e l'ho trovato davvero un bel film e poi onesto, vero.
Non mi è parso una fiction e, pur non essendo una grande intenditrice di cinema, credo che si tratti di un buon 'prodotto'.
Il film racconta i fatti di quella maledetta notte in maniera asciutta e lineare. Non pontifica nè aggiunge nulla all'indispensabile racconto dei fatti.
'Diaz' è un pugno nello stomaco, ma è importante che il regista abbia saputo raccontare la storia senza voler strafare.
Alcune scene sono davvero molto belle e personalmente ho trovato molto ben riusciuto l'espediente narrativo del racconto su diversi piani temporali, con quei flashback e i diversi vissuti che alla fine si uniscono come in un puzzle e raccontano e spiegano una storia complessa.
è un film assolutamente da vedere. Poi è troppo 'italiano', mha... non lo so. ma forse sì, lo è perchè QUELLA storia è terribilmente italiana. ed è per questo che è un pugno nello stomaco e che la sensazione che si prova guardandolo è paura e rabbia ma, soprattutto, tanta, tanta vergogna.

Fabrizio ha detto...

Grazie del tuo intervento kalinifta. Passa più spesso a trovarci:-))