mercoledì, maggio 21, 2008

Gomorra

Matteo Garrone Matteo Garrone, a mio avviso, il miglior talento in circolazione (insieme a P. Sorrentino) nel panorama registico italiano, autore di 2 tra i film nostrani più belli degli ultimi dieci anni: L'IMBALSAMATORE e PRIMO AMORE, torna con questo adattamento cinematografico tratto dall'omonimo lavoro letterario di Roberto Saviano.
Cinque storie di esecuzioni, tradimenti, carriere criminali, lavoro sommerso, ambientate in un mondo dove a dettare le regole sono le pallottole del "sistema" camorra, o meglio de "o' sistema" visto che la parola camorra non viene mai pronunciata.

1. Totò, adolescente che consegna la spesa per conto della madre proprietaria di un negozio di alimentari abusivo è coinvolto nella guera tra clan nelle vele di scampia durante il suo apprendistato di giovanissimo camorrista;
2. Franco, Stakeholder dei rifiuti tossici in affari con la camorra, vuole "insegnare il mestiere" al giovane Roberto;
3.Don Ciro, è addetto a portare i soldi settimanali che spettano alle famiglie dei carcerati per conto del clan dominante, ed è costretto a depennare dalla lista le famiglie di chi è passato nelle fila degli scissionisti;
4. Pasquale, sarto con un certo talento, accetta, di nascosto dai clan, di tenere lezioni di sartoria presso un laboratorio gestito dalla concorrenza cinese; 5. Marco e Ciro, giovani esaltati, pestano i piedi a tutti, non prestando attenzione agli avvertimenti del boss della zona.

Questo GOMORRA "non è un film di Garrone" e chi ama il suo cinema lo intuisce da subito vista la totale assenza di virtuosismi, sia di ripresa che di scrittura.
Il regista elimina il superfluo dal libro di Saviano e si catapulta nell'universo camorra, addentrandosi nelle vele di scampia ed offrendo allo spettatore una ricca fotografia di una umanità violenta.
GOMORRA non è un film di denuncia, una richiesta di legalità rivolta ai governanti come potrebbe essere il libro, ma un crudo noir.
Un inquietante e chiarissimo affresco di una certa Italia, fredda cronaca criminale, vista d'interni del "sistema".
Film tesissimo, che nulla concede alla teatralità.
Regia attenta e calibrata che con precisione prende/ruba il destino di chi nasce, cresce e spesso muore all'interno del "sistema".
Stanze scure, buie, gesti solo accennati, mezze frasi, come se la macchina da presa non potesse raccontare quel mondo nella sua interezza e complessità.
Garrone gira senza esibire, probabilmente spiega poco o nulla ma ci fa capire moltissimo.
Solido impianto narrativo, primi 5 minuti di rara bellezza, colonna sonora azzeccata (meriterebbe un discorso a parte) ed una regia di alto livello fanno di GOMORRA il miglior film italiano visto nel 2008.
In gara proprio in questi giorni al 61° festival di Cannes, potrebbe regalare all' Italia cinematografara una qualche soddisfazione.

2 commenti:

ethan ha detto...

complimenti fabrizio, ottima recensione. i primi cinque minuti sembrano quasi un film di genere quelli belli degli anni passati.

Anonimo ha detto...

Grazie ethan, cerchiamo di fare del nostro meglio divertendoci. Fabrizio