martedì, luglio 22, 2008

Funny Games

(di Fabrizio Luperto)
Gli americani hanno scoperto M. Haneke solo di recente, grazie alla retrospettiva a lui dedicata dal Museum of Modern Art e, come al solito, ci hanno capito poco.

Ne e' dimostrazione questo remake di FUNNY GAMES, che nelle intenzioni dei produttori americani probabilmente doveva essere qualcosa da accostare al genere TORTURE-PORN, quello di HOSTEL e SAW per intenderci, che tanti soldi sta fruttando al botteghino.


Una volta ingaggiato, pero', Haneke ha girato questo auto-remake (che non a caso ha voluto chiamare U.S. Version) sfidando la produzione, rifacendo provocatoriamente
scena per scena lo stesso film del 1997, probabilmente per ribadire la sua dimensione di autore.
Il regista austriaco, autore di quel capolavoro assoluto che e' LA PIANISTA, ingiustamente scippato della Palma d'Oro a Cannes dal nostrano LA STANZA DEL FIGLIO di Moretti, ripropone anche in chiave USA tutti i suoi marchi di fabbrica: racconto distaccato, nessun coinvolgimento emotivo, nessun tentativo di giustificare o spiegare.
Come nella versione originale, anche il remake di FUNNY GAMES, inchioda alla poltrona lo spettatore non concedendogli nessuna via di fuga, costringendolo a guardare e addirittura ad interagire con i torturatori.
Guardare cosa poi? Nulla. Perchè la grandezza di Haneke è proprio nel non mostrare assolutamente nulla delle sofferenze inflitte agli ostaggi, ma lasciarle immaginare allo spettatore.
Il fatto che a 10 anni di distanza dal FUNNY GAMES originale, questa versione riscuota un discreto successo e risulti ancora attuale, conferma che nel 1997 Haneke era in netto anticipo sui tempi. (Fabrizio Luperto)

4 commenti:

ethan ha detto...

grande fabrizio, allora non si è venduto agli statunitensi per soldi?

veri paccheri ha detto...

che dire..? non credo lo vedrò, mi è bastata la dose di malessere inflittami dalla prima versione - haneke sa essere davvero pesante.
la prima versione è un capolavoro, perfetto nel suo genere, essenziale, di diabolico e così umano orrore.

però scusatemi la domanda: che bisogno aveva haneke di rifare se stesso?

Anonimo ha detto...

Caro Ethan, credo che alla base di tutto ci siano ovviamente i soldi, forse anche il tentativo di "farsi un nome" negli USA, resta però il fatto che il regista austriaco ci ha risparmiato la solita "americanata" e che il voler rigirare il film esattamente uguale a 10 anni fa qualcosa vorrà pure significare.
Fabrizio

ethan ha detto...

l'importante è conservare la propria creatività che non è sempre facile avendo il business che bussa sempra alla porta.