venerdì, novembre 21, 2008

Torino Film Fest 2008: il programma


L'elenco dei film in concorso e fuori concorso, alla 26 ed. del Torino Film Festival, è disponibile sul sito ufficiale del festival.
Per comodita' ho preso le utilissime informazioni presenti sul sito di Coming Soon.

TORINO 26


Bitter & Twisted di Christopher Weekes (Australia, 2008, 88’)


Tre anni dopo la prematura scomparsa di Liam Lombard, la sua famiglia, che vive nei sobborghi di Sydney, prova a tirare avanti. Ma la disperazione è tangibile: Penelope, la madre, si è chiusa in se stessa, Jordan, il padre venditore di auto, è ogni giorno più depresso, Ben, il fratello minore, si veste come Liam, è confuso dalle avances dell’amico Matt e contemporaneamente attratto dalla fidanzata del fratello, Indigo. Quest’ultima nel frattempo frequenta un uomo sposato, ma sogna di trasferirsi a Melbourne.



Demain di Maxime Giroux (Canada, 2008, 104’)


Una giovane donna, il padre diabetico, il ragazzo con cui va a letto: un’opera tesissima, fatta di silenzi e di vuoti, di ombre e di non detti. Sguardo profondo sul mistero della quotidianità e dell’umano, con una suspense da thriller che non dà tregua. Quando il cinema è in grado di colpire con un rigore che mette la pelle d’oca.


Dixia de tiankong/The Shaft di Chi Zhang (Cina, 2008, 98’)


Tre vicende di famiglia che non s’incrociano; mentre le speranze per una vita migliore restano confinate intorno alla miniera di cui campa l’intero paese. Uno sguardo che ricorda Jia Zhangke per un esordio malinconico e triste, fatto di vuoti e di poche parole. Il migliore cinema cinese indipendente e non di regime.


Donne-moi la main di Pascal-Alex Vincent (Francia/Germania, 2008, 80’)


Antoine e Quentin, fratelli gemelli di 18 anni, decidono di raggiungere la Spagna in autostop per partecipare al funerale della madre che hanno a malapena conosciuto. Il lungo viaggio è punteggiato da liti, riconciliazioni, incontri, esperienze sessuali... Progressivamente emergono le differenze tra i due, dapprima sotterranee, poi sempre più evidenti fino all’inevitabile esplosione.


Entre os dedos di Tiago Guedes e Frederico Serra (Portogallo/Brasile, 2008, 100’)


Un operaio si ribella alle condizioni di lavoro dopo l’incidente che ha colpito un suo amico. Licenziato, comincia la sua deriva economica e familiare. Un film che descrive, con stile intenso e senza schematismi, come la devastazione del mondo del lavoro penetri nelle vite private.


Helen di Joe Lawlor e Christine Mollowy (Irlanda/UK, 2008, 79’)


Per la ricostruzione della polizia, una ragazza impersona un’altra ragazza scomparsa: il suo mondo ne sarà travolto. Messa in scena astratta e quasi metafisica per un dramma intimista che sfiora la video-arte, ossessivo, inquieto, inquietante. Una scommessa che punta alto e che gioca col mystery e le tortuosità della mente e dell’anima. Tra i film più originali e nuovi di tutto il festival.


Mein freund aus Faro di Nana Neul (Germania, 2007, 88’)


Melanie vive con il padre e il fratello, veste abiti maschili e lavora in una fabbrica di catering per compagnie aeree. Un giorno incontra Jenny e se ne innamora. Jenny la ricambia, però la crede un ragazzo di nome Miguel. Riuscirà a dirle la verità? Lo stato di attesa e di confusione dell’adolescenza filmato attraverso il carisma di un volto e un corpo che ne racchiudono tutto il mistero.


Momma's Man di Azazel Jacobs (USA, 2008, 94’)


Mikey torna a casa dei genitori per una visita lasciando a casa moglie e figlia. Ma il soggiorno si prolunga e lui non riesce a trovare la forza di andarsene. Opera seconda di Azazel Jacobs – figlio di Ken, pioniere del cinema d’avanguardia americano – Momma’s man riesce ad essere comico, tragico e commovente con una grande economia di mezzi e una lucidità stilistica fuori dal comune.


The New Year Parade di Tom Quinn (USA, 2008, 85’)


Un anno nella vita di una famiglia di Philadelphia in cui i genitori sono prossimi al divorzio. La storia è vista dal punto di vista di Jack e Kat, fratello e sorella, figli della coppia in crisi. Un’analisi psicologica attenta, una narrazione coinvolgente, reminiscenze altmaniane e una magnifica colonna sonora fanno di The New Year Parade un esempio del miglior cinema indipendente americano.


Nikoli nisva sla v benekte / We've Never Been to Venice di Blaz Kutin (Slovenia, 2008, 62’)


Un uomo di mezz’età accompagna il figlio e la nuora in un viaggio in Italia dopo che i due hanno perso un bambino. L’elaborazione del lutto attraverso l’immersione nella natura e la riscoperta della civiltà. Blaz Kutin, giovane regista sloveno, gira un diario intimo a tre voci, sapientemente costruito su un fuori campo tragico che impone lunghe durate e inquadrature fisse a scrutare i volti.


Non-dit di Fien Troch (Belgio, 2008, 95’)


Grace e Lucas sono una coppia sposata che da anni, giorno dopo giorno, deve fare i conti con la misteriosa scomparsa della loro bambina avvenuta anni prima. Il loro rapporto ne è stato travolto ma i due continuano a condurre una vita apparentemente normale. Un dramma psicologico asciutto, coinvolgente, maturo con due magistrali interpretazioni di Emanuelle Devos e Bruno Todeschini.


Prince of Broadway di Sean Baker (USA, 2008, 100’)


Per le strade di Broadway, un ghanese raccoglie gente per un retrobottega di merce taroccata. Ma quando la sua ex gli porta il figlio che non sapeva di avere, la sua vita cambia per sempre. Guardando a Cassavetes, un lavoro di improvvisazione e collaborazione con gli attori, straordinario per sincerità e immediatezza. Con un cuore grande così, per giunta.


Quemar las naves di Francisco Franco (Messico, 2007, 105’)


Fratello e sorella, un legame morboso e sensuale, e una madre cantante che sta per morire. Intorno a loro, storie d’amore impossibili, gelosie, rimorsi. Un melodramma latino ambiguo e carnale, ritratto di giovani che si bruciano e cercano la salvezza, di legami che attraggono e divorano. Canzoni di Julieta Venegas.


Tony Manero di Pablo Larraín (Cile/Brasile, 2008, 98’)


Vuole ballare come John Travolta: ma la sua febbre è anche omicida, e non soltanto il sabato sera. Un personaggio scomodo, volgare, violento, rabbioso, segno indelebile di un paese che campa letteralmente sui suoi cittadini; un film sporco e altrettanto scomodo, che non si vergogna del grottesco e ride con l’orrore e dell’orrore per non piangere. Sorpresa dell’ultimo festival di Cannes (Quinzaine). Nomination all’Oscar come miglior film straniero.


Die Welle di Dennis Gansel (Germania, 2008, 101’)


Rainer Wenger, insegnante in un liceo, tiene un corso intensivo sull’autocrazia. Per contrastare lo scetticismo degli studenti che non credono possibile il ritorno di una dittatura in Germania, li porta a sperimentare direttamente in classe le forme del totalitarismo. La situazione però gli sfugge di mano e si trova a dover arginare una vera e propria fazione di stampo nazista (“l’onda” del titolo). Ispirato a una storia vera (Palo Alto, California 1967).



FUORI CONCORSO


Bam gua nat / Night and Day di Hong Sangsoo (Corea del Sud, 2008, 145’)


In fuga dalla polizia, un artista coreano si rifugia a Parigi: che sarà teatro di vicende sentimentali lontano però da qualsiasi sentimentalismo. L’ottavo film di Hong Sangsoo scava come sempre nell’intimità di personaggi che non riescono prima di tutto a gestire se stessi. Con ellissi magistrali e ansie mai riconciliate. Cinema di incontri e di parole sopraffino.


Bi Mong / Dream di Kim Ki-duk (Corea del Sud/Giappone, 2008, 95’)


Jin si addormenta al volante e sogna un incidente stradale. Ma si tratta di un fatto reale e la responsabilità ricade su Ran, una giovane donna che si dichiara innocente. Jin si autoaccusa davanti alla polizia, ma viene considerato pazzo mentre Ran finisce in carcere. Presto si scopre che i due sono indissolubilmente legati: Ran, in stato di sonnambulismo, compie quello che Jin sogna.


The Edge of Love di John Maybury (UK, 2008, 110’)


A Londra, sotto le bombe del blitz tedesco, il poeta Dylan Thomas s’innamora di una donna, che diventa la compagna spirituale e si affianca alla moglie, compagna carnale. Storia di due coppie e di un intreccio di amori e amicizie turbolente, che prosegue dopo la fine della guerra. Keira Knightley, Sienna Miller e Cillian Murphy, diretti dall’inquieto talento visivo di John Maybury.


Er shi si cheng ji / 24 City di Jia Zhang Ke (Cina, 2008, 107’)


Un documentario (con cose “inventate”) su un mondo di cemento che crolla; mentre alcune testimonianze ne raccontano la Storia e le storie. Un Jia Zhangke di rigore cartesiano e di pulizia accecante, capace di costruire immaginari interi quando tutto attorno le rovine avanzano. Il Leone d’Oro di Still Life si conferma autore acuto per un paese che cambia (forse in peggio).


The Eascapist / Prison Escape di Rupert Wyatt (Irlanda/UK, 2007, 105’)


Frank Perry (Brian Cox) sta scontando una condanna all’ergastolo in un carcere di massima sicurezza. Una lettera lo informa che la sua unica figlia è in fin di vita. Deciso a vederla un’ultima volta, escogita un complesso piano di fuga con un manipolo di scalcagnati galeotti: Lenny Drake (Joseph Fiennes), Brodie (Liam Cunningham) e Viv Baptista (Seu Jorge) a cui si aggiunge il nuovo arrivato James Lacey (Dominic Cooper). Ma non tutto va per il verso giusto.


Etz Limon / Il giardino di limoni di Eran Riklis (Israele/Germania/Francia, 2008, 106’) 


Il nuovo vicino di casa della palestinese Salma è, per sua disgrazia, il ministro degli esteri di Israele. Pertanto, per ragioni di sicurezza, lei è obbligata ad abbattere il suo adorato giardino di limoni. Ma Salma non si arrende, e intraprende una ostinata difesa della propria dignità. Una lotta “politica” esemplare nella sua quotidianità.


Filth and Wisdom di Madonna (UK, 2008, 81’) Andriy viene dall’Ucraina e sogna di diventare famoso con la sua band, Juliette vorrebbe essere Florence Nightingale, Holly una étoile del balletto. Nel frattempo dividono l’appartamento e si arrangiano con lavori improvvisati. Commedia gypsy punk nella Londra dei dropout, diretta con bel gusto dell’assurdo da Madonna, all’esordio. Protagonista: Eugene Hutz. Musica: Gogol Bordello.


Gigantic di Matt Aselton (USA, 2008, 97’) 


Brian è un giovane venditore di materassi con un grande sogno nella vita: adottare un bambino cinese. Happy è la figlia di un riccone lunatico (John Goodman) che irrompe nel negozio, addormentandosi, e nella vita di Brian. Una commedia sentimentale un po’ acida, malinconica, con un tocco alla Gondry. Protagonisti Paul Dano (Il Petroliere) e Zooey Deschanel (E venne il giorno).


Highway World - Living, Changing, Growing di Martin Hans Schmitt (Germania, 2007, 81’)


Documentario di found footage sulla costruzione di autostrade in Africa, America e Thailandia, dagli anni Trenta a oggi. Sul filo di una metafora antropomorfa, l’ipnotica crescita delle vene d’asfalto che rivestono il mondo, in un’esperienza visiva che racconta la nostra appropriazione dello spazio e ciò che ci sta dietro: la cultura della guida e della tecnica.


Katyn di Andrzej Wajda (Polonia, 2007, 118’)


Nel 1940, su ordine di Stalin (ancora legato al patto di non belligeranza con Hitler), l’esercito sovietico massacrò oltre 20.000 cittadini polacchi, militari e civili, gettandoli in fosse comuni. Fino al 1990, l’URSS ha attribuito il massacro ai nazisti. Wajda ha raccontato una tragica storia d’amore e d’eroismo sullo sfondo di questa tragedia.


Kurus di Woo Ming-jin (Malesia, 2008, 76’)


Un quindicenne di un villaggio della Malesia vive a scuola e in famiglia le inquietudini e i disagi tipici della sua età. Ma un giorno, l’arrivo di una bella insegnante gli cambierà la vita. Dal regista di The Elephant and the Sea, premio della giuria all’ultimo Torino Film Festival, la delicata storia di un’educazione sentimentale.


Lake Tahoe di Fernando Eimbcke (Messico, 2008, 85’)


Un guasto all’auto e il sedicenne Juan si trova alle prese con un anziano meccanico paranoico che vive con il suo cane e che lo trascina attraverso tutto il quartiere per trovare il pezzo di ricambio. Commedia amarognola e laconica sulla casualità della vita e l’assurdità della morte, fatta di incontri, simpatie, frasi non dette. Il secondo film del messicano Fernando Eimbcke.


Låt den ratte komma in / Lasciatemi entrare di Tomas Alfredson (Svezia, 2008, 114’)


Il rapporto adolescenziale tra Oscar, un giovane solitario e taciturno, e Eli, una bambina-vampira, sullo sfondo di una Stoccolma innevata e silenziosa. Un racconto di formazione mascherato da film gotico, una rivisitazione del genere horror ricca di passione e romanticismo. Un saggio sulla crescita, sull’innamoramento e su ciò che si è disposti a fare – e a dare – in condizioni estreme.


Mateo Falcone di Eric Vuillard (Francia, 2008, 65’)


Da un racconto di Merimée, la storia quasi biblica di un ragazzino pastore che vive il dilemma di nascondere un fuggiasco. Protagonista assoluto il paesaggio, cieli e campi che inghiottono l’uomo e lo estenuano. Esordio del francese Vuillard che gira un film lirico, pieno di immagini rivelazione.


New Orleans mon amour di Michael Almereyda (USA, 2008, 78’)


Storia d’amore impossibile tra un medico sposato e una ragazza che si dà da fare nello sgombero delle macerie di New Orleans dopo il disastro dell’uragano Katrina. Il nuovo film di Michael Almereyda racconta l’impossibilità della felicità e del ritorno alla vita dopo l’apocalisse, l’esperienza dolorosa ma intrigante del perdersi in un mondo in rovine, in cui niente sarà più come prima.


Of Time and the City di Terence Davies (UK, 2008, 74’)


A otto anni di distanza da La casa del mirto, torna Terence Davies. In Of time and the city, Davies traccia un ritratto della sua città sotto forma di elegia. Un documentario poetico che unisce materiale di repertorio, musica e immagini quasi astratte per descrivere i cambiamenti tra la Liverpool moderna e quella della sua infanzia.


Real Time di Randall Cole (Canada, 2008, 80’) Un giocatore d’azzardo compulsivo, e uno scagnozzo di mezza età, incaricato di ucciderlo. Il loro viaggio in auto, per far regolare al ragazzo i conti prima di andare incontro al suo destino. Una commedia nera a due, con dialoghi serrati e suspense ininterrotta e un duetto di attori sorprendente.


Rumba di Dominique Abel, Fiona Gordon e Bruno Romy (Francia, 2008, 77’)


Una coppia di fanatici della danza latino-americana va in giro a collezionare coppe, finché un brutto incidente non stronca la loro carriera. Commedia surreale che sembra scritta da Buñuel e girata da Tati. Secondo lungometraggio della coppia francese Dominique Abel e Fiona Gordon, compagni nella danza, nel cinema e nella vita.


Les Sept jours di Ronit e Shlomi Elkabetz (Francia/Israele, 2008, 107’)


Israele 1991. La famiglia Ohaion piange la morte di un congiunto, Marcel. Dopo la sepoltura, i numerosi parenti si riuniscono nella casa del capofamiglia per la veglia funebre destinata a durare sette giorni. Chi dorme sotto quel tetto la prima notte, dovrà farlo per tutti i giorni successivi. Con il passare delle ore emergono vecchi rancori, rivalità, frustrazioni, maldicenze, antipatie, attrazioni, ripicche, questioni legate al denaro...


Somers Town di Shane Meadows (UK, 2008, 75’)


Tomo è un adolescente fuggito da Nottingham che arriva a Londra carico di belle speranze. Marek vive a Somers Town, è figlio di un immigrato dell’Est che lavora come operaio in una ferrovia. I due costruiranno un’amicizia semplice e sincera e s’innamoreranno teneramente della stessa donna. Un gioiello di semplicità e di emozioni diretto da Shane Meadows, autore di 24/7 e This is England.


W. di Oliver Stone (USA, 2008, 128’)


Insicuro, ambizioso, snobbato dai genitori (che preferiscono il fratello Jeb), egocentrico, convertito in tarda età, il ritratto di George W. Bush dalla giovinezza alcolica al tramonto di una presidenza segnata da una guerra inutile e da un disastro economico. Stone lavora con veemenza su materiali autentici. Nel cast: Josh Brolin (W.), James Cromwell (Bush sr.), Richard Dreyfuss (Cheney).


Wendy and Lucy di Kelly Reichardt (USA, 2008, 80’)


Portland, Oregon. Diretta in Alaska, Wendy perde la cagna Lucy: la ricerca sarà un’epifania per il suo cuore. Dopo Old Joy, Kelly Reichardt si conferma regista attenta ai movimenti sussurrati dei sentimenti; e guarda al paesaggio con umiltà commovente rara. Un inno all’amore, malinconico ed essenziale. Con Michelle Williams.



9 commenti:

ethan ha detto...

ciao cinemaniaci, come state? sono tornato dopo varie vicissitudini...
purtroppo non sono venuto al torino film festival per qualche problemino di salute e invidio voi che qualche film sicuramente lo avete visto e aspetto qualche vostra recensione. ora mi presto a leggere quella di veri. interessante questa rubrica curata da fabrizio e presto inizierò a leggere. vi scrivo due informazioni interessanti:
1- il nubifraggio che ha colpito il nostro paese alcune settimane fa oltre ai vari disastri ha allagato anche il magazzino di dino audino editore. se visitate il loro sito troverete libri scontati del 50%.
2- è nato un nuovo festival dell'animazione a udine. si svolge dal 12 al 19 dicembre. ospite del festival lorenzo mattotti. www.cecudine.org

Anonimo ha detto...

Ethan! Finalmente sei tornato. Noi in questi giorni siamo "impegnati" nel TFF dove ti aspettavamo. A presto. Fabrizio

veri ha detto...

bentornato!!! :-)
spero ora tu stia meglio! ti aspettiamo per nuove scorribande cinematografiche

ethan ha detto...

oggi è il primo giorno che sto meglio, grazie. proprio in queste settimane questo virus doveva incontrare il mio stomaco. aspetto le vostre recensioni con grande rammarico visto che non sono lì al tff. un abbraccio. l'affluenza com'é? moretti e martini li promuoviamo anche quest'anno? dal programma penso prorio di si. contaci veri. ciao buon festival

ethan ha detto...

è stato un peccato, mi avrebbe fatto molto piacere conoscervi sarà per la prossima volta.

ethan ha detto...

"impegnati" come collaboratori o come spettatori perchè nel primo caso guardate i film gratis!!! :) notte

veri ha detto...

macchè,nulla è aggratis, purtroppo, per noi nessun accredito, scriviamo da fans e non da giornalisti. magari si fosse accreditati!!! :-))))
moretti e martini per me sono da promuovere a pieni voti. grande kermesse, ottimo programma, peccato non avere il dono dell'ubiquità per poter vedere tutto!

ethan ha detto...

mi dispiace per voi. da quanto ho letto sulla "stampa" un paio di giorni fa, sembra che moretti non sembra molto convinto di continuare come direttore, sarebbe un vero peccato.... lui è sempre un regista e sembra che abbia in mente un progetto. Avrei molte curiosità sul festival, ma mi limiterò a chiedervi solo questa piccola informazione. Avete visto "stereo towards infinite" del collettivo siciliano CaneCapovolto? un gruppo di artisti filosofi che ho conosciuto tramite il circuito rarovideo e l'anno scorso ho avuto un grosso colpo di fulmine per il loro bellissimo film, dal titolo uomomassa. potete vedere un estratto dell'opera sul loro sito www.canecapovolto.it

ethan ha detto...

domani mattina alle sei prenderò il treno per torino con il rientro entro mezzanotte. con tutti questi vampiri in giro, non si mai:) non potevo mancare.