giovedì, novembre 06, 2014

INTERSTELLAR


Interstellar
di Christopher Nolan
con Mattew McConaughey, Anne Hathaway, Jessica Chastain
Usa, 2014
genere, fantascienza
durata, 169'
 

Se buona norma della critica è quella di non voler mai erigere i propri frutti a unica chiave interpretativa dell'opera che tenta di analizzare, questo è quanto mai vero per Interstellar, nona fatica d'Ercole di Christopher Nolan.
‏Difficile trovare due pareri uguali su quest'opera, capace di rendere onore a uno dei tanti motivi per cui la settima arte suscita continuamente dibattiti, fa prendere posizioni agli ignavi e scuote gli abulici: essa ci mette in discussione, semina in noi domande senza sedare con formule e definizioni su cui accasciarci.

‏In un futuro prossimo l'umanità è messa in ginocchio da un improvviso cambiamento climatico che ne minaccia la sopravvivenza: un'enorme nuvola di sabbia impoverisce le produzioni agricole ricoprendo ogni cosa.
‏Le risorse governative sono destinate a far fronte alla mancanza di cibo e qualsiasi altra ricerca, incluse quelle militari e scientifiche, sono da tempo state abbandonate.
‏In una fattoria circondata da ettari di granoturco Cooper (Matthew McConaughey) cresce i suoi due figli, Murph (Mackenzie Foy) e Tom ( Timothée Chamalet) con l'aiuto del suocero Donald (John Lithgow), fino a quando un giorno padre e figlia dando credito a uno strano fenomeno gravitazionale, che pare esser causato da un fantasma, scoprono che la NASA é  divenuta una organizzazione nascosta impegnata nella ricerca di un altro pianeta in cui l'umanità possa vivere.
‏Il protagonista, un geniale astronauta reso dalle circostanze semplice agricoltore, viene ingaggiato come membro dell'equipaggio Endurance (Anne Hathaway, Wes Bentley, David Gyasi e il robot TARS) capitanato dal geniale Professor Brand —interpretato da uno splendido Michael Caine, per la sesta volta protagonista delle pellicole di Nolan—.


‏Uno dei pochi elementi di continuità con la produzione precedente è dato dal finale a sorpresa, per quanto l'intera storia sia già contenuta nel nome della vera protagonista del film, Murph, che non vuole essere un ineluttabile richiamo alla sempiterna Legge di Murphy, quanto un generoso benvenuto all'infinita potenzialità di ogni cosa. Tutto quello che può accadere accadrà, questo il significato della celebre legge, secondo Interstellar. Staremo a vedere se aveva ragione.
Vi siete mai chiesti come raffigurereste un'altra dimensione? In bilico fra le architetture impossibili di Escher e un viaggio visionario, Nolan crea un'opera d'arte —quasi— totale in cui ogni senso è coinvolto. Magnifica la musica di Hans Zimmer, assordante, grave, corale e umana come il suono dell'organo, vera narratrice dell'opera, senza cui il film assumerebbe tutta un'altra valenza e sarebbe forse in molti passaggi arduo da comprendere. Una colonna sonora in grado di creare il silenzio e porre tutta la concentrazione dello spettatore sull'immagine, spesso dichiaratamente simbolica e contrastante con ciò che la circonda, come la sola piccola navicella bianca che si staglia sull'infinito nero dello spazio.
Incapaci di levare il capo al cielo e sentirsi parte del firmamento, Cooper e i suoi si sacrificano affinché l'umanità non sia più attanagliata dal fango. Un gesto di vero amore, durante il quale il protagonista, alla stregua dell'ultimo dei paterfamilias o dei primi fra i maschi alfa, dovrà capire se anteporre all'egoistico desiderio di rivedere i figli, una più matura responsabilità generazionale. Ma Cooper, ottimo e perfetto in ogni cosa che fa —aspetto questo che lo rende un personaggio decisamente poco umano a dispetto dell'umanità di cui dovrebbe essere il prototipo — non ci deluderà. Lodevole e coraggiosa una delle tante questioni sollevate dal film, il dovere che tutti noi abbiamo di pensare non solo in termini di individui ma anche di specie, di non prestare ascolto unicamente al nostro istinto di sopravvivenza ma di esaltare la continuazione della collettività oltre che la nostra.
Triste parabola della tracotanza umana, quella narrata da Interstellar.  Se l'uomo, desiderando troppo ha superato le colonne d'Ercole ora, come unico rimedio alla sua ubris deve spingersi fin lassù, dove il tempo non esiste e lo spazio è freddo, quieto, così immobile da parere nella sua immensa grandezza, morto. Il tentativo pienamente raggiunto dal magnifico cast tecnico del film è quello di riuscire a offrire soluzioni visive e grafiche per dimensioni inimmaginabili. Sebbene la trama, estremamente cervellotica e talvolta di difficile digestione — si ricordi in questo senso il dovizioso lavoro compiuto da Nolan sulle teorie di Kip Stephen Thorne, fisico teorico consulente dei filmakers  — pare portarci lontano dalla quotidianità, vero perno narrativo della vicenda è l'amore che, tanto quanto la gravità, tiene la galassia unita.

Erica Belluzzi

2 commenti:

Lidia Zitara ha detto...

i miei commenti arrivano sempre tardivi, esattamente come i film ai cinemini del mio paese. Inoltre non voglio mai vedere o sapere quasi niente del film che andrò a vedere, al punto che mi basterebbe solo una foto con una didascalia: non guardo mai neanche i trailer.
Andando in sala non sapevo che "Lucy" fosse di Besssoon, ad esempio, e tra me e me pensavo "Ma questo regista ha preso Besson di peso". Non sapevo neanche che interstellar fosse di Nolan, di cui mi piace tutto, tranne Batman.
Purtroppo devo dire che a lui piace Anne Hataway, detta la "Dentona", un'attrice espressiva quanto una scatola di detersivo.

ma non ho timore di confessare a voi, amici Cinemaniaci, che nel finale mi sono messa a piangere ma di brutto (sto piangendo anche ora). per non fare una figuraccia mi sono contenuta, sono uscita, ho preso l'auto, ho girato l'angolo e ho pianto e gridato per una decina di minuti. Non piangevo così da quando ero ragazza e passava in TV "Incompreso".
Per me è un capolavoro, e oltre alle teorie contenute (tutto quello che può accadere accade, la gravità attraversa lo spazio tempo, ma forse è la gravità stessa ad essere spezio tempo), quella frase, che suonava sciocca "letta" da Anne Hathaway, cioè che l'amore è funzionale alla sopravvivenza, è forse una proclamazione rivoluzionaria.
Sono stata enormemente colpita dall'espressione del profondo e illimitato bisogno di scoperta, di viaggio, di conoscenza.

Lidia Zitara ha detto...

Ehm, e aggiungo anche che l'identità degli alieni è ignota, in effetti non è una parte fondamentale del film. Ma ci pensate se fosse stata la stessa razza umana, evolutasi in cinque dimensioni, a tornare indietro nel tempo e a posizionare lì il buco nero?