mercoledì, febbraio 22, 2017

GIMME DANGER

Gimme Danger
di Jim Jarmusch
con James Osterberg, Ron Asheton, Scott Asheton, Kathy Asheton, Mike Watt
Usa, 2016
Genere, documentario
Durata, 108’



L’ultimissima opera di Jim Jarmusch è un atto d’amore nei confronti di uno dei suoi personali idoli musicali e del suo gruppo più famoso: Iggy Pop e The Stooges. Il titolo del film riprende quello dell’omonimo brano dell’ultimo album del gruppo Raw Power del 1973.
Il documentario si basa essenzialmente su una lunga intervista fatta a James Osterberg, in arte Iggy Pop, intervallata da testimonianze registrate degli altri componenti della band (tutti morti e a cui il film è dedicato), filmati di repertorio, cartoni animati. Icona del rock, innovatore e precursore di generi come il punk o il psichedelico, Iggy racconta la sua vita dall’infanzia e poi l’esperienza con The Stooges dal 1968 al 1974.


Gimme Danger diventa una rappresentazione dei momenti della nascita della creazione artistica che ha ispirato Iggy. Il musicista cresce in una roulotte ad Ann Arbor con dei genitori eccentrici che gli permettono di suonare la batteria in quel piccolo spazio. Iggy è affascinato dal rumore delle macchine industriali e quel sonoro lo voleva riprodurre con la batteria. Così come fin da piccolo vedeva in televisione un programma per bambini che lo divertiva molto dove il conduttore invitava gli spettatori a scrivergli, ma raccomandandosi che le lettere fossero di massimo venticinque parole. Il cantante memore di questo imprinting infantile, poi decise che le sue canzoni non dovevano superare quella cifra. Il suo nome d’arte deriva dal primo gruppo in cui milita, Iguanas, durante gli anni dell’adolescenza, suonando, appunto, la batteria.  Il documentario illustra poi la storia dal 1968 al 1974 dei The Stooges, che rivoluzionano la musica rock e con Iggy che trasforma ogni concerto in un evento che rasenta la performing art con esibizioni fisiche e canore estreme, arrivando alle autolesioni, provocando continuamente il pubblico sessualmente e antesignano dello stage diving, cioè lanciarsi dal palco in mezzo al pubblico.
Il regista americano registra la creazione degli album The Stooges del 1969,Fun House del 1970 e appunto l’ultimo Raw Power. Il gruppo si sciolse nel 1974 dopo un concerto che finisce in rissa con dei bikers per poi riunirsi nuovamente negli anni 2000 registrando altri due album The Weirdness (2007) e Ready to Die (2013).


Jarmusch definisce i The Stooges “probabilmente la più grande band nella storia del rock‘n’roll” e il rispetto nei confronti di Iggy Pop è dato dal mettersi a disposizione del cantante, che con la sua voce profonda racconta con serietà e lucidità la propria storia, la sua visione della vita, la musica, i rapporti con i compagni - condividendo tutto in quegli anni, vivendo come “comunisti” nel senso primigenio del termine di dividere il denaro, il cibo, la casa - e restando in disparte.

Se un difetto dobbiamo trovargli è proprio l’univocità del punto di vista, con una vistosa sudditanza nei confronti del soggetto ripreso, senza dare spazio alla scena musicale di quegli anni - che rimane sullo sfondo -  e senza aggiungere interventi di terzi che non siano del mondo di Iggy e della band. Ma come abbiamo detto, si tratta di un atto d’amore di un fan e Gimmi Danger è creato prima di tutto per loro e per gli amanti della musica rock.
Antonio Pettierre
“Omaggio a Jim Jarmusch”, Fondazione Cineteca Italiana, Spazio Oberdan, Sala Alda Merini a Milano rassegna dal 11 al 21 febbraio 2017.

4 commenti:

tfk ha detto...

psichedelico ?

Antonio Romagnoli ha detto...

Credo che la scelta di "isolare" il gruppo dal contesto musicale più che dettata da sudditanza e/o passione non ragionata dipenda dal fatto che gli Stooges abbiano effettivamente rappresentato una novità compresa - e ripresa - solo a posteriori. L'unico che forse meritava di essere citato in tale contesto era Morrison, anch'egli abile provocatore e performer rivoluzionario nel rapporto col pubblico dal vivo (in aggiunta, anche il vecchio "jimbo" vicino agli ambienti dei Velvet underground, Wharol, Nico etc.)

Inoltre sia lo sguardo di Jarmusch che il racconto di Iggy non mi sembrano così seri ma beatamente scanzonati.

Antonio Pettierre ha detto...

Rispondo a entrambi.
Psichedelico è proprio un sottogenere del rock e l'ho citato come esempio, ma gli Stooges hanno avuto influenze anche per altri sottogeneri oltre a essere una band proto-punk.

Per serio intendevo che Iggy è cosciente di quello che ha fatto e fa. Scanzonato sì, ma coscientemente. Del resto finisce il documentario che lui è lui e rifiuta qualsiasi etichetta per la sua musica.

tfk ha detto...

mmh... quando gli stooges arrivano ad esordire, la psichedelia ha già un piede nella fossa e l'altro sull'orlo. inoltre - come hai di certo notato - il vecchio osterberg prende esplicitamente le distanze da "quella roba che viene dalla california" la quale, a suo dire "emana una certa puzza"