sabato, ottobre 30, 2021

A CHIARA

A Chiara

di Jonas Carpignano

con Swamy Rotolo, Grecia Rotolo, Claudio Rotolo

Italia, 2021

genere: drammatico

durata: 121’

Finisce così la trilogia di Gioia Tauro d Jonas Carpignano. Con il suo “A Chiara” che con quella “a” vocativa sembra quasi essere una dedica. A chi lo ha seguito fin dall’inizio, con il primo film della trilogia, nonché primo lungometraggio in assoluto “Mediterranea”, al quale è succeduto “A Ciambra”.

“A Chiara” racconta la vita di Chiara, appunto, una giovane quindicenne che si trova in una fase particolare della vita: quella in cui vorrebbe sapere tutto, ma in cui non ottiene niente. È grande per stare dietro ai capricci, seppur minimi, della sorellina e per iniziare a fumare e a farsi considerare. Ma è piccola per sapere tutto della sua famiglia, per sapere tutti i segreti che si nascondono tra le mura di quella che lei ha sempre considerato la propria casa. Al diciottesimo compleanno della sorella Giulia, che coincide con l’apertura del film, Chiara fa capire allo spettatore di essere particolarmente legata al padre con il quale si sente sempre protetta. Ma, subito dopo la festa, nel momento in cui il padre fugge e non si fa più né trovare né vedere, Chiara inizia ad interrogarsi. Vuole sapere perché tutte le notizie dei tg parlano di suo padre come di un latitante, vuole sapere chi è veramente e vuole sapere come mai è stata tenuta all’oscuro di tutto. Ma le domande che fa sono troppe e troppo scomode. Per questo deciderà di cercare risposte da sola. Perché la sua caratteristica principale, oltre alla curiosità, è la tenacia e il fatto di non lasciarsi abbattere dalle difficoltà.

Un film che lascia tanto spazio a una ricerca della verità silenziosa. Soprattutto la prima parte del film, fatta eccezione per la festa e i rumori che essa si porta dietro, è prevalentemente muta, nel senso che la macchina da presa segue i personaggi e si lascia guidare da loro (e soprattutto da Chiara) senza dover dare o ricevere spiegazioni. È lo sguardo, quasi magnetico, della protagonista che, con quei profondi ed enormi occhi neri guarda la realtà che la circonda, cercando di scoprirla e svelarla a poco a poco.

Carpignano lascia la riflessione allo spettatore che cerca di indagare insieme alla stessa Chiara, costantemente dilaniata dalla scoperta e accettazione della verità e dall’amore per la propria famiglia. Lei sa, fin da subito, come stanno le cose e cosa è giusto e cosa no. Ma continua a sperare che non sia come lei pensa. Quando si trova di fronte alla cruda verità deve, prima di tutto capirla, e poi, una volta archiviata la “batosta”, accettarla e prendere la decisione giusta. Per il proprio bene e per quello delle persone che la circondano.

Oltre alla situazione che la circonda che rappresenta il fulcro dell’intero film premiato a Cannes, nella Quinzaine, a colpire particolarmente è il coraggio di Chiara. Un coraggio non scontato, soprattutto se si considera il fatto che ha solo 15 anni. Scopre una verità nascosta da chissà quanto tempo, si sente tradita da tutto e da tutti, da tutte le persone a cui lei voleva bene e nelle quali aveva riposto fiducia e inizia a interrogarsi. Fin da subito il suo comportamento e la sua reazione sono quelli di qualsiasi persona nella sua posizione. Pensa di poter affrontare la cosa “a muso duro”, ma la realtà intorno a lei le fa capire che non può permetterselo.

Lo sguardo sempre guardingo di Chiara, sottolineato dagli enormi occhi neri, già citati, è emblematico della situazione che lei vive. Si guarda attorno, aspettandosi, a ragione, che succeda chissà cosa da un momento all’altro. E, alla fine, posta di fronte a un bivio, è costretta a scegliere.

Una vera famiglia (Rotolo) anche nella realtà quella reclutata da Carpignano per il film che, quindi, per certi aspetti, non ha avuto difficoltà a rendere autentici e reali scambi di battute e situazioni all’ordine del giorno. La naturale confidenza di Chiara con la famiglia è la reale confidenza che Swamy Rotolo, interprete della giovane protagonista, ha con il resto della sua propria famiglia.

Una storia nella storia, insomma, quella raccontata dal regista italiano e statunitense che chiude in maniera efficace la sua trilogia.


Veronica Ranocchi

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