mercoledì, luglio 11, 2012

The Amazing Spider-Man

Crederete che un uomo può volare. Lo strillo era quello che nel lontano 1978 accompagnava la campagna pubblicitaria del "Superman" firmato Richard Donner. Un evento epocale destinato a rivoluzionare gli Heros Movie per il realismo degli effetti utilizzati. A più di vent'anni di distanza, con la tecnica che ha fatto passi da gigante "The Amazing Spider-Man" rappresenta il paradosso di una tendenza che è andata sempre più accentuando la distanza tra le possibilità di effetti speciali fantasmagorici e la penuria di idee in grado di saperli interpretare. Il risultato è quindi un film come quello di Marc Webb messo a capo di un impresa impossibile e superflua, che si traduce nella pretesa di azzerare il lavoro di Sam Raimi, autore di una ragno trilogia oltremodo celebrata, ricominciando a raccontare la storia di Peter Parker come se nulla fosse mai successo. Almeno sugli schermi cinematografici. Un restyling che pur mantenendo invariati gli eventi ed i significati legati all'acquisizione dei superpoteri ed alle conseguenze che essi comportano nella vita di uno studente un pò nerd, come di fatto Parker è prima dello straordinario evento, colloca la storia in un contesto dove i colori pop e le atmosfere retrò della prima ora vengono sostituite da una contemporaneità in cui l'asetticità della scienza e delle sue scoperte è in contrasto con i chiari scuri di un esistenza impregnata di sensi di colpa ed inadeguatezza, distribuiti a buoni e cattivi senza distinzione di sorta. Dal protagonista su cui la storia calca la mano facendone seppur indirettamente il responsabile (molto più che nella versione di Raimi) della morte dello zio Ben all'avversario, il dottor Connors/Lizard, oscuramente legato alla scomparsa del padre del ragazzo, e come Parker frenato nella propria indole da una diversità condizionata dal dettaglio fisico. Così se la mancanza di un braccio spinge lo scienziato alla follia, è la gracilità fisica rispetto all'esuberanza dei compagni, e di Flash Thompson in particolare, a limitare la socialità del giovane studente. Con queste premesse "The Amazing Spider-Man" perde un po' della sua mitologia, ma la vicinanza che acquisisce rispetto alla contemporaneità (New York ripresa spesso di notte e la partecipazione collettiva al dramma dell'eroe rientrano chiaramente nella dimensione post 11 settembre)c'è lo rendono sicuramente più umano.


Ispirato alla lezione iconografica del grande (disegnatore) Mac Farlane, — la zazzera da manga ed il corpo obliquamente segaligno sono sicuramente una sua eredità — il film di Marc Webb è brillante nella scelta di un attore (Andrew Garfield) esteticamente simile alla matrice fumettistica, risultando più interessante quando si sofferma sul privato dei suoi protagonisti, con scene come quella in cui un sognante Parker si lascia andare ad una danza in skateboard dentro un magazzino portuale o in quelle che rendono la novità del cambiamento con scene da splap stick comedy in cui Peter incapace di dosare la propria forza distrugge qualsiasi cosa gli passi per le mani, che in quelle dedicate all'azione -eccezion fatta per il passaggio esilarante in cui Stan Lee appare sullo schermo senza accorgersi dello scontro tra le sue creature — abbastanza convenzionale, e peraltro sostenuta da un villain, Lizard, un pò troppo sottotono. Se il parametro di giudizio è il puro intrattenimento allora l'obiettivo è centrato. Se invece nella bilancia delle opinioni conta il peso di un urgenza praticamente inesistente, allora l'intera operazione, e con esso il suo valore sconfina nelle ragioni del marketing e degli affari,dove peraltro, bisogna dirlo, trovano posto tutti i film targati Marvel

2 commenti:

Defezionario ha detto...

Visto ieri, a me ha dato molto fino alla (SPOILER) morte dello zio di Peter, il sempre valido Martin Sheen.

Dopo si è entrati in un vortice di già visto e già assaporato, m'è balzato davanti agli occhi lo scontro fra Spiderman e Willem Dafoe-Green Goblin della saga di Raimi, c'è poco da fare: lo scenziato-lucertolone di questo remake-reboot-re(completare a piacere) perde ai punti sonoramente a parità di variazione cromatica.

La serata è allietata alla grande dalle scene in notturna fra i grattacieli, l'estetica mi ha dunque convinto maggiormente rispetto alla vecchia saga, il fatto è che ad un giorno di distanza in effetti ci si chiede se la cosa fosse proprio necessaria. Forse sì, forse no. Ma in fondo ho goduto di un'altra immersione cinefila di quelle che tanto piacciono a me, una bella spalmata di fantasia ed evasione e tanti saluti ad ogni possibile elucubrazione teorico-marzulliana.

P.S. però Kirsten Dunst mi diceva sicuramente molto di più della biondina dei sogni di questo nuovo Peter Garfield Parker...

Anonimo ha detto...

..partiamo dalle ragazze,,a me non piacciono (relativamente) nessuna delle 2..sarà che sono stato abituato alle penne di JRomita che rinfrescando lo stile delle pin up anni 60 ha realizzato con MJ e Gwen due delle più belle fidanzate del mondo Marvel...

..poi d'accordo sull'estetica che io anche ho apprezzato tanto ed anche sul Villain punto debole del film...come è accaduto a te anche io mi sono immerso ina cinefilia un pò bambinesca ma sicuramente tonificante dal punto di vista del puro intrattenimento..poi sulla necessità dell'operazione i punti di vista sono sempre diversi...

..comunque io film come questo ne vorrei di più...

ciao

nickoftime