martedì, marzo 18, 2008

Waitress

waitress Una torta può diventare l'antidoto ideale per stemperare le delusioni di un esistenza infelice. E' quello che succede in questo piccolo film, apparentemente scontato nella sua realizzazione, che ripropone la storia della sfortunata cenerentola vessata dal marito egoista e sostenuta dalla solita fratellanza femminile - qui il sodalizio nasce nel ristorante dove lavorano la protagonista (una bravissima Keri Russell) e le sue due colleghe - sullo sfondo double face (fuori buona dentro cattiva) della provincia americana e con la partecipazione di eccentrici caratteri a ravvivare la storia. Un meccanismo tanto collaudato quanto noioso se la narrazione, con il procedere degli avvenimenti non allentasse le sue certezze, concedendo allo spettatore più di uno spunto per riconsiderare le sue convinzioni.
Si scopre infatti che la cameriera -vittima di se stessa e non del proprio coniuge (quando la sua vita smetterà di dipendere dallo schema vittima/carnefice nulla le impedirà di lasciarlo)-con la sua aria da frigida fatina è capace di trasformarsi in una insaziabile amatrice, e che le amiche non le sono da meno in fatto di infedeltà coniugale (nei confronti di mariti impediti dalla malattia) e mancanza di autostima (la timida collega, interpretata dalla regista è consapevole di accettare le avance di un tipo visibilmente disturbato). Insomma un quadro in cui ognuno ha qualcosa da rimproverarsi e nessuno può dirsi al di sopra delle parti. Per fortuna in ogni Favola che si rispetti il principe azzurro è sempre dietro l'angolo ed anche in questo caso, con una soluzione questa si un pò di parte, per l'idea di famiglia tutta al femminile che suggella il finale della storia, si presenterà nelle spoglie di una deliziosa pargoletta destinata ad ereditare la passione culinaria della propria genitrice. Alternando i colori della verità e quella della finzione, e procedendo con una messa in scena che lavora sulle sfumature, la regista realizza un film garbato e non privo di significati, che eccelle sopratutto nella direzione degli attori. Brava Adrienne Shelly, ovunque tu sia

2 commenti:

Mario Scafidi ha detto...

ci eravamo già confrontati sul mio blog a proposito di questo film. i tuoi argomenti sono validissimi, ma a me waitress continua a far un po' storcere la bocca

Anonimo ha detto...

la bellezza sta proprio in questo... nel confronto delle opinioni da cui spesso nascono,..ed è quello che mi piace nuove consapevolezze..scoperte che per me avvengono proprio in quel momento, nell'attimo in cui per esempio ne parlo con tè...Waitress è stato l'esempio lampante..il mio parere è nato..è stato stimolato dalle tue riflessioni
mmagnifico
nickoftime