giovedì, giugno 26, 2008

FIlm in sala da venerdi' 27 giugno

Rovine
regia: Carter Smith
genere: horror
prod.: Australia/USA

12
regia: Nikita Mikhalkov
genere: drammatico
prod.: Russia

Un'estate al mare
regia: Carlo Vanzina
genere: Italia
prod.: Commedia

La notte non aspetta
regia: David Ayer
genere: azione
prod.: USA

Dante 01
regia: Marc Caro
genere: fantascienza
prod.: Francia

lunedì, giugno 23, 2008

E venne il giorno

Central Park: Seduta su una panchina insieme ad una amica, una ragazza afferra lo spillone che le regge i capelli e se lo conficca in gola.

Un cantiere edile: un tonfo sordo, poi un'altro ed un'altro ancora, dalle impalcature piovono uomini.


Questo, è lo scatenato inizio di E VENNE IL GIORNO l'ultimo film di M. Night Shyamalan.
Cosa spinge uomini e donne al suicidio? Un virus fuori controllo? Un attacco terroristico con una qualche micidiale arma tossica?
In realtà lo spettatore seguendo le intuizioni del protagonista deve sposare l'ipotesi che la tragedia sia il frutto di una vendetta della natura, una ribellione del pianeta contro i suoi sfruttatori.
Ad una prima lettura il film appare come la descrizione del suicidio dell'umanità che non rispetta l'ambiente e di conseguenza non rispetta se stessa quindi è destinata ad autodistruggersi, estinguersi.
Con una visione appena un poco più attenta è facile capire dove M. Night Shyamalan voglia andare a parare, ovvero al riassestamento dell'istituzione famiglia, caposaldo di qualsiasi comunità; non è un caso che l'invisibile forza assassina si plachi poco prima che la famiglia del protagonista prenda/riprenda ad essere tale.
E VENNE IL GIORNO è un B-movie (di facciata) apocalittico, dalla sceneggiatura volutamente improbabile, recitato sopra le righe come si addice ad un vero film di serie B.
Da segnalare alcune trovate come ad esempio i pochi passi all'indietro che gli uomini e le donne compiono prima di suicidarsi, come a raffigurare che la salvezza sta nel ritorno ad un mondo antico dove il legame con la natura, la terra, i suoi frutti era improntato sul rispetto e non sullo sfruttamento.
Come in altri due film di successo di Shyamalan, SIGNS e THE VILLAGE, anche qui si punta forte sulla non visibilità del "nemico".
Dei vari finali che il regista ci propone, ovviamente, io preferisco quello dove la "forza assassina" torna a colpire a migliaia di Km.

giovedì, giugno 19, 2008

Film in sala da venerdi' 20 giugno

Go Go Tales
regia: Abel Ferrara
genere: drammatico
prod.: USA/Italia

Hannah Montana/Miley Cyrus: Best of Both Worlds Concert Tour
regia: Bruce Hendricks
genere: musicale
prod.: USA

Identita' sospette
regia: Simon Brand
genere: drammatico
prod.: USA

Gardener of Eden - Il giustiziere senza legge
regia: Kevin Connolly
genere: commedia
prod.: USA

mercoledì, giugno 11, 2008

Film in sala da giovedì 12 giugno

E venne il giorno
regia: M. Night Shyamalan
genere: Fantascienza
prod.: USA, India

Noi due sconosciuti
regia: Susanne Bier
genere: drammatico
prod.: USA, Gran Bretagna

Un amore di testimone
regia: Paul Weiland
genere: commedia
prod.: USA, Gran Bretagna

14 anni vergine
regia: Christian Charles
genere: commedia
prod.: USA, Sudafrica, Italia

Feel the Noise - A tutto volume
regia: Alejandro Chomski
genere: drammatico
prod.: USA

La notte dei girasoli
regia: Jorge Sánchez-Cabezudo
genere: drammatico
prod.: Spagna, Francia, Portogallo

Postal
regia: Uwe Boll
genere: azione
prod.: USA, Canada, Germania

Tutto torna
regia: Enrico Pitzianti
genere: drammatico
prod.: Italia

martedì, giugno 03, 2008

Il Divo


Il crescendo artistico di Paolo Sorrentino trova il suo apice ne IL DIVO.
Il giovane regista scrive e dirige il film della maturità, evidenziando le grandi doti che già si erano palesate nel film d'esordio L'UOMO IN PIU' e che i successivi LE CONSEGUENZE DELL'AMORE e L'AMICO DI FAMIGLIA avevano ampiamente confermato.
Il trentottenne regista si scaglia con bravura sugli anni del declino politico di Giulio Andreotti e della Democrazia Cristiana, dal suo settimo e ultimo governo alla mancata elezione a Presidente della Repubblica, sino alla sua incriminazione per associazione mafiosa.

Girato con assoluta maestria, IL DIVO ci racconta di un potere, quello della Democrazia Cristiana, fatto di connivenze e clientelismo, incarnato da Andreotti ed i suoi uomini, che sul tavolo verde della politica giocano sporco impegnando tutta la loro cultura, abilità, furbizia pur di tenere in pugno il Paese.
Fondendo reale e surreale, Sorrentino ci mostra l'Andreotti superstizioso, l'Andreotti impenetrabile, l'Andreotti che sa, l'Andreotti che ha dedicato tutta la sua vita al raggiungimento e al mantenimento del potere, sicuro di interpretare anche la volontà di quel Dio di cui, a suo modo, è fedele servitore.
Sorrentino per la realizzazione di questo film si avvale, senza dubbio, della lezione di 2 grandissimi del nostro cinema: Francesco Rosi ed Elio Petri.
Da F. Rosi (LE MANI SULLA CITTA' 1963 - IL CASO MATTEI 1972 - CADAVERI ECCELLENTI 1976) e dai film citati in particolare, assorbe il rigore del cinema di denuncia e lo sintetizza nei minuti iniziali, dove, con ritmo scatenato, vediamo una catena di morti ammazzati legati alla figura del Divo-Giulio.
Da E. Petri (INDAGINE SU UN CITTADINO....1970 - TODO MODO 1976) Sorrentino prende la capacità di rendere verosimile ciò che è vero, conclamato.
C'è però una sostanziale differenza tra IL DIVO e i film citati diretti da Petri; mentre quest'ultimo raccontava di storie verissime (strategia della tensione - servizi deviati - impunità dei potenti - chiesa e malaffare) ma che sarebbero state dimostrate solo in futuro ( e qui stava la sua grandezza visionaria), avendo così la libertà e la possibilità di virare con decisione verso il grottesco, mettendo in scena una feroce e sublime parodia del potere,
Al contrario, Sorrentino, si trova di fronte a "fatti realmante accaduti" si trova ad avere a che fare con persone (non personaggi) con tanto di nome, cognome e sopratutto con dei volti ben noti.
Da qui il rischio di scivolare nella parodia e nel ridicolo involontario, se Sorrentino avesse seguito sino in fondo l'insegnamento di Elio Petri.
Il buon Paolo però è bravo, si ferma un attimo prima di cadere in tentazione, evita saggiamente di imitare l'inimitabile (e inarrivabile) e punta forte sui suoi marchi di fabbrica: Monologhi, rallentì, virtuosismi con la mdp, inquadrature pop.
Meritatissimo premio della giuria a Cannes 2008, IL DIVO è film visionario, inquietante, beffardo.

NOTA: A mio avviso nel film ci sono 2 errori, la mia tesi però potrebbe essere facilmente smontata e di seguito vi spiego come.
Errore 1- Il killer di Salvo Lima prima di fuggire getta nella pozza di sangue una moneta da 1 euro che all'epoca dei fatti non esisteva, si potrebbe però ribattere che trattasi delle vecchie monete da 500 lire che molto somigliavano nel colore alle attuali monete da 1 euro;
Errore 2- Durante un colloquio in chiesa tra Andreotti ed il prete, quest'ultimo dice: "come DICEVA Montanelli..." ma all'epoca dei fatti Montanelli era ancora vivo e vegeto, ma anche in questo caso si potrebbe affermare che il DICEVA era riferito esclusivamente alla frase e non alla persona.

Film in sala da mercoledi' 4 giugno

Chiamata senza risposta
regia: Eric Valette
genere: horror
prod.: Giappone, USA, Germania

Tropa de Elite - Gli squadroni della morte
regia: Jose' Padilha
genere: azione
prod.: Brasile, Argentina


Quando tutto cambia
regia: Helen Hunt
genere: commedia
prod.: USA

Bratz
regia: Sean McNamara
genere: animazione
prod.: USA

Savage Grace
regia: Tom Kalin
genere: drammatico
prod.: Francia, USA, Spagna

L'anno in cui i miei genitori andarono in vacanza
regia: Cao Hamburger
genere: dramamtico
prod.: Brasile

martedì, maggio 27, 2008

film in sala da mercoledi' 28 maggio

Il divo
regia: Paolo Sorrentino
genere: drammatico
prod.:Italia

The Hitcher
regia: Dave Meyers
genere: horror
prod.: USA

Sex and the City
regia: Michael Patrick King
genere: commedia
prod.: USA

Charlie Bartlett
regia: Jon Poll
genere: commedia
prod.: USA

Alexandra
regia: Aleksandr Sokurov
genere: drammatico
prod.: Russia

Once
regia: John Carney
genere: drammatico
prod.: Irlanda

Maradona di Kusturica
regia: Emir Kusturica
genere: documentario
prod.: Spagna, Francia

giovedì, maggio 22, 2008

Film in sala da venerdi' 23 maggio

Indiana Jones e il Regno del Teschio di Cristallo
regia: Steven Spielberg
genere: avventura
prod.: USA

La setta delle tenebre
regia: Sebastian Gutierrez
genere: horror
prod.: USA, Nuova Zelanda

Be Kind Rewind - Gli acchiappafilm
regia: Michel Gondry
genere: commedia
prod.: USA

Sanguepazzo
regia: Marco Tullio Giordana
genere: drammatico
prod.: Italia

Reservation Road
regia: Terry George
genere: drammatico
prod.: USA

Il nostro Messia
regia: Claudio Serughetti
genere: commedia
prod.: Italia

mercoledì, maggio 21, 2008

Gomorra

Matteo Garrone Matteo Garrone, a mio avviso, il miglior talento in circolazione (insieme a P. Sorrentino) nel panorama registico italiano, autore di 2 tra i film nostrani più belli degli ultimi dieci anni: L'IMBALSAMATORE e PRIMO AMORE, torna con questo adattamento cinematografico tratto dall'omonimo lavoro letterario di Roberto Saviano.
Cinque storie di esecuzioni, tradimenti, carriere criminali, lavoro sommerso, ambientate in un mondo dove a dettare le regole sono le pallottole del "sistema" camorra, o meglio de "o' sistema" visto che la parola camorra non viene mai pronunciata.

1. Totò, adolescente che consegna la spesa per conto della madre proprietaria di un negozio di alimentari abusivo è coinvolto nella guera tra clan nelle vele di scampia durante il suo apprendistato di giovanissimo camorrista;
2. Franco, Stakeholder dei rifiuti tossici in affari con la camorra, vuole "insegnare il mestiere" al giovane Roberto;
3.Don Ciro, è addetto a portare i soldi settimanali che spettano alle famiglie dei carcerati per conto del clan dominante, ed è costretto a depennare dalla lista le famiglie di chi è passato nelle fila degli scissionisti;
4. Pasquale, sarto con un certo talento, accetta, di nascosto dai clan, di tenere lezioni di sartoria presso un laboratorio gestito dalla concorrenza cinese; 5. Marco e Ciro, giovani esaltati, pestano i piedi a tutti, non prestando attenzione agli avvertimenti del boss della zona.

Questo GOMORRA "non è un film di Garrone" e chi ama il suo cinema lo intuisce da subito vista la totale assenza di virtuosismi, sia di ripresa che di scrittura.
Il regista elimina il superfluo dal libro di Saviano e si catapulta nell'universo camorra, addentrandosi nelle vele di scampia ed offrendo allo spettatore una ricca fotografia di una umanità violenta.
GOMORRA non è un film di denuncia, una richiesta di legalità rivolta ai governanti come potrebbe essere il libro, ma un crudo noir.
Un inquietante e chiarissimo affresco di una certa Italia, fredda cronaca criminale, vista d'interni del "sistema".
Film tesissimo, che nulla concede alla teatralità.
Regia attenta e calibrata che con precisione prende/ruba il destino di chi nasce, cresce e spesso muore all'interno del "sistema".
Stanze scure, buie, gesti solo accennati, mezze frasi, come se la macchina da presa non potesse raccontare quel mondo nella sua interezza e complessità.
Garrone gira senza esibire, probabilmente spiega poco o nulla ma ci fa capire moltissimo.
Solido impianto narrativo, primi 5 minuti di rara bellezza, colonna sonora azzeccata (meriterebbe un discorso a parte) ed una regia di alto livello fanno di GOMORRA il miglior film italiano visto nel 2008.
In gara proprio in questi giorni al 61° festival di Cannes, potrebbe regalare all' Italia cinematografara una qualche soddisfazione.

giovedì, maggio 15, 2008

Film in sala da venerdi' 16 maggio

Gomorra
regia: Matteo Garrone
genere: drammatico
prod.: Italia

Underdog - Storia di un vero supereroe
regia: Frederik Du Chau
genere: animazione
prod.: USA

Superhero - Il più dotato fra i supereroi
regia: Craig Mazin.
genere: commedia
prod.: USA

Certamente, forse
regia: Adam Brooks.
genere: commedia
prod.: USA

In Bruges - La coscienza dell'assassino
regia: Martin McDonagh
genere: azione
prod.: Gran Bretagna, Belgio

Alla scoperta di Charlie
regia: Mike Cahill
genere: drammatico
prod.: Messico, USA

Ultimi della classe
regia: Luca Biglione
genere: commedia
prod.: Italia

Chi nasce tondo...
regia: Alessandro Valori
genere: commedia
prod.: Italia

Tuttifrutti
regia: Alessandra Alberti
genere: commedia
prod.: Italia

mercoledì, maggio 07, 2008

FIlm in sala da venerdi' 9 maggio

Sfiorarsi
regia: Angelo Orlando.
genere: dramamtico
prod.: Italia

Speed Racer
regia: Andy Wachowski, Larry Wachowski
genere: azione
prod.: USA

Mongol
regia: Sergej Bodrov
genere: storico
prod.: Kazakhistan, Russia, Germania

Cargo 200
regia: Aleksej Balabanov.
genere: drammatico
prod.: Russia

Notte brava a Las Vegas
regia: Tom Vaughan
genere: commedia
prod.: USA

Slipstream - Nella mente oscura di H.

regia: Anthony Hopkins
genere: commedia
prod.: USA

Caccia spietata
regia: David Von Ancken
genere: drammatico
prod.: USA

Solo un bacio per favore

regia: Emmanuel Mouret
genere: sentimentale
prod.: Francia

Carnera - The Walking Mountain
regia: Renzo Martinelli
genere: biografico
prod.: Italia

Chi nasce tondo...
regia: Alessandro Valori
genere: commedia
prod.: Italia

Chiamami Salome'
regia: Claudio Sestieri
genere: drammatico
prod.: Italia

venerdì, aprile 25, 2008

Film in sala da venerdi' 25 aprile

Tutti pazzi per l'oro
Fool's Gold
regia: Andy Tennant
genere: commedia
prod.: USA

3ciento - Chi l'ha duro... la vince!
Meet the Spartans
regia: Jason Friedberg, Aaron Seltzer
genere: commedia
prod.: USA

L'altra donna del Re
The Other Boleyn Girl
regia: Justin Chadwick
genere: dramamtico
prod.: Gran Bretagna

I demoni di San Pietroburgo
regia: Giuliano Montaldo
genere: drammatico
prod.: Italia

Un amore senza tempo
Evening
regia: Lájos Koltai
genere: drammatico
prod.: USA

Sotto le bombe
Sous les bombes
regia: Philippe Aractingi
genere: drammatico
prod.: Francia, Gran Bretagna, Libano

L'anno mille
regia: Diego Febbraro
genere: commedia
prod.: Italia

U2 3D
U2 3D
regia: Catherine Owens, Mark Pellington
genere: documentario
prod.: USA

La sposa fantasma
Over Her Dead Body
regia: Jeff Lowell
genere: commedia
prod.: USA

mercoledì, aprile 23, 2008

MR73 L'ultima missione

Louis Schneider è un poliziotto dall'anima strapazzata, maltrattato dalla vita, che annega la sua disperazione nell'alcool cercando di scacciare i suoi incubi e i suoi rimorsi.
Al centro della storia due fatti di cronaca dei primi anni 80: un inchiesta su un serial killer continuamente insabbiata dai vertici della polizia e la concessione della libertà ad un feroce omicida.
L'agente interpretato da D. Auteuil viene emarginato dalla squadra omicidi di Marsiglia sia per la sua intransigenza, sia perchè ormai ridotto ad uno straccio d'uomo.
La delusione verso il potere e il non riuscire a trovare una via d'uscita dal baratro in cui è sprofondato portano Schneider ad una decisione estrema: fare giustizia personalmente.
Il regista transalpino, autore dell'ottimo 36 QUAI DES ORFEVRES, disegna con maestria la figura di questo poliziotto disilluso che ricorda il Mickey Rourke di ANGEL HEART.
Una Marsiglia livida e brutta, gli uffici della polizia (eccessivamente) malandati, la squallida stanza d'albergo del protagonista fanno da sfondo a questo noir senza speranza.
La rabbia verso la polizia, una costante nei film di Marchal, nasce dalla storia personale del regista francese, infatti, ha un passato da poliziotto e gli episodi raccontati nel film, a suo dire, lo spinsero a dare le dimissioni.
Che Marchal sia emotivamente coinvolto nella storia che racconta lo si nota fin troppo; il regista francese in qualche occasione si disinteressa dei meccanismi del racconto, semplifica il tutto e si concentra sui volti dei protagonisti, attraverso i quali vuole, ancora una volta, rendere più espliciti i loro stati d'animo e le loro sofferenze.
Daniel Auteuil, come sempre, offre una prova di alto livello.
Poliziotti depressi e disillusi spesso servi o complici di superiori arroganti e corrotti, vittime abbandonate dallo stato, assassini protetti da uomini di potere, non ci sono buoni nel polar del bravo Olivier Marchal.

sabato, aprile 19, 2008

Non pensarci

Gianni Zanasi e' tornato, finalmente.
Lo attendavamo da tempo, l'Italia cinemaniaca ne aveva bisogno. E ritorna grazie ad una comemdia fresca e leggera, ambientata in Romagna ed animata da un ottimo cast, in cui spicca il sempre piu' preparato Valerio Mastrandrea.
La storia non e' tra le piu' originali, ma si presta ad una lettura nuova: si affrontano le crisi esistenzaili, le cirsi di famiglia, i rapporti tra fratelli, e il tutto e' declinato in un tempo nuovo, con un ritmo frizzante e divertito.

Si riflette, si scherza. Zanasi dipinge personaggi un po' fiabeschi e dai colori vividi, in una Rimini in bilico tra il soffice sogno e la disperazione della piu' estraniante noia di provincia.
E' una Romagna borghese quella che si intravede, ma dal cuore semplice e gioviale. Il padre di famiglia, piccolo industriale, e' un uomo che si e' fatto da se', che ama il proprio lavoro e la propria gente. E lo spirito industrioso e godereccio tipico della nostra terra traspare durante tutta la pellicola.
Valerio Matrandrea tende un po' a reintepretare se stesso, la sua romanita' lo tradisce, non sembra proprio un romagnolo, tuttavia questo non guasta il risultato finale. L'attore si muove ormai con grande disinvoltura sulla scena e questo e' dovuto molto alla sua esperienza nonche' al suo talento.

Gradita la presenza di Giuseppe Battiston, caratterista sopra le righe che potrebbe, per talento, reggere un film come protagonista, ma che dobbiamo riconoscere che in ruoli da non proagonista riesce sempre egregiamente nel proprio lavoro. Mi piaque tanto in pane e tulipani e agata e la tempesta di soldini e in la giusta distanza di Mazzacurati.
Anita Caprioli e' bella e luminosa.
Paolo Briguglia ritorna in un ruolo secondario che dipana con disinvoltura. Mi piaque in La terra di Sergio Rubini e in Ma quando arrivano el ragazze? di Pupi Avati, e in Non pensarci regala un tocco di regionalismo che giova alla pellicola.
Zanasi si avvale di attori di livello e li dirige con coerenza e mano sicura.
Molti i momenti di divertita ironia.
Una boccata d'ossigeno in quest'annata di cinema italiano assolutamente fiacca e senza nuove idee.

Juno

La sceneggiatura di Juno, scritta da Diablo Cody, ha vinto l'oscar 2008 come miglior script originale. Basti questo per convincere il pubblico a regalarsi un'ora e mezza di divertimento, in un film dove ilarita' e riflessione sono intrecciate con delicatezza.
Juno e' un'adolescente che si ritrova a dover affrontare una gravidanza indesiderata, affiancata dalla propria famiglia e dal proprio fidanzato. E durante questo viaggio comprendera' molti aspetti della propria delicata esistenza e dei propri sentimenti, coinvolgendo altre anime in cerca di uno specchio sul quale riflettere la parte più ferita di loro stesse.

Jason Reitman, regista di Thank you for smoking e figlio d'arte di quel Ivan Reitman che ci ha fatto spanciare dalle risate negli anni '80 con i blockbuster Ghostbuster e I gemelli, mette in scena una storia davvero originale e dalle molte letture, che offre materiale per guardare gli Stati Uniti con meno angoscia e criticismi. La famiglia di Juno e' finalmente una famiglia media americana positiva, rilassata, e lei e' una ragazzina piena di vita, ferita dalla vita e dagli eventi, ma che non si perde d'animo.
Diablo Cody ci parla di adolescenti che hanno desiderio di reagire con positivita' alle difficolta' della vita, ci parla di uomini adulti che sono piccole mele acerbe e spaesate, di ragazzini vigorosi e sorprendenti, di donne annichilite in un desiderio di maternita' irraggiugibile. E dipinge con assoluta ironia ed energia il ritratto di un'adolescente unica nel suo genere.
Tutto il merito va a una blogger di nome Diablo Cody che è stata scoperta da uno dei produttori mentre navigava su Internet. Colpito dal suo stile umoristico, Novick ha deciso di chiamare la scrittrice per proporle la stesura dello scritto che, per tutta la durata del film, si distingue per la sua natura ultra contemporanea e spiccatamente femminile.

La sceneggiatura e' davvero ben scritta e strutturata: nessun personaggio e' lasciato alla deriva e tutti apportano un mattoncino necessario alla completezza del quadro. Bei dialoghi. Ellen Page interpreta con vigore la protagoinista. Jennifer Garner ben si pone con un personaggio in bilico e sofferto.
Messa in scena trasparente e scanzonata. Nessuna sequenza sembra inutile. Ottimi i titoli di testa.
Due le scene che ricordero': l'abbraccio tra Juno e Paulie, sul letto d'ospedale, dopo il parto, e la loro canzone cantata in duo, con le loro chitarre in braccio, dentro la cornice di quartiere residenziale periferico americano in puro stile Sundance festival.

Il matrimonio e' un affare di famiglia

Dopo Segreti e bugie, che l'ha portata al successo, e L'erba di Grace, che ne ha confermato le doti di attrice da commedia oltre che di dramma, l'attrice inglese Brenda Blethyn torna sul grande schermo di nuovo nel ruolo di una madre di famiglia, questa volta in un film australiano, Il matrimonio e' un affare di famiglia,interpretando un profilo di donna complesso e coinvolgente e regalandoci uno dei personaggi piu' addolorati e spumeggianti allo stesso tempo di quest'annata di cinema.

Clubland (questo il titolo originale), il film della quasi esordiente Cherie Nowlan - scritto da Keith Thompson, veterano sceneggiatore di serial TV, qui alla sua prima vera prova come sceneggiatore cinematografico per il grande schermo - racconta la storia di una famiglia australiana all'apparenza come tante, e che come nessun altra vive e soffre, gioisce e cade, si evolve verso una presa di coscienza che fara' maturare tutti i suoi componenti.

La sceneggiatura e' davvero ben scritta, ritmata, incalzante: ottimi i dialoghi, ottime le battute, si ride davvero, ci si commuove. I personaggi sono ben descritti e interpretati.
Questa commedia, che in Italia e' stata tradotta con un titolo davvero imbarazzante e poco rappresentativo, ha il pregio di non abbandonare una certa seriosita' nell'affrontare tematiche riguardanti la famiglia, la crisi individuale e la paura della solitudine e di non dimenticare mai che di queste cose se ne parla meglio se lo si fa con un atteggiamento ironico e fantasioso.
Plauso allo scenbeggiatoire per la positività di fondo e il bel personaggio della protagonista, Jean Dwight. Apprezzabile la messa in scena, che produce un film scorrevole e avvolgente.
Distribuisce Lucky Red.






giovedì, aprile 17, 2008

Film in sala da venerdi' 18 aprile

L'amore non basta
regia: Stefano Chiantini
genere: drammatico
prod.: Italia

Step Up 2 - La Strada per il successo
Step Up 2 the Streets
regia: Jon Chu
genere: commedia
prod.: USA

Ortone e il mondo dei Chi
Horton Hears a Who!
regia: Jimmy Hayward, Steve Martino
genere: animazione
prod.: USA

L'ultima missione
MR 73
regia: Olivier Marchal
genere: azione
prod.: Francia

21
21
regia: Robert Luketic
genere: dramatico
prod.: USA

10 cose di noi
10 Items Or Less
regia: Brad Silberling
genere: dramamtico
prod.: USA

Il matrimonio è un affare di famiglia
Clubland
regia: Cherie Nowlan
genere: comemdia
prod.: Australia

La velocita' della luce
regia: Andrea Papini
genere: dramamtico
prod.: Italia

Shine a Light


Prima di scegliere il titolo dall'elenco dei film usciti in sala mi sono chiesta "E quando mai mi capitera' di vedere i Rolling Stnes dal vivo? E davvero avro' intenione di noleggiare/acquistare il dvd quando uscira'? E comunque sia, non possiedo un impianto audio home cinema... percio' eccomi entrare in sala per gustarmi, nella piu' totale impreparazione, Shine a light, la testimonianza di uno dei concerti piu' amati di tutti i tempi dai fans del rock di tutto il mondo, visto dall'occhio di uno dei miei registi preferiti. Ultima chicca, bhe', il concerto si svolge a new york...
Il docu-rock di Martin Scorsese coglie appieno l'anima rock di questo gruppo di musicisti incalliti e mai paghi di emozioni musicali, che da oltre 40 anni dominano la scena musicale internazionale e che non badano al tempo che passa. Scorsere alterna brani dal vivo - tratti dai due concerti tenuti al Beacon Theater di New York - con stralci di vecchie interviste anni '60 e '70 che dipingono senza sbavature il ritratto di una band trasgressiva e godereccia insieme, fotografando in tutta la loro vitalita' questi 4 adolescenti un po' cresciuti che non si arrendono al tempo che passa. Ribadisco questo concetto del tempo perche' davvero i Rolling Stones hanno preso degli anni, ma guardandoli suonare e cantare e saltare sul palco non sembra proprio che sentano il peso della loro eta'. Forse sono stati piu' gli eccessi di droga e alcool ad averli un po' incrinati. Mick Jagger ha una energia che molti giovani 20enni di oggi se la sognano, e cosi' gli altri tre. Keith Richard e' davvero brutto, mi dispiace dirlo, impressiona come gli eccessi di gioventu' (e forse anche attuali) lo abbiano consumato, eppure, nonostante tutto, e' vivo e vitale, altro che! Ron e Charlie sembrano due varani di komodo con dli orecchini e le catenine, ma non deludono in un solo riff.

I Rolling Stones non necessitano di presentazioni ne' di introduzioni, vanno ascoltati e guardati cosi', anche senza conoscere un solo pezzo del loro repertorio - ed infatti io nemmeno uno ne conosco, lo ammetto bellamente, beata ignoranza - perchè ciò che conta è l'energia che sprigiona la loro musica, la gioia che si coglie nei loro sguardi quando cantano e suonano e si perdono lungo i sentieri delle loro canzoni. Ed il loro e' rock, e poi e' blues, e poi e' country, e' un sound al servzio delle loro storie, della loro voglia di fare festa e cantare con gioia e disincanto.
La musica e' vita e come niente altro regala momenti di estasi e gioia pura, staccata da ogni razionalita'. Ovviamente i new yorkesi erano in delirio, il teatro, senza transenne ne' barriere di sorta, ha partecipato con grande calore a tutti i momenti dei due concerti.
Duetti con Jack White dei The White Stripes, Buddy Guy e Cristina Aguilera. I Rolling Stones regalano al pubblico anche "As Tears Go By", ceduta, appena nata, a Marianne Faithfull e che non avevano mai avuto il coraggio di esibire dal vivo in un tour.

giovedì, aprile 10, 2008

Film in sala da venerdi' 11 aprile

La seconda volta non si scorda mai
regia: Francesco Ranieri Martinotti
genere: commedia
prod.: Italia

Shoot'Em Up - Spara o muori!
regia: Michael Davis
genere: azione
prod.: USA

In amore niente regole
regia: George Clooney
genere: commedia
prod.: USA

Alla ricerca dell'isola di Nim
regia: Jennifer Flackett, Mark Levin
genere: avventura
prod.: USA

Interview
regia: Steve Buscemi
genere: drammatico
prod.: USA

Shine a Light
regia: Martin Scorsese
genere: documentario
prod.: USA, Gran Bretagna

Riprendimi
regia: Anna Negri
genere: drammatico
prod.: Italia

Oxford Murders - Teorema di un delitto
regia: Álex De la Iglesia
genere: thriller
prod.: Spagna, Francia

mercoledì, aprile 09, 2008

La zona

La zona è il nome di un quartiere residenziale di una città senza nome ma assimilabile per i connotati di povertà ed anonimato a quelle che popolano il sud del mondo. Al suo interno vive una comunità che si è sottratta alla violenza degli indigenti ed alla corruzione degli organismi statali, grazie ad uno status speciale che gli assicura il privilegio di amministrarsi secondo regole proprie e fintanto che nessun fatto di sangue si verifichi al suo interno. La sua presenza difesa da un muro di cinta sormontato da filo spinato e sorvegliato da telecamere perennemente accese ne fanno un bunker inaccessibile e per i fortunati abitanti il luogo ideale per una vita asettica e sicura. In una serata umida e piovosa il destino decide di rimettere tutto in discussione, permettendo a tre balordi di introdursi all'interno della proprietà e dare vita ad un furto che si conclude in un bagno di sangue.
Di fronte alla possibilità di denunciare l'accaduto alla Polizia e rischiare di perdere i loro privilegi, il comitato d'emergenza decide di coprire l'accaduto ed eliminare anche l'ultimo malvivente che nel frattempo vive clandestino all’interno della Zona. Rodrigo Plà, regista messicano evita la retorica del raccontino sociologico, e ci presenta uno scenario a dir poco apocalittico, dove tutto è già accaduto: le disfunzioni di un mondo incapace di assicurare la dignità ed il diritto alla vita dei suoi abitanti non sono il frutto di un enunciazione pamplettistica inserità all’interno del racconto, ma si deducono dai comportamenti dei personaggi e dal modello di vita che si sono scelti. La Zona rappresenta in questo senso un modello di società orwelliana impostata sul controllo e sulla paura. Un sistema che si regge su un illusione di diversità che viene meno quando, per evitare di far trapelare l’accaduto, i nostri accettano il ricatto del funzionario della Polizia che minaccia di denunciare l’accaduto e poi reagiscono con una violenza che li macchia dello stesso peccato di quei desaparecidos dai quali erano fuggiti. E sarà proprio l’incontro con quella diversità, che nel film è sintetizzata dal rapporto tra il giovane protagonista, un rampollo di quella società, ed il coetaneo più sfortunato ad evidenziare, nel bene come nel male, quella mancata diversità ed insieme a minare l’idea di aggregazione che sta dietro al progetto della Zona. Plà affida il suo messaggio ad un linguaggio che procede in maniera lineare per quanto riguarda la narrazione ma si frammenta nello stile e nell’uso del formato cinematografico . Il risultato è un cinema che ha la facilità d’approccio ed a volte il didascalismo del filone mainstrem ma anche l’istinto del cinema d’autore: basti pensare al rigore delle inquadrature che non fanno nessuna concessione allo spettacolo ed alla capacità di mantenersi essenziale nell’esposizione del racconto. Niente male per un giovane esordiente.