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venerdì, novembre 27, 2015

TFF15 - A SIMPLE GOODBYE

A simple goodbye
di Degena Yun
con Men Tu, Liya Ai, Yingerile Ba, Degena Yun
Cina 2015
genere, drammatico
durata, 100'

Il trovarsi di fronte alla morte ed il conseguente superamento di essa è un argomento che ha raggiunto tra i picchi più alti nella letteratura – si pensi al Nick Belane del “Pulp” di Bukowski – nella pittura – si veda ad esempio l’ultimo autoritratto di Frida Kahlo – così come nel cinema. 

In quest’ottica il protagonista di “A simple goodbye”, ex-regista malato di cancro ai polmoni, si muove tra disillusione personale e non-detti con chi lo circonda – una ex moglie isterica, una figlia confusa sul proprio presente e sul proprio futuro, una sorella ossessivamente superstiziosa e una madre fin troppo accondiscendente – ritrovandosi ad essere l’unico – o perlomeno il primo –  ad aver accettato (e qui l’accettazione equivale al superamento cui facevamo cenno sopra) la propria fine.

Con una camera quasi sempre fissa sui totali, come a ritrarre le situazioni in cui il personaggio principale si ritrova e dalle quali vorrebbe sempre di più distaccarsi, la regia riesce a restituire pienamente l’elaborazione anticipata del lutto cui tutti i caratteri in scena – altissimo il livello della recitazione – sono costretti. Si tratterebbe di un’opera pressoché perfetta se non fosse per l’epilogo che, fungendo da memoriale della regista in ricordo del padre, tradisce in parte le premesse che rendono comunque “A simple goodbye” un prodotto di altissimo livello.
Antonio Romagnoli

TFF15 - JOHN FROM

John From
di João Nicolau
con Luísa Cruz, António Fonseca, Adriano Luz, Julia Palha, Leonor Silveira
Portogallo 2015
genere, commedia 
durata, 100’


Per un paradosso che non ci riesce di capire, l’unico motivo di slancio che muove l’individuo dei giorni nostri sembra essere sua maestà la Noia. Così è perlomeno per la giovane protagonista di “John From”, che decide di dare una scossa all’estate che scivolava via piatta corteggiando il vicino, fotografo molto più grande di lei e padre di una bambina.

Viaggiando di pari passo col fantasticare della ragazzina circa la relazione col dirimpettaio, il film si evolve senza forzature verso le rappresentazioni fantasmatiche della psiche di Rita – questo il nome della protagonista – che prendono il posto degli accadimenti reali. Traslazione, questa che va dalla realtà alla finzione, che oltre a condurre lo spettatore in uno stato di trance diventa una riflessione non scontata sulla funzione della narrazione cinematografica.

“John from”, tramite la propria capacità di affabulare chi guarda senza mai spezzare l’incantesimo, rappresenta un manuale – di felliniana memoria –  su come creare empatia col pubblico pur spingendo il piede sul pedale del surrealismo.
Antonio Romagnoli

giovedì, novembre 26, 2015

TFF 15 - BROOKLYN

Brooklyn
di John Crowley
con Domhnall Gleeson, Saoirse Ronan, Emily Bett Rickards, Julie Walters, Jim Broadbent
Drammatico 105’
Irlanda, Gran Bretagna 2015


Ellis è una giovane irlandese che, trovato lavoro in un grande magazzino a New York, partirà per il nuovo continente lasciando, con grande rimpianto, la sorella e la madre nella piccola realtà di paese. Dopo essersi ambientata con mille difficoltà nel contesto americano, la morte della sorella, alla quale Ellis era molto legata, farà riaffiorare nella psiche della protagonista tutti i dubbi da cui era afflitta al momento della partenza.

La trama, già di per sé melensa, viene appesantita da una  regia rigorosamente scolastica e da una colonna sonora ridondante ed onnipresente. Tutto volto a sublimare l’interpretazione  della protagonista, caratterizzata in maniera schematica oltre che prevedibile, quindi perfettamente in linea con la piega che prende il film. Come se tutto questo non bastasse, a completare la definitiva perdita di credibilità arriva un happy ending di dubbio gusto estetico ancor prima che drammaturgico. John Crowley, nel tentativo di omaggiare il cinema classico – un modo di far cinema, in ogni caso, morto su e giù più di mezzo secolo fa – ha reso “Brooklyn” un’opera che sul panorama del cinema contemporaneo rappresenta un’involuzione inspiegabile. 
Antonio Romagnoli

mercoledì, novembre 25, 2015

TFF 15 - JUST JIM

Just Jim
di Craig Roberts
con  Emile Hirsch, Craig Roberts, Aneirin Hughes, Nia Roberts, Richard Harrington
UK 2015
genere, commedia
durata, 102'

È cosa nota che il cinema si sia spesso cimentato nel tentativo di raccontare, nei più svariati modi possibili, lo stravagante mondo dell’adolescenza. In questo caso Craig Roberts, giovanissimo prodigio della recitazione, si mette contemporaneamente dietro e davanti la macchina da presa nel tentativo di descrivere l’universo complesso di Jim, sedicenne emarginato e tendente alla depressione che inizierà la propria risalita individuale grazie all’arrivo di un nuovo e misterioso vicino arrivato dall’America – interpretato da un bravissimo Emilie Hirsh, qui nei panni di mentore sui genereis e sopra le righe –.

È necessario analizzare “Just Jim” prendendo separatamente i due blocchi che compongono la pellicola: nel primo, difatti, l’incipit e lo svolgimento da black comedy sono perfetti nel lavoro drammaturgico e nella restituzione fotografica del disagio provato dal protagonista; nel secondo blocco, invece, la svolta thriller fa scendere il livello del film sia sul piano recitativo – fino a quel punto impeccabile sia da parte di Hirsh che di Craig, costretti poi ad estremizzare e denaturalizzare i caratteri come previsto dal copione – sia dal punto di vista visivo.

Anche se l’impatto iniziale viene in parte smentito dall’evoluzione narrativa, dovendo giudicare il film nella propria interezza, “Just Jim” ha comunque il pregio, pur essendo un’opera prima, di essere un prodotto comunque  sopra il livello medio delle commedie contemporanee in circolazione.
Antonio Romagnoli

TFF 15 - TE PROMETO ANARCHIA

Te Prometo Anarchia
di Julio Fernandez Cordon
con Diego Calva,  Eduardo Martinez Pena 
Messico, 2015
durata, 

Che cosa ci spinge a dire di un film come "Te prometo anarchia" del regista americano di origine messicana Julio Hernandez Cordon, di non aver confermato quanto di buono ci si poteva aspettare. Procedendo per ordine d'importanza, potremmo imputare il giudizio alla mancanza di una storia da raccontare,  a meno che non si voglia considerare tale, i pellegrinaggi dei due giovani protagonisti, due ragazzi di strada che vagano da una parte all'altra della città, in cerca di denaro facile. Oppure alla scelta di inserire la mancanza di orizzonti delle loro giornate, in un contesto sociale degradato da ogni tipo di illegalità - dal commercio del sangue a quello di vite umane - eppure incapace di incidere sul film dal punto di vista drammaturgico.  Stile e contenuti ed esibizioni di varie nudità hanno per modello il  Gus Van Sant di Paranoid Park e, in parte, la gioventù bruciata raccontata da Larry Clark. Ma anche qui, "Te prometo anarquia" non riesce a scuotersi da una programmatica imitazione che produce solo distacco e mancanza di partecipazione rispetto alle sorti degli amici amanti protagonisti di questo film.
pubblicato su ondacinema.it

martedì, novembre 24, 2015

TFF 15 - THE ASSASSIN

The assassin
di Hou Hsiao-Hsien
con Satoshi Tsumabuki, Chen Chang, Qi Shu, Shao-Huai Chang, Nikki Hsin-Ying Hsieh
Azione, 120’
Taiwan, Cina 2015


Esiste un intero immaginario che appartiene all’estremo oriente e a cui per ovvi motivi ci è precluso accedere in maniera diretta. Di quest’immaginario, dunque, non ci resta che subirne il fascino, lo stesso che avvolge il “The assassin” di Hsiao-Hsien, nel quale si narra di alcuni governatori corrotti che minacciano l’età aurea del Paese.

Con un prologo tra i più belli della storia del cinema, girato in bianco e nero e col formato 4:3, si passa ai colori accesi degli interni sfarzosi delle corti alternati con quelli pallidi delle foreste, tutti ambienti nella quale la protagonista combatterà contro gli avversari e soprattutto contro sé stessa nello scegliere tra il sentimento o la ragion di spada (da traslare, in caso di lettura sul piano moderno, nell’espressione ragion di Stato) intraprendendo combattimenti – questi girati divinamente – chiusi senza esito.

Sempre in bilico tra ricordi di antichi splendori e parallelismi con la contemporaneità – vedasi tutt’oggi la relazione complessa tra Cina e Taiwan –  “The assassin” è un’opera sublimata da una ritualizzazione del rigore estetico che contribuisce a renderla un capolavoro senza tempo.
Antonio Romagnoli

TFF 15 - LES LOUPS

Les Loups
di Sophie Deraspe
con Evelyne Brochu, Louise Portal, Benoît Gouin, Augustin Le Grand, Gilbert Sicotte
Drammatico, 107’
Canada, Francia 2015


Ambientato in un villaggio di pescatori nel nord dell’atlantico – in particolar modo di cacciatori di foche – “Les loups” narra di una giovane studentessa che cercherà di ambientarsi nella comunità per motivi inizialmente non noti.

Se viene quasi da subito svelato il mistero, in verità tematica trita e ritrita, della ricerca del padre mai conosciuto e della conseguente ricerche delle origini in un luogo dove a regnare sono la pratica – che qualcuno potrebbe giudicare atroce – dell’uccisione dei cuccioli di foca ed in particolar modo le infinite distese di ghiaccio che fanno da teatro. Mentre il principale motivo d’interesse è appunto il legame tra una ragazza occidentalizzata – quindi moralizzata all’estremo –  ed una realtà atavica che pone le proprie basi economiche e sociali proprio su quella che agli occhi della protagonista appare una barbarie ingiusta, la piattezza della narrazione mette subito da parte questi presupposti rendendo “Les loups” un film che, per non scadere nell’uso di epiteti peggiori, appare senza infamia e senza lode.
Antonio Romagnoli

lunedì, novembre 23, 2015

TFF15 - COUPE DE CHAUD

Coup de chaud
di Raphae¨l Jacoulot
con Jean-Pierre Darroussin, Grégory Gadebois, Karim Leklou, Carole Franck, Isabelle Sadoyan
Drammatico 102’
Francia 2015


Il colpo di calore che dà vita al titolo fa riferimento alla siccità che, colpendo un piccolo paesino di provincia basato su una micro-economia a sfondo per lo più agreste, aumenterà la tensione tra gli abitanti messi in ginocchio dalla situazione. Josef, ragazzo appartenente ad una famiglia rom e affetto da un problema di carattere psicologico/comportamentale aggravato dalla tendenza alla cleptomania, di questa situazione diventerà il capro espiatorio perfetto.

Le intuizioni visive, con una regia sempre accorta nel sovrapporre il disagio ambientale a quello psicologico, vanno a plasmarsi con la costruzione di uno script perfettamente bilanciato tra dramma esistenziale – in particolare quello specifico di Josef, caratterizzato da tic nevrotici e dall’ossessione per la musica frenchcore, eterno incompreso interpretato in maniera disarmante da Karim Leklou – e thriller/poliziesco.

Nonostante il volgere a conclusione diventi scontato dai tre quarti di film in poi, il versante drammatico continua a funzionare, specie nella riproposizione – tema centrale della pellicola – di un imperituro quanto insensato/improduttivo/inquietante scontro tra miserabili.
Antonio Romagnoli

TFF15 - CEMETERY OF A SPLENDOUR

Cemetery of a splendour
di Apichatpong Weerasethakul
con Jenjira Pongpes, Banlop Lomnoi
Thailandia, UK, Germania 2015
genere, drammatico, 
durata, 115’


Ambientato in una piccola realtà della Thailandia, “Cemetery of splendour” racconta di un gruppo di soldati che, colpiti da una non ben definibile malattia del sonno, vengono ricoverati in una scuola elementare abbandonata allestita a mo’ di ospedale. Jenjira Widnes si offrirà volontaria nel prendersi cura dei militari, in particolar modo del giovane Itta, che non ha mai ricevuto visite né da parenti né da chicchessia.

Nonostante a volte la sceneggiatura pecchi di didascalismi accentuati e di incostanze ritmiche sparse, l’effetto di straniamento tende a funzionare, specie quando ci si immedesima nei volteggi onirici della protagonista. A convincere, in particolare, è l’estremo uso di un approccio visivo tipicamente orientale – inquadrature fisse curatissime nei dettagli; il continuo soffermarsi sugli oggetti; ancora, il cadenzato utilizzo dei silenzi narrativi – che va a contrapporsi con l’occidentalizzazione – al contempo invadente ma desiderata – che impietosa profana una cultura – luce dell’est – che ha ritualizzato la sacralità dell’esistenza. Chissà se i re sotterranei di cui si narra –  nell’altro regno della morte (vedi T.S. Elliot) – non stiano combattendo un’infinita guerra contro il sogno dell’oggetto.
Antonio Romagnoli

domenica, novembre 22, 2015

TFF 15 - PAULINA

Paulina
di Santiago Mitre
Drammatico
con Dolores Fonzi, Oscar Martinez
Argentina, Brasile, Francia 2015
durata, 103'



Rifuggire dallo stereotipo e dalla conseguente componente macchiettistica che da esso deriva diventa una necessità dal momento in cui bisogna andare a delineare i binari psicologici e/o ideologici sui quali si muoveranno i personaggi. Procedimento, questo, estraneo a buona parte del peggior cinema "all'italiana" e che invece sembra essere svolto molto accuratamente da Santiago Mitre nel suo "Paulina", come già si può intuire dal dialogo di apertura che avviene tra la protagonista - giovane e brillante avvocatessa che vuole abbandonare Buenos Aires per tornare nel paese natio a fare la maestra in un quartiere povero - ed il padre - giudice che la figlia definirà a più riprese finto-progressista/reazionario/classista -.

La volontà di potenza della protagonista diventa la chiave di volta che regge interamente il discorso drammaturgico prima - con una sceneggiatura che evita "l'ovvio" proprio grazie alla caratterizzazione ed alle scelte del personaggio, splendidamente interpretato da Dolores Fonzi - e quello visivo poi, con la camera sempre incentrata a cogliere il mutare fisiognomico della protagonista. 

Così come Woody Allen aveva affidato l'intero peso del film sulle spalle di Cate Blanchett - nel caso di "Blue Jasmine" il risultato era stato però meno esaltante - anche Mitre sembra aver composto un film "personaggiocentrico", sensazione confermata ulteriormente dal lunghissimo piano-sequenza, con l'inquadratura stretta sul volto di Paulina, che accompagna i titoli di coda.
Antonio Romagnoli