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sabato, dicembre 05, 2020

38 TORINO FILM FESTIVAL. ANTIDISTURBOS

Inserito nella sezione Le stanze di Rol curata da Pier Maria Bocchi Antidisturbos racconta il lato oscuro della Spagna dei nostri giorni con uno stile a metà tra Sidney Lumet e Kathryn Bigelow. A dirigerlo un grande come Rodrigo Sorogoyen.


Come ogni festival che si rispetti anche il Torino Film Festival  presenta in anteprima la sua serie televisiva. Nel farlo però conferma il solco di una tradizione, quella dell’ex Festival dei giovani che riesce a fare a meno del nome altisonante per puntare decisi  alla qualità dell’offerta.

Un’affermazione la nostra vera solo in parte perché in Spagna il nome di Rodrigo Sorogoyen è di quelli da tempo associati al meglio della sua categoria e per quanto ci riguarda uno dei pochi in grado di unire sensibilità artistica e gusto dell’intrattenimento.

Specialista dei generi (El reinoLa madre) Sorogoyen li frequenta con spirito militante approfittando della popolarità del mezzo per raccontare con attitudine non conciliante la Spagna del suo tempo e nel caso di Antidirburbos per continuare a farlo nella direzione intrapresa con El Reino, ovvero portando a galla meccanismi e dinamiche della corruzione all’interno dell’elemento statuale.

Una pandemia, questa, talmente diffusa e risaputa in ogni dove da consentire al regista di metterla in scena attraverso elementi narrativi essenziali (avidità e potere sono desideri sufficienti a rendere verosimile la decadenza del contesto) utili a evitare troppe spiegazioni e tali da consentirgli di dare il meglio di se nella messa a punto dei meccanismi di causa effetto atti a scatenare la tensione e nella fattispecie il climax emotivo derivato dalla verosimiglianza delle scene d’azione in cui la cosiddetta società degli uomini ( e il suo machismo) mette in scena la parte più oscura del suo retaggio. Prova ne sia quella che apre il primo episodio in cui dopo breve introduzione ci si ritrova insieme alla squadra di poliziotti antisommossa alle prese con l’esecuzione di uno sfratto complicato dall’opposizione di un gruppo di inquilini inferociti.

Le indagini causate dell’incidente mortale occorso a uno dei dimostranti  però è solo l’inizio – almeno questo è quello che si intuisce dalla visione dei primi due episodi – di una vicenda che dal manipolo di agenti protagonisti della vicenda si allarga a macchia d’olio sul resto della compagine istituzionale in uno scontro tra poteri forti destinata ancora una volta a far pagare lo scotto agli ultimi anelli della catena.

Dotato della capacità di sintesi necessaria a soppesare immagini e parole Sorogoyen si muove tra Sidney Lumet e Kathryn Bigelow, in un dialogo continuo tra pubblico e privato, tra pensiero e azione destinato a trovare coerenza nella sensazione generale  di cupio dissolvi che certifica l’atto di accusa nei confronti della società spagnola contemporanea.

Prodotto dalla spagnola Movistar, Antidisturbos conferma la bontà di una selezione come quella messa insieme da Pier Maria Bocchi ne Le Stanze di Rol contenitore di alcuni dei film più originali e interessanti visti in questo festival.

Carlo Cerofolini

(pubblicato su taxidrivers.it)

BOTOX VINCE il 38 TORINO FILM FESTIVAL. LA RECENSIONE DEL FILM DIRETTO DA KAVEH MAZAHERI

Vincitore del 38 Torino Film Festival Botox dell’iraniano Kaveh Mazaheri racconta con realismo allegorico e un fare beffardo le vicende di un paese che cerca di cambiare faccia alla propria storia. Con scarsi risultati.


Botox del regista iraniano Kaveh Mazaheri  e il racconto di una bugia che diventa verità. Abituato per ragioni di censura a raccontare sotto forma di metafora il cinema iraniano ha sviluppato una capacità  sconosciuta ad altre filmografie che è quella di trasformare le azioni del quotidiano in un caleidoscopio di allusioni e di rimandi alla verità nascosta delle cose.

Dunque anche la forza di un film come Botox non sta tanto nella superficie dell’intreccio incentrato sull’afabulazione con cui due sorelle tentano di non rivelare la morte del fratello quanto sulla capacità della storia di diventare altro senza mutare le forme della sua narrazione se non nella sfasatura temporale relativa al flash back dell’antefatto che precede l’inizio della storia. 

In questo senso a essere protagonista è il tempo storico, evocato in primis da quello cinematografico generato dai piani sequenza scelti dall’autore per far muove le immagini. Il presente del paese si oppone ai suoi trascorsi rievocando fantasmi veri o presunti attraverso la piega assunta dal corso degli eventi e dunque dall’assunzione di responsabilità da parte della compagine femminile (il nuovo che avanza) proiettata in una sfera di auctoritas di norma assegnata alla controparte maschile (depositaria delle antiche logiche), qui scalzata e sostituita nella conduzione dell’attività clandestina (una piantagione di funghi allucinogeni) che dovrebbe cambiare le fortune economiche delle parti in causa.

Anteponendo le logiche del profitto a quelle del cuore come dimostra la mancata elaborazione del lutto da parte delle due donne distratte dal perseguimento della “venal prece” Botox diventa quasi beffardo quando si tratta di tirare le somme ai tanti spunti messi in campo. Esemplare a tal proposito la sequenza ambientata nella sala d’spetto della clinica di bellezza in cui vediamo Akram, la maggiore delle due sorelle, seduta in mezzo a due clienti con in volto il bendaggio conseguente all’iniezione della tossina botulinica: al cortocircuito tra modernità e tradizione data dal gap tra le vestigia provinciali dell’una e la mondanità cosmopolita delle altre si somma l’allegoria di un paese che cerca letteralmente di rifarsi la faccia (da qui il titolo del film) senza però riuscire a coprire le vecchie magagne. In concorso al Torino Film festival Botox è risultato il film vincitore aggiudicandosi anche il premio per la miglior sceneggiatura scritta dallo stesso regista.   


Carlo Cerofolini

(pubblicato da Taxidrivers.it)