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domenica, gennaio 17, 2021

ABBIAMO VISTO I PRIMI DUE EPISODI DI WANDAVISION: LA NUOVA ERA MARVEL INIZIA IN CHIAVE SITCOM

Wandavision

di Matt Shakman

con Elizabeth Olsen, Paul Bettany

Stagione 1

Episodi 1-2

durata: 30’ circa

Dopo un anno privo di nuovi prodotti Marvel in uscita, ecco che il grande colosso è tornato sul (piccolo) schermo con una serie tv: Wandavision.

Grande attesa, a partire dall’annuncio, per un prodotto particolare e diverso dal solito.

I protagonisti sono Wanda e Visione, che il pubblico ha potuto conoscere nei capitoli cinematografici. Da personaggi praticamente secondari si sono trasformati nei protagonisti di questa serie tv, della quale, per il momento, sono disponibili su Disney Plus solo i primi due episodi e gli altri saranno a cadenza settimanale. 

La coppia è al centro di una vera e propria sitcom anni 50, con tanto di sigla, risate e applausi finti, ma si tratta in realtà di una creazione della mente di Wanda che, non accettando quanto avvenuto in uno dei lungometraggi Marvel, si è praticamente inventata di sana pianta una realtà alternativa e positiva dove poter vivere serenamente con la propria metà.

Il filo conduttore dei primi due episodi sembra essere il riuscire a mascherare la vera natura dei coniugi agli occhi degli altri e, tra siparietti comici e situazioni assurde, riescono, piano piano, ad inserirsi nella realtà dell’epoca e farsi accettare da tutti coloro con i quali entrano in contatto.

Ogni episodio, però, almeno per il momento, ha comunque sempre un momento particolare dove i due sono costretti ad usare i loro poteri differentemente da quanto fatto fino a poco prima, per salvare una situazione che potrebbe ritorcersi contro di loro.

Apprezzabile maggiormente da un pubblico che, naturalmente, ha visto e conosce i film Marvel e ai quali può fare continui riferimento, “Wandavision” è comunque una serie intrigante anche per un pubblico che ha meno dimestichezza con il mondo dei supereroi.

Con questa serie tv si apre ufficialmente la fase 4 dei Marvel Studios che si preannuncia interessante e ricca di tante novità.

Per i più appassionati e attenti il compito di trovare tutti gli Easter Eggs all’interno dei vari episodi che compongono la serie non sarà difficile, ma anzi molto divertente.

Ma lo scopo principale, per tutti, è quello di capire cosa succede ai due neo sposini, chi sono veramente, da dove vengono e cosa significano tutti i fenomeni che si stanno verificando intorno a loro.

Non resta che aspettare, quindi, i prossimi episodi per avere sempre più risposte a tutti questi quesiti, conoscere meglio i due protagonisti e magari incontrare anche altri personaggi già apparsi nei precedenti lungometraggi.


Veronica Ranocchi

lunedì, dicembre 07, 2020

NOELLE

Noelle

di Marc Lawrence

con Anna Kendrick, Bill Hader, Shirley MacLaine

USA, 2019

genere: commedia, fantastico

durata: 100’

Un po’ di Natale e di spirito natalizio è proposto dalla Disney con la nuova uscita “Noelle”. Una sorta di rivisitazione, in chiave moderna, della storia di Babbo Natale.

Il film è ambientato al Polo Nord dove vive la famiglia di Babbo Natale. Purtroppo quest’ultimo è scomparso prematuramente cinque mesi prima di Natale e adesso a prendere il suo posto c’è il figlio, Nick Kringle, incaricato di distribuire i regali a tutti, mentre la sorella minore Noelle ha il compito di mantenere vivo lo spirito natalizio e aiutare, per quanto possibile, il fratello.

Nick, però, non sembra convinto del proprio compito e Noelle gli suggerisce di prendersi una piccola vacanza per il fine settimana. Lui parte, ma non fa ritorno alla fine del weekend. A tornare è solamente una delle sue renne e Noelle si trova costretta ad ammettere di aver dato dei consigli un po’ fuorvianti. Per questo, e anche per il fatto che viene nominato, dagli anziani del posto, il cugino Gabe per prendere il posto di Babbo Natale, Noelle decide di mettersi alla ricerca del fratello e di partire per andare a tentare di convincerlo a tornare. Insieme a lei parte anche la tata Polly e le due atterrano in un centro commerciale. A questo seguono altre avventure, come l’incontro con Jake, investigatore privato assunto per cercare Nick. Grazie alla conoscenza con il figlio dell’uomo, Noelle capisce ben presto di riuscire a parlare in tante altre lingue, compresa quella dei sogni e di sapere cose che nessun altro è in grado di sapere. Una volta trovato Nick, diventato maestro di yoga, cerca di convincerlo a tornare sui suoi passi, raccontandogli tutto, ma non riuscendo a sortire l’effetto sperato. Ma non tutto è perduto perché l’atmosfera natalizia è sempre piacevole e positiva e solo l’idea del Natale, solitamente, riesce a sistemare qualsiasi problematica.

Una commedia per tutta la famiglia che non riesce ad emergere rispetto alle tante altre con le quali è costellato il panorama cinematografico natalizio.

Una nuova rivisitazione della storia di Babbo Natale che niente aggiunge, né in un modo né in un altro. La grande novità è sicuramente la presenza di una ragazza ad incarnare la figura di Babbo Natale che può essere una chiave di lettura moderna interessante, ma che, al di là dei soliti cliché non racconta niente.

A poco valgono i siparietti comici che contrappongono il mondo “magico” in cui vive Noelle e quello reale dove si ritrova catapultata alla ricerca del fratello. Oltre ai regali che un bambino desidera, e che, quindi, la ragazza e la sua famiglia sono costretti a conoscere, sono tanti altri gli strumenti, gli oggetti e i luoghi che Noelle ignora. Momenti divertenti che strappano una risata, ma che sono inevitabilmente e inesorabilmente destinati a cadere nel dimenticatoio.

Peccato perché se il guizzo iniziale della storia e le premesse sembrano orientare la storia in direzioni magiche e inaspettate, alla fine quello che risulta è un classico prodotto da vedere, ma solo una volta.


Veronica Ranocchi

sabato, settembre 05, 2020

MULAN

 Mulan

di Niki Caro

con Liu Yifei, Donnie Yen, Jason Scott Lee

USA, Cina, 2020

genere: drammatico, azione, avventura

durata: 115’

Grande attesa per il nuovo live action Disney, lanciato sulla piattaforma Disney Plus al quale era possibile accedere solamente con accesso vip. L’eroina cinese che ha conquistato non solo la stima dell’imperatore della sua nazione, ma anche i cuori di tanti bambini torna sullo schermo in una rivisitazione che apporta numerose e non sempre riuscite modifiche. Mulan, la cui storia tutti conosciamo, ha una veste completamente nuova e più attuale. Al passo con i tempi che corrono e in perfetto stile MeToo e simili, la protagonista cinese diventa protagonista assoluta, differentemente dal film d’animazione che l’ha consacrata.

Passi il cambio di tono, passi l’adeguarsi ai tempi, ma il risultato finale di questo lungometraggio non si può certo considerare soddisfacente per il pubblico, soprattutto per quello abituato al grande classico Disney.

In questo nuovo film Mulan è la primogenita della famiglia Fa e fin da subito mostra una propensione particolare all’arte del combattimento che la isola da tutte le sue coetanee e non, molto più aggraziate e femminili. Anche in questo caso l’incontro con la famigerata e temibile Mezzana per cercare di essere considerata una donna da marito in grado di onorare la propria famiglia non va secondo i piani e a Mulan viene confermata l’etichetta di pecora nera della famiglia. A seguito del pericolo che incombe sull’impero cinese e sulla figura dell’imperatore viene fatto arruolare almeno un maschio di ogni famiglia e la giovane protagonista prende il posto del padre mascherando, per quanto possibile, il suo essere donna. E’ qui che avrebbero dovuto fare la loro comparsa due dei personaggi centrali della storia: il comandante e il simpaticissimo Mushu. Entrambi sono stati, però, cancellati dalla storia che, quindi, non ha più la valenza di fiaba o favola per i giovanissimi, ma si trasforma in un’avventura, ben fatta, con scenografia, fotografia ed effetti speciali molto buoni, ma niente di più. Mushu, il simpatico draghetto che accompagna Mulan nel suo viaggio, era un personaggio a dir poco fondamentale che, oltre a dar vita ai momenti più comici e divertenti della storia, aveva anche il compito di creare empatia e collegare i personaggi tra loro e con il pubblico. Questo ruolo, del quale si sente in maniera incredibile la mancanza, è stato “consegnato” a una voce fuoricampo che cerca di raccontare il susseguirsi degli eventi come se fosse al fianco dell’eroina. E, in parte, è dato anche ad una fenice, simbolo di rinascita e chiave di volta della vicenda, che invita indirettamente Mulan a rivelarsi per chi è veramente, mostrando la sua vera natura.

Altra importante assenza è quella delle canzoni, forse tra quelle più apprezzate in tutto il panorama Disney, che non vengono mai nemmeno accennate. Solo alcune note nei momenti chiave quasi come invito allo spettatore che deve riflettere per comprendere i riferimenti. Una scelta che non trova una ragione vera e propria, dal momento che tutti gli altri live action precedenti (da “La bella e la bestia” a “Aladdin”, ma anche il più recente “Il re leone”) avevano mantenuto la struttura del film d’animazione e soprattutto le canzoni, ancora oggi apprezzate quasi più dei film stessi, modificando solo pochissimi elementi per attualizzare le vicende o per spiegare meglio e rendere più comprensibili determinati eventi.

Ottimo il cast con una Liu Yifei, nei panni della protagonista, in formissima e molto credibile, sia nell’aspetto che nell’atteggiamento e nelle movenze. Molto bravi anche tutti gli altri, ma la bravura non riesce ad essere abbastanza per sopperire a tutte le evidenti lacune dell’intera storia.

La Mulan del live action è, alla fine dei conti, un’eroina che non ha bisogno di niente e soprattutto di nessuno (un uomo in primis) per ottenere e diventare ciò che vuole. Un elogio al femminismo e alla forza della donna che, però, era già comunque emerso nel migliore dei modi anche dal classico Disney che fortunatamente ha accompagnato e continua ad accompagnare tantissimi bambini.


Veronica Ranocchi

lunedì, giugno 15, 2020

ARTEMIS FOWL


Artemis Fowl
di Kenneth Branagh
con Ferdia Shaw, Lara McDonnell, Nonso Anozie
USA, 2020
genere: avventura, fantastico, fantascienza
durata: 93’
Sono state tantissime le critiche mosse verso questo adattamento cinematografico dei primi due libri dell’omonima saga di Eoin Colfer.
L’ultima fatica da regista di Kenneth Branagh, disponibile sulla piattaforma Disney Plus sembra non essere stata apprezzata dal pubblico, soprattutto dai più fedeli fan dei libri che hanno atteso diversi anni. Quello che tutti si aspettavano era un inizio scoppiettante degno di diventare il perfetto trampolino di lancio per una nuova indimenticabile saga cinematografica che avrebbe dovuto fare la fortuna della casa di produzione. Purtroppo sembra che questo rimarrà un sogno nel cassetto, dati i riscontri principalmente negativi, dovuti, in gran parte, ad un prodotto che non ha niente di colossale e che sembra voler dire tanto in poco tempo, inserendo personaggi, elementi e legami in maniera troppo caotica.
La storia si sviluppa intorno al dodicenne geniale e miliardario Artemis Fowl. Quando il padre di quest’ultimo viene rapito, il ragazzino, sfruttando le sue doti, in parte innate, in parte imparate proprio dal genitore, decide di rapire una fata. Il suo piano prevede di rubare la magia a quest’ultima, in modo da poterla sfruttare per salvare il padre. In realtà, però, così facendo dovrà superare molti più ostacoli del previsto prima di arrivare al suo scopo finale.
La storia, molto avvincente, ha lo scopo di immergere il pubblico letteralmente in un mondo nuovo, facendolo entrare in contatto con particolari personaggi, la maggior parte dei quali magici, in modo da vivere una vera e propria avventura al fianco del protagonista. In realtà, però, quello che accade è tutt’altro. I personaggi che vengono introdotti attraverso la narrazione proprio di uno di loro sono dati praticamente per scontato e, soprattutto chi non ha letto i libri, riscontra delle difficoltà nel comprendere i vari ruoli e i vari compiti di ognuno. Oltre a questo va detto che non c’è un vero sviluppo e una vera evoluzione dei personaggi che, anzi, sembrano talvolta costretti a determinate scelte piuttosto che altre semplicemente per il procedere della narrazione. Anche attori più noti, e che dovrebbero fare da traino per un pubblico più vasto, come Colin Farrell, nel ruolo del padre, e Judi Dench, in quello del comandante Tubero, non riescono ad emergere all’interno della storia, che risulta piatta, senza nessun guizzo particolare.
La nota positiva è sicuramente dettata dall’interpretazione di Josh Gad, nel ruolo del nano gigante Bombarda Sterro, che è anche il narratore della vicenda e che riesce a catturare l’attenzione dello spettatore.
Si tratta, insomma, di un prodotto probabilmente ridimensionato a causa delle circostanze che, per la piattaforma streaming nella quale è disponibile, può essere utilizzato come titolo di richiamo che permette di gustare un’avventura adatta a tutti e trascorrere un’ora e mezzo in un nuovo mondo. Sicuramente indirizzato più verso un pubblico giovane, l’ “Artemis Fowl” di Kenneth Branagh non convince pienamente. Peccato.


Veronica Ranocchi

sabato, maggio 30, 2020

DISNEY PLUS: OUT


Out
di Steven Hunter
USA, 2020
genere: animazione, fantastico
durata: 9’
Da poco disponibile sulla piattaforma Disney Plus, “Out” è il primo cortometraggio che vede protagonista un personaggio gay.
La storia è molto semplice: Greg ha deciso di traslocare e di farlo insieme al suo fidanzato Manuel e al loro cagnolino Jim. Poco prima del trasloco, però, Greg riceve la visita inaspettata dei genitori che vogliono aiutarlo a spostare tutto, ma che non sanno nulla della relazione del figlio, il quale non ha ancora trovato il coraggio di raccontare loro la verità.
La mano della Pixar, e in generale del cinema d’animazione, aiuta concretamente lo sviluppo della vicenda, che porta verso una lieta conclusione, grazie ad un pizzico di magia. Per riuscire a trovare il coraggio di raccontare qualcosa di naturale, Greg vivrà temporaneamente un’avventura tutt’altro che ordinaria, scambiando il proprio corpo con quello del cagnolino Jim che potrà, senza troppi problemi, ascoltare e capire tante cose.
La particolarità di questo breve, ma intenso corto è il modo in cui decide di sviluppare la storia, attraverso la magia e un viaggio surreale che porta a far riflettere un po’ tutti, sia i personaggi sullo schermo sia lo spettatore che osserva.
Tecnicamente lontano, almeno in apparenza, dal classico tratto Pixar, “Out” non è la storia dell’amore tra Greg e Manuel, ma la storia di un amore più grande e universale.
Il cambio improvviso e inaspettato di prospettiva nel quale si trova coinvolto il protagonista gli permette di ribaltare la visione dei fatti e capire che determinati ostacoli che, fino a quel momento, sembravano insormontabili, non sono, invece, così complessi.
Nel complesso, come già detto, non si tratta di niente di eccezionale né a livello tecnico né a livello di intreccio e narrazione, ma rappresenta sicuramente qualcosa di innovativo a livello di tematica, mostrando la sessualità come motivo principale della storia. Che sia un inizio verso l’inserimento di personaggi del genere nel mondo Pixar o dell’animazione in generale?
Senza nessun tipo di stereotipo o commento, “Out” racconta in maniera pulita e a modo suo una storia universale in tutti i sensi, ma naturalmente sempre con un pizzico di magia che caratterizza, in ogni occasione, la casa di produzione e che permette comunque di sognare, aiutando chiunque a vivere qualsiasi situazione in modo “magico”.
C’è da dire che Greg non è il primo personaggio dichiaratamente gay presente nel mondo Pixar: in alcuni lungometraggi, sia animati che non sono presenti personaggi che fanno riferimento alla propria omosessualità, ma si tratta sempre di personaggi minori o secondari. Nessuno di loro ha il ruolo primario che ha Greg in “Out”. E la decisione di inserire il suo personaggio come protagonista è in primis un omaggio a Howard Ashman, autore dei testi de “La sirenetta” e “La bella e la bestia”, morto a 40 anni per Aids, ma anche un modo per far sì che l’enorme seguito della Pixar e il suo modo particolare di vedere il mondo possa essere condiviso da una fetta sempre più ampia di pubblico.

Veronica Ranocchi

sabato, maggio 23, 2020

DISNEY PLUS: WIND



Wind
di Edwin Chang
USA, 2019
genere: animazione
durata: 8’
Il programma “SparkShorts” ideato dalla Pixar, che prevede la realizzazione di un cortometraggio in un tempo preciso (6 mesi circa) e con un budget limitato, include anche il cortometraggio “Wind”.
In questo breve prodotto e attraverso la storia mostrata si nascondono tante caratteristiche e tanti spunti universali che, ad una prima visione, forse non si riescono interamente a cogliere.
“Wind” è la storia di un ragazzino, accompagnato da un’energica nonna che, nonostante l’età avanzata, è ancora in forza e cerca in tutti i modi di stare accanto al nipote, aiutandolo e supportandolo in tutto.
I due sono intrappolati all’interno di una caverna poco illuminata e tentano di sopravvivere come possono. Ciò che fa sognare il giovane protagonista è il vento che riesce a percepire costantemente e che gli apre l’immaginazione facendolo sperare. Grazie alla presenza del vento e all’immaginazione che si fa sempre più prepotente in lui, il ragazzino sogna di andarsene da quell’antro buio e di volare verso un nuovo mondo, accompagnato dalla sua inseparabile nonnina. Proprio per questo motivo sta costruendo una sorta di astronave, stando attento a tuti i dettagli, in modo che possa volare lontano. Sfruttando il suo amico vento, in primis, i due potrebbero volare con l’astronave e andarsene, ma non tutto andrà come previsto.
Ma, oltre alla semplice storia, c’è qualcosa di più che si nasconde tra le righe della narrazione e che viene spiegato dall’autore del corto, Edwin Chang. La presenza della nonna all’interno della storia è un riferimento e un omaggio alla sua vera nonna, una madre rimasta sola dopo la guerra di Corea e che si prese cura del suo unico figlio, il padre di Edwin. Così come la vera nonna dell’autore ha fatto di tutto per aiutare il figlio a crescere, per permettergli un ottimo futuro e questi si è recato in America per migliorare il proprio livello di istruzione lasciando sola la madre, allo stesso modo la nonna del protagonista decide di fare il meglio per il nipote sacrificando tutto il resto per la felicità di quest’ultimo.
Sono, insomma tante le chiavi di lettura che si possono attribuire a questo cortometraggio che, in pochi minuti, riesce a racchiudere tante verità e tante storie. In pochi piccoli gesti si nasconde tantissimo. Se da una parte si può considerare questo brevissimo viaggio come una sorta di fuga in generale dall’oppressione, dalla malinconia e dalla tristezza, dall’altra si può paragonare anche ad un viaggio di migrazione verso una sorta di terra promessa. La luce che si vede in fondo alla buia caverna è la speranza che, nascosta nel profondo del protagonista, diventa la guida che lo porta a realizzare tutto quello che può portarlo alla vera felicità.
Inoltre, come viene spiegato dall’autore, dietro i tanti piccoli gesti di cui il corto è pieno si celano tante piccole perle fornite da tutti coloro che hanno collaborato alla realizzazione del cortometraggio che hanno voluto dare il proprio contributo per raccontare quella che, alla fine, è una storia universale di amore, speranza, voglia di vivere.
Un finale che lascia l’amaro in bocca, ma commuove anche al punto giusto, nel quale, senza bisogno di ulteriori spiegazioni, si racchiude l’essenza sia del corto che della vita in generale.


Veronica Ranocchi

giovedì, aprile 09, 2020

DISNEY PLUS: SMASH AND GRAB


Smash and Grab
di Brian Larsen
USA
genere: animazione
durata: 8’

Ambientato in un futuro distopico, il corto Pixar “Smash and Grab”, traducibile con “distruggi e acchiappa” è la storia di due robot antiquati pronti a tutto pur di ottenere una libertà che, inizialmente, sembra irraggiungibile.
I due sono costretti a vivere e lavorare all’interno di un treno nel quale si occupano di sistemare e catalogare delle rocce, in maniera continuativa, come all’interno di una sorta di catena di montaggio. Confinati, anche fisicamente, all’interno di questo treno merci sembrano quasi non essere a conoscenza del mondo che li circonda. Quando, però, uno dei due inizia a guardare fuori dal finestrino e si accorge del panorama che si staglia davanti ai loro “occhi” decide di tentare il tutto per tutto e insieme all’amico cercando di escogitare un piano per fuggire e ottenere finalmente una libertà che da sempre era stata loro negata.
Grazie alla curatissima grafica e alla costruzione di questi spazio e tempo indefiniti, lo spettatore è immerso in una realtà nuova, alla quale non è solitamente abituato e che fatica a riconoscere o ad associare. Nonostante ciò, però, il senso di costrizione che i due personaggi provano si manifesta anche nel pubblico che può limitarsi solo ad osservare inerme la scena.
Sia per la costruzione “fisica” dei due protagonisti, sia per lo scenario quasi post apocalittico nel quale si ritrovano a dover vivere, sia per la situazione di estremo disagio “Smash and Grab” sembra strizzare fortemente l’occhio ad un capolavoro dell’animazione Pixar, “Wall E”, nel quale il protagonista è un robot, come in questo caso, che si ritrova ad essere l’unico abitante della Terra, dopo che tutti gli abitanti se ne sono andati per cercare una vita migliore. Se, però, Wall E può contare praticamente solo sulle sue forze, Smash e Grab hanno almeno l’appoggio l’uno dell’altro da poter sfruttare per uscire da questa assurda e triste situazione.
Nonostante si tratti di robot, quindi di esseri apparentemente inanimati, i due protagonisti sono in grado di provare (e trasmettere) tutta una serie di emozioni che, a cose normali, spetterebbero agli esseri umani. E da questo punto di vista entra in gioco il minuzioso lavoro dei disegnatori e animatori che hanno lavorato accuratamente al progetto, prestando particolare attenzione ad ogni minimo dettaglio, uno su tutti lo sguardo.
Dal punto di vista delle tematiche, oltre a quella già citate, della libertà in generale, si può considerare il corto anche come un richiamo allo sfruttamento e una lotta e un incentivo a migliorare questa situazione e condizione che talvolta i lavoratori subiscono. E ovviamente anche un inno all’amicizia che, contro tutto e tutti, riesce a vincere e sconfiggere i nemici e le paure. Grazie al supporto e all’amicizia reciproca, Smash e Grab, impauriti dal fatto di poter diventare qualcos’altro e magari essere dimenticati e non più utilizzati a causa delle loro caratteristiche obsolete, emergono e vincono sconfiggendo chiunque.

Veronica Ranocchi

venerdì, aprile 03, 2020

DISNEY PLUS: PURL


Purl
di Kristen Lester
USA, 2018
genere: animazione
durata: 9’
Nonostante i pochi minuti a disposizione i cortometraggi riescono molto spesso nel difficile compito di trattare tematiche importanti, profonde e, talvolta, ostiche, in maniera superiore rispetto a quella dei lungometraggi.
Grazie alla breve durata l’argomento centrale e il suo svilupparsi avvengono, seppur in maniera rapida, comunque in modo efficace e permettono, attraverso pochi e semplici gesti o dialoghi di immedesimarsi e immagazzinare informazioni ancora più di quanto non possa effettivamente fare un classico lungometraggio.
E’ il caso di “Pur”, cortometraggio d’animazione Pixar che si incentra sulla vita di un gomitolo di lana, assunto in un’azienda.
Purl è, infatti, il nome di un gomitolo di lana rosa umanoide che viene assunta come impiegata all’interno di un’azienda composta interamente da uomini che, inizialmente, sembrano non notarla, proprio perché diversa da loro. A seguito, però, di un pranzo, al quale la protagonista non viene invitata, capisce, osservando la foto dei dipendenti, che si tratta di un’azienda tutta al maschile e, quindi, si adopera per omologarsi agli altri ed essere accettata. Così facendo viene, finalmente, notata dai colleghi che iniziano a considerarla, finché non arriva un nuovo gomitolo che rischia di subire la stessa sorte di Purl. Fortunatamente quest’ultima capisce e decide di fare da tramite tra gli umani e la nuova arrivata, dandole così un’opportunità e facendo strada a nuovi futuri gomitoli.
Tra le righe si possono leggere e scovare varie tematiche, ma ciò che emerge è, oltre all’accettazione, un chiaro riferimento al femminismo, o meglio alla disparità tra uomo e donna che, in alcuni ambienti, è ancora ampiamente presente.
In questo caso, però, trattandosi di animazione, sembra quasi passare in secondo piano il fatto che Purl sia una femmina e che non venga accettata per questo, perché ci si concentra sulla forma, sull’aspetto e, quindi, sul fatto che sia un gomitolo e non un essere umano. Il fatto di essere una donna è secondario, tanto che non vengono citati elementi o aspetti che facciano riferimento a questo (se si vuole l’unica caratteristica è il colore rosa, ma, ad esempio, nella nuova arrivata Lacy, seppur gialla, è molto più evidente questo tratto).
Nonostante tutto, però, e nonostante un primo momento in cui si abbatte e demoralizza pensando che non ci sia spazio per lei in questa azienda, Purl riflette e pensa di sconfiggere l’ostilità nei suoi confronti superando i suoi colleghi con l’astuzia e, quindi, mascherandosi come loro. Nel momento in cui Purl assume un aspetto più vicino a loro e più “maschile” tutto sembra lecito e tutti i colleghi sembrano disposti ad ascoltarla ed invitarla. In questo modo, però, paradossalmente, non risulta una vincitrice perché non riesce ad evadere da questo mondo e, anzi, deve omologarsi per sentirsi accettata. Fortunatamente l’arrivo di Lacy le permetterà di aprire gli occhi e di vedere le cose nel giusto modo: nessuno deve trasformarsi o modificarsi in alcun senso per essere accettato dagli altri. Ogni persona è unica e speciale a suo modo, senza doversi conformare a niente e nessuno, ma rimanendo se stessa. E’ questo il vero insegnamento di “Purl” che, in una decina di minuti riesce a far vedere il mondo letteralmente da un’altra prospettiva.

Veronica Ranocchi

lunedì, marzo 30, 2020

DISNEY PLUS: FLOAT


Float
di Bobby Rubio
USA, 2019
genere: animazione
durata: 7’

Uno dei poteri più belli del cinema è quello di trasformare qualsiasi cosa. Con le nuove tecnologie questo aspetto è presente in molte opere, ma uno dei generi che può vantare il più ampio uso di questo fattore è, oltre alla fantascienza, sicuramente il cinema di animazione. Con i personaggi animati lo spettatore si immerge letteralmente in un altro mondo, un mondo in grado di raccontare qualsiasi cosa nel modo più magico possibile. Se da una parte questo è l’aspetto positivo, il risvolto della medaglia è sicuramente il fatto che molti sono portati a pensare e considerare il cinema d’animazione come qualcosa di unicamente riservato ai più piccoli. Ed è il grande errore che molti stanno cercando di arginare realizzando prodotti sempre più “complessi” per i bambini.
Un esempio sono i cortometraggi Disney Pixar, da poco disponibili sulla piattaforma Disney Plus.
Passandoli in rassegna ci si accorgerà della profondità che raccontano attraverso piccoli gesti e pochi minuti.
“Float”, ad esempio, è la storia di un bambino diverso e che, a causa di questa sua diversità, non viene accettato né dalla società né tantomeno dal padre che cerca, in ogni modo possibile, di nasconderlo perché sa che potrebbe provocare delle reazioni negli altri che andrebbero a turbare il figlio. La diversità del piccolo è quella di riuscire a volare, a fluttuare nell’aria. Il padre, visivamente provato da questa situazione, cerca con tutti i mezzi a disposizione, di mascherare ciò, utilizzando dei sassi che mette nello zaino del piccolo e tenendolo il più possibile fermo ed ancorato a terra. Quando, però, il bambino esausto di tutto questo decide di liberarsi, il padre pronuncia l’unica frase di tutto il corto, sufficiente a spiegare a tante cose: “perché non puoi essere normale?”.
Accettare questa diversità significa immedesimarsi con il piccolo protagonista, mettersi nei suoi panni e provare le stesse cose.
La curiosità è che la pellicola è un adattamento della vera storia di Bobby Rubio, regista e autore della Pixar, che ha voluto rappresentare e mostrare ad un pubblico sempre più ampio, la storia della sua vita e della sua famiglia, avendo un figlio autistico. Il potere, infatti, al quale si alludeva inizialmente è proprio questo: descrivere attraverso la magia e la fantasia qualcosa di serio, importante, in modo da farlo arrivare a più orecchie e occhi possibili. In questo caso la sfida è doppia, ma riesce nell’intento di stringere il cuore del pubblico che non può che commuoversi di fronte ai comportamenti di un padre verso il proprio figlio.
A livello di animazione, seppur ormai quasi impeccabile, la mano Pixar è fin troppo evidente con personaggi fisicamente caratterizzati come quelli di altre storie, facilmente accomunabili. E se da una parte questo può aiutare a empatizzare con personaggi buoni, già visti, dei quali ci si fida a prescindere, dall’altra si rischia forse di mescolare le cose.
Ma in un cortometraggio del genere si può chiudere un occhio e concedere anche questo.

Veronica Ranocchi

sabato, marzo 28, 2020

LILLI E IL VAGABONDO


Lilli e il vagabondo
di Charlie Bean
USA, 2019
genere: sentimentale, commedia, musicale
durata: 104'

Il live action di “Lilli e il vagabondo” è sicuramente uno dei prodotti originali più attesi dal momento dell’annuncio della nuovissima piattaforma di streaming del grande colosso di cinema d’animazione e non solo. Adesso con Disney + basta un solo click per scegliere tra i tantissimi prodotti, dai grandi classici ai cortometraggi, dai documentari agli eroi Marvel, e rivivere le stesse emozioni che si erano vissute da bambini.
Tra gli “originali” spicca un ritorno agli albori proprio con una nuova riproposizione del classico d’animazione degli anni ’50 che vede protagonista il mondo canino.
La storia è quella che tutti conosciamo: Lilli è una cagnolina, una cocker spaniel americana, che viene adottata da una giovane coppia in occasione del Natale. Le giornate passano velocemente finché i padroni non cominciano ad apparire più scostanti e meno interessati alla piccola. Il motivo è semplice: la donna è in dolce attesa e la coppia dovrà presto occuparsi del loro primogenito, il quale necessiterà naturalmente di maggiori attenzioni. La povera Lilli, sentendosi sperduta e rifiutata, cerca di capire il motivo e di farsi comunque benvolere a suo modo, ma l’arrivo della zia della giovane coppia che dovrà badare alla cagnolina scombussolerà ancora di più la tranquilla quotidianità della protagonista. A seguito dell’imposizione di un’inutile museruola, perché ritenuta pericolosa, Lilli si deciderà a scappare, ma non sapendo niente della vita di strada, si troverà a dover chiedere aiuto ad un vagabondo, il furbo schnauzer randagio Biagio che la accompagnerà in giro e le farà vivere tutta una serie di avventure completamente nuove per la cagnolina, abituata solo e soltanto alla vita domestica. Durante il rientro a casa, però, qualcosa andrà storto e i due dovranno fare affidamento l’uno sull’altra per evitare il pericolo più grande per un cane: il canile.
Un remake in live action che soddisfa il pubblico, ma solo a metà.
Rivivere l’avventura di questi due cagnolini innamorati fa sempre battere il cuore, anche a distanza di 60 e più anni, ma la continua insistenza nel voler riportare alla luce tutti i grandi classici in questa versione convince sempre meno. Soprattutto se si tratta, come in questo caso, di andare a mescolare attori in carne ed ossa con animali che, a differenza del live action de “Il re leone”, non sono realizzati in CGI, ma sono reali. Purtroppo, nonostante gli animali siano in carne ed ossa, appare forzata la decisione di farli parlare tra loro, decisione alla quale era forse preferibile una modalità diversa, magari una comunicazione sotto forma di pensieri e resa in maniera più naturale.
Trattandosi comunque di un remake e, quindi, di qualcosa che poteva andare a modificare l’originale, la storia si è mantenuta sullo stesso filone e quasi le stesse tematiche, naturalmente attualizzate ai giorni nostri e rese più naturali e verosimili rispetto a quelle del classico d’animazione.
Per ovvie ragioni i personaggi umani appaiono molto più frequentemente rispetto al film degli anni ’50, ma, nonostante tutto, non rubano la scena ai veri protagonisti: gli animali.
Anche la rappresentazione dei cani è quasi del tutto fedele all’originale con qualche modifica non troppo funzionale alla narrazione. Un esempio sono i due cani vicini di casa della protagonista Lilli, un po’ snaturati dal loro ruolo originario, ai quali resta solo (e nemmeno completamente) il compito di portare un po’ di comicità alla storia.
Un film che, in conclusione, risulta un prodotto alla ricerca di un target di pubblico non troppo elevato, con non troppe pretese, realizzato con il principale scopo di lanciare la nuova piattaforma streaming. Una scelta giusta? Sarà il tempo a darci una risposta.

Veronica Ranocchi
(recensione pubblicata su taxidrivers.it)