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domenica, agosto 11, 2013

LUCA IL CONTRABBANDIERE

Italia '70 - il cinema a mano armata (25)
LUCA IL CONTRABBANDIERE (1980)
Regia: Lucio Fulci
Cast: Fabio Testi - Marcel Bozzuffi - Guido Alberti - Enrico Maisto.

di Fabrizio Luperto

Luca Ajello (F. Testi) insieme al fratello Michele (E. Maisto) contrabbanda sigarette a Napoli. Entrambi cadono vittime di una imboscata e Michele viene ucciso. A dispetto delle implorazioni della moglie, Luca giura vendetta. Scoprirà che qualcuno ha tradito, ma non si tratta di suoi rivali in affari, il tutto è legato all'arrivo sulla scena malavitosa del marsigliese (M. Bozzuffi) che vuole sostituire le sigarette con la droga.

1980, il poliziottesco duro e puro è ormai morto e prima della declinazione comica (la serie del maresciallo Giraldi interpretato da T. Milian) spara le sue ultime cartucce miscelandosi con il "cinema-guappo" di ambientazione partonopea (Napoli...serenata calibro 9 - I contrabbandieri di Santa Lucia).
Il principale elemento distintivo di questo tipo di pellicole è rappresentato dall'eroe di turno che, al contrario del poliziottesco non è un poliziotto o un funzionario dello Stato, ma un appartenente ad una presunta camorra "dai sani principi" che si oppone alla criminalità fatta di morti ammazzati o al traffico di droga.
In questo sottofilone si inserisce Luca il contrabbandiere, prodotto leggermente anomalo rispetto ad altre pellicole simili e la presenza di Lucio Fulci alla regia ne è l'indiscutibile conferma.
Nonostante qualche dialogo stucchevole, il film è gradevole, ben girato e non concede pause. Fulci, da vero "terrorista dei generi", lo infarcisce con scene da film horror, come quando un uomo del marsigliese brucia il volto di una donna con la fiamma ossidrica e di sequenze piuttosto dure come quella dello stupro della moglie di Luca.

Come ogni film di Fulci, anche Luca il contrabbandiere nasconde misteri e vicissitudini produttive. Il film, ufficialmente, fu finanziato dalla Primex Italiana (di proprietà della famiglia Infascelli) e dalla C.M.R., una sconosciutissima casa di produzione che ha "finanziato" solo questo film per poi scomparire.
In realtà, dopo le prime riprese presso gli studi della De Paolis a Roma, i soldi erano già finiti. La troupe si trasferì a Napoli, dove in soccorso giunsero i veri contrabbandieri che misero a disposizione motoscafi, uomini, ristoranti e soldi. Questi finanziatori occulti (mica tanto) pretesero qualche ritocchino alla sceneggiatura: imposero il cambio del titolo, che in originale era Violenza; suggerirono la sequenza della riunione dei capi del contrabbando che si svolge in mare; fecero inserire dei dialoghi che tutelassero l'immagine del contrabbandiere e che condannavano la droga.
Queste le parole di Lucio Fulci rilasciate durante un intervista curata da Garofalo e De Lillo:"...è un film che mi piace, un buon film nero. Lo girai in assoluta libertà. La produttrice poi non mi pagò, la produttrice esecutiva, perchè io avevo più contatti con i contrabbandieri..."

Curiosità: durante la sequenza della sparatoria risolutiva, da dietro alcune casse di legno, sbuca armato di mitragliatrice Lucio Fulci in persona.
Luca il contrabbandiere fu distribuito nell'agosto del 1980, prima visione a Rimini, incasso totale 756.203.707 lire.
Nel cast, nel ruolo di una prostituta, anche Ajita Wilson, il noto transessuale prematuramente scomparso, protagonista dell'italianissimo Gola profonda nera (Guido Zurli 1976), ma questa è un'altra storia.

Fabrizio Luperto

sabato, dicembre 29, 2012

Italia '70. Cinema a mano Armata (24) - Milano trema: la polizia vuole giustizia

ITALIA '70 IL CINEMA A MANO ARMATA (24)
MILANO TREMA: LA POLIZIA VUOLE GIUSTIZIA (1973)

Recensione di Fabrizio Luperto


Regia: Sergio Martino
Cast: Luc Merenda - Richard Conte - Silvano tranquilli - Lia Tanzi - Carlo Alighiero

Il Film: Milano trema, la città è quotidianamente stuprata da criminali senza scrupoli.
Per ristabilire l'ordine bisogna necessariamente passare per il disordine, in modo da giustificare la repressione.
Il "Padulo" (Richard Conte), muove gli ingranaggi di una macchina criminale messa a punto per "normalizzare" la città e il Paese.
Servendosi di piccoli criminali, organizza rapine in banca dove ci scappa spesso il morto. Il fine ultimo dell'organizzazione di cui fa parte è quello di portare alla guida del paese partiti e uomini in grado di dar vita ad un governo autoritario.
Il commissario Caneparo (Luc Merenda) con i suoi metodi un po' discutibili ma efficaci vuole vederci chiaro e si infiltra nell'organizzazione malavitosa del "padulo".

Commento: Sergio Martino dirige tenendo presenti le esigenze del film d’azione e infarcisce il film con spettacolari inseguimenti.
La figura di Caneparo, violento ma che mette a repentaglio la sua vita per salvare la comunità deve molto (come tutti quelli che verranno in seguito) al primo Dirty Harry (Il caso scorpio è tuo - 1971).
Sergio Martino dimostra di conoscere quali ingredienti scegliere per servire al pubblico un piatto prelibato e il Luc Merenda poliziotto infiltrato è un intuizione indovinata.
Il commissario Caneparo (Luc merenda) è (insieme al personaggio interpretato da Franco Nero ne LA POLIZIA INCRIMINA LA LEGGE ASSOLVE di Enzo G. Castellari) il primo esempio di poliziotto aitante e dai metodi brutali, figura chiave di tutto il filone polizittesco.

Curiosità/Notizie: La spettacolare sequenza dell'inseguimento (quella più lunga) è molto nota tra gli appassionati del genere poliziesco. Infatti questa scena (con montaggio diverso) è presente in ben 3 film: oltre che in MILANO TREMA: LA POLIZIA VUOLE GIUSTIZIA (1973); è inserita anche in MILANO ODIA:LA POLIZIA NON PUO' SPARARE (1974); ROMA A MANO ARMATA (1975).
Questo è dovuto al fatto che il produttore dei 3 film era LUCIANO MARTINO (fratello del regista Sergio) che aveva commissionato delle scene di inseguimenti allo stuntman francese JULIANNE REMY, che era solito girare con auto proprie e con operatori di sua fiducia. Una volta entrato in possesso del materiale girato, il produttore per sopperire alla mancanza di risorse economiche utilizzò le scene in più film.
Un'altra sequenza di questo film, riguardante un inseguimento-scontro automobilistico è presente in LA POLIZIA ACCUSA: IL SERVIZIO SEGRETO UCCIDE (1975) sempre diretto da Sergio Martino.
MILANO TREMA: LA POLIZIA VUOLE GIUSTIZIA incassò oltre un miliardo di lire.


Fabrizio Luperto




 

martedì, novembre 13, 2012

B-Movie Festival a Milano, dal 14 al 18 novembre 2012

Per tutti gli appassionati del genere poliziottesco siamo lieti di segnalare il B-Movie Festival (omaggio alle produzioni cinematografiche di serie B) che si terrà a Milano dal 14 al 18 novembre 2012.

Il programma della manifestazione e tutte le info relative, su proiezioni, ospiti e presentazioni di libri, sono disponibili sul sito dell'evento: http://www.bmoviefestival.it/

Tra gli ospiti ricordiamo il regista Enzo Castellari, Stella Gasparri, figlia dell’attore Franco Gasparri, e Danilo Massi, figlio del regista Stelvio Massi, il regista Sergio Martino, il regista Carlo Lizzani (interverrà da remoto, in videoconferenza) ed il regista Umberto Lenzi.

lunedì, agosto 27, 2012

ITALIA '70 IL CINEMA A MANO ARMATA (23) BERSAGLIO ALTEZZA UOMO


Bersaglio altezza uomo (Ita-Tur 1979)
Regia: Guido Zurli
Cast: Luc Merenda - Kabir Inanir - Pamela Villoresi - Gabriella Giorgelli - Paola Senatore
IL FILM: Siamo in Turchia e l'ispettore dell'interpol keaton (Merenda) è sulle tracce di un gruppo di narcotrafficanti.
I criminali cercano di sbarazzarsi del poliziotto con ogni mezzo, ma keaton è imprendibile e ammazza chiunque si metta sulla propria strada.
Il campione di tiro Gengis (Inanir) viene contattato dai narcotrafficanti per essere ingaggiato allo scopo di uccidere l'ispettore keaton grazie alla sua infallibile mira.
Ovviamente, il campione rifiuta la proposta e per essere più convincenti i trafficanti prima gli ammazzano la madre e successivamente violentano la moglie.
A questo punto non può far altro che accettare, ma d'accordo con Keaton, Gengis finge di fare quello che i gangster vogliono da lui.
Insieme all'ispettore, poi, collabora alla definitiva sconfitta della banda, che viene arrestata.
IL COMMENTO: Grazie alla co-produzione turca il cast messo insieme per questo tardo poliziottesco non è  malaccio ma il risultato è indigeribile.
Luc Merenda è ridotto al ruolo di comprimario per far posto al divo locale Kabir Inanir.
Improponibile la premessa del film: vengono commessi omicidi e violenze per convincere il campione di tiro al piattello ad accettare un compito che qualsiasi killer adeguatamente retribuito potrebbe svolgere. 
Per carenza di mezzi e denari gli inseguimenti si svolgono tutti a piedi e gli attori turchi sono di una incapacità imbarazzante.
Gli inutili e lunghi scontri a fuoco, il numero esagerato di morti ammazzati e la banalità dei dialoghi completano il disastro in salsa turca messo in piedi dal toscano Guido Zurli. 
Bersaglio altezza uomo è una delle ultime tappe del poliziottesco, che nel 1979 era già in pieno declino.
CURIOSITA': Il regista Guido Zurli insieme a Giacomo Gentilomo aveva diretto nel 1963 Le verdi bandiere di Allah, alla cui sceneggiatura avevano partecipato Sergio Leone e Umberto Lenzi. 
Fabrizio Luperto

giovedì, agosto 16, 2012

LA POLIZIA ACCUSA IL SERVIZIO SEGRETO UCCIDE - ITALIA 70 - IL CINEMA A MANO ARMATA (22)


 
 
La Polizia accusa: il servizio segreto uccide (1975)
Regia:Sergio Martino
Cast: Luc Merenda - Tomas Milian - Delia Boccardo - Mel ferrer - Michele Gammino - Claudio Gora - Antonio Casale - Paola Tedesco - Gianfranco Barra
 
IL FILM: Il Commisario Solmi (Merenda)viene a conoscenza di un tentato colpo di Stato che vede tra i suoi ispiratori il capitano dei servizi segreti Sperli (Milian).
Il giudice Mannino (Ferrer) rigoroso magistrato, non crede alle tesi di Solmi, che continua le indagini tra mille ostacoli.
Aiutato dalla fidanzata giornalista (Boccardo), il commissario riesce ad individuareun campo di addestramento paramilitare e a smascherare Sperli.
Dinanzi all'evidenzadei fatti il giudice Mannino si schiera con convinzione al fianco del giovane e intraprendente commissario, ma ormai è troppo tardi e Solmi cade sotto i colpi dei killer che lo freddano all'uscita della sua abitazione.
 
IL COMMENTO: La polizia accusa: il servizio segreto uccide è il tentativo di Sergio Martino di combinare il cinema di impegno civile con i canoni classici del poliziottesco.
Questo film può essere considerato un instant movie a tutti gli effetti, poichè arriva nelle sale pochi mesi dopo le bombe di Piazza della Loggia, in un momento in cui cominciao ad emergere le responsabilità dei servizi deviati. Chiaro il riferimento al campo di addestramento paramilitare scoperto nella provincia di rieti dopo la strage di Brescia, e anche l'uccisione di Sperli, nella sua dinamica, ricorda quella del commissario calabresi.
 
CURIOSITA':Il regista in questa pellicola ricicla un inseguimento presente in un suo precedente film: Milano trema: la polizia vuole giustizia.
Un errore grossolano è presente in questa pellicola. Quando Solmi suona il campanello di casa della Tunisina l'appartamento esplode perchè saturo di gas.
Quando Solmi entra in casa, non c'è nessuna traccia della potente esplosione, unico indizio una tendina bruciacchiata e la tunisina che giace per terra senza segni evidenti dell'esplosione.
Fabrizio Luperto

mercoledì, giugno 22, 2011

I CONTRABBANDIERI DI SANTA LUCIA - ITALIA '70 - IL CINEMA A MANO ARMATA (21)

I CONTRABBANDIERI DI SANTA LUCIA (1979)
Regia: Alfonso Brescia
Cast: Mario Merola - Antonio Sabato - Gianni Garko - Lucio Montanaro - Lorraine De Selle


IL FILM: Approfittando della confusione generata dalla rivoluzione Khomeinista alcuni boss di New York, appartenenti a delle famiglie mafiose italoamericane, vogliono mettere le mani su cinque tonnellate di eroina provenienti dall'Iran.
Il capitano della Guardia di Finanza Radevic (G. Garko) viene a conoscenza che il carico di eroina raggiungerà New York dopo che avrà fatto tappa nel porto di Napoli, dove risiede Michele Vizzini (A. Sabato), insospettabile e ricco industriale, legato alla mafia italo-americana, ma che spesso presta il denaro necessario per pagare i carichi ai contrabbandieri di sigarette.
Il capitano Radevic, per poter incastrare i trafficanti di droga, si finge un contrabbandiere slavo e cerca di entrare in contatto, proponendogli un affare, con il capo indiscusso del contrabbando di sigarette Don Francesco Autiero (M. Merola).
Il capitano sottovaluta però Don Francesco, che smaschera subito Radevic e lo fa pestare dai suoi uomini.
A questo punto Radevic, chiede a Don Francesco di aiutarlo ad intercettare il carico di eroina e Don Francesco che è un boss vecchia maniera, contrario al traffico di stupefacenti, accetta, chiedendo in cambio un periodo di tregua da parte della Guardia di Finanza di cui il capitano dovrà farsi garante.

COMMENTO: Ne I Contrabbandieri di Santa Lucia, Alfonso Brescia, propone la figura del boss (Don Francesco) vecchio stampo, ovvero del fuorilegge dal cuore d'oro, non ricco, che con i suoi traffici consente la sopravvivenza di migliaia di famiglie povere abbandonate dallo Stato e dalla politica che in una città disastrata come Napoli sono destinate alla povertà e alla sofferenza.
Estremamente chiaro, oltre che retorico e sufficientemente falso, il messaggio del regista nella sequenza in cui Don Francesco, prima di accettare l'offerta del Capitano, lo obbliga ad un tour nei quartirei più poveri di Napoli allo scopo di far capire all'ufficiale chi sono e in quali condizioni disagiate vivono, gli uomini e le donne che smerciano le sigarette di contrabbando per le strade.
Il film parte bene e la regia di Alfonso Brescia sembra meno piatta del solito, ma nella seconda parte il film perde molto di forza e si esagera con le parentesi pseudo comiche di Lucio Montanaro prima di abbandonarsi nella lunga sequenza del matrimonio per chiudere con uno svogliato inseguimento automobilistico e una sparatoria priva di tensione.

NOTIZIE-CURIOSITA' I Contrabbandieri di Santa Lucia è uno di quei film appartenente al sottofilone del poliziottesco che miscela il poliziesco e il cinema-guappo e rappresenta uno degli estremi tentativi di tenere in vita il poliziottesco (che ormai sta esaurendo la sua spinta) e come tutti i filoni è destinato a morire, prima di essere resuscitato sottoforma di commedia (Tomas Milian/Maresciallo Giraldi), esattamente come successo con lo spaghetti -western (Bud Spencer - Terence Hill).
Il film è palesemente insertato e alcune delle immagini dovrebbero provenire da AFYON OPPIO ( Ferdinando Baldi 1973)
In una delle scene iniziali G. Garko e il piccolo M. Girondino si fermano davanti alla locandina de LO SCUGNIZZO, film interpretato da loro stessi e diretto da Alfonso Brescia, commentandolo positivamente.

Frase cult : "a Napoli o' contrabbando è comm a' Fiàt, solo che nujie nun putimme scioperare"

lunedì, maggio 16, 2011

LA POLIZIA HA LE MANI LEGATE - ITALIA 70 - IL CINEMA A MANO ARMATA (20)

LA POLIZIA HA LE MANI LEGATE (1974)
Regia: Luciano Ercoli


Cast: Claudio Cassinelli - Franco Fabrizi - Arthur Kennedy - Bruno Zanin - Sara Sperati

IL FILM. Una bomba esplode nella hall di un albergo milanese, causando morti e feriti.
Il commissario Rolandi (Claudio Cassinelli), che era nell'hotel per sorvegliare un trafficante di droga assiste alla strage. Qualche ora dopo, il suo amico e collega Balsamo (Franco Fabrizi) si imbatte nell'attentatore, il giovane Federico Ludovisi (Bruno Zanin), ma se lo fa scappare.
Mentre delle indagini ufficiali si occupa un integerrimo magistrato, il procuratore generale Di Federico (Arthur Kennedy), il commissario Rolandi, che lavora alla sezione narcotici, inizia un'indagine personale per scoprire chi sono gli autori ed i mandanti della strage.
Ma molte cose non quadrano, qualche insospettabile fa il doppio gioco e ogni volta che il commissario Rolandi si avvicina a scoprire una qualche verità, i suoi testimoni vengono puntualmente uccisi da misteriosi killer.

COMMENTO. La Polizia ha le mani legate fa parte di quel sottofilone del poliziottesco che si occupa di trame eversive, servizi segreti deviati, stragi di stato.
Il film elimina quasi completamente gli inseguimenti e le insistite sparatorie classiche del genere per concentrarsi su una storia di eversione e servizi segreti.
Il lavoro di Luciano Ercoli è senza dubbio apprezzabile, l'atmosfera è quella giusta, la psicologia dei personaggi è ben delineata in quasi tutti i casi, l'aria di sospetto che si respira all'interno del palazzo di giustizia è ben rappresentata, ma al momento di affondare il colpo, il regista diventa vago, (già aveva rassicurato gli spettatori facendo capire chiaramente che l'attentato è frutto di un errore e che la bomba era destinata ad un traliccio) mette in primo piano la vicenda personale del protagonista lasciando sullo sfondo l'interessante vicenda complottista che purtroppo, nella realtà, ha segnato in maniera indelebile la storia italiana dalla fine degli anni sessanta agli inizi degli anni ottanta e che ancora oggi rimane oscura con il suo bagaglio di centinaia di vittime e quasi sempre nessun colpevole.



CURIOSITA' E NOTIZIE. L'esplosione della bomba in un hotel milanese rimanda chiaramente alla vera bomba esplosa nella Banca dell'Agricoltura in Piazza Fontana a Milano, infatti i funerali che si vedono in Tv sono proprio quelli delle vittime della strage di Piazza Fontana avvenuta il 12 dicembre 1969.

lunedì, dicembre 13, 2010

LA BANDA VALLANZASCA - Italia '70. Il cinema a mano armata (19)

LA BANDA VALLANZASCA
Regia: Mario Bianchi
Cast: Enzo Pulcrano - Gianni Diana - Antonella Dogan - Franco Garofalo - Stefania D'amario - Paolo Celli


IL FILM: Roberto (Enzo Pulcrano) evade dalla prigione insieme al suo compagno di cella Italo (Gianni Diana). Dopo aver tentato una rapina durante il matrimonio dei rampolli di due potenti famiglie mafiose, i due vengono assoldati da una misteriosa e potente organizzazione criminale dedita ai sequestri di persona.
Durante un posto di blocco, i due compari perdono la calma e danno vita ad un conflitto a fuoco con la polizia dove l'unico a restare in vita è Roberto.
Una volta messosi al sicuro, Roberto viene incaricato dall'organizzazione di portare a termine il sequestro della giovane figlia (Stefania D'amario) di un noto petroliere.

COMMENTO: Uno dei tanti film a bassissimo costo spediti nelle sale di seconda e terza visione per sfruttare il successo del filone più in voga del momento (come già accaduto con lo spaghetti-western).
Il film è sciatto, mal recitato, quasi privo di sceneggiatura, infarcito di dialoghi allucinanti che spesso sfociano nel comico involontario.
La sceneggiatura (se così la possiamo chiamare) ci regala alcune "chicche" indimenticabili già nella prima mezz'ora: Appena fuggiti di galera, Roberto e Italo si presentano al matrimonio dei figli di due potentissimi boss (come erano a conoscenza dell'evento?) e chiedono di Riccardo, un tale che ovviamente non conoscono, ma che subito mette a loro disposizione un arsenale che custodisce nel ristorante dove è in svolgimento il banchetto ( è noto che tutti gli invitati ad un matrimonio custodiscono quantità industriali di armi all'interno del ristorante), ovviamente i nostri "eroi" con quelle stesse armi prima ammazzano Riccardo e poi tentano di rapinare tutti gli invitati (chi non tenta di rapinare due famiglie malavitose al gran completo?) quando le cose si mettono male ecco sbucare dal nulla gli uomini dell'organizzazione (come sapevano che Roberto e Italo erano fuggiti di galera e si erano recati in quel locale?).
Finale assurdo, dove si rievoca (a parole) la situazione politico-sociale dell'Uruguay del '73, che ovviamente nulla a che spartire con quello che abbiamo visto sullo schermo.
Mi fermo qui, il resto ve lo lascio immaginare.
Totalmente inbarazzante il fatto che il titolo del film faccia riferimento a Renato Vallanzasca, estremo tentativo per cercare di attirare pubblico in sala, visto che nel film il bandito non viene mai citato e non vi è alcun riferimento alla banda della comasina.

CURIOSITA' e NOTIZIE: Il protagonista Enzo Pulcrano era un ex pugile (pesi medi).
Nei titoli di testa si può notare che la pellicola risulta essere prodotta dalla fantomatica "Canadian International Film", che doveva essere proprio ridotta male visto che il regista Mario Bianchi dichiarò in una intervista che non aveva neanche la pellicola per girare e che si era procurato degli spezzoni rovistando nei magazzini.

mercoledì, ottobre 13, 2010

LIBERI ARMATI PERICOLOSI - Italia '70 - il cinema a mano armata (18)

LIBERI ARMATI PERICOLOSI (1976)
Regia: Romolo Guerrieri
Cast: Stefano Patrizi - Benjamin Lev - Max Delys - Eleonora Giorgi - Tomas Milian - Diego Abatantuono - Antonio Guidi


IL FILM: In una Milano sempre più violenta, Mario Farra detto il "biondo", Giovanni Etruschi detto "Joe" e Luigi Morandi detto "Luis" seminano il terrore mettendo a segno sanguinose rapine e ammazzando chiunque cerchi di fermarli.
Lea (Eleonora Giorgi) fidanzata di Luis (Max Delys) si rivolge alla polizia denunciando il proprio ragazzo e i suoi complici nella speranza di evitare stragi e soprattutto per cercare di riportare alla ragione il fidanzato.
Il biondo e Joe sono sempre più scatenati, a niente servono le proteste di Luis, che si limita a guidare l'auto durante le rapine, i due ammazzano senza pietà e soprattutto senza logica: poliziotti, malavitosi e perfino i componenti di un'altra banda di giovani, compreso il loro capo Lucio (Diego Abatantuono).
Il commissario di Polizia (Tomas Milian) è molto preoccupato, cerca di agire con calma per non mettere a rischio la vita di altri poliziotti, fa di tutto per evitare scontri a fuoco nei centri abitati, ma ormai la situazione e fuori controllo.
Sentendosi braccato, Luis è tentato di mollare i suoi complici, ma il biondo, capo della banda, non sente ragioni e avendo dei forti sospetti sul comportamento di Lea, costringe Luis a portarla con loro.

COMMENTO: Una regista che sa come fare un film d'azione (R. Guerrieri); uno sceneggiatore esperto (F. Di Leo); giovani protagonisti bravi e credibili.
Un'ottima e invidiabile base di partenza per uno dei tanti film del filone poliziottesco.
Ad impedire a LIBERI ARMATI PERICOLOSI, film comunque godibilissimo, di diventare una delle pietre miliari del poliziottesco è la solita maledetta fretta con la quale venivano confezionati questi film.
Fretta (di arrivare sul mercato; per contenere il budget) che impedisce al regista di mettere in atto gli accorgimenti necessari che avrebbero dato al film più credibilità e spessore.
Alcuni esempi facilmente riscontrabili durante la visione: 1. La polizia è efficacissima (al limite dell'impossibile) ad organizzare in pochissimo tempo la trappola presso il distributore di benzina preso di mira dai rapinatori, ma poi non solo viene beffata da tre ragazzini inesperti, ma soprattutto non riesce ad intercettare i tre balordi che circolano indisturbati per Milano a bordo di una vistosissima e lussuosa auto lanciando banconote; 2. L'escamotage con cui il capobanda riesce a far allontanare l'elicottero della polizia è arguto, ma per niente credibile, anche perché i suoi complici sono perfettamente visibili; 3. Lucio, seppur giovanissimo, vive in una lussuosissima villa e dispone di un vero e proprio arsenale che tiene in casa per nulla nascosto, questo (e altro) fa pensare che viva da solo, che disponga di un ingente patrimonio e che quindi sia un pezzo grosso della malavita a capo di uomini validi e ben organizzati. In realtà però, si riduce a compiere rapine in compagnia dei tre balordi, male organizzate e mal gestite e visto l'alto numero dei partecipanti, si tratta di colpi che dovrebbero fruttargli un bottino misero.
Detto questo, LIBERI ARMATI PERICOLOSI resta comunque un buon film di genere, diretto con mestiere e mano solida e con una sceneggiatura per niente banale, che si sforza di descrivere con una certa accuratezza (inusuale per questo tipo di film) le psicologie dei protagonisti.

CURIOSITA'e NOTIZIE: Il film è ispirato a due racconti di Giorgio Scerbanenco, scrittore di riferimento per le sceneggiature poliziesco-noir di Fernendo Di Leo.
Il plot principale del film è tratto da BRAVI RAGAZZI BANG BANG, mentre la seconda parte, quella che riguarda la fuga dei tre banditi e di Lea nelle campagne che circondano Milano, fa riferimento ad un altro racconto dello scrittore italo-ucraino.
Più precisamente si tratta di IN PINETA SI UCCIDE MEGLIO, breve racconto ambientato nella campagna toscana e precisamente nella pineta di TOMBOLO.
Si tratta della stessa pineta in cui è ambientato TOMBOLO - PARADISO NERO (1947) di Giorgio Ferroni (con Aldo Fabrizi e Adriana Benetti) uno dei film catalogati come Neoralismo nero e che rappresenta uno dei primissimi esempi di film italiani con un intreccio poliziesco-criminale, una novità assoluta per quel periodo, visto che sino a pochissimo tempo prima, in Italia, era impossibile girare film riguardanti questi argomenti a causa delle severe imposizioni volute dal regime fascista.



lunedì, luglio 26, 2010

LA BELVA COL MITRA - ITALIA '70 - IL CINEMA A MANO ARMATA (17)

LA BELVA COL MITRA (1977)
Regia: Sergio Grieco


Cast: Helmut Berger - Marisa Mell - Richard Harrison - Ezio Marano - Claudio Gora - Marina Giordana - Nello Pazzafini.

Trama: Il feroce criminale Vanni Vitali fugge dalla prigione e si vendica di chi lo ha tradito.
Il film: Nanni Vitali (Helmut Berger) criminale condannato all'ergastolo, fugge di prigione insieme ad alcuni complici.
Il suo primo pensiero è quello di uccidere Barbareschi (Ezio Marano) da lui ritenuto responsabile del suo arresto.
Vitali e la sua banda sequestrano Barbareschi e la sua fidanzata Giuliana (Marisa Mell) che vengono portati in una cava di tufo fuori città.
Una volta arrivati a destinazione i criminali si scatenano: Nanni Vitali violenta Giuliana mentre i suoi complici massacrano con calci e pugni Barbareschi, che ormai inerme viene gettato in una fossa e ricoperto di calce viva.
Giuliana viene portata in una pensione e ricattata da Vitali che vuole organizzare una rapina nell'azienda dove il padre della donna lavora come guardia giurata.
Giuliana sempre più impaurita si rivolge al commissario Santini, al quale espone il piano della "belva" Vitali.
Santini è un commissario molto noto, perchè figlio del procuratore capo Ruggero Santini (Claudio Gora) che qualche anno prima aveva condannato all'ergastolo proprio Nanni Vitali.
Il piano orchestrato dal commissario per incastrare la "belva" si rivela un mezzo fallimento: la rapina sarà un massacro, Vitali fuggirà e la polizia riuscirà ad arrestare solo i suoi complici. A questo punto lo psicopatico Vitali esce completamente fuori di testa e rapisce sia il padre che la sorella del commissario, minacciando di ammazzarli, se la sue richieste non verranno esaudite.

Commento: LA BELVA COL MITRA è il classico tardo poliziottesco che molto ricorda l'ultimo periodo dello spaghetti-western. In poche parole si cerca di conquistare lo spettatore esagerando con la violenza proprio come nello spaghetti-western di serie Z, dove registi e produttori pensavano che un elevato numero di morti ammazzati potessero bastare per eccitare lo spettatore e portare a casa buoni incassi.
LA BELVA COL MITRA parte benino, nei primi venti minuti assistiamo ad una serie di interminabili violenze che fanno ben sperare, ma con il passare del tempo la tensione cala, la sceneggiatura delude.
Il film è scritto male, la scenggiatura è inverosimile, incongruente, lacunosa, banale. Il commissario Santini è un incapace che sfiora la demenza mentale ed è interpretato da un attore (Richard Harrison) che è praticamente un sosia a buon mercato del più noto Maurizio Merli; il personaggio di Giuliana a un certo punto del film viene praticamente abbandonato e dimenticato; il personaggio di "bimbo" spunta dal nulla.
Si tratta di un film molto sopravvalutato, che deve la sua notorietà a Quentin Tarantino che cita LA BELVA COL MITRA nel suo Jackie Brown.
Ci sono comunque delle cose positive che vanno sottolineate, come ad esempio la buona interpretazione di Helmut Berger, che riesce a dare una certa credibilità al personaggio e la colonna sonora di Umberto Smaila che non è proprio da buttare.
Curiosità-Notizie: L'unico inseguimento del film è realizzato accellerando la pellicola.

Curiosità: Al contrario della stragrande maggioranza dei poliziotteschi LA BELVA COL MITRA non è ambientato in una grande città italiana, ma in una piccola cittadina, precisamente ad Ancona.
Al termine delle riprese del film, Helmut Berger, schiavo della cocaina, tentò il suicidio.

domenica, giugno 13, 2010

ITALIA A MANO ARMATA - Italia '70 - il cinema a mano armata (16)

ITALIA A MANO ARMATA (1976)

Regia: Franco Martinelli (Marino Girolami)
Cast: Maurizio Merli - John Saxon - Raymond Pellegrin - Toni Ucci - Mirella D'angelo


Trama: Il commissario Betti sfida il perfido Albertelli.

IL FILM:
Il commissario Betti (Merli) è sempre impegnato a ripulire la città con i suoi metodi sbrigativi. Questa volta è sulle tracce del criminale Albertelli (Saxon) e per questo si sposta in diverse città del nord (Torino, Milano, Genova).
Albertelli è un criminale senza scrupoli, prima ordina il sequestro di alcuni bambini e poi riesce ad incastrare Betti che viene sbattuto in prigione come un delinquente qualsiasi.
Ovviamente, la vita in prigione non è facile per il commissario che è costretto a subire le minacce dei delinquenti che lo odiano e rischia di morire quando viene aggredito da un killer ingaggiato da Albertelli.
Ma una volta fuori di galera il supercommissario si scatena, è una belva feroce, per Albertelli e i suoi complici non ci sarà scampo.
Il finale del film (molto coraggioso) ci riserva un incredibile colpo di scena, il commissario Betti viene ucciso da una sventagliata di mitra sparatagli alle spalle da un'auto in corsa.

COMMENTO: Parola d'ordine: 100% azione. In ITALIA A MANO ARMATA non vi è nessun accenno ad argomenti politici o riferimenti al sociale come spesso accade in questo tipo di pellicole.
Gli sforzi di regista e produttore sono concentrati sulle scene d'azione, infatti gli inseguimenti e gli scontri d'auto sono la parte meglio riuscita del film.
La sceneggiatura lascia a desiderare, presentando evidenti lacune ed incongruenze.
Esempio di cinema popolare al quale va riconosciutà una certa dignità.

CURIOSITA'- NOTIZIE: Il regista Franco Martinelli è in realtà Marino Girolami padre di Enzo G. Castellari.
Da sottolineare la presenza nel film (nel ruolo dello stupratore e sequestratore di bambini Mancuso) di Sergio Fiorentini, noto al grande pubblico per aver interpretato l'anziano e rassicurante brigadiere Cacciapuoti nella serie tv Il Maresciallo Rocca.
Nella scena in cui la bmw dei malviventi prende fuoco, si vede chiaramente che alla guida non ci sono gli attori ma due stuntman che indossano caschi protettivi e tute ignifughe di colore nero.
Il regista ha dichiarato che la morte del commissario Betti fu decisa da lui come ripicca nei confronti del produttore che aveva permesso ad Umberto Lenzi di utilizzare il personaggio da lui inventato per Napoli Violenta.

mercoledì, giugno 02, 2010

Il cinico, l'infame, il violento (Lenzi, 1977)

Titoli di testa de "Il cinico, l'infame, il violento" di Umberto Lenzi, anno 1977.

martedì, aprile 20, 2010

LA CITTA' GIOCA D'AZZARDO - Italia '70 - Il cinema a mano armata (15)

LA CITTA' GIOCA D'AZZARDO (1975)
Regia: Sergio Martino

Cast: Luc Merenda - Corrado Pani - Dayle Haddon - Enrico Maria Salerno - Lino Troisi
Trama: Il baro Luca Altieri grazie alla sua abilità viene "assunto" dal boss delle bische cittadine.


Il Film: Luca Altieri (Merenda) un baro assai spaccone riesce a farsi assumere dal "Presidente" (Salerno) boss indiscusso delle bische della città. I suoi guai iniziano quando Altieri ruba la donna (Haddon) a Corrado (Pani) violento e arrogante figlio del boss.
Corrado che da sempre mal sopporta di essere messo in ombra dalla figura del temuto e rispettato padre, decide di vendicarsi.
Accecato dalla gelosia, Corrado commette molti errori e si ritroverà abbandonato anche dagli amici del padre.

Commento: Prima parte del film di ambientazione cittadina, violenta e brutale anche se spesso alternata a momenti più leggeri quasi sempre affidati a Luc Merenda aitante e affascinate giocatore d'azzardo e sciupafemmine.
Nella seconda parte della pellicola l'ambientazione è spostata sulla costa azzurra e il film vira decisamente verso il melodramma, con annessa una passeggiata in riva al mare in stile sceneggiata napoletana di seconda generazione.
In definitiva un film, dalla sceneggiatura spesso prevedibile e un finale melodrammatico un pò stonato, anche se ritmo e violenza non mancano. Bravo Corrado Pani e sempre all'altezza della situazione il caratterista Lino Troise.

Curiosità-Notizie: L'inseguimento finale ambientato in costa azzurra in realtà è stato in parte girato a Gaeta.

martedì, aprile 13, 2010

Milano trema (1973) - inseguimento

Estratto di "Milano trema - La polizia vuole giustizia" (1973) diretto da Sergio Martino


lunedì, marzo 01, 2010

Cinema calibro 9.

E' disponibile nelle librerie il nuovo libro di Fabrizio Luperto, "Cinema calibro 9. Guida al poliziottesco", Manni.

dal sito dell'editore:

"Questo libro è la prima guida del poliziesco all’italiana, genere cinematografico che negli anni Settanta ha avuto incredibile successo.
Gli ingredienti: inseguimenti e sparatorie, sangue e stupri, delinquenti e commissari baffuti, giustizieri fai da te e massacri truculenti.
Liquidato dalla critica dell’epoca come reazionario e fascista, ha avuto il merito di portare sul grande schermo la cronaca nera; ha finanziato il cinema d’autore grazie agli incassi strabilianti dovuti all’equazione sale piene e produzioni a basso costo; ci ha regalato pellicole del valore di Cani arrabbiati e personaggi come Er Monnezza.
Cinema calibro 9 è un manuale dettagliato con schede di film, attori, registi, colonne sonore, curiosità e frasi celebri, arricchito da un dizionario di 200 titoli, per riscoprire uno dei filoni più interessanti del cinema italiano."

Anno 2010, 124 pagine - € 12.00 - ISBN: 978-88-6266-229-1
Note: Con inserto a colori

Si rimanda al dettaglio sul sito di MANNI EDITORI


 deagostinilibri.it

venerdì, dicembre 11, 2009

ITALIA '70 - La città sconvolta: caccia spietata ai rapitori (1975) (puntata 14)

La città sconvolta: caccia spietata ai rapitori (1975)
Regia di Fernando Di Leo
Con Luc Merenda, Irina Maleeva, James Mason, Marino Mase', Daniele Dublino, Vittorio Caprioli, Valentina Cortese


TRAMA: Assieme al figlio del ricco costruttore Filippini viene rapito anche quello del meccanico Colella.

IL FILM: Alcuni banditi, rapiscono il piccolo Antonio Filippini, figlio di un ricco ingegnere e il suo amichetto Fabrizio Colella, orfano di madre, il cui padre e' un modesto meccanico.
Trattando con la segretaria dell'ingegnere i rapitori chiedono per il riscatto di Antonio, dieci miliardi.
L'ingegnere Filippini (J. Mason) tenta di abbassare le loro pretese tirando le trattative per le lunghe.
Per costringerlo a pagare, i malviventi uccidono il piccolo Fabrizio.
Vista l' impotenza della polizia, il meccanico Colella (L. Merenda) decide di agire in prima persona.
Il meccanico si scatena, annebbiato dalla sete di vendetta fino a giungere alla resa dei conti che avrà luogo in un luna park.

COMMENTO: Il poliziottesco secondo il maestro Fernando Di Leo.
Film dichiaratamente di sinistra con il disincantato commissario interpretato da Vittorio Caprioli alter ego del regista foggiano.
Il film affronta il tema dei sequestri di persona, a cui ovviamente DI LEO da un'impronta particolare, trasformandolo in un western metropolitano.
Il film è molto politico, con il regista che non esita a descrivere il facoltoso industriale come un uomo dal cuore di pietra che si rivolta con voluttà porcina nei suoi denari, esaltando al contempo la figura del proletario vendicatore.
Fernando Di Leo sembra essere particolarmente interessato alla prima parte del film, utilizzata per tracciare la psicologia dei personaggi, mentre la seconda parte è dedicata quasi esclusivamente all'azione.

CURIOSITA'-NOTIZIE: Indimenticabile la risposta pronunciata da Vittorio Caprioli all'assistente che invoca leggi più dure contro i sequestratori: " E se in questa nostra bella Italia non ci fosse più nessuno che se ne andasse in giro con una disponibilità di dieci miliardi, cosi, da un giorno all'altro, come se fossero noccioline, anche in questo caso i sequestri finirebbero".
Incasso che superò gli 800 milioni di lire.