lunedì, maggio 10, 2021

MINARI

Minari

di Lee Isaac Chung

con Steven Yeun, Han Ye-ri, Yoon Yeo-jeong

USA, 2020

genere: drammatico

durata: 115'

Una descrizione davvero accurata di quello che è il sogno americano. E di quello che è per la famiglia Yi, dove il padre Jacob cerca, in qualche modo, di realizzarsi e apparire diverso agli occhi della famiglia.

Tutto inizia, infatti, con la decisione dello stesso Jacob, marito di Monica e padre della piccola, ma già grande, Anne e di David, di portare l’intera famiglia sudcoreana in Arkansas. Già residente in America, la famiglia Yi si sposta da un luogo all’altro per fare fortuna e nella speranza che Jacob possa realizzarsi.

Ma non tutto sembra andare secondo i piani e né l’orto né la fattoria che il padre di famiglia sogna di avere riescono a realizzarsi a causa della mancanza di acqua. Per evitare l’ennesima lite con la moglie e una sempre più incombente separazione dell’intero nucleo familiare, l’uomo concede alla consorte di far andare a vivere con loro la madre Soon-ja. Questa, fin da subito, sembra diversa dalla classica figura della nonna che tutti immaginiamo e anche il piccolo David, che non l’aveva mai conosciuta, ne rimane colpito, inizialmente in negativo, additandola quasi come un’estranea, sottolineando anche, in un frangente, quanto questa “puzzi di Corea”. Dopo i primi battibecchi iniziali i due però iniziano in qualche modo a legare e creare un legame, che si evolverà in modo inaspettato.

A conquistare è sicuramente il piccolo e tenero David che, per tutta una serie di motivi, diventa immediatamente il fulcro della storia. Il suo modo di vedere il mondo, oltre ad essere quello di un bambino e quindi caratterizzato in primo luogo dall’innocenza e l’ingenuità, è anche legato alla sua malattia (una sorta di malformazione cardiaca) che lo porta a prestare maggiore attenzione a qualsiasi cosa. A fare da contraltare a David c’è la nonna. Una figura anomala e fuori dal comune che inizialmente anche il pubblico trova difficile comprendere e giustificare. Anzi il porsi in contrapposizione rispetto alla genuinità del piccolo di casa “oscura” quasi il suo personaggio. Col tempo, però, lei comincia a cambiare, o almeno ci prova, e anche lo spettatore inizia ad entrare in sintonia con lei. 

Il rapporto tra i due è la vera base di Minari. Un film che oltre alla realizzazione e alla ricerca di uno scopo nella vita fa riflettere anche sui rapporti interpersonali. 

Ed ecco che il sogno americano e la ricerca del successo diventano secondari. Ce lo fa capire Monica che lo ricorda più volte al marito, il quale preferisce scegliere, almeno in apparenza, la prospettiva di una vita agiata e dignitosa piuttosto che il benessere della famiglia. Ma non è totalmente da colpevolizzare la sua decisione. All’interno del suo obiettivo c’è anche e soprattutto la salvaguardia della famiglia e del suo rapporto con i vari membri.

Allo stesso modo lo sfaccettato personaggio della nonna, interpretato più che magistralmente da Yoon Yeo-jeong, vincitrice dell’Oscar come miglior attrice non protagonista, rappresenta la vera svolta. 

La donna è colei che in qualche modo rompe gli equilibri della casa, cerca di imporre una sua visione del mondo, ma comprende anche che talvolta deve essere lei stessa a “cambiare” per il bene di chi le sta intorno.

Da brividi la scena in cui si addormenta abbracciata al piccolo David come a proteggerlo da tutto e da tutti, dal male del mondo e dalla cattiveria. E, senza spoiler, la corsa di David è il vero raggiungimento del sogno americano. O meglio del sogno di chiunque. 

Menzione, oltre che alle interpretazioni, sempre credibili e mai esagerate, alla colonna sonora e alla fotografia aiutata dalle immense distese di verde nelle quali la famiglia è immersa.


Veronica Ranocchi

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