mercoledì, settembre 22, 2021

DUNE (2021)

Dune

di Denis Villeneuve

con Timothée Chalamet, Rebecca Ferguson, Oscar Isaac

USA, Ungheria, Canada, 2021

genere: avventura, fantascienza, drammatico

durata: 155’

Parlare del nuovo e attesissimo film di Villeneuve, presentato a Venezia, è tutt’altro che semplice.

Dovendo scegliere un aggettivo, sicuramente “imponente” è quello che più si avvicina al concetto. Un film tanto atteso quanto poi apprezzato da pubblico e critica. Già David Lynch, negli anni 70, aveva fatto un primo tentativo: quello di portare sullo schermo il grande successo letterario di Frank Herbert. Ma con scarso successo. Addentrarsi, quindi, in un’opera del genere, dopo i vari tentativi già fatti in passato non era scontato. Ma Denis Villeneuve è ormai abituato al genere così come è abituato a toccare grandi must del cinema (vedi Blade Runner 2049).

Siamo in un futuro distopico dove il duca Leto Atreides, padre di Paul, accetta la gestione di un pericoloso pianeta, Dune, unica fonte di una droga in grado di allungare la vita e fornire eccezionali capacità mentali. Ma, viste le potenzialità della spezia, ci saranno anche altri contendenti.

Insomma personaggi, tematiche e dinamiche si intrecciano in quella che si trasforma in una vera e propria avventura e in uno scontro per il potere.

Una delle abilità di Villeneuve è anche quella di essere riuscito a inserire riferimenti al contemporaneo in un’opera che, per certi versi, si presta a questo tipo di lavoro. Dall’ecologia agli scontri per la spezia e per il potere, gli accenni del regista alla società contemporanea sono molteplici.

A livello, invece, di tematiche si possono ritrovare tutte quelle tipiche del cinema di fantascienza e quelle del cinema d’avventura. Il filo conduttore che tiene in piedi un’opera di 2 ore e 35 minuti è quello di uno scontro. Uno scontro che inizialmente sembra quello tra due fazioni, ma che, con l’andare avanti della vicenda, si trasforma in qualcosa di più. Uno scontro con sé stessi e con le proprie paure, debolezze, incertezze.

Un’ambientazione “neutra”, nuda e scarna che aiuta, da questo punto di vista, lo spettatore a entrare in sintonia con i personaggi e capirne le dinamiche (solo talvolta un po’ rallentate). Personaggi ben caratterizzati e interpreti riusciti. Un Paul Atreides, interpretato da Timothée Chalamet, che si pone domande, si interroga su sé stesso e sul futuro. E questo contrasto interno è ben reso dal giovane attore che soffre internamente e, con lui, lo spettatore.

A fare da cornice a una vicenda che, come pecca, ha forse il fatto di dare troppo per scontato alcuni passaggi, soprattutto per i non lettori o appassionati del genere, c’è la musica di Hans Zimmer che richiama un mondo futuro, incerto e pieno di dubbi e domande.

Abilissimo il regista nel rendere lo spazio e il tempo come entità quasi del tutto prive di connotazioni. Quello che Herbert dipinge come qualcosa di infinito e indefinito è reso in maniera praticamente perfetta dagli scenari privi di connotazioni, ma che, anzi, richiamano questa asetticità voluta.

Un primo capitolo e una lunga introduzione necessaria che getta le basi per quella che Villeneuve ha anticipato essere una trilogia e che darà lo spazio e il tempo necessario ai vari protagonisti.

Intanto gli spettatori, protagonisti incontrastati, hanno tutto il tempo che serve per vivere un’avventura fuori dall’ordinario.


Veronica Ranocchi

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