giovedì, luglio 28, 2022

TOP GUN: MAVERICK

Top Gun: Maverick

di Joseph Kosinski

USA, 2022

genere: azione, avventura

durata: 131'

I numeri non bastano: il successo di Top Gun: Maverick dipende soprattutto dalla maturità di un divo capace di dialogare con lo spirito del proprio tempo. È proprio il caso di dirlo: Top Cruise.

Se per un attimo accettassimo di pensare al cinema come fanno gli americani, considerandolo prima di tutto un business e solo dopo un’opera d’arte, non avremmo dubbi sul fatto che Tom Cruise è ritornato a essere una star imprescindibile per il sistema hollywoodiano e in generale per il mercato cinematografico internazionale, l’unico in grado di vincere la dipendenza dalle piattaforme spingendo la gente a ritornare al cinema senza il bisogno di scomodare i super eroi della Marvel.

Se andiamo a leggere le classifiche di Mojo Box Office ci accorgiamo infatti che gli incassi mondiali di Top Gun: Maverick dettano legge, superando di molto quelli dell’ultimo campione partorito dalla casa delle idee ($1,123,502,890 rispetto ai $953,198,933 del Doctor Strange in the Multiverse of Madness).

Parliamo di numeri impressionanti – anche non considerando quelli riscontrati nel periodo pandemico – testimoni di un consenso, quello nei confronti di Top Gun: Maverick capace di andare oltre le semplici logiche commerciali.

La grandiosità del risultato del lungometraggio diretto da Joseph Kosinski non deve far dimenticare le caratteristiche di un’operazione costruita a tavolino, non senza tenere conto del mutamento politico e culturale di cui Cruise ha saputo beneficiare. Il primo segnale di un riconoscimento che prima di lui era toccato a gente del calibro di Martin Scorsese e Quentin Tarantino lo si era avuto nell’ultima edizione del festival di Cannes quando salendo i gradini del Palais Tom Cruise si avviava a ricevere il plauso dovuto ai grandi, con la presentazione in anteprima del suo film seguita dalla consueta e prestigiosa lezione di cinema.

Dopo le intemperanze pubbliche e private che ne avevano messo in forse la leadership Tom Cruise è riuscito dunque a ritrovare la strada maestra, costruendo un film capace di mettere d’accordo anche i suoi detrattori, quelli che a suo tempo vedevano in Top Gun e nel suo regista (Tony Scott) esempi della vitupera retorica imperialista e che oggi invece sono disposti ad apprezzarne le gesta in virtù di uno schieramento ideologico e politico alquanto mutato, in cui le parti si sono di molto avvicinate diventando per certi versi indistinguibili.

La convergenza critica nei confronti di Top Gun: Maverick trova un’ipotesi di corrispondenza nell’analogo geopolitico, sempre più polarizzato sull’amico americano e sull’andamento del conflitto ucraino e che per questo, mai come oggi, risulta pronto a fare il tifo per Maverik e i suoi allievi impegnati a salvarci dalla minaccia dello stato canaglia. Senza dimenticare che il film risulta quanto mai necessario alle ragioni di coloro i quali, non arrendendosi allo strapotere di Netflix e soci, trovano materia concreta per argomentare a favore del cinema più tradizionale, quello visto nel buio della sala.

Così facendo a essere più clemente è anche l’occhio critico, altrove scettico di fronte a prodotti che ripetono se stessi – anche Top Gun: Maverick lo è rispetto al suo illustre predecessore – e in questo caso pronto a lodare la capacità di coinvolgimento e la spettacolarità in precedenza non sufficienti a giustificarne la riuscita.

In realtà tutto è più semplice di quanto non si dica perché Top Gun Maverick altro non è che un prodotto mainstream capace di svolgere al meglio la sua funzione, facendo dello spirito del tempo il costrutto delle proprie storie.

Tom Cruise lo ha sempre saputo fare meglio di altri e la maturità anziché nuocergli ha portato in dote un surplus di resilienza in grado di trasformare gli inconvenienti (quello di non fare uscire il film nelle piattaforme aspettando la riapertura delle sale) in nuove occasioni.

A differenza della Marvel, impegnata a rispettare la coerenza interna ai suoi universi e fin troppo attestata sulla propria zona di confort. Come accaduto a Tom Cruise, anche per lei, l’auspicio è quello di ritornare con i piedi per terra perché a forza di guardare il cielo c’è il rischio di non riconoscere la vita quotidiana.


Carlo Cerofolini

(Recensione pubblicata su Taxidrivers.it)

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