lunedì, marzo 01, 2010

Cinema calibro 9.

E' disponibile nelle librerie il nuovo libro di Fabrizio Luperto, "Cinema calibro 9. Guida al poliziottesco", Manni.

dal sito dell'editore:

"Questo libro è la prima guida del poliziesco all’italiana, genere cinematografico che negli anni Settanta ha avuto incredibile successo.
Gli ingredienti: inseguimenti e sparatorie, sangue e stupri, delinquenti e commissari baffuti, giustizieri fai da te e massacri truculenti.
Liquidato dalla critica dell’epoca come reazionario e fascista, ha avuto il merito di portare sul grande schermo la cronaca nera; ha finanziato il cinema d’autore grazie agli incassi strabilianti dovuti all’equazione sale piene e produzioni a basso costo; ci ha regalato pellicole del valore di Cani arrabbiati e personaggi come Er Monnezza.
Cinema calibro 9 è un manuale dettagliato con schede di film, attori, registi, colonne sonore, curiosità e frasi celebri, arricchito da un dizionario di 200 titoli, per riscoprire uno dei filoni più interessanti del cinema italiano."

Anno 2010, 124 pagine - € 12.00 - ISBN: 978-88-6266-229-1
Note: Con inserto a colori

Si rimanda al dettaglio sul sito di MANNI EDITORI


 deagostinilibri.it

venerdì, febbraio 26, 2010

MOON

Moon
regia di Duncan Jones


Scritto e diretto dal regista pubblicitario Duncan Jones, qui al suo esordio per il grande schermo, Moon riprende i temi del filone fantascientifico, omaggiando classici del genere.
Girato con un budget ridotto all’osso, il film racconta la storia dell’astronauta Sam Bell (Sam Rockwell) impegnato, da tre anni, nella base lunare Selene, della società americana Lunar, per seguire e monitorare l’estrazione di helium 3, indispensabile per risolvere la crisi energetica terrestre.
Bell è accompagnato, nella sua attività e permanenza alla base, dal robot Gertie (la cui voce è interpretata da Kevin Spacey), dalle fattezze e comportamenti di kubrickiana memoria e che oltre a interloquire in stile umanoide comunica con emoticons.
A due settimane dalla conclusione del suo mandato, Bell inizia ad accusare seri problemi di salute che rapidamente lo portano ad aggravarsi e ad avere delle allucinazioni. La perdita di concentrazione dovuta a queste ultime, improvvise e scioccanti, causano a Bell un incidente durante una missione sul suolo lunare.
Cosa sta succedendo?
Perché improvvisamente c’è un altro Sam Bell nella base, irascibile ed inatteso?
Jones riece a tenere la tensione lungo tutto il film amplificando queste domane come cerchi nell’acqua fino al finale. La prova è ben riuscita anche grazie alla splendida performance di Sam Rockwell, qui impegnato quasi in un monologo che lo porta ad interpretare vari livelli emotivi e di coscienza.
Apprezzabile anche la colonna sonora, semplice ed asciugata nonché affabilmente ossessiva, che ben si adatta al clima di estraniamento e di progressivo risveglio di coscienza del protagonista.
Le sequenze girate in esterno risultano di pregante impatto visivo, tanto da rimandare alla mitica serie tv Spzazio 1999.
Voto 8

giovedì, febbraio 25, 2010

NORD

Norvegia.
Il viaggio di Jomar, ex campione di sci che depressione e crisi di panico hanno relegato in una stazione sciistisca come guardiano, inizia quando qualcuno gli rivela che una sua ex ha avuto un figlio da lui.
Con motoslitta, alcool e pillole, parte, lottando e sfidando le proprie paure.
Ultima esitazione: prima di una galleria (prima di immergersi in se stesso?), ma poi, via, lungo paesaggi completamente bianchi di neve, dove la presenza umana è rara.
La solitudine di un viaggio, che altro non è che un viaggio interiore, alla ri-scoperta di sè; per ritrovare il proprio io, che paure, ansie, depressione hanno annebbiato e nascosto.
E ora via, verso la vita (il figlio, come metafora della vita), attraverso dolori quasi insopportabili, case che bruciano, una bambina, un giovane e un vecchio che rappresentano l'unica umanità che incontra sul suo percorso (le tre età della vita?).
Solitudine, momenti che sfiorano il grottesco, tragicomici.
Tempeste di neve, cielo grigio, che alla fine del viaggio diventa assolato.
Ed è la vita!
Citando l'Ulisse di Joyce: "Forza, ora. E la via sia".
Visione del film consigliata, insieme a quella di "osare, affinché la via sia"


Film in sala dal 26 febbraio 2010

Codice: Genesi
( The Book of Eli )
GENERE: Azione, Thriller
ANNO PROD: 2010 DATA DI USCITA: 26/02/2010
NAZIONALITÀ USA
REGIA: Albert Hughes, Allen Hughes

Genitori & figli: Agitare bene prima dell'uso
GENERE: Commedia
ANNO PROD: 2010
NAZIONALITÀ Italia
REGIA: Giovanni Veronesi

Invictus
( Invictus )
GENERE: Biografico, Drammatico
ANNO PROD: 2009
NAZIONALITÀ USA
REGIA: Clint Eastwood

Nord
( Nord )
GENERE: Commedia, Drammatico
ANNO PROD: 2009
NAZIONALITÀ Norvegia
REGIA: Rune Denstad Langlo

Senza apparente motivo
( Incendiary )
GENERE: Drammatico, Thriller
ANNO PROD: 2008
NAZIONALITÀ Gran Bretagna
REGIA: Sharon Maguire

lunedì, febbraio 22, 2010

L'uomo nero

L'uomo nero
regia di Sergio Rubini


Con L'uomo nero Sergio Rubini torna ai temi a lui piu' cari quali la Puglia e la famiglia, in un percorso di ricordo e di catarsi che impreziosice un inequivocabile omaggio al suo paese di origine.
ambientato nella profonda provincia di Bari, Rubini dirige, ed interprta, la storia di Ernesto Rossetti, capostazione di uno sperduto paesino con velleità artistiche, che sogna di diventare un ammirato pittore. Ispirato da Cezanne, ma tuttavia umiliato da un critico d'arte locale che non perde occasione per stroncarlo sul quotidiano del Paese, Ernesto rincorre i sogni di gloria sbattendosi tra una incessante insoddisfazione ed uno sconfortante senso di fallimento.

La vita artistica di Ernesto si intreccia indissolubilmente con la sua vita famgiliare. La moglie, interpretata da Valeria Golino, è una insegnante che sostiene, con affanno e preoccupazione, i continu tentativi del marito di raggiungere la fama artistica.
Le vicende di famiglia sono narrate attraverso lo sguardo del piccolo figlio Gabriele, che si muove con curiosità e timore tra i giganti della sua famiglia: il padre frustrato ed affascinante, lo zio Pinuccio (Scamarcio) adorabile e donnaiolo, la madre presente e preoccupata.

La pellicola riporta indietro nel tempo e dà modo a Rubini di mettere in scena la figura del padre, in un percorso di comprensione, ricordo e catarsi profonde.
Ma il film è anche un abbraccio all'infanzia, alle sue meraviglie ed ai suoi primi traumi. Ed un luminoso omagio alla Puglia estiva inondata di luce.

Lo stesso Rubini, in conferenza stampa, ha dichiarato. "Lo spunto per girare L'uomo nero nasce da un ricordo dell'infanzia: la memoria di un macchinista che lanciava caramelle ai bambini lungo i binari. Sono perciò partito da quell'immagine e dalla voglia di tornare a lavorare con Domenico Starnone con cui condivido un padre ferroviere e pittore. Ci siamo seduti a tavolino e abbiamo messo insieme pezzi della nostra storia personale. All'inizio temevamo che potesse venirne fuori un racconto sfilacciato e confuso, più tardi, al contrario, che ci fosse invece troppa trama e che quest'ultima avrebbe finito per soffocare il clima e il sapore del film, che era la cosa che ci stava più a cuore. A volte penso di non poter fare a meno di tornare a me stesso e se uno non torna a se stesso che cosa racconta?"

Ottima prova del regista pugliese, che si conferma sempre più autore di storie popolari e capace di raccontare il nostro Pese con il giusto miscuglio di serietà ed ironia, senza mai perdere il contatto con la realtà.
Golino e Scamarcio supportano, con buona riuscita, l'interessante opera.
Di Fabrizio Gifuni possio parlare praticamente solo di cameo, come per le tante comparsate o i ruoli minori asseganti ad attori comunque amati e noti al grande pubblico (si vedano ad esempio Maurizio Micheli ed Anna Falchi).

Voto 8

Le Refuge

Le Refuge
(regia di François Ozon
)

Dopo aver scoperto che il compagno tossicodipendente è morto e lei è rimasta incinta, Mousse decide di portare avanti la gravidanza rifugiandosi nella villa di campagna di un ex spasimante. Il suo isolamento è interrotto dal fratellastro del morituro che al contrario degli altri familiari le offre il suo sostegno ed un po' di compagnia in attesa dell'evento. La convivenza forzata ed insieme voluta, darà il via ad un confronto di amore ed odio che confluirà nella scoperta di sé e dell'altro, con un finale sorprendente ma in linea con la poetica iconoclasta del suo autore.




Continua a leggere la recensione di LE REFUGE di nickoftiome su ONDACINEMA.IT





venerdì, febbraio 19, 2010

Gli occhi di Penelope (1) - A SINGLE MAN

A SINGLE MAN
regia di Tom Ford


recensione di Penelope


"A single man" è il primo – di una lunga serie, spero – film di Tom Ford, fascinosissimo ex stilista del gruppo Gucci.
Lo avevo osservato ed ascoltato qualche giorno prima mentre veniva intervistato da Fabio Fazio, su Raitre. Non posso negare di essere rimasta ammaliata dal personaggio, da quel modo singolare di atteggiarsi sulla poltrona Frau dello studio, che trovava troppo bassa per i suoi gusti. Impeccabile nel suo abito nero, non riusciva a rilassarsi completamente su quella poltrona, tant’è che non ne ha mai sfiorato lo schienale. L’eleganza innata nella postura diritta e nei gesti morbidi tradiva già una spiccata sensibilità d’artista, che non si ferma all’estetica perfetta di cui è evidentemente l’incarnazione, ma che spazia interpretando e rendendo proprio un mondo che fino a ieri non gli apparteneva, quello dei cineasti. E così, quel vezzo terribilmente bello ed accattivante di aggrottare le sopracciglia in un’espressione profonda mi ha rapita e convinta ad andare al cinema a vedere il suo film.
Le premesse non mi hanno tradita. Il film è un piccolo capolavoro estetico, dall’impatto visivo fortissimo. Tratto dal romanzo omonimo dell’inglese Isherwood, il film racconta di un amore omosessuale che è terminato tragicamente, e del dolore lancinante che la conseguente solitudine provoca nel protagonista.
Il nostro “enfant prodige” sembra non lasciare nulla al caso. I colori dall’aurea bronzea proiettano lo spettatore con estrema immediatezza in quei malinconici anni ‘60 co-protagonisti del film, così delicatamente ricostruiti attraverso le ambientazioni ed i costumi. L’atmosfera restituita all’occhio è perfetta e mai ingabbiata in cliché o stereotipi. Ford riesce con gran naturalezza a costruire un mondo visivo che coinvolge senza mai travolgere, riuscendo a mantenere quella necessaria distanza emozionale tra il pubblico e la pellicola. Per raggiungere questo difficile ma riuscitissimo equilibrio estetico, Ford si affida a raffinate tecniche di ripresa cinematografica, riuscendo così a non sbagliare una sola inquadratura. Un esempio particolarmente efficace, a mio avviso, sono gli effetti di riquadratura presenti in alcune scene, dove talvolta convivono nella stessa dimensione spaziale i prepotenti occhiali del protagonista, lo specchietto retrovisore e il parabrezza della macchina, come se fossero testimoni di una scena nella scena, quasi a voler contenere e riflettere le potenzialità emotive dei personaggi. Molto interessante è anche l’ordine caratteristico dei molti elementi “in serie” protagonisti di alcune scene: i tanti fucili tutti nella stessa posizione parallela, le bottiglie in fila sugli scaffali dei bar, le macchine parcheggiate con perfetta geometria, suggeriscono l’idea di un ordine superiore ed esterno al personaggio a cui quest’ultimo vuol tendere caparbiamente.
Il film non è privo di ammiccamenti al linguaggio della comunicazione pubblicitaria, ed incastona alcuni passaggi in veri e propri cammei: l’uso del bianco e nero che il regista utilizza per ricordare alcuni momenti di vita del protagonista trascorsi con il compianto partner fa l’occhiolino a famosi spot pubblicitari dove corpi scolpiti ed adagiati su rocce quasi perpendicolari donano ai sensi dello spettatore una gradevole sensazione olfattiva. Che dire dello sfondo tutto hitchcockiano che, libero e blu, sorveglia il protagonista nel silenzio notturno di Los Angeles? E non si tratta dell’unica citazione cinematografica. Ford riesce a stimolare i ricordi dello spettatore e suggerisce una biondissima, fumante e muta Brigitte Bardot, un esplicito ed intraprendente James Dean, e ci serve su un vassoio d’argento lo spettro di Audrey Hepburn, che serpeggia dal romanzo di Truman Capote “Colazione da Tiffany” alle capigliature cotonate delle segretarie, agli abiti optical di una Julianne Moore già moralmente proiettata verso la realtà sessantottina.
Ma i pregi del film non si limitano solo agli aspetti stilistici ed estetici. Il film racconta una bella storia, la storia di una solitudine vissuta profondamente, di una lacerata intimità gridata a se stesso e non condivisa. Lo spettatore partecipa nonostante tutto al dolore del protagonista, ma lo fa con la discrezione del dovuto rispetto, e con un atteggiamento non urlato. L’equilibrio, dunque, non è solo caratteristica dell’impianto stilistico, ma costituisce il trait d'union tra questo e i sentimenti raccolti dal film. I personaggi sono delineati con estrema precisione ed accuratezza, e trasmettono allo spettatore le proprie difficoltà, i propri malesseri, senza mai essere invadenti. Ogni parola, ogni azione è dettata da una eleganza dell’animo e da una sensibilità delicatamente riportata in scena dagli attori. Le percezioni emotive risultano amplificate da un uso intelligente dell’accompagnamento musicale, talvolta sostituito dal nudo parlare degli elementi della natura, a sottolineare i momenti decisivi e tragici della storia. Il professore universitario George nasconde al mondo il suo dolore, e lo fa rendendosi quasi trasparente al cospetto di una società, quella dei sixties americani, che si esprime attraverso la quotidianità vissuta dai vicini di casa, attraverso i primi timori studenteschi nei riguardi della guerra fredda e delle altre trasformazioni storico-politiche in atto, attraverso la presa di coscienza della futura classe borghese americana dei pericoli dell’emarginazione delle minoranze, pericoli sollecitati dallo stesso professore George alla sua classe. E mentre contribuisce nel suo piccolo alla crescita culturale della nazione non senza successo (in particolare uno dei suoi alunni coglie nelle sue parole il profondo bisogno di riscontro), George soffre terribilmente di quella mancanza che gli deturpa l’anima. In questo ruolo imponente, Colin Firth convince senza alcun dubbio, e regala agli spettatori la percezione della sua intima disperazione.

giovedì, febbraio 18, 2010

Film in sala dal 19 febbraio 2010

Afterschool
( Afterschool )
GENERE: Drammatico
ANNO PROD: 2008
NAZIONALITÀ USA
REGIA: Antonio Campos

Che fine hanno fatto i Morgan?
( Did You Hear About the Morgans? )
GENERE: Commedia
ANNO PROD: 2009
NAZIONALITÀ USA
REGIA: Marc Lawrence (II)

Il figlio più piccolo
GENERE: Commedia, Drammatico
ANNO PROD: 2010 DATA DI USCITA: 19/02/2010
NAZIONALITÀ Italia
REGIA: Pupi Avati

Il Missionario
( Le missionnaire )
GENERE: Commedia
ANNO PROD: 2009
NAZIONALITÀ Francia
REGIA: Roger Delattre

Il richiamo della foresta 3D
( Call of the Wild 3D )
GENERE: Drammatico, Avventura, Family
ANNO PROD: 2009
NAZIONALITÀ USA
REGIA: Richard Gabai

La bocca del lupo
GENERE: Drammatico, Docufiction
ANNO PROD: 2009
NAZIONALITÀ Italia
REGIA: Pietro Marcello

L'Uomo Fiammifero
GENERE: Fantasy, Avventura
ANNO PROD: 2009
NAZIONALITÀ Italia
REGIA: Marco Chiarini

Promettilo!
( Zavet )
GENERE: Drammatico
ANNO PROD: 2007
NAZIONALITÀ Francia, Serbia
REGIA: Emir Kusturica

Wolfman
( The WolfMan )
GENERE: Horror
ANNO PROD: 2009
NAZIONALITÀ USA
REGIA: Joe Johnston

mercoledì, febbraio 17, 2010

INVICTUS

INVICTUS
(regia di Clint Eastwood)


E’ difficile parlare dei maestri perché di loro si è detto già tutto, e quando lo si fa’ si rischia di parlare dell’ovvio, oppure di ledere l’aura di intoccabilità che li circonda quando il film non soddisfa le aspettative.
E’ questo il caso di Invictus, ultimo film di Clint Eastwood, un artista già in odore di santità, e che attraverso un episodio della vita del celebre Mandela si cimenta nuovamente con gli eventi della Storia, immergendoli all’interno di una poetica del quotidiano che fa i conti con la vita e misura la grandezza degli uomini dalla dignità dei loro gesti più che dal clamore dei resoconti cronachistici.

Anche nella scelta di raccontare attraverso un episodio minore la lungimiranza, per altri versi eclatante, del vecchio leader alle prese con i problemi di un paese ancora lacerato dalle tensioni razziali, ed in profonda crisi economica, (l’unificazione della Nazione passò anche attraverso al successo mondiale della nazionale di rugby sottratta all’esclusività dei soli Afrikaners e restituita alla popolazione nella sua totalità) Eastwood conferma la sua predilezione per una marginalità che racchiude l’essenza delle cose.
Ma anche qui, come già in passato gli era capitato, il regista è costretto a fare i conti con il passo della Storia, che concede molto in termini di fascinazione, ma esige anche un dimensione ufficiale che in qualche modo sembra togliere il respiro a quella privata e particolare del regista americano.
Così dopo un inizio folgorante, in cui il passaggio della scorta presidenziale, con le diverse reazioni dei ragazzi impegnati sui rispettivi campi di gioco è da solo significativo del momento storico, ed alcuni accenni al privato di Mandela alle prese con una paternità piena di rimorsi (un altro must del regista), il film inizia lentamente ma in maniera inesorabile a deragliare verso una narrazione che deve dare conto dei fatti e cede il passo al resoconto.
Insomma una sorta di prigione in cui rimane coinvolta la spontaneità di Morgan Freeman, imbrigliata da una performance interessata esclusivamente a replicare l’iconografia ufficiale del personaggio, ed il professionismo di Matt Damon, alle prese con un ruolo che non gli offre molte chance anche in termini di minutaggio.

Certo non mancano qua e là reminescenze di grande cinema, soprattutto negli spazi dedicati al rapporto tra Mandela ed il capitano della squadra (saranno proprio i suggerimenti del primo a ridare ossigeno ad un team senza identità e sull’orlo di essere disciolto), ma per il resto si cade nell’anneddotica sociale, con il bambino di colore che segue la partita insieme ai poliziotti che poco prima lo scacciavano, e sportiva, con inquadrature dello stadio stracolmo a simboleggiare la ritrovata unità ed una partita finale dilatata all’infinito dall’uso di un rallentì a rischio di maniera.
Insomma, per chi scrive si tratta di un film che non toglie niente alla fama del suo autore ma che neanche aggiunge nulla rispetto ad una carriera che non finisce di stupire, se è vera la notizia di un prossimo thriller soprannaturale (Hereafter) con Matt Demon protagonista.

giovedì, febbraio 11, 2010

PARANORMAL ACTIVITY

PARANORMAL ACTIVITY (Usa 2007)

Versione 1

L'incredibile storia di questo film ha inizio nel
2007.
Oren Peli gira il suo film in appena una
settimana, con una troupe di sole 3 persone e con un budget
misero di appena 15.000 dollari.
Il regista invia il suo film a numerosi festival, ma
solo lo Screamfest di Los Angeles inserisce PARANORMAL
ACTIVITY nel programma.
Il film viene notato da Steven Spielberg che lo
acquista per poter girare un sequel con la sua Dreamworks,
poi cambia idea, si accorda con la Paramount e organizzano
delle proiezioni nelle cittadine studentesche statunitensi
che ovviamente vanno tutte esaurite.
Il resto è storia recente.
PARANORMAL ACTIVITY costato solo 15.000 dollari
(Avatar è costato 450 milioni di dollari) ha
incassato solo negli Usa oltre 100 milioni di dollari e se,
come sembra, il successo sarà confermato anche in
Europa, si accinge ad attaccare il record dei record,
detenuto da GOLA PROFONDA (1972 - ma in Italia uscito
nel 1977) costato 25.000 dollari e che ha incassato in
tutto il mondo, home video compreso, oltre 600 milioni
di dollari.
PARANORMAL ACTIVITY ha una struttura elementare: una
giovane coppia continua a sentire strani rumori
all'interno della casa, la donna addirittura confida al
fidanzato di avvertire delle presenze durante le ore
notturne.
Per scoprire cosa succede durante la notte, i due
decidono di piazzare una telecamera nella stanza da letto
per filmare quello che avviene mentre dormono.
Oren Peli confeziona un horror
dell'inconscio di ambientazione casalinga, puntando
tutto sulle paure quotidiane, senza bisogno di scomodare
serial killer, mostri, zombie e sopratutto senza sprecare
ettolitri di vernice rossa.
L'esordiente regista fa fruttare al massimo
la piccola idea di partenza e ci costruisce su un intero
film, inoltre è bravo ad utilizzare al meglio i pochi
elementi (e risorse) a disposizione, vale a dire tonfi,
grugniti, scricchiolii.

Versione 2
Basta con questa storia del filmato ritrovato!
Lo abbiamo già visto in REC(2007), in CLOVERFIELD
(2008) e in quello che è considerato il padre del
genere, vale a dire THE BLAIR WITCH PROJECT (1998) come ci
è stato più volte spiegato dalla gran parte della stampa
in questi giorni.
Se invece avete un minimo di fiducia nel sottoscritto,
e sopratutto se avete uno stomaco abbastanza forte, vi
consiglierei di andare a cercare
l'ipercensurato CANNIBAL HOLOCAUST (1979) e vi
accorgerete che la storia del filmato ritrovato
era già stata portata sul grande schermo
dall'italianissimo Ruggero Deodato.
Anche se ultimamente l'horror sta segnando il
passo evidenziando chiari segni di stanchezza,
Paranormal Activity non può essere preso sul serio.
Due persone a corto di neuroni una volta preso atto
che la casa è infestata da presenze demoniache affrontano
il problema in scioltezza.
Mentre preparano la cena discutono amabilmente se sia
il caso di contattare un esorcista piuttosto che un
sensitivo, come se parlassero dell'idraulico o
dell'imbianchino e poi se ne vanno tranquillamente a
dormire.

La pochezza di tutto l'impianto è palese, anche
perchè ricalca storie già viste.
Si passa il tempo a sbadigliare in attesa
delle riprese notturne sperando in qualche sussulto che
non arriverà mai.
Miracoli del
marketing.

Film in sala dal 12 febbraio 2010

Lourdes
( Lourdes )
GENERE: Drammatico
ANNO PROD: 2009
NAZIONALITÀ Austria, Francia
REGIA: Jessica Hausner

Amabili resti
( The Lovely Bones )
GENERE: Drammatico, Thriller
ANNO PROD: 2009
NAZIONALITÀ Gran Bretagna, Nuova Zelanda, USA
REGIA: Peter Jackson

Maga Martina e il libro magico del draghetto
( Hexe Lilli, der Drache und das magische Buch )
GENERE: Fantastico
ANNO PROD: 2009
NAZIONALITÀ Australia, Germania, Italia
REGIA: Stefan Ruzowitzky

Scusa ma ti voglio sposare
GENERE: Commedia
ANNO PROD: 2009
NAZIONALITÀ Italia
REGIA: Federico Moccia

giovedì, febbraio 04, 2010

Film in sala dal 5 febbraio 2010

Adam
( Adam )
GENERE: Commedia, Drammatico, Sentimentale
ANNO PROD: 2009
NAZIONALITÀ USA
REGIA: Max Mayer

An Education
( An Education )
GENERE: Drammatico
ANNO PROD: 2009
NAZIONALITÀ Gran Bretagna
REGIA: Lone Scherfig

Bright Star
( Bright Star )
GENERE: Drammatico
ANNO PROD: 2009
NAZIONALITÀ Australia, Francia, Gran Bretagna, USA
REGIA: Jane Campion

Il concerto
( Le concert )
GENERE: Commedia, Drammatico
ANNO PROD: 2009
NAZIONALITÀ Francia
REGIA: Radu Mihaileanu

Paranormal Activity
( Paranormal Activity )
GENERE: Horror, Thriller
ANNO PROD: 2007
NAZIONALITÀ USA
REGIA: Oren Peli

lunedì, febbraio 01, 2010

Baciami ancora

Baciami ancora

Muccino, Procacci e Medusa schierano la meglio gioventù del cinema italiano e organizzano un bombardamento mediatico di rara intensità per il sequel de L'ULTIMO BACIO.
Fastose autocelebrazioni alla presenza di sorridenti dignitari di corte hanno segnato la settimana televisiva che ha preceduto l'uscita del film.
Il regista romano durante il soggiorno americano ha imparato i meccanismi dell'entertainment hollywoodiano e lo catapulta speranzoso sugli schermi italiani mettendo in scena un sequel infarcito di grossi nomi ai quali aggiunge la sua buona tecnica registica.
Il risultato è un film che si porta addosso i segni evidenti della sua estrema commerciabilità, che sicuramente avrà un buon riscontro al botteghino, che negli USA porta dritto allo status di grande regista, ma in Europa non funziona così e Muccino rischia di ritrovarsi in fondo al gruppo mentre le sagome dei suoi giovani colleghi Sorrentino, Garrone e Crialese si allontanano all'orizzonte.
Gabriele Muccino, che si preoccupa persino di citare il suo datore di lavoro americano Will Smith, si rivolta con voluttà negli stessi ingredienti de L'ULTIMO BACIO, vale a dire autodistruzione fisica e amorosa, occasioni perse e rimpianti, ma questo suo nuovo affresco generazionale è lontano anni luce dalla freschezza e dall'aggressività del primo capitolo.
Un paio di passaggi di buon cinema non salvano questo baraccone piacione dalle dinamiche prevedibili, senza grinta, che si trascina stancamente per due ore.
Sceneggiato come una telenovela sudamericana, condito con tragedie che non riescono a sembrare serie e fastidiosamente infarcito di pubblicità, BACIAMI ANCORA delude le attese e a tratti irrita nel vedere sprecato il talento dei protagonisti, (vittima eccellente il bravo Favino che interpreta un personaggio macchietta) e sopratutto quando il pupillo di Will Smith ci ripropone la stessa scena di lutto già vista in SATURNO CONTRO di Ozpetek.
Restiamo in attesa della prossima puntata dove, azzardiamo, la figlia di Carlo (Accorsi) e Giulia (Puccini) sarà alle prese con i primi amori; il padre naturale del figlio di Marco (Favino) e Veronica (Piazza) si rifarà vivo reclamando la paternità del bambino e Alberto (Cocci) tornerà dal suo viaggio.
BACIAMI ANCORA insieme a Baaria è la grande operazione commerciale di questa stagione dell'Italia cinematografara. Quella di Tornatore, come sappiamo, è miseramente fallita, questa di Muccino la dimenticheremo presto..
Tanto rumore per nulla.

venerdì, gennaio 29, 2010

THE ROAD

THE ROAD
by WAYNE JOHNSON from CANADA


I must admit that I did enjoy this movie. I had recently finished the book and was extremely surprised that it moved me (the book) as much as it had. This was my first experience with Cormac McCarthy’s written word. I had viewed NO COUNTRY FOR OLD MEN some years back but had not made the connection.

I must begin with my impressions of the book THE ROAD. The experience was completely unexpected. My wife had purchased the book as a Christmas present for me. I would have never bought the book as I make a rule to avoid the movie / book combination as one of the two consistently disappoints in my case. I tend to watch most movies with Viggo Mortensen therefore I had consciously decided to take the movie version of THE ROAD as opposed to the book. So…there I was with the book and plenty of time. I said what the heck and plunged in. The event was certainly worth the time.

THE ROAD (book) is dark, gloomy, terrifying at times, sad always, and almost without hope. How does McCarthy accomplish this? He plays on our individual imagination concerning the unknown but absolutely possible - something that has been in the background of our existence for 70 years. The nuclear holocaust and life (or some version of it) thereafter.

Getting back to the movie. As is typically the case for most and always for me – the movie never lives up to the book. No change in this circumstance, however I must admit it was a satisfying attempt.

The movie THE ROAD was almost as dark, gloomy, terrifying, and sad but just did not quite match up to the book. The actors for the most part suited the characters and my vision. Mortensen was excellent while the child actor playing his son was OK. It would have been a tall bill for any great and accomplished actor to carry off the degree of fear, hunger, fatigue, and loneliness that boy must have felt. Charlize Theron was a welcome surprise. In the book, the mother plays a small but crucial role and I think the selection of such a great actor to play this minute but pivotal role was fantastic. We see a bit more of the mother in the movie than in the book but it works well.

What I enjoyed the most with this movie was the context. It is what it is! The director shows you what is happening and essentially you are left alone to make up your own mind. No innuendo or implied messages. All the survivors, cannibals or “good guys,” are doing what they have to do to endure. The director and McCarthy are not judging them. They are just showing us what is occurring. There is almost no attempt to pull at heartstrings or to illicit emotion for or against a character. The script and the screenplay are stark and very frugal.

Mortensen’s character is a study within the movie. At the outset, we see what appears to be the consummate dad. The father who would do anything to ensure his son has the best chance at survival. These attributes would logically lead someone to believe the father would always do the right thing and take the morale high road. Not the case. Mortensen’s character will do anything…anything….to ensure his son lives to see another day. This anything entails deserting those in need of help, sharing only under extreme duress, threatening a man’s life who had robbed them, and finally and ultimately killing two men who had threatened his son.

The movie is not absolutely true to the book as is usually the case. In the book McCarthy describes a scene where the father and son come across a mother who had roasted her newborn for meat. I guess that vision was too extreme for the big screen.

In conclusion a good movie and well worth the effort in my case. I do not know if this assessment would have been the same if I had not read the book previously. There are few words in the movie and when they are spoken they are usually quiet or whispered. To have a grip on the context via a read of THE ROAD prior to the movie experience would be my recommendation.

giovedì, gennaio 28, 2010

Film in sala dal 29 gennaio 2010

Alvin Superstar 2
( Alvin and the Chipmunks: The Squeakquel )
GENERE: Animazione, Commedia, Family
ANNO PROD: 2009
NAZIONALITÀ USA
REGIA: Betty Thomas

Baciami ancora
GENERE: Commedia, Drammatico, Romantico
ANNO PROD: 2009
NAZIONALITÀ Italia
REGIA: Gabriele Muccino

Bangkok Dangerous - Il codice dell'assassino
( Bangkok Dangerous )
GENERE: Azione, Thriller
ANNO PROD: 2008
NAZIONALITÀ USA
REGIA: Danny Pang, Oxide Pang

mercoledì, gennaio 27, 2010

Intervista a nickoftime su film tv

Sul settimanale di cinema e televisione FILM TV di questa settimana (uscito ieri 27 gennaio 2010 e relativo alla settimana dal 30 gennaio al 6 febbraio) c'è una bella, bellissima intervista al nostro caro Nickoftime.

Leggi tutta l'intervista


Clicca sull'immagine sottostante per ingrandirla e leggere l'intervista:



L'uomo che fissa le capre

Poche parole di poco valore le mie, ma mi piaceva comunque menzionare, seppure con due righe, questa commedia targata USA che, forse, in pochi sono riusciti a vedere al cine.
Forse ispirato da un'incredibile storia vera e trasposizione del libro di Jon Ronson, ad opera di Grant Heslov, sceneggiatore di "Good Night, and Good Luck ", "L'uomo che fissa le capre" è una commedia demenziale, nera e dissacrante che fa il verso all'esercito americano e al senso di autorità e reverenza che questa suscita.
Gli autori mettono in luce i punti deboli del corpo militare d'eccellenza americano e smontano, su situazoni davvero buffe, il mito americano dei corpi speciali dei marines e delle missioni segrete in genere, e tutto quel "gesso" che si porta addosso.
Il film è scritto bene e scorre fluidamente. cast di tutto punto, dall'ottimo George Clooney al divertente Jeff Bridges (adoro Jeff Bridges) fino alla conferma moderata del protagonista Ewan McGregor.
Peccato per la solita voce fuori campo, tuttavia ben inserita, un po' in stile diario di bordo, un po' per sostenere la complessa narrazione.
Il prodotto pare una singolare produzione nel panorama attuale: una commedia impegnata che fa il verso a tante reali demenzialità, con buon gusto e arguzia.
C'è pure un Kevin Spacey in gran forma.

Il canto delle spose


IL CANTO DELLE SPOSE (Francia 2008)
Regia: Karin Albou


Nour e Myriam sono due ragazze legate da una forte amicizia nonostante siano una musulmana e l'altra ebrea e conducano una vita per molti versi differente.
La musulmana Nour, benché giovanissima, è già stata promessa in sposa per volere della famiglia a suo cugino Khaled, anche se vorrebbe tanto frequentare la scuola come la sua amica ebrea Myriam.
L'ingresso della Wehrmacht a Tunisi, nell'autunno del 1942, cambierà per sempre la vita di Myriam e di sua madre Tita, alla quale non sarà più permesso di lavorare in quanto ebrea.
A questo punto la situazione si ribalta, Myriam sarà costretta dalla madre a sposare un ricco medico, per continuare a sperare nella vita, mentre Nour rimanda il matrimonio con Khaled perché quest'ultimo non riesce a trovare lavoro.
IL CANTO DELLE SPOSE è un buon film che cambia continuamente, si passa dal dramma della guerra, al film di formazione, per approdare al documentario antropologico e accreditare la tesi per cui le divisioni tra arabi ed ebrei vedrebbero responsabili gli europei e tedeschi in particolare.
Regia attenta che si concentra sugli oggetti e fa largo uso di primi piani.
Ottime prova per le due giovani protagoniste.
Finalmente anche sugli schermi italiani con due anni di ritardo, anche se nel nostro Paese era stato presentato in anteprima nel novembre 2008 al 26° Torino Film festival.

martedì, gennaio 26, 2010

Up in the air - Tra le nuvole

"Senza peso" è l'aggettivo più appropriato per definire l’ultima fatica di Jason Reitman: l’accostamento, lungi dall’essere una simpatica sciarada da accostare ad un titolo che molto deve all’assenza di massa corporea, è invece il risultato opinabile di una serie di fattori che ne caratterizzano la sua consistenza.
Costruito sulla notorietà del suo attore principale, ancora una volta alle prese con un personaggio la cui empatia (per mestiere licenzia le persone) poco si addice al target hollywoodiano, e forte di un impianto drammaturgico imperniato sulla nuova pandemia rappresentata dalla precarietà lavorativa, “Up in the air” si muove all’interno di due tendenze opposte e per questo uguali: da una parte vi è il movimento continuo e la mancanza di legami affettivi di Ryan Bingham (il suo motto è "Moving is living"), un tipo abituato a scivolare tra le pieghe della vita grazie ad una filosofia affinata nel corso degli anni con una applicazione maniacale, e persino teorizzata nelle conferenze itineranti che lo stesso si ritaglia nel corso dei suoi viaggi di lavoro, dall’altra la voglia di stabilità ed i valori famigliari delle sue "vittime", quegli impiegati che egli stesso dovrà mandare a casa; avversari uniti dal tentativo di ricondurre la realtà all’interno di una dimensione privata e personale ed egualmente perdenti di fronte agli scarti della vita.
Tematiche con un peso specifico non indifferente soprattutto se le si vuole convogliare all’interno di un film che si mantiene in equilibrio tra il realismo dell’assunto (nella parte degli impiegati licenziati Reitman fa recitare non attori a cui il destino ha riservato lo stesso destino) e la costruzione di un personaggio che non riesce mai a far dimenticare il fascino del suo interprete.
E così, inconsapevolemente stregato dal magnetismo della star, o più probabilmente perché i cromosomi del suo cinema appartengono al cinema più leggero,Reitman sposta progressivamente la vicenda sul fronte privato, preferendo soffermarsi sui dolori borghesi dell’azzimato Werther piuttosto che sulle problematiche sociali della moltitudine silenziosa: tra sguardi malandrini e camicie inamidate, serate al chiaro di luna e notti galeotte "Up in the air" si scioglie come neve al sole, concedendo molto al pubblico femminile sia in termini di divismo (Clooney sembra quello della pubblicità del caffè) che di emotività.
Il richiamo al cinema degli anni 70, vagheggiato nella centralità di un indagine psicologica che non perde mai di vista i tempi dello spettacolo, così come nella scelta di brani proveniente da quel periodo (Crosby, Still e Nash) non diventa mai sostanza ma semplice rimpianto di un epoca che non esiste più.
E come spesso accade al cinema di Jason Reitman, la voglia di piacere a tutti i costi (ci riuscì persino con lo sgradevole protagonista di "Thank you for Smoking") sommata alle necessità di un genere a cui il pubblico delega la funzione di sublimare la realtà, diventano l’antidoto contro qualsiasi tentativo di andare oltre il semplice intrattenimento.
Vittorie e sconfitte si equivalgono in un qualunquismo generale che nulla toglie alla riuscita del prodotto (il pubblico ripaga questa politica decretando il successo del regista) ma lascia l’amaro in bocca per le promesse non mantenute.

giovedì, gennaio 21, 2010

UP

...SCOIATTOLO!!!

UP è il film ideale perché in un solo film c'è tutto quello che si può vedere al cinema ed ha il grande pregio di essere universalmente comprensibile.
Se Wall-E, l'ottimo pasticcino da gustarsi con il te, era l'eccellente commedia romantica, UP è la pagnotta appena sfornata e profumata da divorare in ogni momento della giornata, in cui commedia, sentimento, dramma, poesia, azione, fantascienza e avventura sono impastati in una commistione perfetta, leggera, nutriente ed altamente digeribile.
La sceneggiatura, i tempi, le battute, i personaggi, tutto è perfetto, ci si commuove, si ride di pancia, si ride di testa, si gode di uno stupendo panorama, ci si riconosce nelle dinamiche dei personaggi, nei sogni sacrificati alle incombenze quotidiane e si realizza quanto la vita sia purtroppo breve e quanto il nostro cuore sia il motore capace di renderla la più bella delle avventure.
Tra le tante cose geniali sono da citare la perfetta sintesi dell'esistenza e della vita di coppia nei primi minuti del film, i cani weirdo che racchiudono nella loro caricatura pregi e difetti della specie e l'esploratore-scienziato che per follia e bizzarria ricorda molto i personaggi un pò toccati interpretati da Vincent Price.

Voto 10


Film in sala dal 22 gennaio 2010

A Single Man
( A Single Man )
GENERE: Drammatico
ANNO PROD: 2009
NAZIONALITÀ USA
REGIA: Tom Ford

Cuccioli e il Codice di Marco Polo
GENERE: Animazione
ANNO PROD: 2010
NAZIONALITÀ Italia
REGIA: Sergio Manfio, Francesco Manfio

Il quarto tipo
( The Fourth Kind )
GENERE: Fantascienza, Horror, Thriller, Mystery
ANNO PROD: 2009 DATA DI USCITA: 22/01/2010
NAZIONALITÀ USA
REGIA: Olatunde Osunsanmi

L'uomo che verrà
GENERE: Drammatico, Storico
ANNO PROD: 2009
NAZIONALITÀ Italia
REGIA: Giorgio Diritti

Nine
( Nine )
GENERE: Drammatico, Musical, Sentimentale
ANNO PROD: 2009
NAZIONALITÀ USA
REGIA: Rob Marshall

Tra le nuvole
( Up in the Air )
GENERE: Commedia, Drammatico
ANNO PROD: 2009
NAZIONALITÀ USA
REGIA: Jason Reitman

mercoledì, gennaio 20, 2010

SHERLOCK HOLMES

Avendo a disposizione un pomeriggio troppo lungo e azzurro il film può essere godibile, adattissimo ad un pubblico junior e ai più pigri grazie alla (o a causa della) linearità della narrazione, delle ampie e dettagliate spiegazioni dei misteri fornite dallo stesso Holmes in flash back e per la logica elementare, didascalica e un pò naive che rimette in ordine tutto senza alcuna fatica da parte dello spettatore.
Si tratta di un Holmes modernissimo dal look very cool, dall'atteggiamento da action-man esperto in tecniche di combattimento e autodifesa, amante del Bello, intellettuale ma romantico e acutissimo segugio di segni e tracce ai limiti del credibile.
Ottimo Jude Law sotto tutti i punti di vista (assolutamente credibile e bello da vedere), bravo il fiume in piena-Robert Downing anche se sfocia però nella gigioneria, bella la fotografia e la Londra metropoli zozza e cosmopolita.

Più che il legame di natura professionale è originale e divertente la relazione umana tra Holmes e Watson che tra schermaglie amorose e cameratismo maschile si atteggiano come una coppia di adolescenti amanti gelosi e apprensivi.

Nonostante il genere non ci sono picchi di adrenalina, tutto è piuttosto controllato, purtroppo prevedibile e non c'è grande spazio per le emozioni o per la suspense - in effetti Guy Ritchie ha preferito a queste l'umorismo. Un'altra cosa che non mi è piaciuta è lo stile CSI - che io trovo estremamente noioso - con cui Holmes ricostruisce mentalmente crimini e scene del crimine.

Voto 6/7

giovedì, gennaio 14, 2010

Film in sala dal 15 gennaio 2010

Avatar
( Avatar )
GENERE: Azione, Fantascienza, Thriller, Avventura
ANNO PROD: 2009
NAZIONALITÀ USA
REGIA: James Cameron

La prima cosa bella
GENERE: Commedia
ANNO PROD: 2009
NAZIONALITÀ Italia
REGIA: Paolo Virzì

giovedì, gennaio 07, 2010

Classifica di gradimento dei FILM USCITI IN ITALIA NEL 2009

Consuntivi di fine d'anno che sono anche un auspicio per quelli che ci attendono nella prossima stagione: nella lista dei mie preferiti tante buone opere ed un vincitore assoluto: UN PROPHETE di J Audiard.

Quale è la Vostra personale classifica dei 10 migliori film del 2009?


UN PROPHETE di J Audiard.
Senza rinunciare alle regole del cinema di genere, Audiard realizza un microcosmo che riproduce su scala ridotta le problematiche di un paese alle prese con i fantasmi di un integrazione realizzata solo a parole e costretta a confrontarsi con la rabbia di chi viene emarginato.

VINCERE di Marco Bellocchio.
Bellocchio realizza un film che è figlio del suo tempo producendo un Kolossal che ha i costi di un film d’essai senza per questo venire meno alla meraviglia ed all’epicità del genere. Un gioiello che magari non aggiunge niente sul piano della conoscenza dei fatti storici ma li reinterpreta in maniera originale ed alla luce di una personalità che non scende a compromessi.

THE READER di S. Daldry.
The Reader e' un film girato in continuita' con le precedenti opere di un regista che ricerca la verita attraverso la caratterizzazione dei personaggi verso i quali fa convergere il resto della sua arte.
Kate Winslet, perfetta nel combinare le contraddizioni di una carnalita' angelica ed insieme infernale, e' efficace nell'evitare inopportune (per il tono dimesso del film) pericolose monopolizzazioni e rende credibile la mancanza di senso vissuta dal suo personaggio

PUBBLIC ENEMIES di M Mann
La vita del bandito più celebre d’America diventa il pretesto per la riscoperta di un pezzo di storia americana che Michael Mann ricostruisce sulla base di un resoconto che evita la leggenda e preferisce la realtà dei fatti. La vita pubblica di John Dillinger, passato alle cronache per l’abilità malavitosa dopo una giovinezza trascorsa in riformatorio, diventa l’epitaffio di un esistenza bruciata dalla voglia di vivere e dalla consapevolezza della caducità del tempo e delle cose

ADVENTURELAND di G Mottola
Mottola realizza un “amarcord” in cui le caratteristiche della commedia giovanilistica ed a tratti anche demenziale, soprattutto per quanto riguarda i personaggi di contorno (il nevrotico datore di lavoro o l’amico che si diverte a molestarlo) vengono stemperate dalla storicizzazione della vicenda, ambientata nel 1987, e dal realismo con cui il regista descrive le incomprensioni e l’incomunicabilità che da sempre contraddistinguono le esistenze sospese tra un presente insoddisfacente ed un futuro ancora da costruire.

AMORI ED ALTRI CRIMINI di S Arsenijevic
Un intreccio tipicamente noir che Stefan Arsenijevic traveste con i toni della commedia e del melo’ per rappresentare un mondo alle prese con i postumi della guerra e con una crisi economica che rischia di farlo scomparire.

IL MIO AMICO ERIC di Ken Loach
Il segno dei tempi pare aver condizionato anche Ken Loach se è vero che persino un regista come lui, abituato ad affondare le mani nei miasmi della vita ed allergico agli artifici hollywoodiani, questa volta si affida ad un personaggio di fantasia (nel senso che Eric Cantona è una proiezione del protagonista appassionato di calcio e fan del giocatore) per dare vita ad una storia che ripropone gli stilemi del suo cinema ma li arricchisce con un immaginazione ed una leggerezza sconosciuta

UOMINI CHE ODIANO LE DONNE di Niels Arden Oplev
'Uomini che odiano le donne' è un noir che porta di nuovo alla ribalta l’indagine investigativa, non più funzionale alla sovraesposizione del personaggio principale ma collegamento coerente di elementi apparentemente inconciliabili.

TENDERNESS di John Polson
La cognizione del dolore attraverso i gesti di una quotidianità, sofferta ma indispensabile a reiterare la sensazione di esistenza, altrimenti percepita come vuoto asettico ed impalpabile. Roger Polson dopo una manciata di esperienze dedicate al cinema di genere esordisce in quello d’autore con un opera che deve molto al cinema di Clint Eastwood.

KINATAY di Brillante Mendoza
Ispirato da un neorealismo che riesce a far dimenticare la povertà dei mezzi, "Kinatay" (carneficina), potrebbe essere il fratello meno noto ma non per questo meno efficace di altrettanti noir, con un surplus di verità che soltanto cinematografie distanti da quelle occidentali riescono ad avere. Mendoza usa la notte come le note di una partitura in nero, e attraverso giochi di luce riesce a rendere indimenticabile il volto del male senza spiegarlo ma limitandosi a mostrarlo per quello che è, con immagini che non forzano la realtà, ma allo stesso tempo capaci di diventare l’espressione di quello che non vediamo, dell’abisso che diventa azione concreta, capace di annichilire la materia.

Film in sala dal 8 gennaio

Il riccio
( L'Élégance du hérisson )
GENERE: Sentimentale
ANNO PROD: 2009
NAZIONALITÀ Francia
REGIA: Mona Achache

Io, loro e Lara
GENERE: Commedia
ANNO PROD: 2009
NAZIONALITÀ Italia
REGIA: Carlo Verdone

Rec 2
( [Rec] 2 )
GENERE: Horror
ANNO PROD: 2009
NAZIONALITÀ Spagna
REGIA: Jaume Balagueró, Paco Plaza

Hatchet
( Hatchet )
GENERE: Commedia, Horror
ANNO PROD: 2006
NAZIONALITÀ USA
REGIA: Adam Green

Il mondo dei replicanti
( Surrogates )
GENERE: Fantascienza, Thriller
ANNO PROD: 2009
NAZIONALITÀ USA
REGIA: Jonathan Mostow

Soul Kitchen
( Soul Kitchen )
GENERE: Commedia
ANNO PROD: 2009
NAZIONALITÀ Germania
REGIA: Fatih Akin

giovedì, dicembre 31, 2009

Film in sala dal 1 gennaio 2010

Arthur e la vendetta di Maltazard
( Arthur et la vengeance de Maltazard )
GENERE: Animazione
ANNO PROD: 2009
NAZIONALITÀ Francia
REGIA: Luc Besson
CAST: Freddie Highmore, Mia Farrow, Jimmy Fallon, Snoop Dogg, Asa Butterfield, Robert Stanton, Lou Reed, Logan Mille

Hachiko, una storia d'amore
( Hachiko: A Dog's Story )
GENERE: Drammatico
ANNO PROD: 2008
NAZIONALITÀ USA
REGIA: Lasse Hallström
CAST: Richard Gere, Joan Allen, Jason Alexander, Cary-Hiroyuki Tagawa, Erick Avari, Davenia McFadden

mercoledì, dicembre 30, 2009

L'USSARO SUL TETTO

L'USSARO SUL TETTO
di JP RAPPENEAU


Un amore impossibile e gli ideali di libertà che attraversarono l'Italia pre risorgimentale sono i motivi dominanti de L'Ussaro sul tetto, film di JP Rappeneau che racconta le avventure di Angelo Pardi, diviso tra la passione civile per la patria violata ed il sentimento per la nobildonna che sta scortando alla volta del marito.
Siccome il protagonista è inseguito da emissari del governo austriaco intenzionati ad impedirne il rientro in Italia ed il morbo della peste imperversa nelle campagne provenzali, la missione del giovane ufficiale si carica fin da subito di tutte le caratteristiche (sprezzo del pericolo, slancio gratuito, ricerca del bel gesto) che hanno reso famose la figura dell’eroe romantico.
Come fosse un pittore impressionista Rappeneau non si limita a replicare il dinamismo e le divertite guasconierie dei film di cappa e spada, di cui soprattutto nella prima parte, quella in cui il personaggio si destreggia con abilità felina tra i tetti della cittadina guadagnandosi l’epiteto del titolo, il film è pieno, ma utilizza le suggestioni del Midì francese per costruire l’afflato amoroso tra i due viaggiatori.
Così facendo immerge la storia negli spazi aperti della Francia Meridionale (dimensione che segnò uno dei segni principali del movimento pittorico transalpino) e ne declina i vari passaggi accostando ai sentimenti dei personaggi l’equivalente ambientale: la foresta con i suoi recessi diventa il simbolo di una diffidenza dovuta più alla morale che all’istinto mentre via via che la vicenda procede e la forzata indifferenza lascia il posto ad un evidente attrazione, ecco che la natura cambia completamente registro, aprendosi agli orizzonti sconfinati delle grandi pianure che precedono le alpi.
In tale panorama Rappeneau alterna scene di massa, con la paura del contaggio che diventa più mortifera della stessa malattia, a momenti di intimità, in cui Angelo e Pauline, trasfigurati nella cornice che li accoglie, diventano il simbolo di un amore che nulla trattiene e che perciò è destinato a non sfiorire. Una dimensione fuori dal tempo che però non dimentica ma anzi integra in maniera naturale l’amor di patria, chiamato in causa da Angelo nel tentativo di sottrarsi ad un legame che disonorerebbe Pauline, e che la donna, anche lei al femminile, anche lei in pericolo, finisce per incarnare. Tratto dall’omonimo romanzo di Jean Giono, che traspone nella vicenda molti riferimenti autobiografici (Manosque non è solo la metà del periglioso viaggio ma anche il paese dove è nato lo scrittore, così come sono Piemontesi le sue origini), L’Ussaro sul Tetto è una coproduzione internazionale che si avvale di un cast tecnico di prima scelta, tra cui basterebbe ricordare Tierry Arbogast con la sua fotografia dai forti richiami pittorici (nelle scene di varia mondanità è evidente il richiamo a Pierre Auguste Renoir) e la costumista Franca Squarciapino gia' vincitrice di un Oscar per "Cyrano de Bergerac", ma il film non potrebbe essere lo stesso senza l’alchimia di due attori in stato di grazia: Juliette Binoche perfetta nel conferire al suo personaggio un erotismo trattenuto eppure evidente mentre Olivier Maritnez, qui al suo esordio nel grande cinema è un mix di sensibilità e destrezza fisica all’altezza dei modelli che ispirano il suo personaggio. A riprova che a volte i film influenzano la vita, la coppia in questione si sarebbe veramente innamorata e di lì a poco sarebbe divenuta una delle coppie più invidiate del cinema francese.

lunedì, dicembre 28, 2009

La Sentinelle

La Sentinelle (1992)
Directed by Arnaud Desplechin


Nel treno che lo sta riportando a Parigi, Mathias, studente di medicina legale, viene fermato dalla polizia e quindi interrogato da un misterioso individuo; L’episodio sembrerebbe un semplice malinteso fino a quando il giovane scopre nel proprio bagaglio un testa umana perfettamente conservata. Dopo lo stupore iniziale Mathias decide di venire a capo di una vicenda le cui ragioni saranno da ricercarsi nella misteriosa liberazione di alcuni connazionali tenuti prigionieri nell’ex Unione Sovietica.

Per il suo primo lungometraggio Desplechin sceglie di lavorare all'interno del genere utilizzando i codici del 'Crime Movie' a favore della propria libertà autoriale. Per far questo costruisce una storia che tiene conto del modello di riferimento, a partire da un incipit capace di giustificare l’ossessione del protagonista e l’indagine che ne consegue, e poi riuscendo ad allestire un 'nido di vipere' all’altezza della posta in gioco, con un protagonista la cui ordinarietà sembra fatta apposta per esaltare l’eccezionalità degli eventi i corso. In realtà il meccanismo di genere viene depotenziato da una serie di scelte che privilegiano, da una parte le divagazioni legate alle delusioni di una generazione che a partire dai 'Patti di Yalta' (oggetto del contendere nella scena che apre il film) ha dovuto fare i conti con il fallimento dell’utopia comunista e con i compromessi scaturiti da quelle decisioni, e dall'altra si sofferma sulla rappresentazione di un esistenzialismo che si divide tra un decoro borghese difeso a spada tratta (ed è per questo che Mathias deve essere fermato) e le ipocrisie dei rapporti umani (l’amore rimane ancora una volta una chimera).
Desplechin getta le basi del suo cinema attraverso un personaggio che vince la sfida con il sistema ma perde quella con se stesso: nell’intento di mantenere l’equilibrio tra cuore e cervello, alternativamente rappresentate dalla professione ufficiale (la medicina legale) e da quella ufficiosa (l’investigatore) finisce per perdere il controllo delle cose diventando di fatto alieno al suo stesso mondo; in questo senso egli diventa il peccato originale ed insieme il prototipo dell’uomo Desplechiano, marchiato per sempre da questa iniziale sconfitta. E come se il regista, approfittando delle sventure del suo eroe, prendesse fin da subito le distanze da una resistenza politica che soprattutto in Francia è ancora uno stile di vita (basterebbe ricordare le annose questioni legate all’estradizione di molti terroristi italiani) ed invece nella filmografia del nostro diventerà qualcosa di cui si può fare a meno.
Seminale è anche l’idea di famiglia come luogo di morte, Topos già presente nel precedente 'La vie des morts', mediometraggio del 1991 in cui il suicidio di una persona cara mette in discussione le vite di amici e parenti e che si conferma anche qui nella relazione tra la morte del padre di Mathias e l'inizio di una disgregazione familiare che, come sempre succede nel cinema di Despleschin, va oltre i legami di sangue e si allarga ad amici e conoscenti. Le famiglia diventa così una 'Comune' in cui si combatte la battaglia finale, quella in cui si decide la vita o la morte dei suoi componenti.

Una densità di temi e significati che il regista traduce con uno stile compatto e movimenti di macchina ridotti al minimo: il regista preferisce lavorare all’interno dell’inquadratura, che restituisce l’alienazione del protagonista facendo convivere gli squilibri della storia con la composizione di una scena in cui le figure occupano sistematicamente il centro dello spazio e dove la prevalenza del piano americano la dice lunga sulle sinergie tra ambienti e personaggi. Certo, complessivamente il film risente delle urgenze tipiche delle opere prime ed anche l’impianto di genere dimostra evidenti limiti di coerenza: troppe cose rimangono non spiegate e la sensazione di un evidente difficoltà nelle gestione di alcuni passaggi appare evidentemente. Mancanze che pesano sul giudizio dello spettatore occasionale ma che aumentano il senso di innafferabilità di un opera si imperfetta ma che non può lasciare indifferenti.

In concorso al Festival di Cannes del 1992 il film ha vinto il premio Caesar del 1993 per il miglior attore maschile (Emanuelle Salinger).

mercoledì, dicembre 23, 2009

Film in sala da venerdi' 25 dicembre

Amelia
( Amelia )
GENERE: Biografico, Drammatico
ANNO PROD: 2009
NAZIONALITÀ USA
REGIA: Mira Nair

Brothers
( Brothers )
GENERE: Drammatico
ANNO PROD: 2009
NAZIONALITÀ USA
REGIA: Jim Sheridan

Piovono polpette
( Cloudy with a Chance of Meatballs )
GENERE: Animazione, Commedia, Family
ANNO PROD: 2009
NAZIONALITÀ USA
REGIA: Phil Lord, Chris Miller (XIX)

Sherlock Holmes
( Sherlock Holmes )
GENERE: Giallo
ANNO PROD: 2009
NAZIONALITÀ Gran Bretagna, USA
REGIA: Guy Ritchie



BUON NATALE A TUTTI!


lunedì, dicembre 21, 2009

BROTHERS

BROTHERS

La complessità dei legami familiari sullo sfondo della guerra Afghana e' il tema principale di un film che replica, semplificandola, la versione danese di un opera ('Non desiderare la donna d’altri' di Susan Blier) per molti versi legata a situazioni rintracciabili all’interno della scrittura religiosa.
A partire dalle sequenze iniziali, in cui la vicenda del 'figliol prodigo' è riproposta con i buoni propositi di Jack uscito di prigione ed intenzionato a ricominciare una nuova vita, il film procede portandosi dietro un senso di 'pietas' verso protagonisti coinvolti in una vicenda più grande di loro e poi ancora facendo procedere la storia come una parabola in cui le 'colpe' sono il viatico per il perdono finale.

Dopo un prologo introduttivo in cui la conoscenza delle dinamiche familiari ci permette di vedere i suoi membri riuniti attorno alla figura di un padre ingombrante e con i due fratelli uniti da un legame che va oltre la semplice parentela, il film sgretola quell’unione dividendosi tra l’asprezza del paesaggio afghano dove Sam (Tobey Maguire) guida la sua unità attraverso le insidie talebane, e le atmosfere sospese della cittadina americana in cui la presenza/assenza di chi è partito condiziona le scelte di chi è rimasto.
A differenza del suo predecessore Sheridan sceglie di seguire le due vicende in parallelo, eliminando i flash back e rafforzando con un montaggio alternato la vicinanza psicologica dei protagonisti.
E’questo il momento migliore del film, quello in cui il regista non si limita a sfruttare la bravura degli attori, ma lavorando sulle immagini riesce ad unire senza soluzione di continuità il deragliamento di Jack, catturato dai guerriglieri Talibani e costretto a commettere un azione indicibile, ed il lento ma progressivo ritorno alla vita del fratello (Tommy interpretato da Jake Gyllenhaal), diviso tra le responsabilità di chi deve meritarsi il privilegio di essere rimasto e l’attrazione verso la moglie del militare (Grace impersonata da una grande Natalie Portman).

Sheridan lavora di sottrazione privilegiando i non detti e lasciando che siano le atmosfere a conferire forza alle azioni dei protagonisti.
D’altro canto, forse perché 'il remake' ha la sua ragione di essere in un pubblico americano generalmente sessuofobo ed abituato ai lieto fine, Sheridan trasforma la relazione extraconiugale in un 'bacio rubato' e modifica un finale che pur nella sua drammaticità, lascia un pò di speranza dopo tanta sofferenza.

Ben recitato da un gruppo di attori in cerca di conferme, 'Brothers' dimostra ancora una volta l'inutilità del cinema clonato, se è vero che in presenza dell’originale anche un' opera come questa, sincera e ben realizzata, lascia una sensazione di superfluo difficilmente cancellabile.

giovedì, dicembre 17, 2009

Film in sala dal 18 dicembre

Astro Boy
( Astro Boy )
GENERE: Animazione, Azione, Fantascienza
ANNO PROD: 2009
NAZIONALITÀ Hong Kong, Giappone, USA
REGIA: David Bowers

Il canto delle spose
( Le chant des mariées )
GENERE: Drammatico
ANNO PROD: 2008
NAZIONALITÀ Francia
REGIA: Karin Albou

Io & Marilyn
GENERE: Commedia
ANNO PROD: 2009
NAZIONALITÀ Italia
REGIA: Leonardo Pieraccioni

La Principessa e il Ranocchio
( The Princess and the Frog )
GENERE: Animazione
ANNO PROD: 2009
NAZIONALITÀ USA
REGIA: Ron Clements, John Musker

Natale a Beverly Hills
GENERE: Commedia
ANNO PROD: 2009
NAZIONALITÀ Italia
REGIA: Neri Parenti

mercoledì, dicembre 16, 2009

NEW MOON


New Moon

Ancora storditi dal clamore suscitato dalla prima apparizione, ed impegnati nel tentativo di rendere giustizia alle qualità cinematografiche del primo capitolo della saga ( opera seminale o fenomeno di costume), 'Twilight' gioca d’anticipo, e satura il mercato con un secondo capitolo, che, se non aggiunge nulla rispetto a quanto già visto in precedenza, almeno aiuta a capire qualcosa di più a proposito degli eroi che ne hanno decretato il successo. Se infatti New Moon non fa un passi in avanti rispetto all’evoluzione della storia, a meno che non si voglia prendere sul serio l'espediente che fa scomparire per gran parte del film il protagonista principale, permettendo a Bella di tormentarsi per quasi due ore sulle differenze tra l’amore ed amicizia, dal punto di vista fenomenologico il film lascia ampio spazio all'approfondimento dei caratteri, rivelando cosa si nascondeva dietro ai silenzi siderali ed ai comportamenti trattenuti del primo episodio: dopo la visione del film verrebbe voglia di riprendere l’antico adagio è decretare 'sotto il vestito niente', ma per motivi di principio, o forse perché, fino a prova contraria, crediamo sempre alla buona fede delle persone, proviamo ad argomentare, dicendo che il quadro psicologico ed emotivo dei protagonisti spazia tra un anaffettività appena giustificata dai rimorsi di coscienza (nel caso di Bella bisognerebbe parlare di vere e proprie allucinazioni) ed un atavica indecisione, che gli autori vorrebbero rivestire con i canoni di un dolente romanticismo, molto vicino a quello che affliggeva il Werther goethiano, ed invece finiscono per banalizzare con un narcisismo che, soprattutto sul versante maschile, sembra essersi definitivamente appropriato di un estetismo che non è più esclusivamente femminile, ma anzi, dovendo giudicare dallo stile di Bella, jeans e maglietta sempre indossati e mai un centimetro di pelle scoperta, a differenza dei suoi innamorati, sempre pronti ad esibire ogni centimetro del proprio fisico, è diventata la prerogativa principale di quello maschile. Lungi dall’essere motivo d’unione, la bellezza in tutte le sue sfaccettature (Androgino/Bella, Effeminato/Edward, Virile/Jacob) diventa nell’impossibilità di soddisfare il piacere, il volano di un dolore che isola e rende infelici. E se è vero che lo spettatore ama ricoscersi nei personaggi di finzione, dovremo credere che l’importanza di film come 'New Moon' consista soprattutto nella capacità di indicare 'a che punto è la notte' e qual è la direzione verso cui stiamo andando: il cinema come opera d’arte cede il passo alla sociologia, diventando la cartina di tornasole di una gioventù in bilico tra un inaspettato conformismo (il matrimonio sembra essere uno dei punti di arrivo dell’intera saga) ed un erotismo che sfiora l’indicibile -dal punto di vista anagrafico l’unione tra Edward e Bella sarebbe improponibile, mentre è altrettanto chiara la tendenza promiscua della protagonista attratta da entrambi i suoi pretendenti- e che per questo può essere solo pensato. Ma senza scomodare il relativismo dilagante e confortati dall’annuncio di altri due capitoli della saga vampiresca, il primo dei quali diretto da David Slade (30 giorni di buio), uno specialista del genere, ci sentiamo di affermare che i conti vanno fatti solo alla fine e che il film in questione potrebbe rappresentare nella sua inconsistenza, il cavallo di ritorno di un successo inaspettato e forse non ancora digerito.

venerdì, dicembre 11, 2009

ITALIA '70 - La città sconvolta: caccia spietata ai rapitori (1975) (puntata 14)

La città sconvolta: caccia spietata ai rapitori (1975)
Regia di Fernando Di Leo
Con Luc Merenda, Irina Maleeva, James Mason, Marino Mase', Daniele Dublino, Vittorio Caprioli, Valentina Cortese


TRAMA: Assieme al figlio del ricco costruttore Filippini viene rapito anche quello del meccanico Colella.

IL FILM: Alcuni banditi, rapiscono il piccolo Antonio Filippini, figlio di un ricco ingegnere e il suo amichetto Fabrizio Colella, orfano di madre, il cui padre e' un modesto meccanico.
Trattando con la segretaria dell'ingegnere i rapitori chiedono per il riscatto di Antonio, dieci miliardi.
L'ingegnere Filippini (J. Mason) tenta di abbassare le loro pretese tirando le trattative per le lunghe.
Per costringerlo a pagare, i malviventi uccidono il piccolo Fabrizio.
Vista l' impotenza della polizia, il meccanico Colella (L. Merenda) decide di agire in prima persona.
Il meccanico si scatena, annebbiato dalla sete di vendetta fino a giungere alla resa dei conti che avrà luogo in un luna park.

COMMENTO: Il poliziottesco secondo il maestro Fernando Di Leo.
Film dichiaratamente di sinistra con il disincantato commissario interpretato da Vittorio Caprioli alter ego del regista foggiano.
Il film affronta il tema dei sequestri di persona, a cui ovviamente DI LEO da un'impronta particolare, trasformandolo in un western metropolitano.
Il film è molto politico, con il regista che non esita a descrivere il facoltoso industriale come un uomo dal cuore di pietra che si rivolta con voluttà porcina nei suoi denari, esaltando al contempo la figura del proletario vendicatore.
Fernando Di Leo sembra essere particolarmente interessato alla prima parte del film, utilizzata per tracciare la psicologia dei personaggi, mentre la seconda parte è dedicata quasi esclusivamente all'azione.

CURIOSITA'-NOTIZIE: Indimenticabile la risposta pronunciata da Vittorio Caprioli all'assistente che invoca leggi più dure contro i sequestratori: " E se in questa nostra bella Italia non ci fosse più nessuno che se ne andasse in giro con una disponibilità di dieci miliardi, cosi, da un giorno all'altro, come se fossero noccioline, anche in questo caso i sequestri finirebbero".
Incasso che superò gli 800 milioni di lire.

giovedì, dicembre 10, 2009

Film in sala dal 11 dicembre

Dieci inverni
GENERE: Commedia
ANNO PROD: 2009
NAZIONALITÀ Italia
REGIA: Valerio Mieli

Jennifer's Body
( Jennifer's Body )
GENERE: Commedia, Fantascienza, Thriller
ANNO PROD: 2009
NAZIONALITÀ USA
REGIA: Karyn Kusama

Land of the Lost
( Land of the Lost )
GENERE: Azione, Fantasy, Avventura
ANNO PROD: 2009
NAZIONALITÀ USA
REGIA: Brad Silberling

Senza amore
GENERE: Drammatico
ANNO PROD: 2007
NAZIONALITÀ Italia
REGIA: Renato Giordano

Welcome
( Welcome )
GENERE: Drammatico
ANNO PROD: 2009
NAZIONALITÀ Francia
REGIA: Philippe Lioret

mercoledì, dicembre 09, 2009

A SERIOUS MAN

A SERIOUS MAN
di J. & E. Cohen


Minnesota, 1967, Larry Gopnik (M. Stuhlbarg) è un ebreo laborioso, serio e onesto che insegna Fisica.
Larry non ha grandi pretese, desidera esclusivamente una vita tranquilla per sè e la sua famiglia, ma deve fare i conti con una serie infinita di problemi.
La moglie (S. Lennick) ha una relazione con un altro uomo (F. Melamed) e praticamente costringe Larry a trasferirsi in un Motel insieme al fratello disoccupato e malato; il figlio Danny (A. Wolff) è un adolescente che passa le sue giornate ad imbottirsi di canne ascoltando Somebody to Love dei Jefferson Airplane; la figlia maggiore pare non avere altri interessi che lavarsi continuamente i capelli.
Come se non bastasse, il povero Larry, dopo aver rifiutato di farsi corrompere da un alunno si ritrova ad essere ricattato.
A turbare ulteriormente l'esistenza del pacifico professore c'è anche la bellissima vicina di casa che ama farsi guardare mentre prende il sole completamente nuda.
Per cercare conforto e consigli, Larry si rivolge ai rabbini più importanti della comunità, non trovando nella saggezza rabbinica nè risposte, nè adeguate soluzioni.
I fratelli Coen dispensano crudeltà a piene mani in questo nuovo capitolo della loro variegata cinematografia, catapultando un uomo semplice e senza eccessive ambizioni nel più meschino dei mondi (il nostro) possibili.
A fare da sfondo alla storia di A SERIOUS MAN, c'è la comunità ebraica, che i Coen non esitano a criticare, ironizzando ferocemente sulla figura del Rabbino, che viene spesso dipinto come inadeguato al ruolo, indottrinato con frasi fatte, poco avvezzo a confrontarsi con la vita reale.
L'amara ironia dei Coen si abbatte anche sulla lobby degli avvocati ebrei che dietro la loro amabile disponibilità celano parcelle da capogiro, sintomo inequivocabile della loro avidità.
A SERIOUS MAN è una commedia amarissima tratteggiata con sapienza che non sfocia mai in una situazione esplicitamente comica o quantomeno divertente, ma che fa dell'ironia l'arma per scardinare le certezze di un uomo e di una intera comunità.
Il contesto Yiddish non deve indurre lo spettatore ad attendersi freddure o battute alla Woody Allen, da sempre molto aderente alle esigenze del pubblico europeo, che usa il cinismo e il disincanto come ariete per indurre alla risata facile, puntando sulla scarsa conoscenza e il qualunquismo che circonda le comunità ebraiche, in A SERIOUS MAN si punta molto più in alto.
I due registi colpiscono dall'interno, conoscendo perfettamente i punti sensibili.
I fratelli Coen confezionano il loro film miscelando humor nero e spiazzante cinismo, ottenendo grandi risultati e regolando qualche conto in sospeso con le proprie radici.
Ottimo il prologo di ambientazione polacca al pari del finale crudele e liberatorio.

Nel paese delle creature selvagge

Nel paese delle creature selvagge
di Spike Jonze


Dopo aver portato sullo schermo nevrosi e sceneggiature di un tipo come Charlie Kaufmann, che già il nome sembra definire dentro dimensioni di tipo kafkiano e che invece questa volta non c’entra niente con il nostro, Spike Jonze volge il suo sguardo al mondo dell’infanzia filmando il libro illustrato di Maurice Sendak, e per farlo, decide di rimanere il più attaccato alla realtà, realizzando le creature che danno il titolo al film ed il mondo che ruota attorno a loro, riducendo al massimo l'apparato tecnologico, a favore di uno spettacolo in cui la meraviglia deriva dalla percezione che il corto circuito tra il mondo reale, rappresentato dal bambino, e quello immaginario, popolato dalle creature selvagge, non sia il frutto di un assemblaggio virtuale ma esista veramente in qualche parte del pianeta.

Abbandonandosi alla bellezza delle immagini, illuminate da uno specialista delle luci naturali come Lance Acord, capace di trasformare l'isola in cui si svolge il film in una terra di mezzo, e dopo essersi abituati alla consistenza materica dei mostri, costruiti addosso ad attori in carne ossa che ne assicuravano il movimento, non si fa fatica ad entrare all'interno della storia dimenticandosi della finzione scenica.

Dopo uno splendido inizio, in cui le difficoltà del bambino nel rapportarsi con il mondo degli adulti sono rese con un montaggio emotivo, il film si appesantisce quando deve raccontare l’anarchia di una mente che esorcizza le proprie paure diventando il deus ex machina di un mondo, in cui le esperienze pregresse vengono rielaborate attraverso un modello familiare che ripete, enfatizzandole nella morfologia primordiale delle creature selvagge, le dinamiche relazionali del mondo reale.

I comportamenti sconclusionati e le espressioni a metà tra il serio ed il faceto riempiono lo schermo interromponendo momenti di pausa interminabili, in cui il piccolo fuggiasco metabolizza gli insegnamenti di un esperienza fuori dal normale.

Ed è proprio la delicatezza del giovane interprete, capace di sottolineare con la spontaneità tipica dell’età i vari passaggi della storia, a salvare, almeno in parte un opera che non riesce a bissare sul piano dell’interesse le indubbie qualità della forma.

LOOKING FOR ERIC - Il mio amico Eric


Il segno dei tempi pare aver condizionato anche Ken Loach se è vero che persino un regista come lui, abituato ad affondare le mani nei miasmi della vita ed allergico agli artifici hollywoodiani, questa volta si affida ad un personaggio di fantasia (nel senso che Eric Cantona è una proiezione del protagonista appassionato di calcio e fan del giocatore) per dare vita ad una storia che ripropone gli stilemi del suo cinema ma li arricchisce con un immaginazione ed una leggerezza sconosciuta: se la vicenda di Eric, un postino alle prese con i problemi di una famiglia allargata e le conseguenze di un matrimonio fallito ripropone la figura di un uomo che prova ad invertire la propria parabola esistenziale e che il senso di militanza è ancora presente nella vicinanza dei colleghi di lavoro, assidui nel sostenere l’amico eternamente depresso e decisivi (in una scena di rara ilarità) quando lo stesso deciderà di reagire per le rime nei confronti di una pericolosa gang che minaccia i suoi figliastri, è altrettanto vero che gli snodi principali del film (la presa di coscienza della propria condizione, la volontà di recuperare il rapporto con la moglie che aveva abbandonato, il recupero di una dignità perduta) passano attraverso i consigli di un “uomo che non c’è”, e che lo stile, pur rimanendo attaccato al referto documentaristico mostra la volontà di affidarsi a soluzioni di certo cinema americano (l’uso del flash back e la luce d’orata nei ricordi amorosi di Erick ma anche la celerità con cui i personaggi di contorno sono pronti a prodigarsi per alleviare le pene del nostro eroe). Ma anche la decisione di affidarsi alla genuinità di un non attore che rappresenta, seppur con le stimmate del bastian contrario (una specie di Che Quevara dei campi di calcio), la quintessenza di uno sport votato al capitale e di insistere con numerosi inserti di repertorio che illustrano insieme le doti del calciatore e la passione del protagonista è una risposta a chi crede che l’impegno civile passi solo attraverso l’indignazione e la seriosità a tutti i costi. Lunga vita a Ken Loach ed ai suoi sogni di un mondo migliore.

venerdì, dicembre 04, 2009

500 days of summer

500 days of summer
di Marc Webb

Costruire l'amore/Decostruire l'amore: sono questi i presupposti che muovono l’ultimo film di Marc Webb, 500 days of summer, commedia agrodolce imperniata sulle vicende sentimentali di Tom Hansen, inguaribile romantico con la passione per l’architettura e Summer Finn, dolcemente disincantata e decisa a conservare la propria indipendenza, diversamente coinvolti in una relazione fuori dagli schemi eppure segnata dalle idiosincrasie che sempre accompagnano i favoriti da Cupido.

Scandita da un calendario immaginario che la sceneggiatura costruisce per assecondare la voce over, a cui spetta il compito di far progredire la storia ed insieme di dimostrare con andirivieni temporali l'imprevedibilità di un sentimento amoroso, da sempre costretto a declinarsi secondo i parametri del cuore ed anche del destino, la storia di Tom e Summer (che nella versione italiana si chiamerà Sole) ha un gusto vagamente retrò, non solo per la presenza di due caratteri dalla fotogenia anomala, vicina ai gusti di un pubblico che alla bellezza delle forme preferisce quella delle idee, ma anche per le soluzioni di una regia che ammicca apertamente alla New Hollywood, con la musica che diventa manifesto dello stato d’animo dei personaggi e per certe "ingenuità" che hanno caratterizzato alcuni eroi di quel periodo (palese il richiamo al "Laureato" ma anche a "Come Eravamo"), ed al movimento della Novelle Vague, presente nell'inguaribile fiducia (o follia) che permette ai personaggi di sopravvivere con malinconica leggerezza agli ostacoli del cuore.

Ed anche la trovata di invertire le predisposizioni biologiche, attribuendo ai personaggi caratteristiche e vicissitudini che appartengono al sesso opposto contribuisce ad invertire il trend di una commedia americana prevedibilmente sessista.

Purtroppo Webb non riesce a rendere spontanea la propria cinefilià ed appesantisce il film con una serie di trovate, che a cominciare dai fotogrammi che sembrano venire fuori dagli schizzi con cui Tom sfoga la sua frustrazione di architetto mancato, alla complicità con il pubblico ricercata nell’espediente degli attori che si rivolgono allo spettatore, fino ai giochetti temporali volti a pareggiare i momenti felici con quelli deprimenti, tolgono spazio all'emotività di una vicenda che dovendo rispettare l'assunto di partenza frena (per eccessivo schematismo) la performance della coppia Leavitt/Deschanel.

giovedì, dicembre 03, 2009

Film in sala dal 4 dicembre

A Christmas Carol
( A Christmas Carol )
GENERE: Fantasy
ANNO PROD: 2009
NAZIONALITÀ USA
REGIA: Robert Zemeckis

A Serious Man
( A Serious Man )
GENERE: Commedia, Noir
ANNO PROD: 2009
NAZIONALITÀ USA
REGIA: Ethan Coen, Joel Coen

Ben X
( Ben X )
GENERE: Drammatico
ANNO PROD: 2007
NAZIONALITÀ Belgio, Olanda
REGIA: Nic Balthazar

Il mio amico Eric
( Looking for Eric )
GENERE: Commedia, Drammatico, Sportivo
ANNO PROD: 2009
NAZIONALITÀ Belgio, Francia, Gran Bretagna, Italia
REGIA: Ken Loach

L'isola delle coppie
( Couples Retreat )
GENERE: Commedia
ANNO PROD: 2009
NAZIONALITÀ USA
REGIA: Peter Billingsley

L'uomo nero
GENERE: Commedia, Romantico
ANNO PROD: 2009
NAZIONALITÀ Italia
REGIA: Sergio Rubini

Moon
( Moon )
GENERE: Fantascienza, Thriller
ANNO PROD: 2009
NAZIONALITÀ Gran Bretagna
REGIA: Duncan Jones

Ninja Assassin
( Ninja Assassin )
GENERE: Azione, Thriller
ANNO PROD: 2009
NAZIONALITÀ USA
REGIA: James McTeigue

Non è ancora domani (La Pivellina)
( La Pivellina )
GENERE: Drammatico
ANNO PROD:2009
NAZIONALITÀ Australia, Italia
REGIA: Tizza Covi, Rainer Frimmel

mercoledì, dicembre 02, 2009

La dura Verita'

La dura Verità
di Robert Luketic


Una commedia che guarda al passato per rinverdire una tradizione di grande cinema e due attori che cercano la definitiva consacrazione sono i motivi principali di “The Ugly Truth”, la commedia di Robert Luketic ambientata nel mondo della televisione ed incentrata sulla dialettica caratteriale che oppone una produttrice impegnata a risollevare gli indici d’ascolto del suo programma ed un conduttore sulla cresta dell’onda per il successo ottenuto dalle dissertazioni amorose dispensate nell’inserto televisivo che da il titolo al film.

"La cruda verità" diventa così lo slogan di un personaggio (Mike Chadway) che fa di tutto per apparire politicamente scorretto, a cominciare dai modi diretti ed un po’ invadenti con cui si propone allo spettatore, e che affrontano senza reticenze i problemi della coppia, oppure divertendosi a provocarne gli istinti con goliardici siparietti che possono prevedere anche evoluzioni acquatiche con la complicità di ragazze compiacenti.

continua a leggere la recensione dl film sul sito di ONDACINEMA