lunedì, ottobre 25, 2010

BENVENUTI AL SUD

BENVENUTI AL SUD
Regia: Luca Miniero


Alberto (C. Bisio), direttore di un ufficio postale in Brianza, colpevole di aver simulato un'invalidità permanente al fine di ottenere un trasferimento a Milano, viene spedito per punizione a Castellabate, nel Cilento.
Il film narra di come un uomo partito dalla Brianza per andare a vivere in quello che ritiene un posto inospitale, incivile, abitato da scansafatiche, una volta toccata con mano la realtà e messo da parte i pregiudizi non può far altro che innamorarsi di quei luoghi e rispettare tradizioni e cultura dei suoi abitanti.
Il messaggio della pellicola è molto chiaro: liberarsi dai preconcetti per essere accoglienti verso gli altri.
Remake del francese Bienvenue chez les ch’tis, uscito in Italia con il titolo di Giù al nord.
Benvenuti al sud è una commediola che si basa esclusivamente sull'ormai usuratissimo tema dei luoghi comuni sulle differenze culturali tra nord e sud.
Punto di forza del film sarebbe dovuto essere il cast, che oltre ai volti noti dei protagonisti annovera una folta schiera di comprimari di sicuro affidamento tra cui spicca Giacomo Rizzo (l'inquietante Geremia de L'amico di famiglia di P. Sorrentino 2006).
Il risultato però non è quello che ci si attendeva, Alessandro Siani di solito scoppiettante in Tv e soprattutto dal vivo, sembra fare il verso a Pieraccioni e il resto della truppa pare limitarsi a svolgere il compitino assegnatogli intrappolata in una sceneggiatura che si limita al copia-incolla.
Il regista Luca Miniero, (autore del divertentissimo Incantesimo napoletano -2002- ma anche di cose inguardabili come Questa notte è ancora nostra -2008) e i suoi sceneggiatori si limitano a trasferire la storia francese nel sud Italia e poco aggiungono all'originale se si esclude che i formaggi e le birre corpose di Bergues del film transalpino, diventano rispettivamente mozzarelle e limoncello in quel di Castellabate.
Cameo per Dany Boon, sceneggiatore, regista e protagonista della versione originale.

venerdì, ottobre 22, 2010

Dieci Inverni

Dieci Inverni
di Valerio Mieli


Cosa cerchiamo in un film che parla d’amore: è questa la domanda che
sorge spontanea dopo aver visto l’ultimo film di Valerio Mieli. La
questione potrebbe sembrare scontata e forse lo è, ma di fronte ad un
opera che mette in scena tutti i “must” di un gioventù precaria ed in
cerca di identità, è necessario togliere di mezzo inutili distrazioni
e concentrarsi sul cuore del problema.
Ebbene, io direi proprio
L’amore o meglio, lo stato d’animo che lo rende credibile anche in
presenza di una storia non particolarmente originale e che in parte
ricalca nella forma (la relazione tra i due protagonisti divisa in più
atti sviluppati nel corso di arco di tempo predeterminato, i dieci
inverni appunto) ma anche nella sostanza (anche qui seppur con
qualche variazione il trasporto amoroso è segnato dall’assenza di
stabilità e soggetto a variabili incalcolabili) l’approccio di un
caposaldo del genere quale “Un amore” di Gian Luca Maria Tavarelli.

Ma in questo caso, forse per una capacità di mezzi che il film di
riferimento non aveva e che invece Mieli dimostra di saper sfruttare
senza eccessi, mettendo a disposizione degli attori una location
illuminata in tutta la sua malinconica bellezza e pronta a
rispecchiare nelle nebbie del paesaggio veneziano le reticenze verbali
di una coppia che ha paura di innamorarsi, ne risulta un opera capace
di uscire dalle estasi cinefile senza per questo farsi risucchiare dal
facile ritorno di carinerie così in voga nel cinema di questo genere.
Continuamente in bilico tra affollamenti da “appartamento spagnolo”,
adatti alla delicata guasconeria di Silvestro ed intimismi da teatro
cechoviano, perfettamente calibrati alla personalità di Camilla,
studentessa di letteratura russa e come le eroine di quei romanzi
immersa in una tempesta di sentimenti indicibili, Dieci Inverni deve
la sua empatia alla totale immedesimazione dei due attori, calati
dentro i rispettivi personaggi con una spontaneità talmente genuina da
far sembrare certe scene il resoconto di un diario personale. Buffi
nella loro indecisione caratteriali, Silvestro e Camilla (Michele
Riondino e Isabella Aragonese) sono restituiti con precisione
barometrica nell’inadeguatezze tipiche dell’età di formazione, così
come negli slanci impacciati di chi teme di non essere all’altezza.
Privilegiando una recitazione affidata ai mezzi toni e concentrata
soprattutto nel cogliere i mutamenti dell’animo, Mieli ignora
volutamente i corpi, altrove griffati e modaioli, ed affida al
linguaggio dei gesti e dello sguardo il compito di farci partecipare
all’evoluzione di una vicenda, che proprio nella sua conclusione si
concede un colpo di coda un po’ scontato ma che in fondo rende
giustizia ai motivi di ogni innamoramento.


dedicata a tutte le persone che hanno attraversato la mia vita e che ancora l'attraversano.

giovedì, ottobre 21, 2010

Film in sala dal 22 ottobre 2010

Fair Game
(Fair Game)
GENERE: Azione, Drammatico, Thriller
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Doug Liman

Figli delle stelle
(Figli delle stelle)
GENERE: Commedia
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: Italia
REGIA: Lucio Pellegrini

Paranormal Activity 2
(Paranormal Activity 2)
GENERE: Horror
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Tod Williams, Kevin Greutert

Séraphine
(Séraphine)
GENERE: Drammatico
ANNO: 2008
NAZIONALITÀ: Belgio, Francia
REGIA: Martin Provost

Uomini di Dio
(Des hommes et des dieux)
GENERE: Drammatico
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: Francia
REGIA: Xavier Beauvois

Wall Street: il denaro non dorme mai
(Wall Street 2: Money Never Sleeps)
GENERE: Drammatico
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Oliver Stone

mercoledì, ottobre 20, 2010

GORBACIOF

GORBACIOF
Regia: Stefano Incerti


Marino Pacileo (T. Servillo), detto "Gorbaciof" a causa di una vistosa voglia sulla fronte, è contabile presso il carcere di Poggioreale a Napoli.
Schivo e solitario, Gorbaciof passa le sue serate nel retro di un ristorante cinese giocando a poker.
Per finanziare le sue partite al tavolo verde prende i soldi dalla cassa del penitenziario che puntualmente rimette al proprio posto.
Quando, però, si trova a dover saldare i debiti di gioco suoi e soprattutto quelli del proprietario cinese del locale, della cui figlia si è innamorato, è costretto a ricorrere ad "aiuti" esterni.
Gorbaciof è un solitario, un duro, non accetta soprusi e non si piega neanche nel pericoloso mondo del gioco d'azzardo, ma l'amore per la giovane figlia (Mi Yang) del ristoratore cinese lo porterà ad entrare in contatto con mondi pericolosi.

Gorbaciof, presentato fuori concorso all'ultimo Festival di Venezia, è un noir in salsa partenopea che oltre al merito di offrire un timido spaccato di una Napoli "orientale", si basa praticamente sul nulla.
Il regista scarica il film sulle robuste spalle di Toni Servillo, che pur facendo ricorso a tutta la sua grande arte non può reggerne il peso, rischiando seriamente in alcuni frangenti di diventare macchietta di se stesso.
A metà pellicola, la sceneggiatura (dello stesso regista e D. De Silva) comincia a mostrare la corda e i limiti del film, inevitabilmente, si materializzano sullo schermo.
Tutto è troppo scontato, persino telefonato e una buona rappresentazione degli eventi non basta a colmare l'assenza di sostanza.
Per lo scontatissimo finale, S. Incerti si rifugia in maniera palese nel confortevole abbraccio di Brian De Palma e del suo Carlito's Way (1993) e addirittura nel tarantiniano Pulp Fiction (1994), senza tralasciare un richiamo (a ruoli invertiti) a Le Conseguenze dell'amore (2004) di Paolo Sorrentino.

venerdì, ottobre 15, 2010

UNCLE BOONMEE WHO RECALL HIS PAST LIVES

UNCLE BOONMEE WHO RECALL HIS PAST LIVES
Di Apichtpang Weerasenthakul



Con l’approssimarsi della fine un uomo prende commiato dalla vita circondandosi dell’affetto dei parenti e chiamando a raccolta i fantasmi della moglie e del figlio, prematuramente scomparsi. Da questo spunto, tanto esile quanto singolare, il regista Tailandese dal nome impronunciabile imbastisce una storia che procede con assonanze imperscrutabile, e che si fa gioco delle regole della verosimiglianza e della logica, confondendo i piani temporali e le dimensioni dell’esistenza, invitando lo spettatore a seguirlo in questo processo di liberazione, con un mantra sensoriale e visivo tanto ipnotico quanto snervante: una trasformazione apparentemente impercettibile, perché costruita attraverso un uso sistematico della telecamera fissa, un utilizzazione del tempo incurante dei tempi cosiddetti cinematografici e perciò aperto anche a particolari senza apparente significato, e con inquadrature che sembrano spiare da lontano ed in maniera quasi distaccata lo svolgersi della realtà.

Spazi naturali a tutto schermo, la vita dei campi di una fattoria dove si raccolgono pesche, conversazioni di un uomo e di una donna intorno al significato della morte e della vita, sono i segni di una realtà inequivocabile e che però il regista riesce a mettere in discussione inserendo l’inspiegabile sotto forma di fantasmi che assumono una corporalità umana o animalesca (scimmie volanti o gorilla con gli occhi fluorescenti), oppure, dopo lo sconcerto iniziale, mettendo i personaggi e lo spettatore all’interno di un contenitore dove l’elemento metafisico e quello realistico diventano la stessa cosa.

Con una luce naturale pronta a cogliere i passaggi tra il giorno e la notte (una metafora dell’imminente trapasso) ed un utilizzazione del suono che spazia da quelli ambientali, quasi sempre rubati alla foresta che circonda la fattoria in cui si svolge la vicenda, a quello artificiale ma non meno evocativo- un sibilo ossessivo che preannuncia l’indicibile alla maniera di certe immersioni Lynchiane- il film si trasforma in qualcos’altro: se la storia non puo esistere senza il corredo religioso spiritista (non solo i fantasmi ma anche il richiamo alle vite precedenti rappresentate dall’episodio dell’accoppiamento tra la regina ed il pesce), così il film non sarebbe se stesso senza i continui cambiamenti che mischiano generi (sociale, intimista, fantasy) e stili (la veggenza del morituro appare attraverso una serie di scatti fotografici che sono un misto tra reportage documentaristico ed improvvisazione dilettantesca), finendo per diventare il simbolo di un indipendenza artistica e umana che da sempre appartiene alla filosofia del regista.

Detto questo “Uncle Boonmee” rimane un film di difficile fruizione per la sua “disorganizzazione", troppo legata a ciò che rimane fuori campo (simbolismi e riferimenti spiegabili solo alla luce di conoscenze che sfuggono ai non addetti) e che rischia di farlo diventare un oggetto antropologico piuttosto che cinematografico. E se alcuni momenti riescono ad affascinare per il primitivismo che li contraddistingue- evidente il contrasto tra la natura in cui l’uomo si riconcilia con se stesso, e la città rappresentata nella scena conclusiva, con un bar che assomiglia ad un non luogo, e che come nel celebre quadro di Edward Hopper raffigura in maniera evidente l’alienazione degli astanti-per la maggior parte del tempo il film sembra quasi bearsi della sua cripticità.

Palma d’oro all'ultimo Festival di Cannes, Uncle Boonme è destinato a diventare l’ennesimo oggetto misterioso promosso da una giuria sposata agli equilibri geopolitici ed alle ragioni produttive.

giovedì, ottobre 14, 2010

Film in sala dal 15 ottobre 2010

Adèle e l'enigma del faraone
(Les aventures extraordinaires d'Adèle Blanc-Sec)
GENERE: Azione, Giallo, Avventura
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: Francia
REGIA: Luc Besson

Buried - Sepolto
(Buried)
GENERE: Thriller
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: Spagna
REGIA: Rodrigo Cortés

Cattivissimo Me
(Despicable Me)
GENERE: Animazione, Family
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Pierre Coffin, Chris Renaud, Sergio Pablos

Gorbaciof
GENERE: Drammatico
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: Italia
REGIA: Stefano Incerti

L'estate d'inverno
GENERE: Drammatico
ANNO: 2007
NAZIONALITÀ: Italia
REGIA: Davide Sibaldi

Lo Zio Boonmee che si ricorda le vite precedenti
(Loong Boonmee Raleuk Chaat)
GENERE: Commedia, Drammatico
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: Germania, Spagna, Francia, Gran Bretagna, Thailandia
REGIA: Apichatpong Weerasethakul

mercoledì, ottobre 13, 2010

LIBERI ARMATI PERICOLOSI - Italia '70 - il cinema a mano armata (18)

LIBERI ARMATI PERICOLOSI (1976)
Regia: Romolo Guerrieri
Cast: Stefano Patrizi - Benjamin Lev - Max Delys - Eleonora Giorgi - Tomas Milian - Diego Abatantuono - Antonio Guidi


IL FILM: In una Milano sempre più violenta, Mario Farra detto il "biondo", Giovanni Etruschi detto "Joe" e Luigi Morandi detto "Luis" seminano il terrore mettendo a segno sanguinose rapine e ammazzando chiunque cerchi di fermarli.
Lea (Eleonora Giorgi) fidanzata di Luis (Max Delys) si rivolge alla polizia denunciando il proprio ragazzo e i suoi complici nella speranza di evitare stragi e soprattutto per cercare di riportare alla ragione il fidanzato.
Il biondo e Joe sono sempre più scatenati, a niente servono le proteste di Luis, che si limita a guidare l'auto durante le rapine, i due ammazzano senza pietà e soprattutto senza logica: poliziotti, malavitosi e perfino i componenti di un'altra banda di giovani, compreso il loro capo Lucio (Diego Abatantuono).
Il commissario di Polizia (Tomas Milian) è molto preoccupato, cerca di agire con calma per non mettere a rischio la vita di altri poliziotti, fa di tutto per evitare scontri a fuoco nei centri abitati, ma ormai la situazione e fuori controllo.
Sentendosi braccato, Luis è tentato di mollare i suoi complici, ma il biondo, capo della banda, non sente ragioni e avendo dei forti sospetti sul comportamento di Lea, costringe Luis a portarla con loro.

COMMENTO: Una regista che sa come fare un film d'azione (R. Guerrieri); uno sceneggiatore esperto (F. Di Leo); giovani protagonisti bravi e credibili.
Un'ottima e invidiabile base di partenza per uno dei tanti film del filone poliziottesco.
Ad impedire a LIBERI ARMATI PERICOLOSI, film comunque godibilissimo, di diventare una delle pietre miliari del poliziottesco è la solita maledetta fretta con la quale venivano confezionati questi film.
Fretta (di arrivare sul mercato; per contenere il budget) che impedisce al regista di mettere in atto gli accorgimenti necessari che avrebbero dato al film più credibilità e spessore.
Alcuni esempi facilmente riscontrabili durante la visione: 1. La polizia è efficacissima (al limite dell'impossibile) ad organizzare in pochissimo tempo la trappola presso il distributore di benzina preso di mira dai rapinatori, ma poi non solo viene beffata da tre ragazzini inesperti, ma soprattutto non riesce ad intercettare i tre balordi che circolano indisturbati per Milano a bordo di una vistosissima e lussuosa auto lanciando banconote; 2. L'escamotage con cui il capobanda riesce a far allontanare l'elicottero della polizia è arguto, ma per niente credibile, anche perché i suoi complici sono perfettamente visibili; 3. Lucio, seppur giovanissimo, vive in una lussuosissima villa e dispone di un vero e proprio arsenale che tiene in casa per nulla nascosto, questo (e altro) fa pensare che viva da solo, che disponga di un ingente patrimonio e che quindi sia un pezzo grosso della malavita a capo di uomini validi e ben organizzati. In realtà però, si riduce a compiere rapine in compagnia dei tre balordi, male organizzate e mal gestite e visto l'alto numero dei partecipanti, si tratta di colpi che dovrebbero fruttargli un bottino misero.
Detto questo, LIBERI ARMATI PERICOLOSI resta comunque un buon film di genere, diretto con mestiere e mano solida e con una sceneggiatura per niente banale, che si sforza di descrivere con una certa accuratezza (inusuale per questo tipo di film) le psicologie dei protagonisti.

CURIOSITA'e NOTIZIE: Il film è ispirato a due racconti di Giorgio Scerbanenco, scrittore di riferimento per le sceneggiature poliziesco-noir di Fernendo Di Leo.
Il plot principale del film è tratto da BRAVI RAGAZZI BANG BANG, mentre la seconda parte, quella che riguarda la fuga dei tre banditi e di Lea nelle campagne che circondano Milano, fa riferimento ad un altro racconto dello scrittore italo-ucraino.
Più precisamente si tratta di IN PINETA SI UCCIDE MEGLIO, breve racconto ambientato nella campagna toscana e precisamente nella pineta di TOMBOLO.
Si tratta della stessa pineta in cui è ambientato TOMBOLO - PARADISO NERO (1947) di Giorgio Ferroni (con Aldo Fabrizi e Adriana Benetti) uno dei film catalogati come Neoralismo nero e che rappresenta uno dei primissimi esempi di film italiani con un intreccio poliziesco-criminale, una novità assoluta per quel periodo, visto che sino a pochissimo tempo prima, in Italia, era impossibile girare film riguardanti questi argomenti a causa delle severe imposizioni volute dal regime fascista.



lunedì, ottobre 11, 2010

The Town

The Town
di Ben Affleck

The Town è il secondo film di Ben Affleck che segue il bell'esordio di Gone baby gone: qui la storia appartiene senza alcuna variante ai classici del genere "guardie e ladri" ed anche lo stile non si discosta molto dal primo film, con immagini rubate alla vita reale ed un ambiente che racconta più delle parole: quello che non funziona è un meccanismo che sorvola su dettagli determinanti (malviventi sotto sorveglianza riescono ad organizzare le loro rapine senza problemi) e sulle psicologie dei personaggi, mentre la detection che ad Affleck interessa ben poco è lasciata tutta ad una faccia da schiaffi (e molto anni 40) imprestatagli da John Hamm, protagonista della serie televisiva Mad Man.

venerdì, ottobre 08, 2010

LA PASSIONE

LA PASSIONE
Di Carlo Mazzacurati



La passione fa proseliti: da quella miliardaria di Mel Gibson, fino alle rappresentazioni apocrife di Scorsese o profane dei Monthy Python, il mistero religioso è stato affrontato dal cinema con un successo accompagnato da altrettante polemiche. Incurante di tali avvertimenti e di ritorno dalla parziale delusione del suo ultimo film, Mazzacurati ripropone l’ultimo atto del vangelo dilazionandolo all’interno di una cornice in cui trovano spazio alcuni luoghi e tematiche già celebrate nei precedenti lavori.
La provincia, innanzitutto, ancora una volta al centro della scena seppur privata del grigiore padano, i tipi umani, sempre sull’orlo di una svolta radicale ed il più delle volte costretti a ritornare al punto di partenza, l’Italia, ancora una volta terra di frontiera dove vige la legge del più forte (gli indici d’ascolto della diva televisiva hanno la meglio su qualsiasi ipotesi artistica) e dove l’incomunicabilità, sintetizzata dalle difficoltà telefoniche che il personaggio di Orlando incontra nel corso della storia, a suo modo uno dei momenti più divertenti di un film in cui si ride poco, è la condizione esistenziale dominante.
Questa volta però, nel tentativo di sdoganarsi da un eccellente marginalità, e forse anche per togliersi di dosso la malinconia di una cinematografia lievemente monocorde (anche se "La lingua del Santo" rappresentava già un tentativo di cambiamento), Mazzacurati vira verso il grottesco ed il surreale, affidando il suo film alla faccia da povero Cristo di Gianni Dubuois (Silvio Orlando), regista di dubbio talento costretto ad organizzare una rappresentazione della Passione per evitare la prospettiva di una denuncia un po’ forzata, ed alla gentile pesantezza di Giuseppe Battiston, ancora una volta incapace di andare fuori parte, e qui alle prese con l’ennesimo outsider dal cuore d’oro.
Assieme a loro ed in ruoli cameo molto cinema italiano vecchio e nuovo (da Cristina Capotondi a Stefania Sandrelli) ed uno stuolo di facce ed espressioni appese al film come le luci di un albero di Natale, anonime caricature chiamate a commentare con espressioni lievemente deformate i momenti salienti della storia.
Un dolceamaro che pesca anche nel metacinema, con i cittadini del paese che alla stregua degli attori partecipano al martirio cristologico, e personaggi immaginari che dialogano con il loro scrittore, per non dire della riflessione sul cinema radicato nella storia per ovvi motivi e scandagliato nelle retrovie di un cabaret di miserie e nobiltà.
Tanta carne al fuoco, forse troppa per una sceneggiatura che fatica a tenere insieme le diverse diramazioni di una vicenda che rischia la sovraesposizione e finisce per avvolgersi su se stessa, con personaggi che entrono ed escono con motivazioni risibili - il personaggio di Battiston estromesso e poi rimesso in gioco da logiche variabili - comparsate televisive, - Guzzanti ancora imbavagliato dall’appendice televisiva – infiocchettature da commedia boccaccesca – l’amplesso sotto le coperte tra la Sandrelli e Messeri suggellato da uno stacco verso una testa di cinghiale imbalsamato.
Lanciato come un opera divertente e risaiola, La passione, manierata dalle luci pastose dell’immancabile Bigazzi, dispensa pochi sorrisi, incanalandosi verso atmosfere dilatate e pensierose che tolgono ritmo ad una storia bisognosa del contrario.

INCEPTION

Inception
di Christopher Nolan

con Leonardo Di Caprio,  Ken Watanabe, Joseph Gordon-Levitt, Ellen Page, Marion Cotillard
Usa, UK, 2010
genere, fantascienza
durata, 142'

Una grande montatura, un grattacielo costruito sulla sabbia. Se la bellezza di un film dipendesse dalle sue dimensioni allora questo sarebbe di sicuro un capolavoro. In termini di grandeur Inception non teme concorrenti o per lo meno si pone a livello dei grandi affreschi tecnologici prodotti dalla fabbrica del cinema: e se Di Caprio porta dentro al film un titanismo iconografico desunto dall’opera che lo ha reso famoso, e con lui Nolan ormai identificato dai più con l’eroismo enigmatico e tormentato di una maschera da fumetto (se mai c’è ne fosse bisogno c’è lo strillo del poster a rammentarlo), è tutto il film a ricordarci le dimensioni ipertrofiche di una costruzione architettonica che cresce su se stessa, moltiplicando livelli e spiegazioni, storie e paradossi, scenari apocalittici e performance attoriali, per non parlare dei rimandi cinematografici scelti in un contesto di consolidata fama cinefila.

Un caleidoscopio di forme e possibilità poggiate sulla scommessa più grande, quella di arrivare al dunque della nostra vita attraverso il percorso che più di altri sembrerebbe negarlo. Il sogno come flusso indefinibile eppure esistente diventa il motivo per un incursione spazio temporale capace di dare lustro all’ultima tendenza del cinema d’azione - i prossimi “Salt” e “Innocenti bugie” sono solo gli ultimi esempi di film globtrotter - ed allo stesso tempo di destabilizzare il racconto con stilemi che appartengono al noir e che vedono soprattutto nell’interiorizzazione della vicenda – un passaggio obbligato per una storia modellata sulle proiezione oniriche dei suoi personaggi-e nell’ingannevole rappresentazione di una visione sospesa e mutaforme, il loro punto di forza.

 

Per non dire della sottotrama sentimentale, ancora una volta nel cinema di Nolan negata a qualsiasi lieto fine e caratterizzata da figure femminili sfuggenti ed ingannevoli (Marion Cotillard con il suo fascino retrò è una dark lady politicamente corretta), costrette al sacrificio per alimentare le nevrosi di uomini distratti. Ma è proprio la volontà di vincere la scommessa su più tavoli a relegare Inception nella gabbia dorata del cinema blockbuster. Nel tentativo di armonizzare cinefilia ed intrattenimento Nolan si sbilancia a favore del secondo infarcendo la trama di spiegazioni, visive e letterarie, che spengono il potere evocativo dell’assunto, riducendolo ad un pretesto su cui imbastire ostentazioni di forza ed evoluzioni ipercinetiche. Nelle mani del regista le sinapsi oniriche diventano delle tavole sinottiche lacerate da suoni roboanti e scenari intercambiabili. Nulla è vero, tutto è permesso, come all’interno di un enorme videogame. Tanto se muori si ricomincia da capo.

giovedì, ottobre 07, 2010

Film in sala dal 8 ottobre

Innocenti bugie
(Knight & Day)
GENERE: Azione, Commedia
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: James Mangold

Quella sera dorata
(The City of Your Final Destination)
GENERE: Drammatico
ANNO: 2007
NAZIONALITÀ: Gran Bretagna
REGIA: James Ivory

Step Up - 3D
(Step Up - 3D)
GENERE: Romantico, Musicale
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Jon Chu

The special relationship
(The special relationship)
GENERE: Drammatico, Storico
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: Gran Bretagna, USA
REGIA: Richard Loncraine

The Town

(The Town)
GENERE: Poliziesco, Thriller, Sentimentale
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Ben Affleck

Una sconfinata giovinezza
GENERE: Drammatico
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: Italia
REGIA: Pupi Avati

martedì, ottobre 05, 2010

SOMEWHERE

SOMEWHERE
Regia: Sofia Coppola


Johnny Marco (Stephen Dorff) è un divo hollywoodiano che risiede stabilmente nel tristemente noto Chateau Marmont di Los Angeles.
Trascorre le sue noiose giornate tra birra e sesso distratto.
Senza preavviso, la ex moglie Layla gli chiede di occuparsi della figlia undicenne Cleo (Elle Fanning), dovrà prendersene cura fino alla sua partenza per il campo estivo.
Johnny Marco possiede tutto quello che un giovane dei nostri tempi può desiderare: denaro, notorietà, auto veloci e belle donne disposte a tutto pur di averlo ospite nei loro letti.
Johnny però, vive la sua vita quasi narcotizzato, in maniera distratta, annoiato dal sesso e stordito da apparizioni televisive, manager ossequiosi e lunghi viaggi di lavoro, tutto questo accade non perché dedito ad alcool e droghe come consuetudine hollywoodiana vuole, ma semplicemente perché è depresso, ha smarrito qualsiasi interesse nei confronti della vita.
Sofia Coppola porta sullo schermo questa storia apparentemente stereotipata evitando accuratamente le smancerie e i dialoghi moralistici che di solito popolano questo tipo di film.
La regista italo-americana è brava a raccontare questa storia in maniera essenziale, senza enfatizzare, con una messa in scena scarna, aiutata nel compito dalla fotografia del bravo Harry Savides (il direttore della fotografia di Gus Van Sant).
La forza di Somewhere però è tutta qui. Un po' poco, non abbastanza per attrarre l'attenzione dello spettatore che rischia di annegare nel mare calmo della sceneggiatura che si riduce ad un susseguirsi di avvenimenti dallo scarso interesse senza mai imprimere un'accelerazione emozionale.
Non basta la sequeza d'apertura, dove la ferrari nera compie ripetutamente lo stesso percorso girando all'infinito sullo stesso anello d'asfalto a simboleggiare la strada senza uscita in cui è intrappolato il protagonista, né quella finale dove la strada si presenta lunga, diritta e soprattutto nuova come quella che ha intenzione di intraprendere.
Discorso a parte merita il siparietto dedicato all'Italia, o meglio alla TV italiana.
Simona Ventura (quella che ne esce meno peggio), Nino Frassica (come verranno tradotte le sue battute non sense?), Giorgia Surina (la macchietta di se stessa) e soprattutto Valeria Marini (qualcuno dovrebbe spiegarle il senso di termini come dignità e vergogna) escono con le ossa rotte da questa esperienza cinematografica.

giovedì, settembre 30, 2010

Film in sala dal 1 ottobre

Ad occhi chiusi
GENERE: Documentario
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: Italia
REGIA: Simonetta Rossi

Benvenuti al Sud
GENERE: Commedia
ANNO: 2009
NAZIONALITÀ: Italia
REGIA: Luca Miniero

La pecora nera
GENERE:
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: Italia
REGIA: Ascanio Celestini

The Horde
(La Horde)
GENERE: Azione, Horror, Thriller
ANNO: 2009
NAZIONALITÀ: Francia
REGIA: Yannick Dahan, Benjamin Rocher

Un weekend da bamboccioni
(Grown Ups)
GENERE: Commedia
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Dennis Dugan

giovedì, settembre 23, 2010

Film in sala dal 24 settembre

Inception
(Inception)
GENERE: Fantascienza, Thriller, Mystery
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: Gran Bretagna, USA
REGIA: Christopher Nolan

La passione
GENERE: Commedia
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: Italia
REGIA: Carlo Mazzacurati

L'ultimo dominatore dell'aria
(The Last Airbender)
GENERE: Fantasy, Avventura, Family
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: M. Night Shyamalan

mercoledì, settembre 22, 2010

LA SOLITUDINE DEI NUMERI PRIMI

LA SOLITUDINE DEI NUMERI PRIMI
Regia: Saverio Costanzo



Dal romanzo di Paolo Giordano, la storia del rapporto tra Alice e Mattia, due giovani segnati entrambi da un trauma infantile.
L'ottimo Saverio Costanzo, autore di "Private" e di "In memoria di me" si è assunto la responsabilità di portare sullo schermo il best seller di Paolo Giordano accettandone i rischi.

La solitudine dei numeri primi è un dramma psicologico di buona fattura visiva e tecnicamente di alto livello, cosa che non dovrebbe sorprendere chi conosce i precedenti lavori di Costanzo, ma qualcosa non torna.
I lunghi silenzi che dovrebbero consentire ai corpi dei protagonisti di trasmettere il loro disagio mentale allo spettatore, raramente riescono ad esprimere pienamente il travaglio delle loro psicologie ferite, dei segni del passato, delle loro anime sanguinanti.
A questo va aggiunto il finale inutilmente dilatato e l'impronta in perfetto stile Dario Argento di almeno un paio di sequenze.

Possiamo dedurre che, consapevole della difficoltà di tradurre in immagini il dolore, quasi irrapresentabile, dei protagonisti del romanzo, Costanzo imprime al film una svolta quasi horror e si distanzia leggermente dalla pagina scritta non seguendone meticolosamente il flusso temporale, nel tentativo di portare sullo schermo un film che potesse davvero emozionare.
Il risultato è senza dubbio interessante, ma la palese insistente ricerca di situazioni che possano davvero trasmettere le senzazioni di paura e disperazione dei protagonisti fanno perdere alla pellicola naturalezza ed efficacia.
Probabilmente aveva ragione Moravia quando diceva che: "...un buon regista fa un film tanto migliore quanto più infedele è al testo originario". 




Fotografie







lunedì, settembre 20, 2010

THE AMERICAN

The American
di Anton Corbijn.


Un animale in via d’estinzione, come la farfalla su cui si sofferma l’attenzione del protagonista, fin lì impegnato a rispettare le regole di un letale protocollo ed ora rapito dalla sorpresa di quell’inaspettata apparizione: un momento breve ma significativo nell’economia di un esistenza altrimenti cristallizzata sui clichè di una spietata indifferenza e sintonizzata sui toni oscuri della vita; barlumi di un umanità continuamente risucchiata dal controllo di sé e delle cose. Jack è un killer che cammina nell’ombra della sua stessa morte: lo si capisce dalla prima scena, con una resa dei conti tanto crudele quanto necessaria a delineare un percorso emotivo scevro da qualsiasi romanticismo e destinato a consegnarci una figura eticamente lontana da qualsiasi ipotesi di redenzione.

Nel far questo il film rinuncia alla costruzione di un background esplicativo - la nazionalità rimarrà fino alla fine l’unico dato di una biografia per il resto inesistente- disseminando qua e là tracce di un passato che pesa sul presente con frasi epitaffio del tipo “non credo che Dio sia interessato a me”oppure cospargendo di interminabili silenzi i tormenti di un uomo braccato da un nemico invisibile. Costretto a rifugiarsi nelle montagne di un Abruzzo restituito nella sua aspra bellezza e perfettamente funzionale ad illustrare un esilio privo di attrazione, Jack troverà il tempo di intrecciare un legame di amicizia con il parroco del paese ed iniziare una relazione con una prostituta a cui Violante Placido dona la generosa bellezza delle sue forme.

A suo agio con personaggi “terminali” e con le storie senza uscita, Corbijn conferma le qualità messe in mostra nell’esordio (Control) regalando al film un comparto visivo ricco di suggestioni, non solo per la scelta di un paesaggio anomalo, lontano dalle riproduzione stereotipate di certo cinema americano, ma anche per la capacità di rendere gli stati d’animo del suo protagonista attraverso un registro stilistico che riesce a spaziare dal dettaglio fenomenologico, con immagini, soprattutto gli interni dei bar e le passeggiate/pedinamenti nelle stradine del paese, che sembrano rubate ad un ipotetico privato, a quello oggettivo, impiegato nelle riprese in cui Jack mette a punto l’arma commissionatagli da una donna misteriosa, o quando si tratta di realizzare senza alcun artificio spettacolare i momenti topici del film, quelli in cui è la violenza a incidere sul destino degli uomini. Una manifestazione di talento tanto efficace quanto inutile a causa di una scrittura troppo debole – soprattutto nella parte finale, dove la sceneggiatura invece di tirare le fila si slabbra con una serie di situazioni improponibili- e per di più viziata da un presupposto, quello dello stratagemma messo in piedi per sottrarre Jack a chi lo vuole morto , che a conti fatti, e senza svelare dettagli di una trama già così piuttosto prevedibile, si rivelerà del tutto inconsistente. Ciò nonostante il film non mancherà di soddisfare le ammiratrici dell’attore americano ancora una volta impegnato in un personaggio lontano dall’immagine guascona e modaiola che lo ha reso famoso.

giovedì, settembre 16, 2010

Film in sala dal 17 settembre

Cani & Gatti: La vendetta di Kitty 3D
(Cats & Dogs: The Revenge of Kitty Galore)
GENERE: Commedia, Family
ANNO: 2009
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Brad Peyton

Fratelli in erba
(Leaves of Grass)
GENERE: Commedia, Drammatico, Thriller
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Tim Blake Nelson

Mangia Prega Ama
(Eat Pray Love)
GENERE: Drammatico
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Ryan Murphy

Mordimi
(Vampires Suck)
GENERE: Commedia, Parodia
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Jason Friedberg, Aaron Seltzer

Niente paura
GENERE: Documentario
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: Italia
REGIA: Piergiorgio Gay

Sharm El Sheikh - Un'estate indimenticabile
GENERE: Commedia
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: Italia
REGIA: Ugo Fabrizio Giordani

venerdì, settembre 10, 2010

Film in sala dal 10 settembre

20 sigarette
GENERE: Drammatico
ANNO: 2010 DATA: 08/09/2010
NAZIONALITÀ: Italia
REGIA: Aureliano Amadei

4bia
(See prang)
GENERE: Horror
ANNO: 2008
NAZIONALITÀ: Thailandia
REGIA: Banjong Pisanthanakun, Youngyooth Thongkonthun, Parkpoom Wongpoom, Paween Purikitpanya

La solitudine dei numeri primi
GENERE: Drammatico
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: Francia, Italia
REGIA: Saverio Costanzo

My son My son what have ye done
(My son My son what have ye done)
GENERE: Drammatico
ANNO: 2009
NAZIONALITÀ: Germania, USA
REGIA: Werner Herzog

Resident Evil Afterlife 3D
(Resident Evil: Afterlife)
GENERE: Azione, Horror, Thriller
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: Germania, Gran Bretagna, USA
REGIA: Paul W.S. Anderson

The American
(The American)
GENERE: Drammatico, Thriller
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Anton Corbijn

giovedì, settembre 02, 2010

film in sala dal 3 settembre

I Mercenari - The Expendables
(The Expendables)
GENERE: Azione, Thriller, Avventura
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Sylvester Stallone

Amore a mille...Miglia
(Going the Distance)
GENERE: Commedia, Romantico
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Nanette Burstein

Miral
(Miral)
GENERE: Drammatico
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: Francia, Gran Bretagna, Israele
REGIA: Julian Schnabel

Somewhere
(Somewhere)
GENERE: Commedia, Drammatico
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Sofia Coppola

The Karate Kid: La Leggenda Continua
(The Karate Kid)
GENERE: Azione, Drammatico, Family
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Harald Zwart

lunedì, agosto 30, 2010

CONTROL

CONTROL
di Anton Corbijn



Una marionetta impazzita, gli occhi sbarrati e lo sguardo perduto: forse una richiesta di aiuto od il tentativo di condividere un esperienza troppo forte. Così sul palco Ian Curtis sintetizzava il proprio disagio di fronte ad una vita che viaggiava troppo in fretta: un talento precoce e la manifestazione di un energia incontenibile fino al punto di trasformarsi in una malattia reale e psicologica. Musica ed epilessia diventano allora le muse di un Orfeo destinato a sgretolarsi sotto i colpi di un ritmo incalzante e desolato.
Il sabba messo in piedi da Antony Corbjin sfugge al controllo dello stesso, diventando per assurdo il rapporto solipsistico tra un uomo ed i suoi fantasmi: una partita persa in partenza, un funerale anticipato da un colore che assomiglia ad un referto patologico: il bianco ed il nero sono la radiografia di una storia che parla attraverso la musica, nel film come nella vita, valvola di sfogo di un urgenza che Curtis non si sforzava di nascondere: “Control” ce la mostra in maniera generosa ma senza voyerismo, facendo un passo indietro laddove neanche le parole riuscirebbero a spiegare: ed è qui, in questo cinema da camera, lontano dagli eccessi manierati dell’artista maledetto, così come in quelli del prescelto illuminato, che ritroviamo l’essenza del suo protagonista: il matrimonio prematuro, la nascita del figlio ed anche l’adulterio sono il frutto di un carattere senza mediazioni, abituato ad agire con la forza della propria immediatezza. Ma anche un uomo in fuga dalla sua fragilità, perennemente nascosto da una corazza di insondabile distanza.

“Isolation” è il refrain di una delle canzoni inserite nel film, ed alla fine sembra proprio questa la condizione di una diversità che fece di tutto per non restare tale: dalle relazioni amicali a quelle amorose, e persino nell’ufficio di collocamento dove continuò a lavorare nonostante gli impegni musicali, tutto testimonia della sua voglia di appartenere, paradosso di una manifestazione di assoluta unicità. “Control” è in ogni momento sospeso nell’imminenza di un evento ineluttabile. La telecamera filma gli scarti psicologici relegando i personaggi ai margini della scena. Gli ambienti diventano il limite oltre il quale non andare per evitare di morire; il centro del palco come punto di equilibrio ed ancora di salvezza: non si può farne a meno; ad ogni defezione corrisponde una perdita, un punto di non ritorno: nel film gli attacchi di epilessia o le crisi depressive sono il risultato di questa latitanza, dagli impegni musicali a quelli matrimoniali, fino all’ultimo atto, quello conclusivo, completamente decentrato e solitario. A questo punto è il regista a riprendere il Controllo, e lo fa per impedirci di vedere l’ultimo atto di un doloroso commiato. Ian Curtis morì suicida nel 1980 a soli 23 anni.

giovedì, agosto 26, 2010

Film in sala dal 27 agosto

Giustizia privata
(Law Abiding Citizen)
GENERE: Drammatico, Poliziesco, Thriller
ANNO: 2009
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: F. Gary Gray

Letters to Juliet
(Letters to Juliet)
GENERE: Commedia, Sentimentale
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Gary Winick

Nightmare
(A Nightmare on Elm Street)javascript:void(0)
GENERE: Horror, Thriller, Mystery
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Samuel Bayer

Shrek e vissero felici e contenti
(Shrek Forever After)
GENERE: Animazione, Commedia, Fantasy, Avventura
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Mike Mitchell

Il rifugio
(Le Refuge)
GENERE: Commedia drammatica
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: Francia, Italia
REGIA: François Ozon

Indovina chi sposa Sally
(Happy Ever Afters)
GENERE: Commedia
ANNO: 2009
NAZIONALITÀ: Irlanda
REGIA: Stephen Burke

La Polinesia è sotto casa
GENERE: Commedia
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: Italia
REGIA: Saverio Smeriglio, Andrea Goroni

La strategia degli affetti
GENERE: Drammatico
ANNO: 2009
NAZIONALITÀ: Italia
REGIA: Dodo Fiori

London River
(London River)
GENERE: Drammatico
ANNO: 2009
NAZIONALITÀ: Algeria, Francia, Gran Bretagna
REGIA: Rachid Bouchareb

North Face
(Nordwand)
GENERE: Drammatico, Sportivo, Storico, Avventura
ANNO: 2008
NAZIONALITÀ: Austria, Svizzera, Germania
REGIA: Philipp Stölzl

Urlo
(Howl)
GENERE: Animazione, Biografico, Drammatico
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Rob Epstein, Jeffrey Friedman

giovedì, agosto 19, 2010

Film in sala dal 20 agosto 2010

L'apprendista stregone
(The Sorcerer's Apprentice)
GENERE: Fantasy, Avventura
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Jon Turteltaub

Qualcosa di speciale
(Love Happens)
GENERE: Drammatico, Sentimentale
ANNO: 2009
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Brandon Camp

Pietro
GENERE: Drammatico
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: Italia
REGIA: Daniele Gaglianone

lunedì, agosto 16, 2010

RADIO EGNATIA

RADIO EGNATIA (2008)
Regia Davide Barletti


La Via Egnatia è l'antica strada, ideale prosecuzione della Via Appia, costruita dai Romani per congiungere Roma a Costantinopoli, ovvero le capitali dell'Impero Romano d'Occidente e d'Oriente.
Radio Egnatia è una stazione radio immaginaria il cui palinsesto è composto da suoni e informazioni reali provenienti da vecchie emittenti balcaniche; segnali in onde medie emessi dai porti del mediterraneo; canti e testimonianze di culture balcanico-mediterranee.
Il docu-film di Davide Barletti (in concorso nella sezione Italiana doc al TFF 2008) è composto da vari episodi che segnano il viaggio lungo la Via Egnatia.
Un viaggio che ha come partenza simbolica le cave di pietra di Cursi (Le) dove la "guida" Matteo Fraterno, farà scorta di chianche (lastre di pietra leccese) che verranno utilizzate come testimone di storie, incontri, racconti e canti di quelle comunità che vivono lungo la vecchia Via Egnatia. Un viaggio che si snoderà attraverso la Grecìa Salentina, il Canale d'Otranto, l'Albania, la Macedonia, la Grecia, sino a raggiungere la Turchia.
Merita una citazione particolare la tappa che si snoda tra Brindisi e Durazzo, una imperdibile succulenta pietanza per cinefili.
In questa episodio, Matteo Fraterno si mette sulle tracce di Nikolin Xhoja, un pilastro del teatro e del cinema del paese delle aquile, tanto da meritarsi il titolo di "artista del popolo", alto riconoscimento che il regime albanese usava conferire agli artisti più meritevoli.
Sarà sorprendente per lo spettatore scoprire che Nikolin Xhoja in realtà si chiamava Nicolino Gioia, italiano nato a Brindisi e riparato in Albania con la madre negli anni '30 per sfuggire alla fame (scherzi della storia).
Sarà pura goduria, per il cinefilo militante, ascoltare i ricordi della moglie e dei colleghi albanesi e soprattutto avere la possibilità di vedere qualche fotogramma dei film interpretati da Nicolino Gioia, rigorosamente in bianco e nero e dalla misera messa in scena, seppur girati negli anni '70.
Barletti si tiene lontano dal reportage di cronaca, non va a caccia della facile indignazione, è buono ma non buonista, ed è bravo a penetrare con leggerezza nell'animo delle donne e uomini incontrati, cogliendo, tramite una canzone o un racconto le secolari contraddizioni dei popoli balcanici.
Il regista di Fine pena mai entra, quasi in punta di piedi, in storie tragiche e dolorose, amplificate dalla solitudine (fisica, culturale,) di piccolissime comunità sperdute nelle campagne o sulle alture albanesi e macedoni senza rincorrere la "pietas" ma piuttosto cercando, quando possibile, di strappare un sorriso agli improvvisati protagonisti.
Canzoni, storie e poesie ci raccontano di macedoni di etnia albanese stranieri in Albania e minoranza in Macedonia; di turchi musulmani di nazionalità greca che vivono da stranieri in quella che dovrebbe essere la loro casa; di migrazioni forzate; di etnie minuscole e di tutte le contraddizioni dovute a confini geografici imposti dalla politica e dalle armi.
Il peregrinare della mdp ci metterà difronte a vecchi custodi di cultura contadina inconsapevoli artisti della parola e giovani a cui storie e tradizioni sono state fortunatamente tramandate.
Alla fine del viaggio, è cosi possibile, tracciare un ideale percorso di memorie lontane e riflettere su quel mosaico di culture e di popoli che dalla parte più orientale d'Italia ai balcani incrociano le proprie radici nella storia.

sabato, agosto 14, 2010

UNA GIORNO SPECIALE


Mmm, no, non è un film che uscirà in sala in questi giorni, nè nei prossimi;

nè il titolo di un libro.

Oggi è un giorno speciale perché è il compleanno della NOSTRA DIRETTORA: VERI PACCHERI.

A te, mia cara, persona rara e unica che noi tuoi amici abbiamo la fortuna di avere nella nostra vita, tanti auguri di BUON COMPLEANNO.

Di certo ciascuno di noi formulerà un augurio particolare per te, ma questa non è la sede adatta per esporli.

Sappi solo che ti amiamo.

Un abbraccio forte forte



Per Te


giovedì, agosto 12, 2010

SPLICE

SPLICE
regia di Vincenzo Natali



“Splice” avrebbe potuto essere ed invece non è. Invischiato in un
cinema che si ripete senza alcuna variazione, il film di Vincenzo
Natali aveva le potenzialità per interrompere la suddetta clonazione:
e questo nonostante la scelta di una premessa scientifica, quella
della manipolazione genetica, reclamizzata a dismisura ma ormai
superata sia in termini di frontiera scientifica, che come punto di
partenza sul quale fondare il Topos di un cinema visionario e
futuribile.
Non solo il legame tra i demiurghi e la loro creatura, in
questo caso l’essere antropomorfo (Dren, punto d’incontro tra le due
specie) che i due scienziati hanno realizzato contravvenendo alle
regole della Corporation, ma anche le possibilità di un individualità
esplorata, e come oggetto cinematografico, capace di innescare, per le
sue caratteristiche di antagonismo e diversità, il dinamismo di un
prodotto destinato a sollecitare l’adrenalina dello spettatore, e come
soggetto sessuale, in grado di armonizzare istinti e tendenze che
appartengono , queste si, ad una modernità troppo avanti per la
nostra società: ne uomo, ne donna, ed al limite di un animalità a
stento contenuta da tentativi pedagogici, Dren va oltre lo stereotipo
del “villan” perché sintetizza l’aspirazione ad un unità di opposti
distanti dalla morale dominante.
Così dopo averci mostrato un
“accoppiamento del terzo tipo” che non si vedeva sullo schermo dai
tempi di Borowczyk, è proprio la morale a favorire uno sviluppo della
storia che sul più bello abbandona l’ambiguità fin allora professata
per un colpo di spugna sbrigativo e vittoriano, quasi una punizione
nei confronti dello spettatore e dei contendenti sporcati da una
visione così ardita. Insomma morte al sesso ed a chi lo pratica.

Natali come al solito riesce a dare il meglio di sé nella concezione
degli ambienti, anche qui ridotti al minimo - il film si svolge quasi
interamente tra il laboratorio scientifico e la casa/prigione dove
Dren viene reclusa - e determinanti nel rendere una claustrofobia
strettamente connessa ad i limiti di un budget da B movie.
Un po’ meno
quando si tratta di dare seguito alle implicazioni connesse con il
sentimento di attrazione/repulsione che guida le azioni dei tre
protagonisti. E se l’interesse principale risiede in un personaggio
che, al di là delle sembianze dis-umane, rimanda ad altre icone di
cinema mutaforme ( Jeepers Creepers ed Alien), così non si può dire
per il resto della ciurma, completamente ininfluente dal punto di
vista estetico e drammaturgico: sotto gli effetti della cura Dario
Argento (l’attore aveva appena girato l’inedito “Giallo”) e sempre più
deciso ad abbandonare il cinema d’autore, Adrien Brody continua a
passare da un film all’altro con la medesima espressione mentre Sarah
Polley, più regista che attrice, appare sciatta e con poca voglia di
recitare.
Resa incondizionata allo strapotere del cinema Avatar o
gioco al risparmio per aumentare i profitti di un prodotto sempre più
costoso?
Il dibattito rimane aperto.


Film in sala dal 13 agosto 2010

Sansone
(Marmaduke)
GENERE: Animazione, Commedia
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Tom Dey

Splice
(Splice)
GENERE: Fantascienza, Horror, Thriller
ANNO: 2009
NAZIONALITÀ: Canada, Francia, USA
REGIA: Vincenzo Natali

mercoledì, agosto 11, 2010

THE RUNAWAYS

THE RUNAWAYS
regia di Floria Sigismondi


Nell’america degli anni 70 il rock al femminile non è ancora
sdoganato: è il momento della contestazione giovanile, del ribellismo
ad ogni costo, ma anche della delusione di un sogno divenuto già
Utopia: in questo contesto di note ribelli ed Umori musicali si
inserisce la parabola di un gruppo di Amazzoni con la chitarra in
mano, capaci di trasformare il giocattolo per soli uomini in uno
spazio eterogeneo, capace di accelerare un fenomeno come quello delle
band rock interamente femminile: non più “Boy Toys” ma soggetti
pensanti, le Runaways sono la scommessa di un Manager schizzato ma
con il fiuto del denaro, ed al tempo stesso l’espressione di una
società in piena decadenza: accerchiate da famiglie senza amore e
destinate ad essere outsiders nella periferia di un America abbacinata
da un sole ingannatore, le quattro ragazze urlano la loro rabbia
attraverso le canzoni, dando sfogo alle comuni frustrazioni.

Preoccupato di non perdere nulla del proprio appeal musicale, ma allo
stesso tempo interessato a stimolare l’empatia dello spettatore, il
film si divide equamente tra una sfera emotiva quasi sempre
disfunzionale, incentrata esclusivamente sulla relazione tra Joan Jett
(Kristine Stewart), leader carismatica del gruppo, e Cherie Curie
(Dakota Fanning), cantante per caso ed ancora una volta cartina di
tornasole di una società largamente maschilista (il corpo acerbo e
provocante della seconda sarà la chiave di accesso ad una popolarità
da copertina) ed una dimensione cronachistica, impaginata secondo le
regole di un giornale immaginario, e perciò attaccata agli estremi di
una carriera luminosa ma fugace. Assistiamo così ad una ricostruzione
che rispetta le scadenze di un maledettismo fatto di nevrosi,
dipendenze e finta fratellanza, ma non riesce mai a legarsi con la
genesi di un ispirazione artistica destinata a rimanere ancora una
volta sconosciuta.

Lontano dallo sperimentalismo di “Io non sono qui”, ma anche dalla
compostezza formale di “Walk the Line”, tanto per citare due esempi
recenti di un filone tornato in voga, il film è penalizzato da un
impianto di tipo televisivo e da una correttezza che penalizza gli
aspetti più crudi della vicenda a favore di uno spettacolo che, anche
quando osa in termini visivi, mostrando scene lesbo tra le due
protagoniste, lo fa edulcorandone gli effetti, e favorendo una
percezione dei contenuti che non si alza mai al di sopra di un
giovanilismo di rimando. E se i musicofili non scopriranno nulla di
nuovo dalla visione del film, anche per la mancanza di una cornice
storica adeguata, “The Runaways” riesce a deludere anche il normale
spettatore per una passione molto proclamata ma a conti fatti
destinata a rimanere appesa sui vestiti sdruciti, nelle capigliature
stravaganti e sui volti inespressivi delle due giovani star,
accomunate dal tentativo di conquistare una maturità che sullo schermo
non riesce ancora a trasparire.

martedì, agosto 10, 2010

film in sala dal 6 agosto

Coming soon
(Coming Soon)
GENERE: Horror, Thriller
ANNO: 2008
NAZIONALITÀ: Thailandia
REGIA: Sopon Sukdapisit


Pandorum - L'universo parallelo

(Pandorum)
GENERE: Azione, Fantascienza, Horror, Avventura
ANNO: 2009
NAZIONALITÀ: Germania, USA
REGIA: Christian Alvart

lunedì, agosto 02, 2010

COMPLICE LA NOTTE

COMPLICE LA NOTTE
(ONE NIGHT STAND)
M Figgis


Una continua sottrazione: Mike Figgis riempie lo schermo di immagini e di suoni e poi, di colpo, si sottrae a quella sarabanda, rifugiandosi nello dimensione privata di un emozione appena nata. Karen e Max si incontrano per caso a New York, e da quel momento il film non sarà più lo stesso perché l’alchimia amorosa suscitata da quella coincidenza, lungi dall’esaurirsi nell’arco temporale indicato dal titolo originale (One night stand), diventa l’elemento disturbante che impedisce di soddisfare le premesse di un cinema interessato al contorno delle cose.
La frenesia di una città insonne e produttiva, abituata a consumare la vita seguendo i parametri del successo a tutti i costi rimane la colonna sonora ed il marchio di fabbrica della storia, attraverso l’esattezza di una messa in scena che non si fa mancare niente in termini di bellezza estetica e visuale: la costruzione asettica degli ambienti, la cura maniacale dei dettagli, i vestiti alla moda così come la levigatezza delle figure che li indossano sono l’avamposto di una civiltà vittoriana che il regista non combatte ma si compiace di sparigliare attraverso le contraddizioni da essa stessa generate: non solo l’attrazione fatale dei due protagonisti che sfonda il muro di un istituzione familiare ancorata ai principi di una felicità costruita sulle buone maniere e sul decoro, ma anche la sofferenza conclamata sulle schermo dalla vicenda di Charlie (Robert Downey Jr), l’amico sieropositivo, ancorato in un sudario che sembra quasi un monito a così tanta vanagloria.
Una realtà esibita in maniera rumorosa ed anche invadente, al quale si oppone il pudore di un uomo e di una donna costretti a fare i conti con un amore vissuto all’ombra dei rispettivi matrimoni e che il film trasforma in una assolo capace di spezzare la patinata monotonia del motivo dominante.
Un romanticismo d’altri tempi che Figgis con la consueta eleganza isola dal resto del contesto attraverso una distorsione temporale fatta di immagini rallentate, assenza di sonoro, ed uso continuo di ellissi. Tranche di un innamoramento rarefatto ed insieme potente modulato sulle facce di due interpreti al limite del vero: abituati a recitare assecondando la naturalità dei rispettivi carismi, Snipes e Kinsky riescono a sottrarsi all’evidente fisicità regalandoci momenti di emotività giocata sui non detti e sulla struggente suggestione dello sguardo. E se il primo, dopo un assenza forzata è ancora presente sullo schermo seppure con presenze diradate e di secondo fascia, così non si può dire per la Kinsky, che qui ci regala forse l’ultimo gioiello di una sensualità di cui ancora oggi siamo orfani.

giovedì, luglio 29, 2010

Bella

Bella
regia di Alejandro Gomez Monteverde


Recapitato a domicilio con diversi anni di ritardo e carico di riconoscimenti provenienti soprattutto dal pubblico festivaliero, "Bella" è un film che si aggiunge per stile e temi alla Nouvelle Vague messicana, ma lo fa in maniera meno urlata e più tradizionale: alla base della storia l'incontro tra Jose, star calcistica la cui carriera si è interrotta a seguito di un incidente automobilistico e Nina, ragazza alle prese con una maternità non voluta e desiderosa di continuare a sognare una vita migliore. Due ragazzi alle prese con il senso della vita ed uniti dal desiderio di dare una svolta all'empasse delle loro rispettive esistenze.

Rispetto ai suoi connazionali, Monteverde azzera i virtuosismi e procede raccontando in maniera lineare, e con una nitidezza di immagine che traduce al meglio la trasparente genuinità dei personaggi, una storia d'amore in cui la fisicità della passione è sostituita dalla bellezza dei sentimenti messi in gioco. Ed anche laddove l'eccesso di fotogenia (grazie ai suoi attori l'umanità che vi partecipa, indipendentemente dall'età sembra uscita da un concorso di bellezza) rischia in qualche modo di rovinare la verità dell'assunto, così come la bontà a tutto tondo dei caratteri quella dei due protagonisti, "Bella" riesce a mantenere una semplicità che non diventa mai banale, rasentando addirittura l'assoluto quando attraverso i diversi momenti della storia costruisce un modello di famiglia, con Jose, barba e capelli simil nazareno (il nome non vi dice niente?) pronto ad accogliere quella bambina frutto di un amore mai consumato e Nina, che accetta la maternità, avendo fiducia in un storia (la promessa d'aiuto da parte di Jose) che non è stata ancora scritta, ma sembra già molto simile a quella della Famiglia di Nazareth.

Girato a New York come fosse Città del Messico, tanta è la presenza di volti latino americani, il film si avvale della sofferta presenza di Eduardo Verasastegui, già cantante ed attore di telenovelas, e qui anche in veste di produttore con una compagnia, il cui nome Metanoia (dal greco "conversione") ricorda la riscoperta della fede da parte del suo fondatore.

recensione pubblicata su ONDACINEMA.it

lunedì, luglio 26, 2010

LA BELVA COL MITRA - ITALIA '70 - IL CINEMA A MANO ARMATA (17)

LA BELVA COL MITRA (1977)
Regia: Sergio Grieco


Cast: Helmut Berger - Marisa Mell - Richard Harrison - Ezio Marano - Claudio Gora - Marina Giordana - Nello Pazzafini.

Trama: Il feroce criminale Vanni Vitali fugge dalla prigione e si vendica di chi lo ha tradito.
Il film: Nanni Vitali (Helmut Berger) criminale condannato all'ergastolo, fugge di prigione insieme ad alcuni complici.
Il suo primo pensiero è quello di uccidere Barbareschi (Ezio Marano) da lui ritenuto responsabile del suo arresto.
Vitali e la sua banda sequestrano Barbareschi e la sua fidanzata Giuliana (Marisa Mell) che vengono portati in una cava di tufo fuori città.
Una volta arrivati a destinazione i criminali si scatenano: Nanni Vitali violenta Giuliana mentre i suoi complici massacrano con calci e pugni Barbareschi, che ormai inerme viene gettato in una fossa e ricoperto di calce viva.
Giuliana viene portata in una pensione e ricattata da Vitali che vuole organizzare una rapina nell'azienda dove il padre della donna lavora come guardia giurata.
Giuliana sempre più impaurita si rivolge al commissario Santini, al quale espone il piano della "belva" Vitali.
Santini è un commissario molto noto, perchè figlio del procuratore capo Ruggero Santini (Claudio Gora) che qualche anno prima aveva condannato all'ergastolo proprio Nanni Vitali.
Il piano orchestrato dal commissario per incastrare la "belva" si rivela un mezzo fallimento: la rapina sarà un massacro, Vitali fuggirà e la polizia riuscirà ad arrestare solo i suoi complici. A questo punto lo psicopatico Vitali esce completamente fuori di testa e rapisce sia il padre che la sorella del commissario, minacciando di ammazzarli, se la sue richieste non verranno esaudite.

Commento: LA BELVA COL MITRA è il classico tardo poliziottesco che molto ricorda l'ultimo periodo dello spaghetti-western. In poche parole si cerca di conquistare lo spettatore esagerando con la violenza proprio come nello spaghetti-western di serie Z, dove registi e produttori pensavano che un elevato numero di morti ammazzati potessero bastare per eccitare lo spettatore e portare a casa buoni incassi.
LA BELVA COL MITRA parte benino, nei primi venti minuti assistiamo ad una serie di interminabili violenze che fanno ben sperare, ma con il passare del tempo la tensione cala, la sceneggiatura delude.
Il film è scritto male, la scenggiatura è inverosimile, incongruente, lacunosa, banale. Il commissario Santini è un incapace che sfiora la demenza mentale ed è interpretato da un attore (Richard Harrison) che è praticamente un sosia a buon mercato del più noto Maurizio Merli; il personaggio di Giuliana a un certo punto del film viene praticamente abbandonato e dimenticato; il personaggio di "bimbo" spunta dal nulla.
Si tratta di un film molto sopravvalutato, che deve la sua notorietà a Quentin Tarantino che cita LA BELVA COL MITRA nel suo Jackie Brown.
Ci sono comunque delle cose positive che vanno sottolineate, come ad esempio la buona interpretazione di Helmut Berger, che riesce a dare una certa credibilità al personaggio e la colonna sonora di Umberto Smaila che non è proprio da buttare.
Curiosità-Notizie: L'unico inseguimento del film è realizzato accellerando la pellicola.

Curiosità: Al contrario della stragrande maggioranza dei poliziotteschi LA BELVA COL MITRA non è ambientato in una grande città italiana, ma in una piccola cittadina, precisamente ad Ancona.
Al termine delle riprese del film, Helmut Berger, schiavo della cocaina, tentò il suicidio.

giovedì, luglio 22, 2010

Film in sala dal 23 luglio 2010

The Box
(The Box)
GENERE: Fantascienza, Thriller
ANNO: 2009
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Richard Kelly

Fish Tank
(Fish Tank)
GENERE: Drammatico
ANNO: 2009
NAZIONALITÀ: Gran Bretagna, Olanda
REGIA: Andrea Arnold

Il Solista
(The Soloist)
GENERE: Biografico, Drammatico, Musical
ANNO: 2009
NAZIONALITÀ: Gran Bretagna, USA
REGIA: Joe Wright

Matrimonio in famiglia
(Our Family Wedding)
GENERE: Commedia
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Rick Famuyiwa

The Book of Masters
(Kniga masterov)
GENERE: Family
ANNO: 2009
NAZIONALITÀ: Russia
REGIA: Vadim Sokolovsky

The Losers

(The Losers)
GENERE: Azione, Drammatico, Avventura
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ:
REGIA: Sylvain White

giovedì, luglio 15, 2010

Film in sala dal 16 luglio 2010

Predators
(Predators)
GENERE: Azione, Fantascienza
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Nimród Antal

Solomon Kane
(Solomon Kane)
GENERE: Azione, Fantasy, Avventura
ANNO: 2009
NAZIONALITÀ: Francia, Gran Bretagna, Repubblica Ceca
REGIA: Michael J. Bassett

Un microfono per due
(The Marc Pease Experience)
GENERE: Commedia
ANNO: 2009
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Todd Louiso

venerdì, luglio 09, 2010

premio dardos

Ringraziamo Alessandro di RDF per la nomination de i cinemaniaci al premio DARDOS.

Il premio DARDOS viene assegnato dai bloggers ai quei blog meritevoli per i contenuti di carattere culturale, etico e/o letterario.

è previsto un semplice regolamento. chi viene nominato negli elenchi è invitato a:

1) accettare e comunicare il regolamento, visualizzando il logo del premio;
2) linkare il blog che ti ha premiato;
3) premiare altri 15 blog meritevoli, avvisandoli del premio.

Di seguito ecco i nostri premiati (in ordine rigorosamente sparso):


RDF (recensioni di film) - http://recensionidifilm.blogspot.com/


TOMOBIKI MARCHELAND - http://tomobiki.blogspot.com/

CINEMADADENUNCIA - http://cinemadadenuncia.splinder.com/

A COLPO SICURO - http://cinepillole.blogspot.com/

CINEMANTE - http://cinemante.blogspot.com/

VISIONEINFINITA - http://visioneinfinita.blogspot.com/

ACQUITRINI CINEMATOGRAFICI - http://dylandave.wordpress.com/

IL CINEFILANTE - http://cinefilante.blogspot.com/

CINE DE MEDIANOCHE - http://cinemedianoche.blogspot.com/

CINEMA E VIAGGI - http://amosgitai.blogspot.com/


buon cinema a tutti!!!

giovedì, luglio 08, 2010

i cinemaniaci su facebook

vi aspettiamo tutti anche su facebook!

I CINEMANIACI



ECLIPSE

ECLIPSE
di J.SLADE


Appuntamento imprescindibile per la gioventù globalizzata ed oggetto di divisione sulle pagine dei giornali specializzati, le avventure di Bella e dei suoi due cavalieri continuano ad essere materia di discussione: sarà per la sindrome di un presenzialismo sempre più dilagante, oppure per la curiosità suscitata da un simile baccano, fatto sta che anche questa volta a guadagnarci è la macchina produttiva messa in piedi per portare sullo schermo i romanzi di Stephenie Meyer, altrimenti destinati ad una popolarità su scala ridotta e priva di quella mitizzazione di cui solo il cinema è capace.
E se è vero che il successo assicura la giustezza della formula, non bisogna stupirsi rispetto ad un film come Eclipse che fa di tutto per assomigliare al precedente, a cominciare dal regista, diverso e perciò uguale, se è vero il motto "cambiare tutto per non cambiare nulla", ad una sceneggiatura ciclostilata, in cui la tensione erotica tra le parti viene sublimata e soprattutto non consumata con una scansione temporale cronometrica ed attraverso la costruzioni di arazzi cavallereschi ricchi di proclami e frasi senza ritorno, e con scene di battaglia debitrici degli omologhi poemi medievali popolate di fanciulle da salvare e paladini senza paura, pronti a sacrificarsi per la bellezza di quel gesto.
Insomma situazioni e temi sempiterni riproposti senza differenze ad un popolazione giovanile desiderosa di crearsi nuovo spazi identificativi, di emanciparsi da tutti quei "cattivi maestri" che a torto o a ragione ne hanno limitato la libertà espressiva e di azione (nella scena finale Bella diventà l’incarnazione stessa di una diversità felicemente espressa).
Un mondo post moderno, dove l’idea di famiglia-allargata o meno non fa differenza, di amicizia-in particolare quella paventata ma non ancora formalizzata tra Vampiri e Licantropi, nemici secolari e qui coalizzati contro il nemico comune - e di amore - ancora una volta in odore di scandalo per un affettività più volte tentata di uscire dal recinto della assoluta monogamia - si mischiano con quella di Verginità, tornata ad essere, almeno sullo schermo, l’avamposto di fronte al quale anche gli slanci più coraggiosi ed incauti sono costretti ad arrestarsi ed a fare i conti.
Affidato alla regia di un tipo a proprio agio con le moderne forme del neo vampirismo, e come sempre caratterizzato dalla gestualità fisica ed espressiva dei suoi protagonisti, Eclipse è un Erma bifronte, working progress di un unico già scritto ma non ancora filmato, oggetto di merchandising noioso e ripetitivo per i suoi detrattori, affascinante e sempre nuovo per tutti coloro che sono o si ricordano di essere stati giovani.
Intanto è confermata la notizia di un episodio conclusivo diviso in due parti: la discussione è solo all’inizio.

Film in sala dal 9 luglio 2010

Toy Story 3 - La grande fuga
(Toy Story 3)
GENERE: Animazione
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Lee Unkrich

Che fine ha fatto Osama Bin Laden?
(Where in the World is Osama Bin Laden?)
GENERE: Documentario
ANNO: 2008
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Morgan Spurlock

Post Grad
(Post Grad)
GENERE: Commedia
ANNO: 2009
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Vicky Jenson

mercoledì, luglio 07, 2010

In acque profonde. Meditazione e creatività - David Lynch

In acque profonde. Meditazione e creatività
di Lynch David
(Mondadori)

Un libro di facile lettura per tutti, appassionati di cinema e non, perchè composto da tante brevi riflessioni sul cinema, sulla meditazione e sl potere dell'energia inconscia. Anche per chi non ama il regista americano più onirico del panorama hollywoodiano, troverà in questo libretto interessanti spunti di confronto e molti aneddoti curiosi sulle produzioni cinematografiche dello stesso Lynch.

Lynch, che pratica la meditazione da tanti anni, parla con chiarezza e coinvolgimento dei benefici ineguagliabili di questa pratica, necessari non solo per perseguire una calma interiore ed una chiarezza personale, quanto piuttosto per toccare le parti più profonde di sè, liberando l'energia più profonda e miseteriosa che serbiamo dentro di noi.
Ed è da questa energia che lo stesso Lynch attinge prezioso materiale per le sue sceneggiature e messe in scena.

Molti dei suoi film sono stati innanzitutto scritti in fase meditativa.
Lynch medita molte ore del giorno, per lui si tratta di una attività prodromica a quella registica, indispensabile non solo per il suo benessere quanto per la ottima riuscita della sua arte.

Lynch offro appunti sui film che ha fatto, sulla spiritualità, sulla meditazione trascendentale.

martedì, luglio 06, 2010

The Road

The Road
regia di John Hillcoat


Il libro di un romanziere che ha scelto di parlare solamente attraverso i suoi libri e le capacità di un regista che giunto al suo terzo film si lancia nell’impresa di tradurlo in immagini dopo una carriera spesa nella realizzazione di videoclip per gente come Nick Cave, Siouxsie and the Banshees, Depeche Mode. Questo per dire come a volte gli incontri cinematografici siano il frutto delle esperienze più disparate e di accostamenti non proprio prevedibili.

La storia di un uomo e del proprio figlio costretti a sopravvivere in un mondo retrocesso ad uno stato primordiale e la rappresentazione di un umanità costretta a fare i conti con le conseguenze della propria natura, sono gli aspetti centrali di un film che a dispetto del titolo, o forse nonostante questo, azzera ogni discorso a proposito dei poteri taumaturgici e di crescita personale connessi con il mito “on the road”, per rappresentare attraverso il movimento bisogni naturali come la ricerca di cibo, l’esigenza di non dare punti di riferimento ai propri simili, diventati per necessità mangiatori di uomini, ma soprattutto alimentare la speranza di un luogo dove il richiamo della vita sia più forte di quello della sua antagonista.

Un processo di scarnificazione che interessa gli uomini e le cose e che il regista porta avanti con un rigore pari alla semplicità di una messa in scena che privilegia i fatti alle astrazioni, e dove a far la differenza ....


... continua a leggere la recensione di THE ROAD su ONDACINEMA.IT

venerdì, luglio 02, 2010

AFFETTI E DISPETTI - LA NANA

AFFETTI E DISPETTI - LA NANA
Regia: Sebastian Silva


Santiago del Cile.
La perennemente imbronciata Raquel da più di vent'anni è a servizio dalla famiglia Valdés.
Una donna sola, quasi spaventata, psicologicamente annientata da una esistenza fatta solo di routine.
Quando la padrona di casa si accorge che Raquel non riesce a mantenere i ritmi lavorativi che una famiglia numerosa e una grande casa da tenere in ordine impongono, cercherà di affiancarli un'altra domestica.
Tutte le candidate saranno costrette a lasciare la casa, perché l'impaurita Raquel farà loro la "guerra" mettendole in fuga.
Raquel ha paura di perdere il "potere", un potere fatto di regole, orari, consuetudini.
Un potere che la domestica confonde con un senso di appartenza alla famiglia.
L'ultima aiutante ingaggiata dalla signora Valdés, si mostrerà refrattaria alle trappole e aprirà gli occhi a Raquel, la metterà nelle condizioni di confrontarsi con il suo disagio e le farà assaporare uno scampolo di vita autonomo.
La protagonista capirà finalmente che il suo sentirsi parte della famiglia Valdés l'ha portata a chiudersi in un mondo fatto di solitudine e diffidenza.
Il regista si tiene lontano da una prevedibile storia sulla differenza di classe e soprattutto non cade nella tentazione di dare una svolta pregna di follia alla storia sulla scia di quel capolavoro che è IL BUIO NELLA MENTE (1995) di Claude Chabrol.
Il film di Sebastian Silva è scritto in maniera invidiabile ed è supportato da buoni interpreti, inoltre ha un ottimismo di fondo che non da mai l'impressione di essere consolatorio o peggio ancora buonista.
Ulteriore prova della vitalità del cinema cileno, purtroppo quasi invisibile in Italia, dopo l'ottimo TONY MANERO (2008) di Pablo Larrain.
La bravissima protagonista Catalina Saavedra ha vinto il premio come miglior attrice protagonista al Torino Film Festival 2009.
Il titolo italiano AFFETTI E DISPETTI oltre che brutto è totalmente fuorviante.

giovedì, luglio 01, 2010

Film in sala dal 2 luglio 2010

Twilight Saga: Eclipse
(The Twilight Saga: Eclipse)
GENERE: Horror, Fantasy, Sentimentale
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: David Slade (II)

Butterfly Zone - Il senso della farfalla
GENERE: Commedia, Fantapolitico, Thriller
ANNO: 2009
NAZIONALITÀ: Italia
REGIA: Luciano Capponi

Fratellanza - Brotherhood
(Broderskab)
GENERE: Drammatico
ANNO: 2009
NAZIONALITÀ: Danimarca
REGIA: Nicolo Donato