lunedì, giugno 20, 2011

Film in sala dal 17 giugno e dal 24 giugno 2011

USCITE DEL 17/06/2011

Libera uscita
(Hall Pass)
GENERE: Commedia
ANNO: 2011 DATA: 15/06/2011
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Bobby Farrelly, Peter Farrelly

L'ultimo dei templari
(Season of the Witch)
GENERE: Drammatico, Thriller, Fantasy, Avventura
ANNO: 2011 DATA: 15/06/2011
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Dominic Sena

Priest
(Priest)
GENERE: Azione, Horror, Thriller
ANNO: 2011 DATA: 15/06/2011
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Scott Stewart

6 giorni sulla terra
(6 giorni sulla terra)
GENERE: Fantascienza
ANNO: 2011 DATA: 17/06/2011
NAZIONALITÀ: Italia
REGIA: Varo Venturi

I Guardiani del Destino
(The Adjustment Bureau)
GENERE: Fantascienza, Sentimentale
ANNO: 2011 DATA: 17/06/2011
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: George Nolfi

Il Pezzo Mancante
(Il Pezzo Mancante)
GENERE: Documentario
ANNO: 2010 DATA: 17/06/2011
NAZIONALITÀ: Italia
REGIA: Giovanni Piperno

Isola 10
(Dawson, Isla 10)
GENERE: Drammatico
ANNO: 2009 DATA: 17/06/2011
NAZIONALITÀ: Brasile, Cile, Venezuela
REGIA: Miguel Littin

The Hunter
(Shekarchi)
GENERE: Dramma
ANNO: 2010 DATA: 17/06/2011
NAZIONALITÀ: Germania, Iran
REGIA: Rafi Pitts

Ubaldo Terzani Horror Show
(Ubaldo Terzani Horror Show)
GENERE: Thriller
ANNO: 2011 DATA: 17/06/2011
NAZIONALITÀ: Italia
REGIA: Gabriele Albanesi

Venere nera
(Venus noire)
GENERE: Drammatico, Storico
ANNO: 2010 DATA: 17/06/2011
NAZIONALITÀ: Francia
REGIA: Abdellatif Kechiche



USCITE DEL 24/06/2011

When You're Strange
(When You're Strange)
GENERE: Biografico, Documentario
ANNO: 2010 DATA: 21/06/2011
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Tom DiCillo

Cars 2
(Cars 2)
GENERE: Animazione, Azione, Commedia
ANNO: 2011 DATA: 22/06/2011
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Brad Lewis, John Lasseter

Michel Petrucciani - Body & Soul
(Michel Petrucciani - Body & Soul)
GENERE: Documentario
ANNO: 2011 DATA: 22/06/2011
NAZIONALITÀ: Germania, Francia, Italia
REGIA: Michael Radford

The Conspirator
(The Conspirator)
GENERE: Drammatico
ANNO: 2011 DATA: 22/06/2011
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Robert Redford

13 Assassini
(Jûsan-nin no shikaku)
GENERE: Azione
ANNO: 2010 DATA: 24/06/2011
NAZIONALITÀ: Giappone
REGIA: Takashi Miike

5 (Cinque)
(5 (Cinque))
GENERE: Drammatico, Thriller
ANNO: 2011 DATA: 24/06/2011
NAZIONALITÀ: Italia
REGIA: Francesco Dominedò

Hypnosis
(Hypnosis)
GENERE: Thriller
ANNO: 2011 DATA: 24/06/2011
NAZIONALITÀ: Italia
REGIA: Davide Tartarini, Simone Cerri Goldstein

Passannante
(Passannante)
GENERE: Drammatico, Storico
ANNO: 2011 DATA: 24/06/2011
NAZIONALITÀ: Italia
REGIA: Sergio Colabona

Un tuffo nel passato
(Hot Tub Time Machine)
GENERE: Commedia
ANNO: 2010 DATA: 24/06/2011
NAZIONALITÀ: Canada, USA
REGIA: Steve Pink

venerdì, giugno 17, 2011

I GUARDIANI DEL DESTINO

I guardiani del destino

di George Nolfi
con Matt Damon, Emily Blunt
USA, 2011
genere, thriller, fantascienza
durata, 106'

Cosa fareste se un giorno qualcuno vi dicesse che la vostra vita è già stata prevista e la donna di cui vi siete innamorato non rientra in quel programma? Questo è quello che succede a David Norris politico idealista dal futuro luminoso dopo aver incontrato Lisa, ballerina classica altrettanto talentuosa. Il film è tutto qui, concentrato in questa domanda a cui il protagonista tenterà di rispondere sfidando un destino che non esiste e il sistema che lo sovrintende, una sorta di organizzazione parallela organizzata come una loggia massonica e dotata di un esercito di Man in black (I guardiani) capaci di viaggiare nello spazio e di prevedere le mosse delle loro prede.
Tratto dall’omonimo racconto di Philip Dick, da anni ancora di salvezza per la fantascienza in celluloide, "I guardiani del destino" è il realtà il frutto di una sceneggiatura messo a punto dallo stesso regista, in passato autore di script come "Ocean twelve" e "The Bourne ultimatum", e qui all’ esordio dietro la macchina da presa. Così condividendo con la sua fonte l’incipit che assegna al caso il compito di svelare le oscure macchinazioni che regolano l’esistenza delle persone aggiustando eventuali scostamenti, e pur mantenendo inalterata la dialettica tra “Controllo e libero arbitrio”, proposta sistematicamente nei tentativi di Norris di sganciarsi dai suoi controllori, George Nolfi li sviluppa in maniera autonoma, facendoli dipendere da una love story inserita per l’occasione che, alla pari di un film come "Inception", tanto per fare un nome, funziona non solo come motore della storia ma assegna nuovamente alla figura femminile un ruolo decisivo.


Filologia ed innovazione vanno quindi di pari passo nella scrittura di un film capace di proporre soluzioni piuttosto curiose anche nella creazione di un background fantasmagorico che preleva direttamente dal quotidiano (i Guardiani si servono di oggetti d’uso comune per dare vita alle loro magie) per trasformarlo in uno strumento di potere, contribuendo a mantenere la storia nell’alveo del verosimile ed anche a definire un estetica che ha la complessa semplicità del b- movie. Ma il segno caratteristico della pellicola, come si sarà già capito, è soprattutto la convivenza di un dualismo che la vicenda propone dentro e fuori lo schermo. In questo senso contribuiscono alla causa una serie di fattori da ricercarsi per esempio nel modo in cui il film fa convivere l’eccezionalità dei personaggi con la normalità delle loro azioni (le occasioni del contatto, nel marciapiede di una strada, nel bagno di un hotel oppure sui sedili di un autobus rimandano anche per la funzione di quei luoghi a mondanità di gente comune), oppure nella confronto tra un potere legittimo, ribadito dalle regole che il candidato Norris deve seguire per vincere le elezioni, ed uno occulto, svincolato da qualsiasi disciplinamento istituzionale e rispondente a misteriosi meccanismi, per non parlare della scelta che ad un certo punto investe il protagonista costretto ad ubbidire per evitare il ribaltamento di una vita che per lui e la sua amata si annuncia favoloso, fino ad arrivare agli aspetti produttivi, imprescindibili per un opera che vuole stare sul mercato in maniera competitiva, e che hanno caratteristiche da blockbuster, per il supporto di una Major come la Universal, ma budget da operazione indipendente.




Certamente non mancano certe scorciatoie come quella di dotare il personaggio di David Norris di un pedigree eccessivamente empatico (il giovane non solo è orfano ma ha perso fratello e genitori) e politicamente corretto (nei discorsi della campagna elettorale fanno capolino le ombre di Kennedy ed Obama ed in generale si respira aria di un ennesimo new deal di cui il personaggio si farebbe portatore) oppure di sfruttare al meglio la semina altrui, proponendo soluzioni visive ampiamente sfruttate, soprattutto nell’ architettura degli ambienti che in un incrocio tra antico e moderno riproducono una città fuori dal tempo (stiamo parlando di New York), caratterizzata ed allo stesso tempo anonima, capace di rappresentare un esistenzialismo fatto di moltitudine e rarefazione e rendendo in maniera concreta il senso di quel "doppio" che si manifesta davanti agli occhi del protagonista. Labirinti urbani e della mente dove i personaggi si muovono in preda ad uno straniamento reso da una fotografia deformata, con pareti che assomigliano a montagne, e spazi ripresi in prospettiva, profondi come una gola che sta per inghiottire, e slabbrati da un fattore umano ormai risibile. Ma le contaminazioni - si parla anche di un ispirazione dalla fiction televisiva “The lost room” per quanto riguarda la “soprannaturalità” degli oggetti di uso comune - fanno ormai parte del cinema moderno e ad un prodotto come "The Adjustment Bureau" si chiede solo di utilizzarle nel modo migliore. Ed in questo il film di Nolfi ci riesce.
(pubblicata su ondacinema.it)

martedì, giugno 14, 2011

BRONSON

Un animale in gabbia. Michael Gordon Peternson, in arte Bronson, è il protagonista dell’ultimo film (in termini di distribuzione) di una regista improvvisamente popolare per il premio vinto all’ultima kermesse festivaliera. Ironia della sorte, perché se Bronson (personaggio realmente esistito) voleva essere famoso, e lo diverrà, a forza di cazzotti, dati e presi, all’interno delle prigioni in cui fu detenuto per la maggior parte della vita, così il film del regista danese lo è diventato in termini di spendibilità commerciale, grazie ad una visibilità diversa, indiretta, ma pur sempre legata ad un fenomeno circoscrivibile ai meccanismi della comunicazione.

Prodotto nel 2008 e girato in Inghilterra, Bronson (un irriconoscibile Thomas Hardy) sembra risentire, almeno a livello cinematografico, delle atmosfere grottesche e surreali che erano già state di Kubrick e del suo “Arancia meccanica”. In fondo entrambe le storie si toccano dal punto di vista cronologico e ci parlano di uomini fuori controllo. E se l’istanza sociologica era nel film del regista inglese una delle chiavi di lettura attraverso cui cercare di interpretare i comportamenti di Alex DeLarge, cosa che non avviene nel film in trattazione, quasi esclusivamente girato dentro la testa del suo personaggio, cionondimeno le similitudini continuano nello stile, che in entrambi i casi, anche se in Bronson in maniera esasperata, ci mostrano una componente visuale e sonora, utilizzata come linguaggio che si sostituisce alla parola scritta, per rendere in maniera sensoriale, le distorsioni mentali dei due protagonisti.

Ma lasciando Kubrick alla sua storia, e volendo rendere giustizia all’originalità dell’autore danese, non si può fare a meno di notare un segno di continuità con la sua più recente produzione (Walhalla Rising), non solo nell’ esposizione di super-corpi, modellati ancora una volta secondo un estetica che li riporta alle loro pulsioni primarie (la carne non pensa, agisce), ma per la presenza di una violenza non solo antagonista, ma anche mezzo di espressione artistica, usata per sublimare una realtà insoddisfacente.
Passaggi che il film scandisce attraverso una serie di momenti che dalla mancata redenzione (la proposta amorosa rigettata è la testimonianza di un impossibile cambiamento), al tentativo di recuperare il detenuto attraverso l’esercizio artistico (il disegno, appreso da un insegnante molto particolare), per arrivare all’apoteosi finale, dove arte e violenza, questa volta unite nell’azione del protagonista, simboleggiano l’ennesimo sberleffo di un ribelle tout court.

Apprezzabile sotto il profilo produttivo per la capacità di ottimizzare le risorse, Bronson appare in certi momenti inconsistente per la fin troppo esibita teatralità di certe scene, per alcune ripetizioni (soprattutto nella proposizione delle scene di combattimento) e per una sceneggiatura che non riesce a dirci qualcosa di più a proposito del famigerato individuo. Thomas Hardy è strepitoso in una performance che almeno fisicamente potrebbe far invidia a certi maestri dell’Actor Studio. Peccato averlo scoperto solamente adesso.

giovedì, giugno 09, 2011

Film in sala dal 10 giugno

X-Men - L'inizio
(X-Men: First Class)
GENERE: Azione, Fantascienza, Avventura
ANNO: 2011
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Matthew Vaughn
CAST: James McAvoy, Michael Fassbender, Jennifer Lawrence, January Jones, Aaron Johnson, Nicholas Hoult

13 Assassini
(Jûsan-nin no shikaku)
GENERE: Azione
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: Giappone
REGIA: Takashi Miike
CAST: Kôji Yakusho, Yusuke Iseya

Le donne del 6° piano
(Les femmes du 6ème étage)
GENERE: Commedia
ANNO: 2011
NAZIONALITÀ: Francia
REGIA: Philippe Le Guay
CAST: Fabrice Luchini, Sandrine Kiberlain, Natalia Verbeke, Carmen Maura, Lola Dueñas, Berta Ojea

London Boulevard
(London Boulevard)
GENERE: Poliziesco, Sentimentale
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: Gran Bretagna, USA
REGIA: William Monahan
CAST: Keira Knightley, Colin Farrell, Jamie Campbell Bower, David Thewlis, Ray Winstone, Anna Friel

Paul
(Paul)
GENERE: Commedia, Fantascienza, Avventura
ANNO: 2011
NAZIONALITÀ: Francia, Gran Bretagna
REGIA: Greg Mottola
CAST: Nick Frost, Simon Pegg, Seth Rogen, Jason Bateman, Kristen Wiig, Bill Hader

Un anno da ricordare
(Secretariat)
GENERE: Drammatico
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Randall Wallace
CAST: Diane Lane, John Malkovich, Scott Glenn, James Cromwell, Dylan Walsh, Fred Dalton Thompson

martedì, giugno 07, 2011

UNA NOTTE DA LEONI 2

UNA NOTTE DA LEONI 2
Regia: Todd Phillips


Sono trascorsi due anni dalla folle notte di Las Vegas in cui Stu (Ed Helms), Phil (Bradley Cooper) e Alan (Zack Galifianakis) rischiarono di far saltare il matrimonio del loro amico Doug (Justi Bartha).
Ora è il dentista Stu in procinto di sposarsi e decide di invitare Doug e Phil all'evento che avrà luogo in Thailandia presso la villa dei futuri suoceri.
L'unico problema è che il pazzoide Alan non si è mai scordato l'incredibile notte a Las Vegas e, venuto a sapere del matrimonio di Stu, fa di tutto per farsi invitare, ansioso di poter passare un'altra notte assieme ai suoi amici.
Una volta giunti sul posto, con mogli al seguito, tutto sembra procedere per il meglio, ma alla vigilia delle nozze l'allegra comitiva di amici si risveglia in una topaia non ricordando assolutamente nulla della notte precedente.
Dopo il mezzo miliardo di dollari incassato dal primo capitolo, record assoluto per una commedia R-rated (negli Usa, diciassettenni accompagnati dai genitori), era inevitabile l'arrivo sugli schermi di Una notte da leoni 2.
Squadra che vince non si cambia e, come legge hollywoodiana vuole, non cambia neanche la sceneggiatura, così ci si ritrova sullo schermo la copia del primo capitolo con la sola eccezione del cambio di location, che da Las Vegas si sposta a Bangkok.
La pellicola funziona abbastanza ed è sufficentemente divertente ma niente di più, mentre avrà il gusto del riciclato per chi ha assistito alla prima avventura e non è divenuto un fan scatenato dei "leoni".
Bravo Todd Phillips, che infarcisce la sua commedia con alcune riprese dall'alto che mettono in evidenza la bellezza della costa thailandese e lo squallore delle baraccopoli delle periferie urbane e un inseguimento auto-moto degne di un buon gangster movie.
Fracassone, cafone, simpaticamente sporcaccione, Una notte da leoni 2 associato a una bibita e al popcorn rappresenta una possibilità per chi non riesce a star lontano da una sala cinematografica in un periodo di proposte fiacche, come da sempre sono in Italia i mesi estivi.

domenica, giugno 05, 2011

I GUARDIANI DEL DESTINO


I CINEMANIACI L'HANNO VISTO IN ANTEPRIMA PER VOI...PROSSIMAMENTE SU QUESTI SPAZI. RESTATE SINTONIZZATI

sabato, giugno 04, 2011

Come l'acqua per gli elefanti

Nel cinema hollywoodiano a volte esistono dei paradossi che assomigliano a quelli del calcio perché il problema di Francis Lawrence, regista di “Come l’acqua per gli elefanti”, era quello di molti allenatori che devono assemblare la star di turno con il resto della squadra. Alcuni ci riescono, come il caso di Guardiola con Messi, altri invece finiscono per azzerare il valore dell’innesto stravolgendone le doti naturali. Certamente nel caso di Robert Pattison e delle sue ancora da verificare qualità, il paragone con l’asso argentino potrebbe non essere calzante, ma resta valido in termini di dinamiche di gruppo, se è vero che l’attore, divenuto celebre per il ruolo del vampiro nella saga di Twilight, era considerato il valore aggiunto di un film che già di suo aveva le caratteristiche giuste per attirare il pubblico americano, sicuramente allettato da una vicenda collocata in un momento storico cinematograficamente spendibile (siamo ai tempi della grande depressione), e poi attirato dalla presenza di un cast variegato che univa facce conosciute come quella di Reese Witherspoon (Marlena), una specie di reginetta con i capelli color del sole e la silouette adolescenziale, ad altre meno rassicuranti per fisiognomica canagliesca e sguardo luciferino (August), stiamo parlando di Cristoph Waltz specializzatosi in ruoli “bastardi”, ma giusto contrappunto a quella efebica dell’attore americano. A corredo di cotanta abbondanza un tema, quello dell’amore impossibile (di Jacob per la divina Marlena, sposata ad un uomo, August, a cui deve riconoscenza ma che non ama) e delle sue rivalse, che poteva fare la felicità di migliaia di casalinghe disperate e di tutte le donzelle in cerca di marito, insomma quel tipo di pubblico che da sempre è in grado di determinare gradimenti ed incassi. Succede invece che Lawrence, per la paura di immolare il film alla causa dell’attore in ascesa, o forse per intrinseca mancanza da parte dello stesso, lasci il bel Robert alla sua impalpabile presenza, un espressione monocorde risucchiata di volta in volta nel mestiere di due colleghi di lavoro a cui sicuramente non manca la capacità di attirare su di sé le attenzioni della telecamera. In un triangolo così sbilanciato lo struggimento amoroso, che come vedranno i malcapitati spettatori appartiene non solo ai due virgulti, ma anche al perfido marito, manca nella sua spinta principale, quella proveniente da chi dovrebbe sparigliare le carte, troppo compassato ed acerbo Pattison per dare fuoco alle polveri amorose. Rimane così la capacità di restituire un epoca evitando l’antiquariato a favore di una rappresentazione emotiva che sfrutta l’ambientazione circense per rievocare un momento storico in cui la voglia di ridere esorcizzava . Questo e poco altro, perché Francis Lawrence non è Guardiola, Pattison non è Messi e soprattutto “Come l’acqua per gli elefanti” non è il Barcellona.

giovedì, giugno 02, 2011

Il ragazzo con la bicicletta: l'opinione di Nickoftime


“Voglio trovare mio padre”. Scabra ma densa di significati l’affermazione del piccolo Cyril diventa fin da subito l’unico modo per entrare in sintonia con il suo universo esistenziale. Ancora una volta il cinema dei Dardenne si confronta con un essenzialità che non ha bisogno di spiegazioni. Come la fame fisica di Rosetta o il desiderio di integrazione di Lorna anche quello di Cyril è un bisogno (primario) da soddisfare per poter continuare a vivere. Pulsioni che lo schermo traduce costruendo personaggi che si identificano con le proprie azioni e con quello che possiedono. Le peregrinazioni del giovane protagonista alla ricerca del genitore ed il mezzo con cui esse si realizzano, la bicicletta appunto, diventano il modo per raccontare evitando la retorica degli “umiliati ed offesi”. Un film non allineato la cui tensione si riassume nei gesti sincopati di chi non si arrende allo stato delle cose. Ma continuando a lavorare su questa direzione, e pur apportando varianti piccole ma significative (l’uso della colonna musicale ed un finale che induce ad un cauto ottimismo) i registi valloni incominciano a mostrare i limiti di un arte che lavorando di sottrazione dal punto di vista della messa in scena e riducendo l’intreccio ai minimi sindacali finisce per diventare sempre più uguale a se stessa. E se nelle opere precedenti lo sfondo sociale giustificava la sua presenza perché serviva a far capire le genesi della vicenda, in questo caso tanto la campagna illuminata dal sole e la cittadina in cui vivono i personaggi del film sono più che altro luoghi dell’anima mostrati di volta in volta per sottolineare i pesi del cuore - le inquadrature urbane privono lo sguardo di una possibile via di fuga isolando soggetto e spettatore in un'unica dimensione- o le fughe dello spirito, con la carrellata che accompagna la corsa di Cyril e Samantha (una Cecile De France diligentemente laterale in termini di minutaggio ed enfasi recitativa) , la parrucchiera che decide di prendersi cura di lui, lungo un paesaggio bucolico enfatizzato da colori caldi e dalla presenza dell’acqua, elemento purificatore- ricordiamo che Cyril si è appena pentito di un azione ignominiosa anche per la sua giovane età- ed elemento di una fluidità finalmente naturale, quasi a sottolineare un armonia finalmente raggiunta. Così facendo i Dardenne costruiscono una specie di dittatura delle immagini, obbligando lo spettatore a sottomettersi alla nobiltà dei loro intenti e dei loro soggetti. Lo spingono ad accettare l’assenza di una progressione psicologica- di punto in bianco Samantha lascia il fidanzato che la obbliga a decidere tra lui ed il bambino- oppure a prendere per buone certe reazioni – soprattutto quelle che seguono l’incidente che caratterizza la parte conclusiva del film- forzatamente sottotono per cercare di togliere pathos ad un avvenimento che invece ne dovrebbe avere. La giuria di Cannes ha apprezzato, assegnando al film un premio di valore.

Film in sala dal 3 giugno

ESP - Fenomeni paranormali
(Grave Encounters)
GENERE: Horror, Thriller
ANNO: 2011
NAZIONALITÀ: Canada, USA
REGIA: The Vicious Brothers
CAST: Sean Rogerson, Juan Riedinger, Ashleigh Gryzko, Mackenzie Gray, Merwin Mondesir, Michele Cummins

Garfield 3D
(Garfield's Pet Force)
GENERE: Animazione, Commedia
ANNO: 2011
NAZIONALITÀ: USA, Corea del Sud
REGIA: Mark A.Z. Dippe'
CAST: Frank Welker, Marco Mete, Vanessa Marshall, Roberta Pellini

Punto d'impatto
(The Ledge)
GENERE: Thriller
ANNO: 2011
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Matthew Chapman
CAST: Charlie Hunnam, Terrence Howard, Liv Tyler, Patrick Wilson, Christopher Gorham

Tutti per uno
(Les Mains en l'air)
GENERE: Commedia, Drammatico
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: Francia
REGIA: Romain Goupil
CAST: Valeria Bruni Tedeschi, Linda Doudaeva, Jules Ritmanic, Louna Klanit, Louka Masset, Jeremie Yousaf

Four Lions
(Four Lions)
GENERE: Commedia
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: Gran Bretagna
REGIA: Christopher Morris
CAST: Benedict Cumberbatch, Kayvan Novak, Riz Ahmed, Arsher Ali, Nigel Lindsay

Nauta
(Nauta)
GENERE: Drammatico
ANNO: 2011
NAZIONALITÀ: Italia
REGIA: Guido Pappadà
CAST: David Coco, Luca Ward, Elena Di Cioccio, Massimo Andrei, Paolo Mazzarelli, Giovanni Esposito

The Hunter
(Shekarchi)
GENERE: Dramma
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: Germania, Iran
REGIA: Rafi Pitts
CAST: Rafi Pitts, Mitra Hajjar, Ali Nicksaulat, Hassan Ghalenoi, Amir Ayoubi, Naser Madahi

Zack e Miri amore a... Primo sesso
(Zack and Miri Make a Porno)
GENERE: Commedia
ANNO: 2008
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Kevin Smith
CAST: Seth Rogen, Elizabeth Banks, Jason Mewes, Jeff Anderson, Traci Lords, Craig Robinson

mercoledì, giugno 01, 2011

ZAC & MIRI MAKE A PORNO


Kevin Smiths è forse il rappresentante più iconoclasta fuoriuscito dalla fucina di quel Sundance che proprio in questi giorni torna a far sentire la sua impronta grazie all’ultimo Tarantino: a corto di memoria cinefila e per niente allettato dalle lusinghe delle grandi produzioni, a cui peraltro non potrebbe offrire progetti ad ampio respiro, ma soprattutto limitato dalla magnifica irriverenza con cui tratteggia da anni i luoghi comuni della cultura popolare (soprattutto cinema e cartoon), Smith continua a disegnare le sue striscie di celluloide attorno alla variopinta umanità che costituisce il tessuto culturale ed economico di un America ferocemente condizionata dal monopolio delle grandi catene commerciali.

Personaggi abituati a consumare in fretta interessi e passioni; feroci catalogatori di abitudini e tendenze, tracimate attraverso una visione del mondo a dimensione personale eppure capace di parlare un linguaggio universale perché nutrito dagli stessi bisogni consumistici dei loro spettatori. Una generazione da sempre abituata a sbarcare il lunario con stratagemmi tanto assurdi quanto divertenti, e che qui, dopo i riferimenti più o meno espliciti dei precedenti episodi
(ricordiamo l’esibizione erotica con l’Asino nell’ultimo “Clerks 2”) si cimenta nella mercificazione dell’atto amoroso concepito come mero strumento di guadagno ed allo stesso tempo cinico artificio per mascherare la vulnerabilità della sfera sentimentale.

Senza soldi e con l’affitto da pagare, Zack e Miri ( rispettivamente Seth Rogen ed Emily Banks) sono i protagonisti di un menage che si ferma davanti alle rispettive camere da letto (il sesso complica i rapporti) fino a quando i due, costretti dalle ristrettezze economiche, decidono di risolvere i loro problemi problemi girando un film porno, in cui, insieme ad improbabili compagni di lavoro, dovranno rompere il patto di astinenza, consumando la loro prima volta davanti all’occhio delle telecamere.

Girato con una scioltezza e una semplicità che da sole sono già un atto di irriverenza verso le regole di un movimento (indie) a cui piace esibire il proprio talento, “Zack e Miri” gioca con lo spettatore attraverso la solita costellazione di situazione irriverenti e battute al fulmicotone, in cui la presa in giro di quel film (l’ultimo Superman sbeffeggiato attraverso la proposizione di un Brandon Routh che interpreta un attore porno dichiaratamente gay) o di quella categoria (l’afroamericano ossessionato da possibili riferimenti razzistici) diventano il modo migliore per liberarsi dai propri pregiudizi. Ma questa volta il pretesto è troppo debole per sostenere il parolaio di caratteri e situazioni, mentre la regia, abituata all’esternazione incondizionata, non riesce a cortocircuitare i limiti di una visibilità legata alla commerciabilità del prodotto: Zack e Miri sono troppo buoni ed innamorati per creare scompiglio, mentre i loro compagni di viaggio assomigliano ad i motivi disegnati su una carta da parati. Così facendo il film si sposta sempre di più sulla coppia impegnata a risolvere i propri dilemmi amorosi e tralascia i motivi di interesse (e divertimento) legati alla sgangherata produzione del porno movie. Fatta eccezione per la scena in cui il tifoso ubriaco si ritrova nel mezzo di un amplesso organizzato all’interno del locale dove Zack lavora, riproposizione di un idea di un cinema “casalingo” che appartiene di diritto alla biografia del regista (“Clerks” fu realizzato nell’emporio dove Smith lavorava come commesso), e per le sorprese relative alla festa con i vecchi compagni di scuola, costruite su misura per ribaltare il mito di giovinezza troppo spesso idealizzata e qui demolita attraverso la figura del campione di football di cui Miri è innamorata, la storia procede senza particolare originalità verso uno scontato lieto fine. Occasione mancata o rischio calcolato, Zack e Miri rimane un'altra tappa, seppur deludente, di una commedia umana da dimenticare per i visitatori occasionali, ma comunque imprescindibile per gli aficionados del regista americano

venerdì, maggio 27, 2011

CinemAmbiente - a Torino dal 31/05 al 5/06

Dal 31 maggio al 5 giugno a Torino si terrà la 14a edizione di CinemAmbiente.

Tutte le proiezioni e gli eventi organizzati dal Festival sono ad ingresso gratuito fino ad esaurimento posti.

Per le proiezioni al Cinema Massimo gli spettatori possono ritirare i biglietti (gratuiti) delle singole proiezioni direttamente alla cassa del cinema dalle ore 16.00.
Per le proiezioni programmate prima delle ore 16.00 è possibile ritirare i biglietti un quarto d'ora prima dell'inizio del film.
Il biglietto è valido fino all'orario di proiezione, dopodiché, se sono presenti spettatori senza biglietto, questi ultimi saranno fatti accomodare in sala.

Si possono ritirare i biglietti per le proiezioni del giorno stesso. Ogni spettatore può ritirare un massimo di due biglietti.

Le proiezioni mattutine sono dedicate alle scuole.

Per le proiezioni in tutti gli altri luoghi del festival non è necessario ritirare alcun biglietto, l'ingresso è gratuito fino ad esaurimento posti.

ulteriori info alla pagina ufficiale del festival

giovedì, maggio 26, 2011

Film in sala dal 27 maggio

Una notte da leoni 2
(The Hangover 2)
GENERE: Commedia
ANNO: 2011
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Todd Phillips
CAST: Bradley Cooper, Zach Galifianakis, Justin Bartha, Todd Phillips, Ed Helms, Nick Cassavetes

6 giorni sulla terra
(6 giorni sulla terra)
GENERE: Fantascienza
ANNO: 2011
NAZIONALITÀ: Italia
REGIA: Varo Venturi
CAST: Massimo Poggio, Laura Glavan, Varo Venturi, Ludovico Fremont, Pier Giorgio Bellocchio, Nazzareno Bomba

Cirkus Columbia
(Cirkus Columbia)
GENERE: Drammatico
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: Germania, Francia, Gran Bretagna, Slovenia, Bosnia-Erzegovina, Serbia
REGIA: Danis Tanovic
CAST: Miki Manojlovic, Boris Ler, Mira Furlan, Jelena Stupljanin, Mario Knezovic, Milan Strljic

Corpo Celeste
(Corpo Celeste)
GENERE: Drammatico
ANNO: 2011
NAZIONALITÀ: Svizzera, Francia, Italia
REGIA: Alice Rohrwacher
CAST: Yile Vianello, Salvatore Cantalupo, Pasqualina Scuncia, Anita Caprioli, Renato Carpentieri, Monia Alfieri

The Housemaid
(Ha-nyeo)
GENERE: Drammatico, Thriller
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: Corea del Sud
REGIA: Im Sang-soo
CAST: Jeon Do-yeon, Woo Seo, Jung-Jae Lee, Hwang Jung-min, Kim Jin-Ah, Moon So-ri

mercoledì, maggio 25, 2011

IL DILEMMA

Il dilemma
regia di Ron Howard

Quando Ronnie scopre che Geneva, la moglie di Nick, il suo migliore amico, lo tradisce con un uomo più giovane si trova davanti a due possibilità: rivelare il misfatto al malcapitato oppure convincere la fedigrafa ad abbandonare i suoi propositi. Il tentativo di risolvere in qualche modo la faccenda darà il via ad una serie di situazioni esistenzialmente complicate ed a volte persino drammatiche – in una di queste Jack viene pestato a sangue e lasciato esanime sulla strada dall’amante di lei – che metteranno in discussione le certezze da cui il film era partito.
Travestito da commedia per la presenza di una compagine maschile conosciuta per questo tipo di frequentazioni - se Vince Vaughn /Ronnie ha nei suoi trascorsi qualche eccezione ("Swingers" ma anche "Psycho") lo stesso non si può dire per Kevin James / Nick da sempre abituato a far sorridere – “Il dilemma” è in realtà un film che rifacendosi al suo titolo non riesce a scrollarsi di dosso un senso di incertezza, stilistica ma anche drammaturgia. Perché se è vero che la sceneggiatura non si lascia sfuggire l’occasione di riproporre gli stilemi di un amicizia virile e bambocciona, che in certi momenti dà addirittura la sensazione di sopportare con fatica la presenza dell'elemento femminile– in questo senso la scena finale con i due che si rotolano abbracciati nel terreno di gioco sembra l’apoteosi di una reticenza faticosamente celata- e ricorre all’empatia di un personaggio (e dell'attrice Queen Latifah) come quello dell’excutive “intellettualmente arrapata” per far passare un linguaggio da caserma, dall’altra satura l’atmosfera con un overdose di malinconia e pessimismo capaci di minare alla base i caposaldi dell’American Style of life: in questo il film tira dritto per la sua strada senza esitazione, visitando quei luoghi attraverso la memoria e rispolverando verità inconfessabili, che gettano una luce sinistra sulla schiettezza degli anni giovanili, quelli dedicati alla complicita' cameratesca ed universitaria ( in questo caso verrà a galla una relazione clandestina tenuta segreta a fin di bene), oppure attraverso pretesti funzionali alla vicenda, come quella dedicato alle nozze d’oro dei genitori di Beth, la ragazza di Ronnie, in cui quest’ultimo e' capace di trasformare la celebrazione della vita di coppia in un manifesto sull’ipocrisia matrimoniale, istituzione questa, messa all’angolo non solo dalle falsità che i quattro amici si raccontano nel corso della storia, per sfuggire alle rispettive responsabilità, ma soprattutto dalle ragioni di un tradimento, quello di Geneva nei confronti di Nick, che non può essere imputato ad unico colpevole.

Una disfatta generale a cui nessuno puo' sfuggire ed a cui poco serve il sottofinale ecumenico, incollato piu' per ragioni commerciali che per coerenza cinematografica. Su “Il dilemma” pesa pure il sospetto del film a tesi, con la formula pronunciata in apertura, quella con cui Ronnie afferma il suo scetticismo sulla sincerità dei rapporti umani, che Howard cerca di confermare con i fatti, irrigidendosi su un assunto che toglie ritmo al film e lo traghetta su sponde che sono estranee alla briosa vivacità della commedia.
Il risultato è un prodotto ben confezionato (la fotografia manierata è di Salvatore Totino, già complice del sodalizio Grazer/Howard nel merchandising legato alla saga scritta da Dan Brown) ma spurio, a cui non giova la scelta di due attrici chiamate a rappresentare un “alternativa” alla visione maschilista, e che invece, una (Beth/Jennifer Connelly) per la troppa magrezza, l’altra (Geneva/Winona Ryder) per i segni di un evidente declino, finiscono per comunicare un senso di algida freddezza che in questo caso non produce alcuna scossa.

PUBBLCIATO SU ONDACINEMA.IT

martedì, maggio 24, 2011

IL RAGAZZO CON LA BICICLETTA

IL RAGAZZO CON LA BICICLETTA
Regia: Jean-Pierre e Luc Dardenne



Cyril (Thomas Doret) ha dodici anni, fino a qualche mese prima aveva anche una bicicletta e un padre.
Affidato agli operatori di un centro di accoglienza per l'infanzia da un padre insensibile e immaturo che non vuole più saperne di lui, il giovanissimo Cyril ingaggia una guerra personale contro il mondo, ferito da un genitore che lo rifiuta totalmente.
Dopo l'ennesimo tentativo di fuga, incontra Samantha (Cécile De France), una parrucchiera che accetta di occuparsi di lui nel fine settimana.
I pluripremiati maestri belgi, tranne per quanto riguarda i protagonisti, un meraviglioso Thomas Doret e una convincente Cécile De France (Hereafter), si affidano alla solita e solida pattuglia di attori spesso presenti nell' imperdibile filmografia dei Dardenne.
Con Il ragazzo con la bicicletta (Gran premio della giuria a Cannes 2011) i fratelli Dardenne si confermano ai vertici del cinema europeo.
Come pochi, sanno dare ritmo e tensione a storie "normali" e descrivere la realtà attraverso il cinema.
Probabilmente per la prima volta, il viaggio dei Dardenne nel dolore e nella disperazione termina la sua corsa nei paraggi di una timida speranza, che si nota anche nella descrizione dei luoghi, non più plumbei e ovattati ma vocianti e leggermente assolati come può essere un'estate di Liegi.
Come al solito la mdp tallona il giovane protagonista, ne cattura il respiro (i primi dieci minuti sono girati - magnificamente - ad altezza bambino e i volti degli adulti sono fuori dallo schermo), lo imprigiona nel suo rannicchiarsi, asseconda lo sforzo della corsa e l'ansia del colpo di pedale, fa esplodere la disperazione di una realtà inaccetabile e la rabbia della manifesta verità.
Essenzialità della trama, intensità delle situazioni, ennesima variazione sul tema della giovinezza, sembrerebbe che non ci sia nulla di nuovo per chi conosce la storia cinematografica dei maestri di Vallonia, che ancora una volta feriscono con il loro stile gelido e conquistano l'anima dello spettatore grazie ad una descrizione sempre corposa e mai patetica di una realtà avversa nei confronti dei più deboli, che con lo scorrere della pellicola diventa poesia amara, ma anche sublime speranza quando lo sguardo teso e i muscoli contratti del bravissimo protagonista lasciano il posto ad un volto che brilla di un commovente sorriso, il sorriso dell'innocente gioventù.

giovedì, maggio 19, 2011

Film in sala dal 20 maggio

Pirati dei Caraibi: Oltre i confini del mare
(Pirates of the Caribbean: On Stranger Tides)
GENERE: Azione, Commedia, Fantasy, Avventura
ANNO: 2011
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Rob Marshall
CAST: Johnny Depp, Penélope Cruz, Ian McShane, Geoffrey Rush, Astrid Berges-Frisbey, Gemma Ward

The Tree of Life
(The Tree of Life)
GENERE: Drammatico
ANNO: 2011
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Terrence Malick
CAST: Sean Penn, Brad Pitt, Joanna Going, Fiona Shaw, Tom Townsend, Jessica Chastain

Il Dilemma
(The Dilemma)
GENERE: Commedia, Drammatico
ANNO: 2011
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Ron Howard
CAST: Vince Vaughn, Winona Ryder, Kevin James, Jennifer Connelly, Channing Tatum, Queen Latifah

Il ragazzo con la bicicletta
(Le gamin au vélo)
GENERE: Drammatico
ANNO: 2011
NAZIONALITÀ: Francia
REGIA: Jean-Pierre Dardenne, Luc Dardenne
CAST: Cécile de France, Thomas Doret, Jérémie Renier, Fabrizio Rongione, Egon Di Mateo, Olivier Gourmet

Mr. Beaver
(The Beaver)
GENERE: Commedia, Drammatico
ANNO: 2011
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Jodie Foster
CAST: Jodie Foster, Mel Gibson, Anton Yelchin, Jennifer Lawrence, Paul Hodge, Michelle Ang

mercoledì, maggio 18, 2011

Milano - Anteprima "Essential Killing" di Jerzy Skolimowski (cineteca di Milano)

Dal 20 maggio presso la cineteca di Milano (spazio Oberdan) sarà possibile vedere in anteprima Essential Killing, il nuovo film di Jerzy Skolimowski, autore e regista del nuovo cinema polacco anni Sessanta.

Oltre a Essential Killing, in calendario sono previste altre quattro opere del regista, firmate in momenti diversi di una lunga carriera iniziata nei primi anni Sessanta: il rarissimo Walk Over, sua opera seconda in cui Skolimowski appare anche nei panni di attore protagonista, L'australiano, La ragazza del bagno pubblico, La nave faro.


Leggi il programma della rassegna "Jerzy Skolimowski" presso Spazio Oberdan (Milano)

Trailer e News di Essential Killing con Vincent Gallo

lunedì, maggio 16, 2011

Milano - retrospettiva Andrej Tarkovskij (cineteca di Milano)

In occasione dei 25 anni dalla scomparsa del regista russo Andrej Tarkovskij (4 aprile 1932 - 29 dicembre 1986), uno dei più grandi Maestri di cinema del Novecento, l’Istituto Internazionale Andrej Tarkovskij e la Provincia di Milano/ Assessorato alla cultura, in collaborazione con Fondazione Cineteca Italiana, propongono una mostra fotografica e una rassegna cinematografica del regista russo.
La mostra, a cura di Andrej A. Tarkovskij, è aperta allo Spazio Oberdan dal 13 maggio al 12 giugno, orari 10- 19.30, martedì e giovedì fino alle 22, con chiusura il lunedì. L’ingresso è libero. L’inaugurazione si tiene giovedì 12 maggio alle ore 18.30.


PROGRAMMA PROIEZIONI [dal 19 maggio al 9 giugno]
(presso Spazio Oberdan, V.le Vittorio Veneto, 2, angolo P.zza Oberdan, Milano)


Maggio
Lunedì 16 h 20.30
Sacrificio (A. Tarkovskij, 143’) v.o. sott. it.

Martedì 17
h 17.15 Stalker (A. Tarkovskij, 161’) v.o. sott. it.
h 20.30 L’infanzia di Ivan (A. Tarkovskij, 95’) v.o. sott. it.
Prima della proiezione, incontro sull’arte
e il pensiero di Andrej Tarkovskij. Intervengono:
Andrej Tarkovskij (il figlio del grande regista) e altri studiosi.

Venerdì 20
h 17.00 Elegia moscovita (A. Sokurov, 88’)
h 18.45 Nostalghia (A. Tarkovskij, 130’)

Sabato 21
h 20.45 Andrej Rublëv (A. Tarkovskij, 185’) v.o. sott. it.

Domenica 22
h 10.00 Solaris (A. Tarkovskij, 165’) v.o. sott. it.
h 15.00 La ragazza del bagno pubblico (J. Skolimowski,
95’) v.o. sott. it.
h 17.00 L’infanzia di Ivan (A. Tarkovskij, 95’) v.o. sott. it.
h 21.00 Lo specchio (A. Tarkovskij, 105’) v.o. sott. it.

Mercoledì 25
h 18.00 Solaris (A. Tarkovskij, 165’) v.o. sott. it.

Giovedì 26
h 17.00 La nave faro (J. Skolimowski, 89’) v.o. sott. it.
h 18.45 Il rullo compressore e il violino (A. Tarkovskij, 55’) v.o. sott. it.
Tempo di viaggio (A. Tarkovskij, T. Guerra, 60’)

Venerdì 27
h 17.00 Lo specchio (A. Tarkovskij, 105’) v.o. sott. it.
h 21.00 Sacrificio (A. Tarkovskij, 143’) v.o. sott. it.

Sabato 28
h 15.00 La nave faro (J. Skolimowski, 89’) v.o. sott. it.
h 18.30 Stalker (A. Tarkovskij, 161’) v.o. sott. it.

Domenica 29
h 10.00 Lo specchio (A. Tarkovskij, 105’) v.o. sott. it.
h 15.00 Andrej Rublëv (A. Tarkovskij, 185’) v.o. sott. it.

Giugno
Mercoledì 8
h 16.30 Il rullo compressore e il violino (A. Tarkovskij, 55’) v.o. sott. it.
Tempo di viaggio (A. Tarkovskij, T. Guerra, 60’)
h 20.30 Solaris (A. Tarkovskij, 165’) v.o. sott. it.

Giovedì 9
h 16.30 Elegia moscovita (A. Sokurov, 88’)
h 18.30 Nostalghia (A. Tarkovskij, 130’)


cineteca milano: calendario della retrospettiva

LA POLIZIA HA LE MANI LEGATE - ITALIA 70 - IL CINEMA A MANO ARMATA (20)

LA POLIZIA HA LE MANI LEGATE (1974)
Regia: Luciano Ercoli


Cast: Claudio Cassinelli - Franco Fabrizi - Arthur Kennedy - Bruno Zanin - Sara Sperati

IL FILM. Una bomba esplode nella hall di un albergo milanese, causando morti e feriti.
Il commissario Rolandi (Claudio Cassinelli), che era nell'hotel per sorvegliare un trafficante di droga assiste alla strage. Qualche ora dopo, il suo amico e collega Balsamo (Franco Fabrizi) si imbatte nell'attentatore, il giovane Federico Ludovisi (Bruno Zanin), ma se lo fa scappare.
Mentre delle indagini ufficiali si occupa un integerrimo magistrato, il procuratore generale Di Federico (Arthur Kennedy), il commissario Rolandi, che lavora alla sezione narcotici, inizia un'indagine personale per scoprire chi sono gli autori ed i mandanti della strage.
Ma molte cose non quadrano, qualche insospettabile fa il doppio gioco e ogni volta che il commissario Rolandi si avvicina a scoprire una qualche verità, i suoi testimoni vengono puntualmente uccisi da misteriosi killer.

COMMENTO. La Polizia ha le mani legate fa parte di quel sottofilone del poliziottesco che si occupa di trame eversive, servizi segreti deviati, stragi di stato.
Il film elimina quasi completamente gli inseguimenti e le insistite sparatorie classiche del genere per concentrarsi su una storia di eversione e servizi segreti.
Il lavoro di Luciano Ercoli è senza dubbio apprezzabile, l'atmosfera è quella giusta, la psicologia dei personaggi è ben delineata in quasi tutti i casi, l'aria di sospetto che si respira all'interno del palazzo di giustizia è ben rappresentata, ma al momento di affondare il colpo, il regista diventa vago, (già aveva rassicurato gli spettatori facendo capire chiaramente che l'attentato è frutto di un errore e che la bomba era destinata ad un traliccio) mette in primo piano la vicenda personale del protagonista lasciando sullo sfondo l'interessante vicenda complottista che purtroppo, nella realtà, ha segnato in maniera indelebile la storia italiana dalla fine degli anni sessanta agli inizi degli anni ottanta e che ancora oggi rimane oscura con il suo bagaglio di centinaia di vittime e quasi sempre nessun colpevole.



CURIOSITA' E NOTIZIE. L'esplosione della bomba in un hotel milanese rimanda chiaramente alla vera bomba esplosa nella Banca dell'Agricoltura in Piazza Fontana a Milano, infatti i funerali che si vedono in Tv sono proprio quelli delle vittime della strage di Piazza Fontana avvenuta il 12 dicembre 1969.

giovedì, maggio 12, 2011

Film in sala dal 13 maggio

Beastly
(Beastly)
GENERE: Horror, Fantasy, Romantico
ANNO: 2011
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Daniel Barnz
CAST: Vanessa Hudgens, Alex Pettyfer, Neil Patrick Harris, Mary-Kate Olsen, Peter Krause, Lisa Gay Hamilton

Con gli occhi dell'assassino
(Los ojos de Julia)
GENERE: Horror, Thriller
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: Spagna
REGIA: Guillem Morales
CAST: Belen Rueda, Lluís Homar, Pablo Derqui, Francesc Orella, Joan Dalmau, Boris Ruiz

Red
(Red)
GENERE: Azione, Thriller
ANNO: 2011
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Robert Schwentke
CAST: Bruce Willis, Morgan Freeman, Helen Mirren, John Malkovich, Mary-Louise Parker, Karl Urban

Uomini senza legge
(Hors-la-loi)
GENERE: Drammatico
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: Belgio, Algeria, Francia
REGIA: Rachid Bouchareb
CAST: Jamel Debbouze, Roschdy Zem, Sami Bouajila, Bernard Blancan, Chafia Boudraa, Sabrina Seyvecou

Il Mercante di Stoffe
(Il Mercante di Stoffe)
GENERE: Drammatico
ANNO: 2009
NAZIONALITÀ: Italia, Marocco
REGIA: Antonio Baiocco
CAST: Sebastiano Somma, Emanuela Garuccio, Marta Bifano, Philippe Boa, Antonio Capobasso, Nadia Kibout

Un perfetto gentiluomo
(The Extra Man)
GENERE: Commedia
ANNO: 2011
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Shari Springer Berman, Robert Pulcini
CAST: Katie Holmes, Paul Dano, Kevin Kline, John C. Reilly, Cathy Moriarty, Alicia Goranson

venerdì, maggio 06, 2011

Machete

Nel ripubblicare una recensione proposta su queste pagine molto tempo fà, rimane forte l'interrogativo su un ritardo distributivo che, nel caso del film in questione, presentato al Festival di Venezia 2010 ed atteso da un pubblico di fedeli appassionati, appare del tutto ingiustificato.



L'aveva detto ed ha mantenuto la promessa: nato come biglietto da visita del precedente "Grindhouse" ed in qualche modo espediente per sintetizzare l'estetica di un modello di cinema, l'Exploitation, resuscitato da un passato non troppo lontano, il trailer di Machete è diventato un film. Basterebbe già questa bizzara anomalia a spostare i livelli di simpatia dalla parte di un regista che sembra divertirsi un mondo a rileggere i generi, andando a ripescare idee ed estetiche di un cinema quasi primordiale rispetto alle grandi costruzioni visive della nostra contemporaneità.
La storia di Machete, ex agente federale, impegnato a vendicare lo sterminio della propria famiglia si mischia con quelle degli immigrati clandestini messicani, perseguitati da un governatore reazionario e da una serie di sgherri che sembrano usciti dal museo delle cere, catapultando il nostro eroe in una spirale di vendetta e redenzione.Buoni e cattivi, delitto e castigo, sacro e profano, stilemi del cinema "dell'autore" americano, trovano nel personaggio di Machete interpretato dall'ex galeotto Danny Treio, un altro scherzo di questo film, il terreno adatto per un manicheismo che lascia poco spazio all'immaginazione. A metà strada tra "The Punisher" e "Terminator", e come loro affetto da una monolicità al limite dell'autismo, Machete è il Che Guevara di un cinema fatto ad uso e consumo di chi preferisce gli stimoli della pancia a quelli del cervello. Mani mozzate, teste che saltano, sangue a catinelle ma anche esposizione di corpi impegnati in improbabili accoppiamenti completano un panorama che avrà la propria catarsi nella scontata vittoria degli oppressi e nella parodiata punizione dei cattivi.

Realizzato con un economia che è ormai un marchio di fabbrica del cinema di Rodriguez, "Machete" si fa apprezzare a patto che si sia disposti ad accettare con atteggiamento ludico il suo spettacolo. In questo modo si avrà l'occasione di ritrovare attori dimenticati come Don Johnson, stelle Hollywoodiane come Robert De Niro, divertente e divertito, e sempre più disposto a lasciarsi coinvolgere in questo tipo di operazioni, Jessica Alba e Michelle Rodriguez, wild girls dalla pistola facile. Per tutti gli altri invece la sensazione di un divertimento programmatico. Si annunciano sequel.
(pubblicato su ondacinema.it)


Thor

Di fronte alle scelte di una produzione che vuole essere padrona del proprio destino e che per questo ha deciso di prendere le redini di quello che è diventato un vero e proprio filone cinematografico, stiamo parlando della Marvel, detentrice dei diritti di quei super eroi che il cinema hollywoodiano a deciso di promuovere al rango di vero e proprio genere cinematografico, non si può non rimanere perplessi. Perché se è vero che il tentativo di elevare il prodotto con l’introduzione di artisti solitamente impegnati, e qui è il caso di citare innanzitutto un regista come Kennet Branagh, diventato famoso per le sue riduzioni Shakespieriane (altre volte erano stati Ang Lee,Tim Roth, etc) poteva avere lo scopo di ampliare il pubblico pagante, allettandolo con la speranza di un prodotto non esclusivamente giovanilistico, dall’altra la scelta viene mortificata dai limiti imposti da un mercato bisognoso di normalizzazione. Nell’appiattimento generale che arriva a non tenere conto neppure della sua fonte stravolgendola nella sostanza (l’identità di Donal Blake in origine persona vera diventa una semplice copertura del Thor in esilio sulla terra), ed anche nella forma (l’obesità di Falstaff diventa un leggero sovrappeso), dobbiamo sorbirci una regia che non lascia traccia sul piano drammaturgico, traghettando i personaggi verso stereotipi di tipo manicheo, ne su quello visivo, con qualche inquadratura sghemba e riprese aeree che appartengono alla routine di qualsiasi film d’azione. Ma quello che rende più interdetti è la presenza di un Dio del Tuono con i capelli ossigenati ed i muscoli dopati: senza scomodare il ritratto che ne avevano dato i suoi inventori, qui viene a mancare quella regalità e quel tormento che comunque faceva da contraltare ad una forza smisurata.

Prevale una spavalderia alla “all american boys” che neanche la presenza di alcune scene intermezzo, tese a spezzare con qualche ilarità una tensione invero inesistente -Thor in versione splapstick comedy viene trattato alla stregua di un punching ball dalla dottoressa di cui poi si dovrà innamorare- riesce a risollevarci da un andamento senza alcuna variazione. E se alla fine il film sembra volerci dire che il vero nemico è dentro di noi – la presenza di molteplici avversari impedisce la percezione di una vero e proprio antagonista- si stenta a credere che lo possa essere all’interno di simili psicologie. Rimane la bellezza digitale (ed un po’ scontata) del paesaggio Asgardiano e una proposizione tutto sommato accettabile di virtù guerresche che da sempre costituiscono il bagaglio indispensabile per essere un “Superhero movie”. Abbastanza per i neofiti, troppo poco per gli appassionati.

giovedì, maggio 05, 2011

film in sala dal 6 maggio 2011

Fast and Furious 5
(Fast Five)
GENERE: Azione, Thriller
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Justin Lin

Come l'acqua per gli elefanti
(Water for Elephants)
GENERE: Drammatico
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Francis Lawrence

Crazy, Stupid, Love
(Crazy, Stupid, Love)
GENERE: Commedia
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Glenn Ficarra, John Requa

Hai paura del buio
GENERE: Drammatico
NAZIONALITÀ: Italia
REGIA: Massimo Coppola

Il richiamo
(Il richiamo)
GENERE: Drammatico
NAZIONALITÀ: Italia, Argentina
REGIA: Stefano Pasetto

La Misura del Confine
GENERE: Drammatico
NAZIONALITÀ: Italia
REGIA: Andrea Papini

Libera uscita
(Hall Pass)
GENERE: Commedia
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Bobby Farrelly, Peter Farrelly

Senza arte né parte
(Senza arte né parte)
GENERE: Commedia
NAZIONALITÀ: Italia
REGIA: Giovanni Albanese

Uomini senza legge
(Hors-la-loi)
GENERE: Drammatico, Storico
NAZIONALITÀ: Belgio, Algeria, Francia
REGIA: Rachid Bouchareb

venerdì, aprile 29, 2011

Blue Valentine

L’inizio e la fine: gli antipodi in questione appartengono di diritto all’ultimo lavoro di Derek Cianfrance dedicato alla parabola amorosa di Dean e Cindy, coppia sposata con prole alle prese con le conseguenze dell’amore. Avendo a che fare con un argomento a rischio per l’overdose espositiva ma anche per l’impossibilità di imbrigliare una materia in continuo divenire, Cianfrance evita di impantanarsi in inutili spiegazioni e decide di far parlare i fatti. Con apparente distacco filma la progressione emotiva sfruttando l’impianto di una sceneggiatura che mette a confronto due diversi stati d’animo: da una parte la scintilla che fa saltare il banco, la musica che ti fa ballare quando meno te lo aspetti, per dirla con le parole di Dean, dall’altra la claustrofobia di un unisono che continua ad essere tale pur non avendone più le caratteristiche. Le schermaglie del primo incontro, i baci rubati alla routine esistenziale si incastrano con le richieste ossessive di una ragione che non sa spiegare l’improvviso cambiamento: rarefazione contro saturazione. Uno scontro a nervi scoperti radiografato da un entomologo abituato a lavorare con la realtà. Un espediente per nulla originale quello di legare in un continum filmico gli antipodi della condizione amorosa ma sicuramente funzionale a riscaldare un lavoro che altrimenti risulterebbe troppo asettico. La lucidità dello sguardo, con immagini che sembrano il frutto di un pedinamento ragionato, deve fare i conti con il contrasto delle loro associazioni, con il cortocircuito prodotto dalla visione di due persone che sembrano amarsi e odiarsi senza soluzione di continuità. Le contrazioni temporali diventano allora lo strumento per disfarsi di tutto ciò che sta in mezzo, della metamorfosi che dilata le distanze, del tempo che uccide le persone, quello in cui solitamente si cercano le cause del decesso. In Blue Valentine non c’è posto per le cose superflue, per spiegazioni che non esistono mai. Sapere non cambierà la stato delle cose. La solitudine fissata all’inizio ed alla fine del film, con la bambina che manifesta la paura di un improvvisa sparizione, e l’ombra di un uomo una volta felice ed ora ripreso di spalle mentre si allontana sconsolato, sono le uniche cartoline possibili di una metafisica che appartiene alla nostra modernità.

Presentato nei festival che contano Blue Valentine si avvale della presenza di due attori in stato di grazia come Ryan Gosling, reduce da un'altra grande interpretazione nel prossimo All pretty things e qui perfetto nella rappresentazione di un homo faber capace di incassare i colpi del destino e ripartire con lo spirito di prima, e Michelle Williams, minuta nel corpo ma gigantesca nello spirito, e per questo ruolo candidata all’Oscar come miglior attrice protagonista; è la loro disponibilità unita ad un talento genuino a portare dentro la storia quelle tracce di vita amorosa che permettono al film di restare impresso negli occhi e nel cuore dello spettatore.


(pubblicato su ondacinema.it)

giovedì, aprile 28, 2011

Film in sala dal 29 aprile 2011

Thor
(Thor)
GENERE: Azione, Fantasy, Avventura
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Kenneth Branagh

Angèle et Tony
(Angèle et Tony)
GENERE: Drammatico
NAZIONALITÀ: Francia
REGIA: Alix Delaporte

Diciottanni - Il mondo ai miei piedi
(Diciottanni - Il mondo ai miei piedi)
GENERE: Drammatico
NAZIONALITÀ: Italia
REGIA: Elisabetta Rocchetti

I baci mai dati
(I baci mai dati)
GENERE: Commedia, Drammatico
NAZIONALITÀ: Italia
REGIA: Roberta Torre

Il sesso aggiunto
(Il sesso aggiunto)
GENERE: Drammatico
NAZIONALITÀ: Italia
REGIA: Francesco Antonio Castaldo

L'ultimo dei templari
(Season of the Witch)
GENERE: Drammatico, Thriller, Fantasy, Avventura
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Dominic Sena

Notizie degli scavi
(Notizie degli scavi)
GENERE: Drammatico
NAZIONALITÀ: Italia
REGIA: Emidio Greco

Source Code
(Source Code)
GENERE: Fantascienza, Thriller
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Duncan Jones

The Housemaid
(Ha-nyeo)
GENERE: Drammatico, Thriller
NAZIONALITÀ: Corea del Sud
REGIA: Im Sang-soo

martedì, aprile 26, 2011

PRAGUE

PRAGUE
regia di Ole Christian Madsen


Autopsia di un esistenza. Quella di Christoffer arrivato alle soglie dei quaranta con un matrimonio già finito e la morte biologica di un padre che non era mai esistito. Insieme a lui Maja, la consorte che ha deciso di accompagnarlo a Praga in un viaggio funerale, organizzato per sbrigare gli ultimi atti necessari alla sepoltura dell’ingombrante genitore. Ad unirli c’è il figlio rimasto a casa ed i ricordi di una vita; a dividerli un incompatibilità caratteriale che si manifesta nell’incapacità di lui di superare la distanza che lo divide dai suoi cari e dal resto del mondo. Tra rivelazioni insospettabili ed intoppi burocratici la permanenza in città diventerà per loro un occasione di confronto dove le ragioni dell’uno e dell’altro dovranno fare i conti con l’evidenza dei fatti.

Se il modello del film riprende, nell’accostamento tra l’estraneità emotiva dei personaggi e quella geografica del paesaggio, un capolavoro come “Viaggio in Italia” di Roberto Rossellini, nei fatti il film non riesce a creare quel contatto, ma si limita a fornire un espediente “esotico” per diversificare una vicenda che in realtà ripete, con la proposizione di un disfunzione familiare in cui il pater familias funziona quasi sempre come elemento disgregante, uno dei temi cardini del recente cinema danese. Popolato da non luoghi come la camera d’albergo adibita a confessionale in cui si consuma l’ultimo atto del menage matrimoniale, oppure in quella dell’obitorio dove più volte la storia ritorna per ribadire anche in termini visivi (il padre riverso senza vita sul lettino ed il figlio psicologicamente subordinato al suo cospetto) lo squilibrio di un rapporto ancora una volta giocato sulla presenza/assenza del primo e nell’accettazione obbligata del secondo, ed anche dallo schermo del computer dal quale Christoffer si videocollega per parlare con il suo bambino, “Prag” sembra volerci dire che la dispersività affettiva incomincia proprio dalla mancanza di uno spazio comune e condiviso, senza il quale è impossibile riconoscersi nell’altro.

Girato in maniera diligente ma didascalica da Ole Christian Madsen, il film si avvale della presenza di un attore di fama come Mads Mikkelsen il quale non riesce più a levarsi di dosso l’espressione che lo ha lanciato e continua a recitare come la versione europeizzata di Viggo Mortensen. Anche in questo caso, nulla di nuovo dal fronte danese.







giovedì, aprile 21, 2011

Film in sala dal 22 aprile 2011

Winnie the Pooh
(Winnie the Pooh)
GENERE: Animazione
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Stephen J. Anderson, Don Hall

Machete
(Machete)
GENERE: Azione, Thriller, Avventura
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Ethan Maniquis, Robert Rodriguez

Cappuccetto Rosso Sangue
(Red Riding Hood)
GENERE: Horror, Thriller, Fantasy
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Catherine Hardwicke

El cantante
(El cantante)
GENERE: Biografico, Drammatico, Musical
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Leon Ichaso

Faccio un salto all'Avana
(Faccio un salto all'Avana)
GENERE: Commedia
NAZIONALITÀ: Italia
REGIA: Dario Baldi

L'altra verità
(Route Irish)
GENERE: Drammatico
NAZIONALITÀ: Francia, Gran Bretagna, Italia
REGIA: Ken Loach

World Invasion
(Battle: Los Angeles)
GENERE: Azione, Fantascienza
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Jonathan Liebesman

mercoledì, aprile 20, 2011

Habemus Papam



Tra realtà e rappresentazione.
Da un lato la condizione dell’uomo vissuta all’ennesima potenza, per quel senso di solitudine che da sempre lo attanaglia, e che qui diventa il segno più evidente del suo isolamento esistenziale, dall’altro il suo opposto, per la presenza di un rito collettivo necessario a ribadire un identità altrimenti latente.
L’interiorità messa a nudo dalle maschere che dovrebbero rivestirla.
L’annuncio del conclave porta a galla la paura di non riuscire a soddisfare le attese, acuendo il divario tra verità e finzione.
L’annunciazione della formula cade sull’uomo che ne è oggetto con la forza di un responso inaspettato. Lo va a snidare dal suo dolce torpore per consegnarlo nelle mani del sinedrio. Habemus Papam diventa il maleficio con cui estirpare le ultime tracce di una personalità di cui non c’è più bisogno.
Melville, questo il nome del prescelto, non esiste più. Il cardinale è diventato Papa. Ma la nevrosi sta proprio lì, nella dicotomia tra essere e non essere, nel dubbio amletico che la vicenda incarna nello smarrimento del suo protagonista ed esplicita attraverso i tentativi messi in atto per riportare la pecora all’ovile.

Il film è tutto qui, perché la "commedia umana" di Moretti non si addentra nei meccanismi del potere, ne perde tempo ad illustrarne le cadute, ma usa l’ambiente ed i suoi orpelli per far parlare gli uomini. E se la politica come passione personale non poteva non coinvolgere, trascinando il suo regista nel guado degli schieramenti e delle opinioni, Habemus Papam, camminando in territori culturalmente noti, ma estranei al vissuto dell’artista, riesce finalmente a consegnarci un Moretti senza paraventi.
In questo senso la matrice autobiografica, imprescindibile nel cinema del regista e punto di forza di un discorso metabolizzato dall’esperienza personale, si ripresenta con maggior vigore nella figura del Cardinal Melville, cinematografica a cominciare dal nome, che pur con i dovuti distingui aggiorna il percorso di un predestinato chiamato come il prelato del film a salvare le sorti di un'altra "istituzione".

"Avrei voluto fare l’attore" dice il protagonista interrogato da chi cerca di scavare nel suo inconscio e poco dopo, nel corso di una fuga che rasenta il sogno, si lascia estasiare dalla malinconica affabulazione di una rappresentazione cechoviana per arrivare ad una sorta di catarsi – il Papa è stato ritrovato ma le sorprese sono lungi dall’essere terminate - nel teatro in cui si svolge la piece, con i cardinali del conclave finalmente riuniti al loro vate in una ritrovata armonia. Rimandi evidenti ma scontati se non fossero doppiati da una serie di dinamiche e situazioni simili al working progress di un set, con il capitano e la sua ciurma, in questo caso il papa e la sua comunità in costante antagonismo ed indirizzate verso direzioni opposte (definizione coniata con altre parole da Federico Fellini), ed ancora nell’ evidenza che il balcone della proclamazione, terminale conclusivo di tale allestimento, altro non sia che la quinta di un grande palcoscenico.

E che dire dei vuoti di memoria, dell’improvvisa incapacità di esprimere la pur minima opinione, dell’empasse da prestazione che appartiene al prelato così come, almeno per un momento, a colui che è chiamato a confermare il proprio talento di fronte ad una platea incapace di sopportare il fallimento.
Melville diventa allora un Barton Fink morettiano ed a sua volta la proiezione del regista e della propria indipendenza, del diritto di parlare o di tacere, a dispetto degli altri e delle loro aspettative.
E se alcune implicazioni sono impossibili da evitare (i riferimenti al ruolo della Chiesa nella società e la messa a nudo dei suoi limiti attuali), è l’andamento del film ad allontanarsi progressivamente da dov’era cominciato, rifugiandosi nelle strade di Roma e nei luoghi della sua socialità, oppure architettando un gioco delle parti in cui centra pure il metacinema (già attivo con la presenza del teatro come elemento che fa progredire la storia) e che serve ai due protagonisti, il Papa e lo psicologo, un campo d’azione inversamente proporzionale alla loro natura ed al loro credo, con il primo libero di confrontarsi con la gente comune ed il secondo relegato e quasi costretto ad una vita segregata e religiosa.

Le mura del Vaticano e ciò che gli sta dietro si svuotano d’importanza, diventano un luogo della rinuncia, dove nulla si compie, neanche una partita a Pallavolo organizzata dallo psichiatra (un Moretti in versione tragicomica) inutilmente convocato per esorcizzare i fantasmi del Santo Padre.
Al contrario è altrove, lontano da Dio, che le cose giungono alla loro conclusione e dove forse la vita può ricominciare.

Chiamato a confermare il proprio ruolo, e dovendo fare i conti con il peso di una maturità che è soprattutto una presa di coscienza sull’impossibilità delle Utopie, Moretti sceglie la strada più impervia, non solo per la presenza di un Istituzione religiosa poco incline a guardarsi in faccia con gli occhi di un altro, ma soprattutto per la difficoltà di tenere insieme pubblico e privato, memoria collettiva e diario intimo.
Il risultato è un opera indecisa, dubbiosa nello stile (alla sontuosità della messa fa riscontro la semplicità delle inquadrature) e nel suo svolgimento, che risultano piuttosto frammentato, quasi facesse fatica a tenere le cose tutte insieme.

Le "famiglie" di Moretti – della psicologa, della compagnia teatrale e dei confratelli - differenziate nelle funzioni ma non nella sostanza, appaiono universi uniti da un arbitrarietà forzata per movimentare una faccenda che rischia di ruotare su se stessa per la volontà di non spiegare.
La sospensione del giudizio rende evidenti certe ripetizioni (la sindrome da carenza affettiva ripetutamente spiegata ma anche la trovata di una competizione sportiva portata alle lunghe da un enfasi eccessiva) e fa rimpiangere allo spettatore i minuti rubati al mattatore, quelli in cui il Moretti attore, mani dietro la schiena e camminata filosofica torna ad essere se stesso, pungente ed efficace nella sua vena dissacratrice.

Il clamore attorno ad eventuali mancanze di rispetto è, come al solito in questi casi, totalmente ingiustificato.

venerdì, aprile 15, 2011

Twelve

L'ultima incursione era stata quella di "The performer". A circa un anno di distanza ci riprova Joel Shumacher, regista diventato famoso con il ritratto della gioventù anni 80 ("St Elmo's fire") e da sempre a suo agio con le vite bruciate anzitempo ("Tigerland").
Lo scenario è quello di una contemporaneità metropolitana che ha molto in comune con le atmosfere e la decadenza celebrata nei libri di autori come Breston Ellis e Mc Ilnery: famiglie distrutte dall'indifferenza dei genitori e dalla malattia (il trauma del protagonista è la conseguenza della morte della madre ammalata di cancro), giovani storditi dagli addittivi e dalle regole di un consumismo alimentato da quel denaro che serve a comprare il simulacro di una felicità sostituita dalla sicurezza degli oggetti.

Sono queste le coordinate in cui si inserisce la storia di Mike White, spacciatore per caso e quella dei suoi ex compagni di scuola, rampolli della Upper East Side newjorkese, impegnati a riempire il vuoto di esistenze privilegiate ma fragili. Completamente avulso per ragioni che non tarderemo a scoprire dalla mondanità festaiola dei propri simili, Mike vi resta in qualche modo legato in quanto fornitore ufficiale dello "sballo". L'arrivo di una nuova sostanza (Twelve è il nome della droga assunta dai protagonisti) e l'uccisione del cugino di Mike, daranno il via ad un tragico conto alla rovescia.
"American Psycho" o per citare esempi più recenti "Le regole dell'attrazione", film che potevano contare sul sostegno della loro fonte letteraria, ed altrettanto distante da analisi sui meccanismi della dipendenza "Twelve" è in realtà un dramma sull'impossibiltà di essere felici e sulle conseguenze delle nostre azioni. Shumacher, per motivi anagrafici ed anche lavorativi (la sua attività si è concentrata soprattutto a cavallo degli 80/90) è dà sempre influenzato da estetiche edonistiche che privilegiano l'impatto visivo e la fluidità del racconto ed anche in questo caso il suo cinema macina senza soluzioni di continuità soluzioni cromatiche antinaturalistiche, utilizzate per restituire la percezione distorta dei protagonisti e dialoghi a basso contenuto fosforico, adatti a traghettare la storia alla scena successiva ma troppo leggeri per eventuali introspezioni. Twelve finisce quindi per assomigliare ai suoi attori, dotati di una bellezza talmente perfetta da rasentare l'inconsistenza.


recensione pubblicata su ondacinema.it

giovedì, aprile 14, 2011

Film in sala dal 15 aprile 2011

Faster
(Faster)
GENERE: Azione
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: George Tillman Jr.

Habemus Papam
(Habemus Papam)
GENERE: Commedia, Drammatico
NAZIONALITÀ: Italia
REGIA: Nanni Moretti

Limitless
(Limitless)
GENERE: Thriller
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Neil Burger

Rio 3D
(Rio)
GENERE: Animazione, Commedia, Avventura, Family
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Carlos Saldanha

Scream 4

(Scream 4)
GENERE: Horror, Thriller
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Wes Craven

Se sei così, ti dico sì
(Se sei così, ti dico sì)
GENERE: Commedia
NAZIONALITÀ: Italia
REGIA: Eugenio Cappuccio

domenica, aprile 10, 2011

the next three days

Paul Haggis è un militante delle idee. Mercenario della scrittura per la serie interpretata da Chuck Norris, il nostro ha raggiunto un successo tardivo ma solido perché corroborato da una base che è farina del suo sacco. Insomma un vero autore, di quelli come piacciono all’ Europa e soprattutto all’ Italia. Uno che se la scrive e se la canta nonostante un ambiente che preferisce avere sempre in mano gli strumenti e lo spartito. Ed allora, se così stanno le cose come può essere che un artista con le sue caratteristiche si lasci coinvolgere nel progetto di un altro, in un remake (“Pour elle” con Vincent Lindon e Diane Kruger) ancora fresco di cadavere essendo la sua versione originale uscita con successo in Francia appena un anno fa. Proviamo allora ad entrare dentro al film per cercare, se non le giustificazione, almeno le ragioni di tale decisione. La vicenda si apre con l’immagine di una famiglia felice e benestante: la borghesia del benessere con il lavoro assicurato ed una casa più che bella. Segni di stabilità ribaditi anche dalla presenza di un figlio senza particolari problematiche. Un giorno in quell’isola felice succede l’impensabile. La polizia irrompe nella casa ed arresta la moglie con l’accusa di omicidio. E’ l’inizio dell’Inferno. Una serie di lungaggini burocratiche, e la convinzione sull’impossibilità di dimostrarne l’innocenza lo convinceranno a fare a modo suo. Per liberarla sarà disposto a tutto. Ecco allora una delle possibili risposte: ancora una volta (Nella valle di Elah ed in parte anche Crash) la scelta di Haggis parte da una posizione iniziale consolidata e conservativa fatta di famiglia, decoro sociale e fiducia nelle istituzioni per sconvolgerla con un evento, in questo caso l’arresto della moglie, in precedenza la morte di un figlio e prima ancora un abuso di potere, che innesca un processo di dissoluzione di quelle certezze. Qui più che altrove il personaggio principale è costretto a rinnegare se stesso, ad uscire dalle regole. E’ un uomo improvvisamente isolato che può contare solamente su se stesso e sulla sua capacità di sopravvivere. In precedenza quest’abilità era il frutto di un esperienza maturata sul campo – l’Hank Deerfield di Tommy Lee Jones si confronta con un ambiente di cui lui stesso ha fatto parte — in questo caso, nel caso del professor John Brennan, professore universitario, è la conseguenza di una mente abituata a ragionare. Una ribellione quindi, e come sempre in Haggis un sentimento di totale smarrimento, acuito anche dalla scelta della sceneggiatura di non rispondere ai quesiti che dovrebbero scagionare la moglie. Una condizione dell’uomo moderno che il regista come sempre riesce a far passare, a rendere universale pur raccontando delle storie che nella proposizione di temi come quello della giustizia personale e, di situazioni come quella dell’uomo qualunque costretto a confrontarsi con eventi eccezionali, sono profondamente americane. Quindi per ricapitolare abbiamo la messa in discussione dello Status Quo da parte di un personaggio che inizialmente vi appartiene, un ribaltamento delle convinzioni di partenza frutto di una ribellione personale ed infine un senso di generale sconforto che diventa condizione esistenziale. Si potrebbe quindi rispondere alla domanda d’apertura affermando che Haggis si è appassionato al soggetto perché vi ha riconosciuto i segni della suo cinema, una visione del mondo che condivide. Eppure questo non riesce a soddisfarci perché messa così il film sembrerebbe più o meno una ripetizione dei lavori precedenti e finirebbe per avvalorare l’ipotesi di un ispirazione arrivata al capolinea. Allora bisogna continuare e pur con le limitazioni di un epilogo che non deve essere svelato possiamo dire che il cambiamento c’è e pure grande. Perché se prima di questo film i personaggi di Haggis si ribellavano ma in qualche modo operavano all’interno di una legalità non del tutto scomparsa, e comunque rientravano nei ranghi, nel caso del professor Brennan e della sua vicenda, questo non è più possibile. La bandiera rovesciata che concludeva il film precedente ha perso qualsiasi significato. Il processo è diventato irreversibile. L’essere umano è solo di fronte ai propri bisogni. La civiltà che ha costruito lo spinge a ritornare ad uno stato primordiale, a quel caos generalizzato che azzerando le differenze permette una speranza di riuscita. Ed è forse qui, in questa spostamento di prospettiva, in questo passaggio dall’altra parte della barricata che “The next three days” trova una giustificazione ed un urgenza. Il resto è un film di mestiere che riesce a costruire il suo coinvolgimento nella progressione di avvenimenti vissuti sulla pelle dei suoi personaggi, con la macchina da presa di Haggis come al solito coinvolta in prima persona in quello che succede (la macchina digitale in questo aiuta) e grazie ad un Russel Crowe immenso, capace di prendersi il film e caricarselo su un corpo pericolosamente al limite degli standard hollywoodiani. E’ lui, con l’aria di chi non ha tempo di occuparsi dell’estetica, a regalare alla storia la concretezza necessaria a compensare i vuoti d’aria provocati dagli inserti dedicati all’infrazione delle regole. Un film da vedere quindi, scordandosi anche che si tratta di un remake. Russel Crowe è comunque irreplicabile.

giovedì, aprile 07, 2011

Come lo sai

Sui motivi della crisi si è discusso già abbastanza senza trovare soluzione. Allo stesso modo conviene allontanare questo film dall’ambiente che ne ha dato i natali, perché dal confronto con certe esibizioni sgangherate si finirebbe per scambiare l’eleganza della sua confezione con una sostanza praticamente inesistente. Di certo la Commedia Americana ha visto di peggio almeno sotto il profilo del casting, in passato punto di forza ed ora invece nota dolente di quella cinematografia, che almeno in questo caso ha saputo combinare il glamour degli interpreti con una predisposizione comprovata. Ma i meriti si fermano qui perché “Come lo sai?” non riesce a legare gli attori ad una storia che, nelle indecisioni sentimentali di Lisa, ex campionessa di softball divisa tra le attenzioni di un manager in crisi e le scempiaggini di un atleta di fama, spende le proprie cartucce in una montagna di parole. A prevalere è quasi sempre la sensazione di un esibizione personale, la dimostrazione esibita di un carattere divenuto un marchio di fabbrica. Il burbero di Jack Nicholson, la bella scontrosa di Resee Witherspoon, lo svagato sciupafemmine di Owen Wilson, ed anche la versione ragazzo della porta accanto interpretata da Paul Rudd rimangono ai margini di una sceneggiatura che, alla stregua della sua protagonista, non sa dove andare, indecisa sul peso specifico da assegnare alla compagine maschile, con la star del football così poco sviluppata in termini di scrittura, da risultare un opzione troppo risibile rispetto al manager in crisi lavorativa ed anche sentimentale; una scelta senza storia lasciata sospesa fino allo scontato finale con motivazioni che neanche l’impegno di un attrice in cerca di rilancio riesce a rendere se non credibili almeno interessanti. Ed è proprio nell’intervallo che divide la realtà dalla finzione, in quella spazio in cui il cuore si rifugia per riattivare le frequenze che il film fallisce il suo mandato. Le vicende dello schermo come quelle della vita possono anche dispiacere ma per essere ascoltate devono avere una scintilla. “Come lo sai” è un prisma opaco che non riesce mai a brillare.

Film in sala dall'8 aprile 2011

Ju Tarramutu
GENERE: Documentario
ANNO: 2011
NAZIONALITÀ: Italia
REGIA: Paolo Pisanelli

A Sud di New York
(A Sud di New York)
GENERE: Commedia, Musicale
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: Italia
REGIA: Elena Bonelli

C'è chi dice no
(C'è chi dice no)
GENERE: Commedia
ANNO: 2011
NAZIONALITÀ: Italia
REGIA: Giambattista Avellino

Drive Angry 3D
(Drive Angry)
GENERE: Azione, Thriller
ANNO: 2011
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Patrick Lussier

Goodbye Mama
(Goodbye Mama)
GENERE: Drammatico
ANNO: 2011
NAZIONALITÀ: Bulgaria, Italia
REGIA: Micelle Bonev

Lo stravagante mondo di Greenberg
(Greenberg)
GENERE: Commedia, Drammatico
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Noah Baumbach

Offside
(Offside)
GENERE: Commedia, Drammatico
ANNO: 2006
NAZIONALITÀ: Iran
REGIA: Jafar Panahi

Rasputin
GENERE: Thriller
ANNO: 2011
NAZIONALITÀ: Italia
REGIA: Louis Nero

The next three days
(The next three days)
GENERE: Drammatico, Thriller
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Paul Haggis