sabato, agosto 06, 2011
Annate d'attore: Ryan Gosling
mercoledì, agosto 03, 2011
Film in sala sal 5 agosto 2011
(In the Market)
GENERE: Horror
ANNO: 2009
NAZIONALITÀ: Italia
REGIA: Lorenzo Lombardi
Tekken
(Tekken)
GENERE: Azione, Fantascienza, Avventura
ANNO: 2011
NAZIONALITÀ: Giappone, USA
REGIA: Dwight H. Little
lunedì, agosto 01, 2011
Biutiful
Echi di vite gia vissute ma presenti nel cuore e nei gesti di chi è rimasto.
Un uomo si avvicina ad un corpo senza vita e si mette ad ascoltarlo.
Un padre vaga per la città con il dolore di chi sa di essere morto all’arrivo.
Incede con fatica ma in modo deciso. Passi laterali, fuori dalla mischia, striscianti per il peso di un dolore che non si può raccontare.
Il tempo scandito dalla città insonne parla diuna prossimità sul punto di arrivare.
Mettere le cose a posto, guardarle dall’esternoper comprenderle meglio, assicurandogli un futuro migliore.
I rimorsi di un presente che poteva essere migliore ed insieme l’impotenza di non poter essere più. Cielo e terra raccolte in un umanità imperfetta ma commossa, partecipata.
E poi infine il distacco, sussurrato. “Papà, papà”.
Una nave salpa lasciandosi indietro un orizzonte di anime salve. Davanti lo spazio definito dalla sua infinitezza.
Accettazione di un esistenza che ricomincia in un altrove sconosciuto.
Un attore in stato di grazia ed un regista pronto a girare pagina scommettendo su se stesso.
Biutiful è la bellezza della verità con cui bisogna fare i conti, è cinema per anime in cerca di se stesse.
Un bicchiere d’acqua nell’arsura della sera.
giovedì, luglio 28, 2011
Tournèe -- recensione di nickoftime
Una scelta ambiziosa per la retorica che spesso ne caratterizza i tentativi e che invece il neo regista riesce ad evitare, con una messa in scena di sorprendente sobrietà: monopolizzato da un umanità fisiologicamente eccessiva, vuoi per le caratteristiche fisiche delle sue interpreti, generosamente al di sopra dello stereotipo striminzito delle passerelle modaiole, che per la natura caricaturale dello spettacolo offerto, il Burleque appunto, e senza contare l’egocentrismo di un ruolo, quello dell’impresario interpretato dallo stesso Amalric, elevato al di sopra degli altri per le necessità mercenarie della realizzazione artistica, Tournèe si muove sempre su territori che privilegiano gli aspetti privati ed intimi dei personaggi, evitando di mostrare gli antefatti dolorosi, quelli delle scelte esistenziali (il mondo della televisione e del successo rinnegato da Joachim) e degli abbandoni familiari (i mariti ed i figli sacrificati all’esigenze personali), isolando momenti di vita che riescono ad esprimerne però, le conseguenze e gli sviluppi. Con inquadrature rubate, ed isolando i personaggi in un contesto che li riporta alla loro essenza - le performance delle ballerine riprese da lontano e decontestualizzate dal loro pubblico è esemplare nel rendere la solitudine di cui si fanno portavoci nel corso della storia – Almaric riesce a far dimenticare la carne per coinvolgerci in un diario intimo delicato ed allo stesso tempo vitale.
Costruito alla maniera di un road movie, con la progressione della storia collegata alle varie tappe della tournee, il film si avvale di una fotografia impressionista che favorisce la spontaneità della direzione registica ( per la quale si è tirato in ballo addirittura Cassavetes) e con un cast di attori la cui mancanza di notorietà, e mi riferisco per esempio a Miranda Colclasure ed alla sua splendida Mimì, riesce ad aumentare la credibilità delle loro performance. Presentato al festival di Cannes del 2010, il film si è aggiudicato il premio per la miglior regia. Per chi scrive anche l’attore era degno di menzione.
Film in sala dal 29 luglio 2011
(Diary of a Wimpy Kid)
GENERE: Commedia
ANNO: 2011
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Thor Freudenthal
Vanishing on 7th street
(Vanishing on 7th street)
GENERE: Horror, Thriller
ANNO: 2011
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Brad Anderson
giovedì, luglio 21, 2011
Film in sala dal 22 luglio
(At the end of the day)
GENERE: Thriller, Noir
ANNO: 2011 DATA: 22/07/2011
NAZIONALITÀ: Italia
REGIA: Cosimo Alemà
Bitch Slap - Le superdotate
(Bitch Slap)
GENERE: Azione, Commedia
ANNO: 2011 DATA: 22/07/2011
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Rick Jacobson
Captain America: Il primo vendicatore
(Captain America: The First Avenger)
GENERE: Azione, Fantascienza, Avventura
ANNO: 2011 DATA: 22/07/2011
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Joe Johnston
Hanna
(Hanna)
GENERE: Drammatico, Thriller
ANNO: 2011 DATA: 22/07/2011
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Joe Wright
Monte Carlo
(Monte Carlo)
GENERE: Commedia
ANNO: 2011 DATA: 22/07/2011
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Thomas Bezucha
lunedì, luglio 18, 2011
The conspirator
Quando Frederick Aiken (James McAvoy), giovane avvocato di belle speranze deve decidere sull’opportunità di difendere Mary Surat (Robin Wright), la donna accusata di aver organizzato l’assassinio del presidente Abramo Lincoln, si trova di fronte ad un bivio: accettare l’incarico, e così facendo affermare ancora una volta il diritto di qualunque cittadino ad avere un processo equo, nonostante l’emotività del momento, oppure rinunciare, e cedere il passo alla volontà di coloro che ritenevano il verdetto già scontato ed il procedimento una pura formalità. The Cospirator ci parla appunto di quella scelta e delle conseguenze che essa comportò nella vita del protagonista, costretto a lottare contro il pregiudizio di chi lo considerò un traditore della patria per aver accettato quella difesa, ma anche del pericolo insito in una democrazia che perde di vista i suoi principi fondanti: “quando c’è la guerra la legge tace” afferma uno dei personaggi del film al fine di giustificare le “leggi speciali” messe in atto dal governo per forzare la giuria a cambiare un verdetto non gradito, e successivamente di annullare la decisione di ripetere un processo evidentemente iniquo. Ed ancora delle responsabilità, che furono quelle della gente comune, qui rappresentata dal drappello di amici che ruotano attorno all’avvocato, e che il film utilizza per restituire gli umori di un opinione pubblica più attenta alle convenienze personali che all’evidenza dei fatti, e della classe dirigente, spaventata dalle conseguenze di quel vuoto di potere e per questo desiderosa di esibire una vendetta inesorabile. Il mondo dell’epoca alle prese con un evento epocale, che però ricorda quello di oggi, così vicino per gli scenari altrettanto apocalittici aperti dall’attentato dell’11 settembre e per le reazioni unilaterali messe in atto da chi il mondo lo deve governare.
Dopo “Leoni per Agnelli” Redford riprende un'altra pagina di storia americana costruendo un film che assomiglia ad un analoga lezione, e nel farlo, cerca di mantenersi in equilibrio tra ragione e sentimento: da una parte l’obiettività di chi rileggendo la storia non vuole commettere l’errore di manipolarla, dall’altra la passione dell’uomo da sempre impegnato nelle cause civili. Ed è proprio la presenza di queste due anime il difetto più evidente del film perché, se dà una parte assistiamo alla costruzione di una serie di caratteri che sembrano più preoccupati di corrispondere alla fedeltà storica che alla vita, con il conseguente irrigidimento verso formule stereotipate, dall’altra è evidente una certa enfatizzazione soprattutto nelle figure del giovane avvocato, idealista a tutti i costi e quasi sempre colto in una tensione emotiva da cilicio francescano, ma soprattutto nella figura di Mary Surat, sguardo emaciato e colorito pallido, perennemente ritratta come una specie di Santa Maria Goretti, inginocchiata nella cella con un fascio di luce esterna ad illuminarne il volto. Concorrono in questa colpa anche una musica magniloquente ed una fotografia eccessivamente leziosa. In questo scenario la ricostruzione dei fatti, sciorinata secondo le regole del film processuale risulta poco importante e secondaria rispetto al messaggio che il regista vuole far passare. Ne risulta un opera dignitosa ma poco appassionante, che in qualche modo rischia di essere controproducente al tentativo di veicolare le idee in essa contenuta.
Interpretato da un cast all star anche nei ruoli secondari, tra cui ci piace ricordare un redivivo Kevin Kline nella parte del segretario della guerra Stanton e di Tom Wilkinson in quelli del suo avversario politico,The cospirator è l’opera di un uomo di cinema che non ha più nulla da dimostrare e che può permettersi di dire quello che pensa. Nel farlo dovrebbe rispolverare un talento registico attualmente un po’ annacquato
venerdì, luglio 15, 2011
Manuale d'amore 3
Renderlo fruibile anche a chi generalmente refrattario alle contraddizioni di un sentimento tanto bello quanto complicato. Storie in cui riconoscersi ma soprattutto attori riconoscibili a cui consegnare il compito di divulgarle. Pensato secondo un modello di cinema più attento alla confezione che alla sostanza, la terza puntata della serie diretta da un regista specializzatosi nei film ad episodi ripropone in una cornice come al solito svincolata dalla cronaca quotidiana – il frammento di Carlo Verdone costretto a recitare il mea culpa occidentale sotto la minaccia di un sedicente terrorista è un tentativo poco convinto di invertire la tendenza- e con i toni da elegia contemporanea, le vicende di un gruppo di personaggi coinvolti per differenti motivi nella tenzone amorosa.
E’ ancora una volta il caso, costruito ad arte da un (improbabile) cupido che di mestiere fa il tassista oltre che l’arciere, a rompere le uova nel paniere di vite già indirizzate e poi sconvolte dall’entrata in scena di una variabile, che nel film di Veronesi ha il volto e soprattutto il corpo della femme fatale.
Monica Bellucci in fuga da Parigi, Laura Chiatti sposa irrequieta di un padre marito e Donatella Finocchiaro, crazy woman con tendenza allo stalking, sono le erinni di un sodalizio femminile pensato per esaltare le debolezze del maschio italico e non solo - l’entrata in scena di Robert De Niro nei panni di un maturo professore americano sembrerebbe dirci che il vizietto non è una caratteristica nostrana- e per ribadire, se mai c’è ne fosse bisogno, la forza di un sentimento che fa girare il mondo.
In realtà “Manuale D’amore” è un prodotto studiato a tavolino per esaltare le strategie di marketing della casa di produzione che può esaltarsi mettendo in cartellone attori di diversa provenienza artistica ma di indubbio appeal estetico e poi mediatico, e per rincorrere quel successo al botteghino che ormai sembra essere una faccenda esclusiva delle commedie merchandising, quelle capaci di riunire sotto le stesso tetto attori ed attrici capaci di soddisfare le golosità di un pubblico eterogeneo per età e preferenze. Una specie di cinepanettone ripulito che sostituisce gli eccessi di quello con un relativismo emozionale capace di mettere sullo stesso piano fortune e disgrazie, talmente leggera è l’incidenza delle une e delle altre sull’umore dello spettatore. Insomma un intrattenimento annacquato sul quale pesa come un macigno la presenza di un copione latitante nell’intreccio così come in quello delle idee, e persino imbarazzante nell’ultimo episodio, quello più atteso per la presenza del divo scorsesiano, e risolto dallo stesso con una serie di tic e di faccette così insistite da diventare irritanti.
Lo stesso si potrebbe dire di Carlo Verdone ancora una volta nei panni del marito fedigrafo, un ruolo che evidentemente gli si addice, e che l’attore romano interpreta facendo il verso ai personaggi dei suoi film precedenti, in un trionfo di ignavia e qualunquismo, seppur condita con la solita aria da cane bastonato.
A salvarsi sono forse Scamarcio e la Chiatti che nell’episodio che apre il film, quello in cui un giovane avvocato in trasferta di lavoro ed in procinto di sposarsi rimane ammaliato dal fascino esuberante di un intraprendente ragazza, riescono a supplire con la loro freschezza all’insipienza di una trama che dal triangolo amoroso non riesce a ricavare altro che banalità verbali e sfondi da cartolina. Troppo poco anche per il pubblico nostrano che infatti non ha gradito.
giovedì, luglio 14, 2011
The hunter
Nonostante i natali del suo regista, The hunter fissa fin dall’immagine della locandina (il protagonista vi appare ritratto come un cow boy urbano, appoggiato ad una macchina con lo sguardo che fissa l’orizzonte/frontiera) ambizioni e punti di vista che scavalcano i confini nazionali e trovano corrispondenze nella cultura cosmopolita del suo artefice, emigrato in Francia dove ha lavorato come aiuto regista con nomi illustri ed in cui ha potuto accedere ad un tipo di cultura aperta ad ogni tipo di influenza. Ne risulta quindi un film che pur mantenendo le caratteristiche del paese di provenienza, soprattutto per la sobrietà della messa in scena e per il pudore estetico (le “morti” del film sono sempre nascoste alla vista dello spettatore quand’anche fuori campo) si arricchisce di uno sguardo che deve molto alle arti pittoriche, soprattutto nella composizione delle singole inquadrature (le simmetrie delle vedute urbane e certi interni che sembrano catturare gli attori in spazi ristretti) e nel variegato uso dei colori.
Costruito alla maniera di una crime story americana, in cui la redenzione del personaggio principale deve fare i conti con un destino inesorabile, The hunter depotenzia le dinamiche drammaturgiche del genere per lasciare spazio agli elementi spaziali e temporali del racconto. Assistiamo allora ad un ripetersi di gesti, di espressioni (quella atona del protagonista) ma anche di singole scene che si dilatano e si ripetono per dare il senso di un destino inesorabile oppure per svuotare di senso un esistenza insondabile. Tanto la città quanto la foresta, coprotagoniste del film, risultano luoghi in cui l’individuo smarrisce la propria identità - in questo caso la scena finale con la sua macabra sorpresa sembra la traduzione di questa crisi- ed in cui l’assurdo, come in un romanzo di Camus, finisce per essere l’unico dato certo. A Pitts va dato atto di aver voluto tentare nuove strade, ma la contaminazione con le istanze del cinema occidentale non riescono a coniugarsi con la matrice originale. Molte cose rimangono nel vago,(ad esempio il nesso tra la polizia e gli omicidi della donna e della bambina), si risolvono senza un perché – l’uccisione dei due poliziotti ha un movente che si può intuire ma che non viene mai definito-oppure rimangono del tutto oscure (il protagonista è stato in carcere ma non ne sappiamo le ragioni). La sensazione finale è quella di una scommessa rimandata al prossimo tentativo.
Film in sala dal 15 luglio 2011
(Harry Potter and the Deathly Hallows: part II)
GENERE: Azione, Fantasy, Avventura, Mystery
ANNO: 2011 DATA: 13/07/2011
NAZIONALITÀ: Gran Bretagna, USA
REGIA: David Yates
Per sfortuna che ci sei
(La Chance de ma vie)
GENERE: Commedia
ANNO: 2009 DATA: 13/07/2011
NAZIONALITÀ: Francia
REGIA: Nicolas Cuche
martedì, luglio 12, 2011
London boulevard
Mitchel è appena uscito di prigione. Ad aspettarlo gli amici di sempre, quelli con cui ha condiviso il malaffare e forse protetto con il suo silenzio. Pacche sulle spalle, proposte di “lavoro” ed il rispetto che si conviene a chi non ha parlato. Ma il tempo ha lasciato le sue tracce, e con quelle, anche una vita fatta di pensieri ed isolamento. La voglia di cambiare ha la faccia e soprattutto le nevrosi di una stella del cinema segregata nella propria abitazione. A lui il compito di proteggerla da un accolita di paparazzi che ne assediano la casa in cerca dello scoop. Un uscita di scena col silenziatore se non fosse che in queste storie i conti da pagare non finiscono mai.
Opera prima di William Monhan, già sceneggiatore di “The Departed”, “London Boulevard” ha le carte in regola per essere un film noir. Innanzitutto lo scenario, urbano, intricato, multietnico, pericoloso e poi, i personaggi, tutti, senza eccezione, segnati da un peccato originale che li spinge verso il male. E infine la scrittura, secca, senza compiacimenti, funzionale allo sviluppo dei caratteri e delle loro relazioni. Ed in effetti se non fosse per una certa, forse fin troppa somiglianza con una vicenda come quella raccontata in “Carlito's way” e per dei passaggi psicologici un po’ troppo affrettati, il film in questione avrebbe le credenziali per farsi ricordare. Merito di un esordiente che non fa nulla per ingraziarsi i favori del pubblico, riducendo all’essenziale i motivi di una storia d’amore (quella tra Charlotte e Mitchel) costruita sui non detti, e volta a definire le personalità più che il legame delle parti in causa, ma soprattutto capace di dare nuova linfa ad un gruppo di attori che per diversi motivi sembrava aver già dato il meglio di sé: da Colin Farell, strepitoso come non lo si vedeva più dai tempi di "In Bruges - La coscienza dell'assassino", e perfetto nell’incarnare la tenera ruvidezza di un tipo disposto a vendere l’anima al diavolo per difendere la parvenza di un umanità in parte compromessa, a Ray Winstone, un boss che fa a gara per crudeltà con quello interpretato da Nicholson nel film di Scorsese, per non dire di Ben Chaplin, finalmente trasandato ed intraducibile nel suo accento simil cockney e di David Thewlis, alle prese con un personaggio a cui la storia assegna, con un risvolto a sorpresa, il compito di fare il consuntivo di un destino che non prevede vincitori.
Uscito in Inghilterra con esiti commerciali non felici, London Boulevard è stato costretto a ridimensionare le sue pretese.
Distribuito in homevideo nel mercato americano il film giunge in Italia un po’ in sordina e sulla scia di una di popolarità che per Colin Farrel sembra in fase discendente. Nel suo caso questo film sembra fatto apposta per invertire la tendenza.
(pubblicato su ondacinema.it)
sabato, luglio 09, 2011
Drive angry

In un film del genere un attore come Nic Cage calza a pennello: non solo per l’immagine weirdo che ormai ne sovrasta la capacità artistica ed a cui si addice l’ennesima improbabile zazzera color giallo paglierino imposta dal ruolo, ma anche per la fisiognomica di un volto inesorabilmente declinato all’ingiù, per via di un età che, nel caso dell’attore americano, deve fare i conti con le conseguenze dei ritocchi chirurgici a cui lo stesso si è più volte sottoposto. Insomma le “doti naturali” dell’uomo coincidono perfettamente con quelle “inventate” per suo altergo, John Milton, un tipo a cui è negata la possibilità di essere normale. Un po’ come Nic Cage, nei film, ed anche nella vita.
Per una volta quindi anche i suoi più accaniti detrattori possono deporre gli strali e constatare che il nipote di Coppola appartiene di diritto allo scenario di un film concepito per deliziare le platee che in precedenza avevano amato il ritorno del B-movie, ed in particolare di quello "Grindhouse" targato Rodriguez e Tarantino. Nomi illustri e fin troppo altisonanti per un quasi sconosciuto come Patrick Lussier, già autore di un film targato 3D- l’horror movie “My bloody valentine”- e qui chiamato ad ampliare il gradimento di quel pubblico che ama i piaceri forti.
Ed è proprio la volontà di esagerare unita ad una sana passione cinefila che caratterizza la storia di John Milton, nome che da solo serve ad evocare Angeli caduti e paradisi perduti, fuggito dall’inferno per impedire ad una setta di assassini di sacrificare la nascitura che sua figlia aveva dato alla luce prima di essere uccisa dagli stessi. Ad accompagnarlo nella cavalcata motorizzata una wild girl decisa a riscattare i propri fallimenti ed un misterioso inseguitore dal nome, “Il contabile”, tanto improbabile quanto evocativo trattandosi di un essere “infernale”.
Lussiter non ci pensa due volte e fin dal primo fotogramma spedisce i suoi protagonisti nel mezzo di un paesaggio popolato da freak erotomani e violenti, dotati di un ego smisurato e capaci di uccidere per un nonnulla. Un mondo caotico ed egocentrico a cui importa soprattutto non passare inosservato. E così tra mani mozzate e automobili go kart , si susseguono scene stracult come quella davvero imperdibile di Milton che uccide i masnadieri continuando a copulare, oppure quella non meno trascurabile, per il contrasto tra la spensieratezza dell’esecuzione e la gravità del suo effetto in cui, Il contabile, perso nei ritmi di una musica da discoteca, si lancia da un posto di blocco con un camion pieno di liquido infiammabile.
La cinepresa segue le vicende enfatizzandole con rallentì esasperati, oppure lasciando spazio allavelocità di un montaggio che taglia i tempi morti a favore di un cocktail di decibel e morte. Cinema exploitation se c’è ne uno dove la necessità di approfondire è un esercizio di retorica - ed a farne le spese sono soprattutto personaggi di contorno appena abbozzati, e privi di quella caratterizzazione che, in film del genere, costituiscono il valore aggiunto della storia - ed in cui le citazioni, da "Terminator" a "Ghost Rider", sono la ciliegina sulla torta di un cinema che ricicla se stesso e fa di necessità virtù.
Punito al botteghino con un record al negativo (è il secondo peggior incasso nella storia dei film in 3D) Drive Angry avrebbe invece le qualità per appassionare gli amanti del genere, non fosse altro per l’ennesima prova di coraggio di Nicolas Cage, intenzionato a sfidare la propria credibilità con un personaggio ai limiti del trash. Il sorriso ebete che chiude il film dopo due ore di espressioni catatoniche può essere la sintesi di un attore diventato la caricatura di se stesso.
(pubblicato su ondacinema.it)
giovedì, luglio 07, 2011
Film in sala dall'8 luglio 2011
(You Again)
GENERE: Commedia
ANNO: 2010 DATA: 08/07/2011
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Andy Fickman
Balkan Bazaar
(Balkan Bazaar)
GENERE: Commedia
ANNO: 2011 DATA: 08/07/2011
NAZIONALITÀ: Italia, Albania
REGIA: Edmond Budina
Big Mama: Tale padre tale figlio
(Big Mommas: Like Father, Like Son)
GENERE: Azione, Commedia
ANNO: 2011 DATA: 08/07/2011
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: John Whitesell
Dreamland - La terra dei sogni
(Dreamland - La terra dei sogni)
GENERE: Azione, Fantasy
ANNO: 2011 DATA: 08/07/2011
NAZIONALITÀ: Italia
REGIA: Sebastiano Sandro Ravagnani
Il ventaglio segreto
(Snow Flower and the Secret Fan )
GENERE: Drammatico, Storico
ANNO: 2011 DATA: 08/07/2011
NAZIONALITÀ: Cina, USA
REGIA: Wayne Wang
In viaggio con una rock star
(Get Him to the Greek)
GENERE: Commedia
ANNO: 2010 DATA: 08/07/2011
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Nicholas Stoller
L'Albero
(The Tree)
GENERE: Drammatico
ANNO: 2011 DATA: 08/07/2011
NAZIONALITÀ: Australia, Francia
REGIA: Julie Bertucelli
L'Erede
(L'Erede)
GENERE: Drammatico, Noir
ANNO: 2011 DATA: 08/07/2011
NAZIONALITÀ: Italia
REGIA: Michael Zampino
giovedì, giugno 30, 2011
Film in sala dal 1 luglio 2011
GENERE: Documentario
ANNO: 2010 DATA: 27/06/2011
NAZIONALITÀ: Italia
REGIA: Giancarlo Scarchilli
Transformers 3
(Transformers: dark of the moon)
GENERE: Azione, Fantascienza, Avventura
ANNO: 2011 DATA: 29/06/2011
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Michael Bay
Cedar Rapids
(Cedar Rapids)
GENERE: Commedia
ANNO: 2011 DATA: 01/07/2011
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Miguel Arteta
Giallo/Argento
(Giallo/Argento)
GENERE: Horror, Thriller
ANNO: 2009 DATA: 01/07/2011
NAZIONALITÀ: Italia
REGIA: Dario Argento
This is Beat - Sfida di ballo
(Beat The World)
GENERE: Dance movie
ANNO: 2011 DATA: 01/07/2011
NAZIONALITÀ: Canada
REGIA: Robert Adetuyi
martedì, giugno 28, 2011
13 ASSASSINI
13 ASSASSINI REGIA: Takashi Miike
Giappone 1844. Il fratellastro dello Shogun, il malvagio e sadico Naritsugu esercita il suo potere contravvenendo alle millenarie leggi della società nipponica, terrorizzando e umiliando i suoi collaboratori, portando alla fame i contadini, stuprando le donne dei sudditi e massacrando senza pietà intere famiglie solo per ribadire il proprio potere.
Esasperato dagli eccessi del giovane nobile, turbato dal gesto estremo messo in atto in segno di protesta da un importante esponente politico al servizio del malvagio Naritsugu, l'onorevole Dei, influente rappresentante politico, durante il consiglio dei saggi ribadisce con fermezza la volontà dello Shogun di trovare una soluzione pacifica, ma segretamente convoca il samurai Shinzaemon Shimada, al quale propone, facendo leva sul suo senso dell'onore, una missione apparentemente impossibile: uccidere Naritsugu, sfidando il suo potente esercito.
Dopo aver accettato l'incarico, Shimada si mette a capo di un manipolo di impavidi guerrieri.
E' il film della definitiva maturità di uno dei registi più prolifici (dopo 13 assassini ha già girato altri quattro film) e importanti del cinema nipponico.
13 Assassini parte lentamente, ma il lungo prologo è necessario per capire i meccanismi che portano alla sofferta decisione estrema e soprattutto per immergersi in una concezione dell'onore e della giustizia fuori dal tempo.
Miike gioca tutta la prima parte del film sui dialoghi, spiegandoci i fragili equilibri di potere e le severe regole della società giapponese dell'epoca.
Dopo essersi addentrato nella tradizione, Takashi Miike scatena la propria forza visionaria con una battaglia ottimamente coreografata, confezionata con mischie furibonde, eleganti fendenti e tori kamikaze.
Generoso mix di autorialità e visioni pop per un film straordinariamente efficace dal punto di vista visivo.
13 assassini è il remake di un classico del cinema nipponico datato 1963 e diretto da Eiichi Kudo, ma che pesca anche ne I sette samurai (1954) di Akira Kurosawa e in alcuni frangenti omaggia lo spaghetti-western.
domenica, giugno 26, 2011
Corpo celeste
Corpo celeste, pur condividendo con il più famoso coinquilino (Habemus Papam anch'esso selezionato a Cannes ed al centro di un forte scambio di opinioni) il punto di partenza, ovvero quello di una "chiamata" che diventa la presa di coscienza di qualcosa di più grande e di una responsabilità che cambia la vita, se ne distacca per la capacità di andare al cuore del problema con una radicalità, di stile e di parole, che non ammette dubbi.
Al centro della storia c'è Marta ed i corsi di catechismo che la stessa frequenta per accostarsi alla cresima. Con lei una famiglia in difficoltà (il padre è assente mentre la madre è costretta ad un lavoro faticoso per riuscire a mantenere lei e la sorella) e la comunità religiosa di una città meridionale. Persone disposte all'accoglienza a patto che ci si adegui ai rituali di una civiltà conservatrice e chiusa. L'ingenuità di Marta ed il suo non riconoscersi nei comportamenti che le verranno imposti la faranno progressivamente distaccare da quel mondo.
Se l'alienazione in senso lato è il segno principale che percorre tutto il film, non solo nel girovagare e nello spaesamento di Marta che ricorda quello di certi personaggi del cinema di Antonioni, ma in generale, per la presenza di un umanità con cui è impossibile comunicare- il prete del paese dedicato agli affari della politica più che a quelli evangelici, ma anche l'insegnante di catechismo chiusa all'interno delle formule imparate a memoria ed impartite senza senza alcun spirito critico, ed ancora il Vescovo e la sua curia intenti a soddisfare i propri bisogni nella scena che li vede attendere i preparativi della cerimonia chiusi in una stanza a mangiare ed incuranti dell'esistenza dei fedeli- il film della Rohrwacher è tutto giocato nella dialettica tra la rarefazione del suo personaggio principale, Marta, e la sovraesposizione delle persone che la circondano. Tanto lei è introspettiva e quasi stupita nella scoperta delle cose, quanto gli altri sono invadenti e rumorosi nell'occupazione dello spazio. Al corpo minuto della bambina si oppone l'opulenza sgangherata del corpo ecclesiastico in un alternanza di rumori fraudolenti (la canzone che invita a "sintonizzarsi con Dio" è una nenia che attraverserà in maniera ossessiva tutto l'arco filmico) e di vuoti siderali. Ed ancora, nel contrasto tra la vita, raffigurata nel silenzioso vitalismo di Marta, nella sua attenzione verso forme di nature "non mediate" come quella dei gattini che tenterà di salvare od il pesce che continua a respirare nonostante sia rimasto fuori dall'acqua, e la morte, presente nella mancanza di spontaneità e nella preponderanza dei riti e delle convenzioni delle relazioni umane, e soprattutto nell'episodio del crocifisso abbandonato che il parroco vorrebbe utilizzare durante la cerimonia come simbolo di ritrovata letizia, e che per questo, si adopera di recuperare con l'aiuto della giovane protagonista. E' proprio lì, di fronte a quella presenza muta ed impolverata che si compie il momento più forte del film, quella in cui, Marta, finalmente lontana dalla pazza folla, compie la sua "comunione" con il Cristo della storia. La figura che si china sopra il legno benedetto, e poi le mani che vi scorrono sopra, come a comprendere in un solo gesto l'amore commosso di una figlia devota e lo stupore di una presa di coscienza inaspettata. Due corpi celesti, quello di Marta e quello del Cristo, condannati all'esilio da una contemporaneità che non riesce ad accettare la loro purezza.
Girato con stile scarnificato ed oggettivo, Corpo celeste è organizzato come un racconto di formazione, in cui l'apprendistato del personaggio procede di pari passo con la scoperta delle sovrastrutture che regolano la società dove egli si muove. Intimo ed allo stesso tempo sociale, il film costringe lo spettatore a sintonizzarsi sulle onde emotive della storia grazie ad una scrittura che preferisce suggerire più che esplicitare. I rumori di fondo e quelli sparati a tutto schermo, il contrasto tra la modernità del centro urbano e l'arcaicità del paesaggio naturale rendono la narrazione per lunghi tratti ipnotica e paradossalmente sospesa in un limbo di tragica attesa. Alice Rorhwacher è un nome da tenere in mente.
(pubblicata su ondacinema.it)
mercoledì, giugno 22, 2011
I CONTRABBANDIERI DI SANTA LUCIA - ITALIA '70 - IL CINEMA A MANO ARMATA (21)
I CONTRABBANDIERI DI SANTA LUCIA (1979)Regia: Alfonso Brescia
Cast: Mario Merola - Antonio Sabato - Gianni Garko - Lucio Montanaro - Lorraine De Selle
IL FILM: Approfittando della confusione generata dalla rivoluzione Khomeinista alcuni boss di New York, appartenenti a delle famiglie mafiose italoamericane, vogliono mettere le mani su cinque tonnellate di eroina provenienti dall'Iran.
Il capitano della Guardia di Finanza Radevic (G. Garko) viene a conoscenza che il carico di eroina raggiungerà New York dopo che avrà fatto tappa nel porto di Napoli, dove risiede Michele Vizzini (A. Sabato), insospettabile e ricco industriale, legato alla mafia italo-americana, ma che spesso presta il denaro necessario per pagare i carichi ai contrabbandieri di sigarette.
Il capitano Radevic, per poter incastrare i trafficanti di droga, si finge un contrabbandiere slavo e cerca di entrare in contatto, proponendogli un affare, con il capo indiscusso del contrabbando di sigarette Don Francesco Autiero (M. Merola).
Il capitano sottovaluta però Don Francesco, che smaschera subito Radevic e lo fa pestare dai suoi uomini.
A questo punto Radevic, chiede a Don Francesco di aiutarlo ad intercettare il carico di eroina e Don Francesco che è un boss vecchia maniera, contrario al traffico di stupefacenti, accetta, chiedendo in cambio un periodo di tregua da parte della Guardia di Finanza di cui il capitano dovrà farsi garante.
COMMENTO: Ne I Contrabbandieri di Santa Lucia, Alfonso Brescia, propone la figura del boss (Don Francesco) vecchio stampo, ovvero del fuorilegge dal cuore d'oro, non ricco, che con i suoi traffici consente la sopravvivenza di migliaia di famiglie povere abbandonate dallo Stato e dalla politica che in una città disastrata come Napoli sono destinate alla povertà e alla sofferenza.
Estremamente chiaro, oltre che retorico e sufficientemente falso, il messaggio del regista nella sequenza in cui Don Francesco, prima di accettare l'offerta del Capitano, lo obbliga ad un tour nei quartirei più poveri di Napoli allo scopo di far capire all'ufficiale chi sono e in quali condizioni disagiate vivono, gli uomini e le donne che smerciano le sigarette di contrabbando per le strade.
Il film parte bene e la regia di Alfonso Brescia sembra meno piatta del solito, ma nella seconda parte il film perde molto di forza e si esagera con le parentesi pseudo comiche di Lucio Montanaro prima di abbandonarsi nella lunga sequenza del matrimonio per chiudere con uno svogliato inseguimento automobilistico e una sparatoria priva di tensione.
NOTIZIE-CURIOSITA' I Contrabbandieri di Santa Lucia è uno di quei film appartenente al sottofilone del poliziottesco che miscela il poliziesco e il cinema-guappo e rappresenta uno degli estremi tentativi di tenere in vita il poliziottesco (che ormai sta esaurendo la sua spinta) e come tutti i filoni è destinato a morire, prima di essere resuscitato sottoforma di commedia (Tomas Milian/Maresciallo Giraldi), esattamente come successo con lo spaghetti -western (Bud Spencer - Terence Hill).
Il film è palesemente insertato e alcune delle immagini dovrebbero provenire da AFYON OPPIO ( Ferdinando Baldi 1973)
In una delle scene iniziali G. Garko e il piccolo M. Girondino si fermano davanti alla locandina de LO SCUGNIZZO, film interpretato da loro stessi e diretto da Alfonso Brescia, commentandolo positivamente.
Frase cult : "a Napoli o' contrabbando è comm a' Fiàt, solo che nujie nun putimme scioperare"
lunedì, giugno 20, 2011
X-MEN: L'inizio
Normalmente quando si parla di prequel c’è sempre da stare all’erta perché spesso dietro la proposta di rivisitare una serie, andando a scavare nei meandri delle sue origini, c’è quasi sempre un motivo puramente commerciale. Cambiare faccia ai personaggi, renderli più appetibili dal punto di vista iconografico e della moda, assecondare il momento ed il mercato. Nei casi più estremi il prequel può essere lo strumento per azzerare tutto e ricominciare da capo, ricostruendo un eroe ed il suo mito per intero. Alla Marvel, in genere, preferiscono andare sul sicuro, appiattendo le storie su percorsi di ordinarietà iconografica: riconoscibilità, rispetto delle fonti ed innesti di cinema classico sono le caratteristiche della sua cinematografia. Quando qualcuno ha provato a cambiare le regole, cercando angolazioni differenti, per esempio Ang Lee con l’alter ego di Bruce Banner, il risultato ha lasciato scontenti pubblico e produttori. Da allora film senza un sussulto: Wolferine, Iron Man, Thor, personaggi triturati nel calderone di una normalizzazione miliardaria.
In questo senso “X- men l’inizio” costituisce una sorpresa per la volontà di puntare ad una rivisitazione del fumetto in chiave vintage (siamo negli anni 60) che da un lato permette di inserire i personaggi in uno contesto fortemente caratterizzato e che obbliga la produzione a sforzarsi anche in termini di scelte estetiche (il rispetto dei costumi e degli ambienti, la ricostruzione di un periodo storico e delle atmosfere etc..). Giusta quindi la scelta di puntare a due attori come McAvoy e Fassbender rispettivamente Charles Xavier e Magneto, capaci di completarsi a vicenda in termini di fascino e carisma, e poi ancora privi di quella celebrità che impedisce agli attori di disfarsi della propria immagine, e poi di supportarli con facce emergenti come quella di Jennifer Lawrence, corpo solido e faccia malinconica e di January Jones, algida e levigata nei suoi abiti da swinging london. Insieme loro, a comprenderli tutti lo sguardo di Kevin Bacon, in bilico tra passato e presente, un po’ come la sua carriera, non del tutto emancipata dall’edonismo degli anni 80. Eleganza e virilità dunque, radunate attorno ad un cenacolo di agenti segreti e guerre mondiali: cambi d’abito e di fisionomie, corredate da ragazze in minigonna e capelli cotonati. Se la diversità è il tema che da sempre contraddistingue il sostrato culturale della serie allora questo nuovo capitolo ne è la sua migliore traduzione.
Film in sala dal 17 giugno e dal 24 giugno 2011
Libera uscita
(Hall Pass)
GENERE: Commedia
ANNO: 2011 DATA: 15/06/2011
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Bobby Farrelly, Peter Farrelly
L'ultimo dei templari
(Season of the Witch)
GENERE: Drammatico, Thriller, Fantasy, Avventura
ANNO: 2011 DATA: 15/06/2011
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Dominic Sena
Priest
(Priest)
GENERE: Azione, Horror, Thriller
ANNO: 2011 DATA: 15/06/2011
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Scott Stewart
6 giorni sulla terra
(6 giorni sulla terra)
GENERE: Fantascienza
ANNO: 2011 DATA: 17/06/2011
NAZIONALITÀ: Italia
REGIA: Varo Venturi
I Guardiani del Destino
(The Adjustment Bureau)
GENERE: Fantascienza, Sentimentale
ANNO: 2011 DATA: 17/06/2011
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: George Nolfi
Il Pezzo Mancante
(Il Pezzo Mancante)
GENERE: Documentario
ANNO: 2010 DATA: 17/06/2011
NAZIONALITÀ: Italia
REGIA: Giovanni Piperno
Isola 10
(Dawson, Isla 10)
GENERE: Drammatico
ANNO: 2009 DATA: 17/06/2011
NAZIONALITÀ: Brasile, Cile, Venezuela
REGIA: Miguel Littin
The Hunter
(Shekarchi)
GENERE: Dramma
ANNO: 2010 DATA: 17/06/2011
NAZIONALITÀ: Germania, Iran
REGIA: Rafi Pitts
Ubaldo Terzani Horror Show
(Ubaldo Terzani Horror Show)
GENERE: Thriller
ANNO: 2011 DATA: 17/06/2011
NAZIONALITÀ: Italia
REGIA: Gabriele Albanesi
Venere nera
(Venus noire)
GENERE: Drammatico, Storico
ANNO: 2010 DATA: 17/06/2011
NAZIONALITÀ: Francia
REGIA: Abdellatif Kechiche
USCITE DEL 24/06/2011
When You're Strange
(When You're Strange)
GENERE: Biografico, Documentario
ANNO: 2010 DATA: 21/06/2011
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Tom DiCillo
Cars 2
(Cars 2)
GENERE: Animazione, Azione, Commedia
ANNO: 2011 DATA: 22/06/2011
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Brad Lewis, John Lasseter
Michel Petrucciani - Body & Soul
(Michel Petrucciani - Body & Soul)
GENERE: Documentario
ANNO: 2011 DATA: 22/06/2011
NAZIONALITÀ: Germania, Francia, Italia
REGIA: Michael Radford
The Conspirator
(The Conspirator)
GENERE: Drammatico
ANNO: 2011 DATA: 22/06/2011
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Robert Redford
13 Assassini
(Jûsan-nin no shikaku)
GENERE: Azione
ANNO: 2010 DATA: 24/06/2011
NAZIONALITÀ: Giappone
REGIA: Takashi Miike
5 (Cinque)
(5 (Cinque))
GENERE: Drammatico, Thriller
ANNO: 2011 DATA: 24/06/2011
NAZIONALITÀ: Italia
REGIA: Francesco Dominedò
Hypnosis
(Hypnosis)
GENERE: Thriller
ANNO: 2011 DATA: 24/06/2011
NAZIONALITÀ: Italia
REGIA: Davide Tartarini, Simone Cerri Goldstein
Passannante
(Passannante)
GENERE: Drammatico, Storico
ANNO: 2011 DATA: 24/06/2011
NAZIONALITÀ: Italia
REGIA: Sergio Colabona
Un tuffo nel passato
(Hot Tub Time Machine)
GENERE: Commedia
ANNO: 2010 DATA: 24/06/2011
NAZIONALITÀ: Canada, USA
REGIA: Steve Pink
venerdì, giugno 17, 2011
I GUARDIANI DEL DESTINO
con Matt Damon, Emily Blunt
USA, 2011
genere, thriller, fantascienza
durata, 106'
Certamente non mancano certe scorciatoie come quella di dotare il personaggio di David Norris di un pedigree eccessivamente empatico (il giovane non solo è orfano ma ha perso fratello e genitori) e politicamente corretto (nei discorsi della campagna elettorale fanno capolino le ombre di Kennedy ed Obama ed in generale si respira aria di un ennesimo new deal di cui il personaggio si farebbe portatore) oppure di sfruttare al meglio la semina altrui, proponendo soluzioni visive ampiamente sfruttate, soprattutto nell’ architettura degli ambienti che in un incrocio tra antico e moderno riproducono una città fuori dal tempo (stiamo parlando di New York), caratterizzata ed allo stesso tempo anonima, capace di rappresentare un esistenzialismo fatto di moltitudine e rarefazione e rendendo in maniera concreta il senso di quel "doppio" che si manifesta davanti agli occhi del protagonista. Labirinti urbani e della mente dove i personaggi si muovono in preda ad uno straniamento reso da una fotografia deformata, con pareti che assomigliano a montagne, e spazi ripresi in prospettiva, profondi come una gola che sta per inghiottire, e slabbrati da un fattore umano ormai risibile. Ma le contaminazioni - si parla anche di un ispirazione dalla fiction televisiva “The lost room” per quanto riguarda la “soprannaturalità” degli oggetti di uso comune - fanno ormai parte del cinema moderno e ad un prodotto come "The Adjustment Bureau" si chiede solo di utilizzarle nel modo migliore. Ed in questo il film di Nolfi ci riesce.
martedì, giugno 14, 2011
BRONSON
Prodotto nel 2008 e girato in Inghilterra, Bronson (un irriconoscibile Thomas Hardy) sembra risentire, almeno a livello cinematografico, delle atmosfere grottesche e surreali che erano già state di Kubrick e del suo “Arancia meccanica”. In fondo entrambe le storie si toccano dal punto di vista cronologico e ci parlano di uomini fuori controllo. E se l’istanza sociologica era nel film del regista inglese una delle chiavi di lettura attraverso cui cercare di interpretare i comportamenti di Alex DeLarge, cosa che non avviene nel film in trattazione, quasi esclusivamente girato dentro la testa del suo personaggio, cionondimeno le similitudini continuano nello stile, che in entrambi i casi, anche se in Bronson in maniera esasperata, ci mostrano una componente visuale e sonora, utilizzata come linguaggio che si sostituisce alla parola scritta, per rendere in maniera sensoriale, le distorsioni mentali dei due protagonisti.
Ma lasciando Kubrick alla sua storia, e volendo rendere giustizia all’originalità dell’autore danese, non si può fare a meno di notare un segno di continuità con la sua più recente produzione (Walhalla Rising), non solo nell’ esposizione di super-corpi, modellati ancora una volta secondo un estetica che li riporta alle loro pulsioni primarie (la carne non pensa, agisce), ma per la presenza di una violenza non solo antagonista, ma anche mezzo di espressione artistica, usata per sublimare una realtà insoddisfacente.
Passaggi che il film scandisce attraverso una serie di momenti che dalla mancata redenzione (la proposta amorosa rigettata è la testimonianza di un impossibile cambiamento), al tentativo di recuperare il detenuto attraverso l’esercizio artistico (il disegno, appreso da un insegnante molto particolare), per arrivare all’apoteosi finale, dove arte e violenza, questa volta unite nell’azione del protagonista, simboleggiano l’ennesimo sberleffo di un ribelle tout court.
Apprezzabile sotto il profilo produttivo per la capacità di ottimizzare le risorse, Bronson appare in certi momenti inconsistente per la fin troppo esibita teatralità di certe scene, per alcune ripetizioni (soprattutto nella proposizione delle scene di combattimento) e per una sceneggiatura che non riesce a dirci qualcosa di più a proposito del famigerato individuo. Thomas Hardy è strepitoso in una performance che almeno fisicamente potrebbe far invidia a certi maestri dell’Actor Studio. Peccato averlo scoperto solamente adesso.
giovedì, giugno 09, 2011
Film in sala dal 10 giugno
(X-Men: First Class)
GENERE: Azione, Fantascienza, Avventura
ANNO: 2011
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Matthew Vaughn
CAST: James McAvoy, Michael Fassbender, Jennifer Lawrence, January Jones, Aaron Johnson, Nicholas Hoult
13 Assassini
(Jûsan-nin no shikaku)
GENERE: Azione
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: Giappone
REGIA: Takashi Miike
CAST: Kôji Yakusho, Yusuke Iseya
Le donne del 6° piano
(Les femmes du 6ème étage)
GENERE: Commedia
ANNO: 2011
NAZIONALITÀ: Francia
REGIA: Philippe Le Guay
CAST: Fabrice Luchini, Sandrine Kiberlain, Natalia Verbeke, Carmen Maura, Lola Dueñas, Berta Ojea
London Boulevard
(London Boulevard)
GENERE: Poliziesco, Sentimentale
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: Gran Bretagna, USA
REGIA: William Monahan
CAST: Keira Knightley, Colin Farrell, Jamie Campbell Bower, David Thewlis, Ray Winstone, Anna Friel
Paul
(Paul)
GENERE: Commedia, Fantascienza, Avventura
ANNO: 2011
NAZIONALITÀ: Francia, Gran Bretagna
REGIA: Greg Mottola
CAST: Nick Frost, Simon Pegg, Seth Rogen, Jason Bateman, Kristen Wiig, Bill Hader
Un anno da ricordare
(Secretariat)
GENERE: Drammatico
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Randall Wallace
CAST: Diane Lane, John Malkovich, Scott Glenn, James Cromwell, Dylan Walsh, Fred Dalton Thompson
martedì, giugno 07, 2011
UNA NOTTE DA LEONI 2
UNA NOTTE DA LEONI 2 Regia: Todd Phillips
Sono trascorsi due anni dalla folle notte di Las Vegas in cui Stu (Ed Helms), Phil (Bradley Cooper) e Alan (Zack Galifianakis) rischiarono di far saltare il matrimonio del loro amico Doug (Justi Bartha).
Ora è il dentista Stu in procinto di sposarsi e decide di invitare Doug e Phil all'evento che avrà luogo in Thailandia presso la villa dei futuri suoceri.
L'unico problema è che il pazzoide Alan non si è mai scordato l'incredibile notte a Las Vegas e, venuto a sapere del matrimonio di Stu, fa di tutto per farsi invitare, ansioso di poter passare un'altra notte assieme ai suoi amici.
Una volta giunti sul posto, con mogli al seguito, tutto sembra procedere per il meglio, ma alla vigilia delle nozze l'allegra comitiva di amici si risveglia in una topaia non ricordando assolutamente nulla della notte precedente.
Dopo il mezzo miliardo di dollari incassato dal primo capitolo, record assoluto per una commedia R-rated (negli Usa, diciassettenni accompagnati dai genitori), era inevitabile l'arrivo sugli schermi di Una notte da leoni 2.
Squadra che vince non si cambia e, come legge hollywoodiana vuole, non cambia neanche la sceneggiatura, così ci si ritrova sullo schermo la copia del primo capitolo con la sola eccezione del cambio di location, che da Las Vegas si sposta a Bangkok.
La pellicola funziona abbastanza ed è sufficentemente divertente ma niente di più, mentre avrà il gusto del riciclato per chi ha assistito alla prima avventura e non è divenuto un fan scatenato dei "leoni".
Bravo Todd Phillips, che infarcisce la sua commedia con alcune riprese dall'alto che mettono in evidenza la bellezza della costa thailandese e lo squallore delle baraccopoli delle periferie urbane e un inseguimento auto-moto degne di un buon gangster movie.
Fracassone, cafone, simpaticamente sporcaccione, Una notte da leoni 2 associato a una bibita e al popcorn rappresenta una possibilità per chi non riesce a star lontano da una sala cinematografica in un periodo di proposte fiacche, come da sempre sono in Italia i mesi estivi.
domenica, giugno 05, 2011
I GUARDIANI DEL DESTINO
sabato, giugno 04, 2011
Come l'acqua per gli elefanti
Nel cinema hollywoodiano a volte esistono dei paradossi che assomigliano a quelli del calcio perché il problema di Francis Lawrence, regista di “Come l’acqua per gli elefanti”, era quello di molti allenatori che devono assemblare la star di turno con il resto della squadra. Alcuni ci riescono, come il caso di Guardiola con Messi, altri invece finiscono per azzerare il valore dell’innesto stravolgendone le doti naturali. Certamente nel caso di Robert Pattison e delle sue ancora da verificare qualità, il paragone con l’asso argentino potrebbe non essere calzante, ma resta valido in termini di dinamiche di gruppo, se è vero che l’attore, divenuto celebre per il ruolo del vampiro nella saga di Twilight, era considerato il valore aggiunto di un film che già di suo aveva le caratteristiche giuste per attirare il pubblico americano, sicuramente allettato da una vicenda collocata in un momento storico cinematograficamente spendibile (siamo ai tempi della grande depressione), e poi attirato dalla presenza di un cast variegato che univa facce conosciute come quella di Reese Witherspoon (Marlena), una specie di reginetta con i capelli color del sole e la silouette adolescenziale, ad altre meno rassicuranti per fisiognomica canagliesca e sguardo luciferino (August), stiamo parlando di Cristoph Waltz specializzatosi in ruoli “bastardi”, ma giusto contrappunto a quella efebica dell’attore americano. A corredo di cotanta abbondanza un tema, quello dell’amore impossibile (di Jacob per la divina Marlena, sposata ad un uomo, August, a cui deve riconoscenza ma che non ama) e delle sue rivalse, che poteva fare la felicità di migliaia di casalinghe disperate e di tutte le donzelle in cerca di marito, insomma quel tipo di pubblico che da sempre è in grado di determinare gradimenti ed incassi. Succede invece che Lawrence, per la paura di immolare il film alla causa dell’attore in ascesa, o forse per intrinseca mancanza da parte dello stesso, lasci il bel Robert alla sua impalpabile presenza, un espressione monocorde risucchiata di volta in volta nel mestiere di due colleghi di lavoro a cui sicuramente non manca la capacità di attirare su di sé le attenzioni della telecamera. In un triangolo così sbilanciato lo struggimento amoroso, che come vedranno i malcapitati spettatori appartiene non solo ai due virgulti, ma anche al perfido marito, manca nella sua spinta principale, quella proveniente da chi dovrebbe sparigliare le carte, troppo compassato ed acerbo Pattison per dare fuoco alle polveri amorose. Rimane così la capacità di restituire un epoca evitando l’antiquariato a favore di una rappresentazione emotiva che sfrutta l’ambientazione circense per rievocare un momento storico in cui la voglia di ridere esorcizzava . Questo e poco altro, perché Francis Lawrence non è Guardiola, Pattison non è Messi e soprattutto “Come l’acqua per gli elefanti” non è il Barcellona.
giovedì, giugno 02, 2011
Il ragazzo con la bicicletta: l'opinione di Nickoftime
“Voglio trovare mio padre”. Scabra ma densa di significati l’affermazione del piccolo Cyril diventa fin da subito l’unico modo per entrare in sintonia con il suo universo esistenziale. Ancora una volta il cinema dei Dardenne si confronta con un essenzialità che non ha bisogno di spiegazioni. Come la fame fisica di Rosetta o il desiderio di integrazione di Lorna anche quello di Cyril è un bisogno (primario) da soddisfare per poter continuare a vivere. Pulsioni che lo schermo traduce costruendo personaggi che si identificano con le proprie azioni e con quello che possiedono. Le peregrinazioni del giovane protagonista alla ricerca del genitore ed il mezzo con cui esse si realizzano, la bicicletta appunto, diventano il modo per raccontare evitando la retorica degli “umiliati ed offesi”. Un film non allineato la cui tensione si riassume nei gesti sincopati di chi non si arrende allo stato delle cose. Ma continuando a lavorare su questa direzione, e pur apportando varianti piccole ma significative (l’uso della colonna musicale ed un finale che induce ad un cauto ottimismo) i registi valloni incominciano a mostrare i limiti di un arte che lavorando di sottrazione dal punto di vista della messa in scena e riducendo l’intreccio ai minimi sindacali finisce per diventare sempre più uguale a se stessa. E se nelle opere precedenti lo sfondo sociale giustificava la sua presenza perché serviva a far capire le genesi della vicenda, in questo caso tanto la campagna illuminata dal sole e la cittadina in cui vivono i personaggi del film sono più che altro luoghi dell’anima mostrati di volta in volta per sottolineare i pesi del cuore - le inquadrature urbane privono lo sguardo di una possibile via di fuga isolando soggetto e spettatore in un'unica dimensione- o le fughe dello spirito, con la carrellata che accompagna la corsa di Cyril e Samantha (una Cecile De France diligentemente laterale in termini di minutaggio ed enfasi recitativa) , la parrucchiera che decide di prendersi cura di lui, lungo un paesaggio bucolico enfatizzato da colori caldi e dalla presenza dell’acqua, elemento purificatore- ricordiamo che Cyril si è appena pentito di un azione ignominiosa anche per la sua giovane età- ed elemento di una fluidità finalmente naturale, quasi a sottolineare un armonia finalmente raggiunta. Così facendo i Dardenne costruiscono una specie di dittatura delle immagini, obbligando lo spettatore a sottomettersi alla nobiltà dei loro intenti e dei loro soggetti. Lo spingono ad accettare l’assenza di una progressione psicologica- di punto in bianco Samantha lascia il fidanzato che la obbliga a decidere tra lui ed il bambino- oppure a prendere per buone certe reazioni – soprattutto quelle che seguono l’incidente che caratterizza la parte conclusiva del film- forzatamente sottotono per cercare di togliere pathos ad un avvenimento che invece ne dovrebbe avere. La giuria di Cannes ha apprezzato, assegnando al film un premio di valore.
Film in sala dal 3 giugno
(Grave Encounters)
GENERE: Horror, Thriller
ANNO: 2011
NAZIONALITÀ: Canada, USA
REGIA: The Vicious Brothers
CAST: Sean Rogerson, Juan Riedinger, Ashleigh Gryzko, Mackenzie Gray, Merwin Mondesir, Michele Cummins
Garfield 3D
(Garfield's Pet Force)
GENERE: Animazione, Commedia
ANNO: 2011
NAZIONALITÀ: USA, Corea del Sud
REGIA: Mark A.Z. Dippe'
CAST: Frank Welker, Marco Mete, Vanessa Marshall, Roberta Pellini
Punto d'impatto
(The Ledge)
GENERE: Thriller
ANNO: 2011
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Matthew Chapman
CAST: Charlie Hunnam, Terrence Howard, Liv Tyler, Patrick Wilson, Christopher Gorham
Tutti per uno
(Les Mains en l'air)
GENERE: Commedia, Drammatico
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: Francia
REGIA: Romain Goupil
CAST: Valeria Bruni Tedeschi, Linda Doudaeva, Jules Ritmanic, Louna Klanit, Louka Masset, Jeremie Yousaf
Four Lions
(Four Lions)
GENERE: Commedia
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: Gran Bretagna
REGIA: Christopher Morris
CAST: Benedict Cumberbatch, Kayvan Novak, Riz Ahmed, Arsher Ali, Nigel Lindsay
Nauta
(Nauta)
GENERE: Drammatico
ANNO: 2011
NAZIONALITÀ: Italia
REGIA: Guido Pappadà
CAST: David Coco, Luca Ward, Elena Di Cioccio, Massimo Andrei, Paolo Mazzarelli, Giovanni Esposito
The Hunter
(Shekarchi)
GENERE: Dramma
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: Germania, Iran
REGIA: Rafi Pitts
CAST: Rafi Pitts, Mitra Hajjar, Ali Nicksaulat, Hassan Ghalenoi, Amir Ayoubi, Naser Madahi
Zack e Miri amore a... Primo sesso
(Zack and Miri Make a Porno)
GENERE: Commedia
ANNO: 2008
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Kevin Smith
CAST: Seth Rogen, Elizabeth Banks, Jason Mewes, Jeff Anderson, Traci Lords, Craig Robinson
mercoledì, giugno 01, 2011
ZAC & MIRI MAKE A PORNO

Kevin Smiths è forse il rappresentante più iconoclasta fuoriuscito dalla fucina di quel Sundance che proprio in questi giorni torna a far sentire la sua impronta grazie all’ultimo Tarantino: a corto di memoria cinefila e per niente allettato dalle lusinghe delle grandi produzioni, a cui peraltro non potrebbe offrire progetti ad ampio respiro, ma soprattutto limitato dalla magnifica irriverenza con cui tratteggia da anni i luoghi comuni della cultura popolare (soprattutto cinema e cartoon), Smith continua a disegnare le sue striscie di celluloide attorno alla variopinta umanità che costituisce il tessuto culturale ed economico di un America ferocemente condizionata dal monopolio delle grandi catene commerciali.
Personaggi abituati a consumare in fretta interessi e passioni; feroci catalogatori di abitudini e tendenze, tracimate attraverso una visione del mondo a dimensione personale eppure capace di parlare un linguaggio universale perché nutrito dagli stessi bisogni consumistici dei loro spettatori. Una generazione da sempre abituata a sbarcare il lunario con stratagemmi tanto assurdi quanto divertenti, e che qui, dopo i riferimenti più o meno espliciti dei precedenti episodi
(ricordiamo l’esibizione erotica con l’Asino nell’ultimo “Clerks 2”) si cimenta nella mercificazione dell’atto amoroso concepito come mero strumento di guadagno ed allo stesso tempo cinico artificio per mascherare la vulnerabilità della sfera sentimentale.
Senza soldi e con l’affitto da pagare, Zack e Miri ( rispettivamente Seth Rogen ed Emily Banks) sono i protagonisti di un menage che si ferma davanti alle rispettive camere da letto (il sesso complica i rapporti) fino a quando i due, costretti dalle ristrettezze economiche, decidono di risolvere i loro problemi problemi girando un film porno, in cui, insieme ad improbabili compagni di lavoro, dovranno rompere il patto di astinenza, consumando la loro prima volta davanti all’occhio delle telecamere.
Girato con una scioltezza e una semplicità che da sole sono già un atto di irriverenza verso le regole di un movimento (indie) a cui piace esibire il proprio talento, “Zack e Miri” gioca con lo spettatore attraverso la solita costellazione di situazione irriverenti e battute al fulmicotone, in cui la presa in giro di quel film (l’ultimo Superman sbeffeggiato attraverso la proposizione di un Brandon Routh che interpreta un attore porno dichiaratamente gay) o di quella categoria (l’afroamericano ossessionato da possibili riferimenti razzistici) diventano il modo migliore per liberarsi dai propri pregiudizi. Ma questa volta il pretesto è troppo debole per sostenere il parolaio di caratteri e situazioni, mentre la regia, abituata all’esternazione incondizionata, non riesce a cortocircuitare i limiti di una visibilità legata alla commerciabilità del prodotto: Zack e Miri sono troppo buoni ed innamorati per creare scompiglio, mentre i loro compagni di viaggio assomigliano ad i motivi disegnati su una carta da parati. Così facendo il film si sposta sempre di più sulla coppia impegnata a risolvere i propri dilemmi amorosi e tralascia i motivi di interesse (e divertimento) legati alla sgangherata produzione del porno movie. Fatta eccezione per la scena in cui il tifoso ubriaco si ritrova nel mezzo di un amplesso organizzato all’interno del locale dove Zack lavora, riproposizione di un idea di un cinema “casalingo” che appartiene di diritto alla biografia del regista (“Clerks” fu realizzato nell’emporio dove Smith lavorava come commesso), e per le sorprese relative alla festa con i vecchi compagni di scuola, costruite su misura per ribaltare il mito di giovinezza troppo spesso idealizzata e qui demolita attraverso la figura del campione di football di cui Miri è innamorata, la storia procede senza particolare originalità verso uno scontato lieto fine. Occasione mancata o rischio calcolato, Zack e Miri rimane un'altra tappa, seppur deludente, di una commedia umana da dimenticare per i visitatori occasionali, ma comunque imprescindibile per gli aficionados del regista americano
venerdì, maggio 27, 2011
CinemAmbiente - a Torino dal 31/05 al 5/06
Dal 31 maggio al 5 giugno a Torino si terrà la 14a edizione di CinemAmbiente.Tutte le proiezioni e gli eventi organizzati dal Festival sono ad ingresso gratuito fino ad esaurimento posti.
Per le proiezioni al Cinema Massimo gli spettatori possono ritirare i biglietti (gratuiti) delle singole proiezioni direttamente alla cassa del cinema dalle ore 16.00.
Per le proiezioni programmate prima delle ore 16.00 è possibile ritirare i biglietti un quarto d'ora prima dell'inizio del film.
Il biglietto è valido fino all'orario di proiezione, dopodiché, se sono presenti spettatori senza biglietto, questi ultimi saranno fatti accomodare in sala.
Si possono ritirare i biglietti per le proiezioni del giorno stesso. Ogni spettatore può ritirare un massimo di due biglietti.
Le proiezioni mattutine sono dedicate alle scuole.
Per le proiezioni in tutti gli altri luoghi del festival non è necessario ritirare alcun biglietto, l'ingresso è gratuito fino ad esaurimento posti.
ulteriori info alla pagina ufficiale del festival
giovedì, maggio 26, 2011
Film in sala dal 27 maggio
(The Hangover 2)
GENERE: Commedia
ANNO: 2011
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Todd Phillips
CAST: Bradley Cooper, Zach Galifianakis, Justin Bartha, Todd Phillips, Ed Helms, Nick Cassavetes
6 giorni sulla terra
(6 giorni sulla terra)
GENERE: Fantascienza
ANNO: 2011
NAZIONALITÀ: Italia
REGIA: Varo Venturi
CAST: Massimo Poggio, Laura Glavan, Varo Venturi, Ludovico Fremont, Pier Giorgio Bellocchio, Nazzareno Bomba
Cirkus Columbia
(Cirkus Columbia)
GENERE: Drammatico
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: Germania, Francia, Gran Bretagna, Slovenia, Bosnia-Erzegovina, Serbia
REGIA: Danis Tanovic
CAST: Miki Manojlovic, Boris Ler, Mira Furlan, Jelena Stupljanin, Mario Knezovic, Milan Strljic
Corpo Celeste
(Corpo Celeste)
GENERE: Drammatico
ANNO: 2011
NAZIONALITÀ: Svizzera, Francia, Italia
REGIA: Alice Rohrwacher
CAST: Yile Vianello, Salvatore Cantalupo, Pasqualina Scuncia, Anita Caprioli, Renato Carpentieri, Monia Alfieri
The Housemaid
(Ha-nyeo)
GENERE: Drammatico, Thriller
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: Corea del Sud
REGIA: Im Sang-soo
CAST: Jeon Do-yeon, Woo Seo, Jung-Jae Lee, Hwang Jung-min, Kim Jin-Ah, Moon So-ri
mercoledì, maggio 25, 2011
IL DILEMMA
Il dilemmaregia di Ron Howard
Quando Ronnie scopre che Geneva, la moglie di Nick, il suo migliore amico, lo tradisce con un uomo più giovane si trova davanti a due possibilità: rivelare il misfatto al malcapitato oppure convincere la fedigrafa ad abbandonare i suoi propositi. Il tentativo di risolvere in qualche modo la faccenda darà il via ad una serie di situazioni esistenzialmente complicate ed a volte persino drammatiche – in una di queste Jack viene pestato a sangue e lasciato esanime sulla strada dall’amante di lei – che metteranno in discussione le certezze da cui il film era partito.
Travestito da commedia per la presenza di una compagine maschile conosciuta per questo tipo di frequentazioni - se Vince Vaughn /Ronnie ha nei suoi trascorsi qualche eccezione ("Swingers" ma anche "Psycho") lo stesso non si può dire per Kevin James / Nick da sempre abituato a far sorridere – “Il dilemma” è in realtà un film che rifacendosi al suo titolo non riesce a scrollarsi di dosso un senso di incertezza, stilistica ma anche drammaturgia. Perché se è vero che la sceneggiatura non si lascia sfuggire l’occasione di riproporre gli stilemi di un amicizia virile e bambocciona, che in certi momenti dà addirittura la sensazione di sopportare con fatica la presenza dell'elemento femminile– in questo senso la scena finale con i due che si rotolano abbracciati nel terreno di gioco sembra l’apoteosi di una reticenza faticosamente celata- e ricorre all’empatia di un personaggio (e dell'attrice Queen Latifah) come quello dell’excutive “intellettualmente arrapata” per far passare un linguaggio da caserma, dall’altra satura l’atmosfera con un overdose di malinconia e pessimismo capaci di minare alla base i caposaldi dell’American Style of life: in questo il film tira dritto per la sua strada senza esitazione, visitando quei luoghi attraverso la memoria e rispolverando verità inconfessabili, che gettano una luce sinistra sulla schiettezza degli anni giovanili, quelli dedicati alla complicita' cameratesca ed universitaria ( in questo caso verrà a galla una relazione clandestina tenuta segreta a fin di bene), oppure attraverso pretesti funzionali alla vicenda, come quella dedicato alle nozze d’oro dei genitori di Beth, la ragazza di Ronnie, in cui quest’ultimo e' capace di trasformare la celebrazione della vita di coppia in un manifesto sull’ipocrisia matrimoniale, istituzione questa, messa all’angolo non solo dalle falsità che i quattro amici si raccontano nel corso della storia, per sfuggire alle rispettive responsabilità, ma soprattutto dalle ragioni di un tradimento, quello di Geneva nei confronti di Nick, che non può essere imputato ad unico colpevole.
Una disfatta generale a cui nessuno puo' sfuggire ed a cui poco serve il sottofinale ecumenico, incollato piu' per ragioni commerciali che per coerenza cinematografica. Su “Il dilemma” pesa pure il sospetto del film a tesi, con la formula pronunciata in apertura, quella con cui Ronnie afferma il suo scetticismo sulla sincerità dei rapporti umani, che Howard cerca di confermare con i fatti, irrigidendosi su un assunto che toglie ritmo al film e lo traghetta su sponde che sono estranee alla briosa vivacità della commedia.
Il risultato è un prodotto ben confezionato (la fotografia manierata è di Salvatore Totino, già complice del sodalizio Grazer/Howard nel merchandising legato alla saga scritta da Dan Brown) ma spurio, a cui non giova la scelta di due attrici chiamate a rappresentare un “alternativa” alla visione maschilista, e che invece, una (Beth/Jennifer Connelly) per la troppa magrezza, l’altra (Geneva/Winona Ryder) per i segni di un evidente declino, finiscono per comunicare un senso di algida freddezza che in questo caso non produce alcuna scossa.
PUBBLCIATO SU ONDACINEMA.IT
martedì, maggio 24, 2011
IL RAGAZZO CON LA BICICLETTA
IL RAGAZZO CON LA BICICLETTA Regia: Jean-Pierre e Luc Dardenne
Cyril (Thomas Doret) ha dodici anni, fino a qualche mese prima aveva anche una bicicletta e un padre.
Affidato agli operatori di un centro di accoglienza per l'infanzia da un padre insensibile e immaturo che non vuole più saperne di lui, il giovanissimo Cyril ingaggia una guerra personale contro il mondo, ferito da un genitore che lo rifiuta totalmente.
Dopo l'ennesimo tentativo di fuga, incontra Samantha (Cécile De France), una parrucchiera che accetta di occuparsi di lui nel fine settimana.
I pluripremiati maestri belgi, tranne per quanto riguarda i protagonisti, un meraviglioso Thomas Doret e una convincente Cécile De France (Hereafter), si affidano alla solita e solida pattuglia di attori spesso presenti nell' imperdibile filmografia dei Dardenne.
Con Il ragazzo con la bicicletta (Gran premio della giuria a Cannes 2011) i fratelli Dardenne si confermano ai vertici del cinema europeo.
Come pochi, sanno dare ritmo e tensione a storie "normali" e descrivere la realtà attraverso il cinema.
Probabilmente per la prima volta, il viaggio dei Dardenne nel dolore e nella disperazione termina la sua corsa nei paraggi di una timida speranza, che si nota anche nella descrizione dei luoghi, non più plumbei e ovattati ma vocianti e leggermente assolati come può essere un'estate di Liegi.
Come al solito la mdp tallona il giovane protagonista, ne cattura il respiro (i primi dieci minuti sono girati - magnificamente - ad altezza bambino e i volti degli adulti sono fuori dallo schermo), lo imprigiona nel suo rannicchiarsi, asseconda lo sforzo della corsa e l'ansia del colpo di pedale, fa esplodere la disperazione di una realtà inaccetabile e la rabbia della manifesta verità.
Essenzialità della trama, intensità delle situazioni, ennesima variazione sul tema della giovinezza, sembrerebbe che non ci sia nulla di nuovo per chi conosce la storia cinematografica dei maestri di Vallonia, che ancora una volta feriscono con il loro stile gelido e conquistano l'anima dello spettatore grazie ad una descrizione sempre corposa e mai patetica di una realtà avversa nei confronti dei più deboli, che con lo scorrere della pellicola diventa poesia amara, ma anche sublime speranza quando lo sguardo teso e i muscoli contratti del bravissimo protagonista lasciano il posto ad un volto che brilla di un commovente sorriso, il sorriso dell'innocente gioventù.

