giovedì, maggio 19, 2011
Film in sala dal 20 maggio
(Pirates of the Caribbean: On Stranger Tides)
GENERE: Azione, Commedia, Fantasy, Avventura
ANNO: 2011
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Rob Marshall
CAST: Johnny Depp, Penélope Cruz, Ian McShane, Geoffrey Rush, Astrid Berges-Frisbey, Gemma Ward
The Tree of Life
(The Tree of Life)
GENERE: Drammatico
ANNO: 2011
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Terrence Malick
CAST: Sean Penn, Brad Pitt, Joanna Going, Fiona Shaw, Tom Townsend, Jessica Chastain
Il Dilemma
(The Dilemma)
GENERE: Commedia, Drammatico
ANNO: 2011
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Ron Howard
CAST: Vince Vaughn, Winona Ryder, Kevin James, Jennifer Connelly, Channing Tatum, Queen Latifah
Il ragazzo con la bicicletta
(Le gamin au vélo)
GENERE: Drammatico
ANNO: 2011
NAZIONALITÀ: Francia
REGIA: Jean-Pierre Dardenne, Luc Dardenne
CAST: Cécile de France, Thomas Doret, Jérémie Renier, Fabrizio Rongione, Egon Di Mateo, Olivier Gourmet
Mr. Beaver
(The Beaver)
GENERE: Commedia, Drammatico
ANNO: 2011
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Jodie Foster
CAST: Jodie Foster, Mel Gibson, Anton Yelchin, Jennifer Lawrence, Paul Hodge, Michelle Ang
mercoledì, maggio 18, 2011
Milano - Anteprima "Essential Killing" di Jerzy Skolimowski (cineteca di Milano)
Dal 20 maggio presso la cineteca di Milano (spazio Oberdan) sarà possibile vedere in anteprima Essential Killing, il nuovo film di Jerzy Skolimowski, autore e regista del nuovo cinema polacco anni Sessanta. Oltre a Essential Killing, in calendario sono previste altre quattro opere del regista, firmate in momenti diversi di una lunga carriera iniziata nei primi anni Sessanta: il rarissimo Walk Over, sua opera seconda in cui Skolimowski appare anche nei panni di attore protagonista, L'australiano, La ragazza del bagno pubblico, La nave faro.
Leggi il programma della rassegna "Jerzy Skolimowski" presso Spazio Oberdan (Milano)
Trailer e News di Essential Killing con Vincent Gallo
lunedì, maggio 16, 2011
Milano - retrospettiva Andrej Tarkovskij (cineteca di Milano)
In occasione dei 25 anni dalla scomparsa del regista russo Andrej Tarkovskij (4 aprile 1932 - 29 dicembre 1986), uno dei più grandi Maestri di cinema del Novecento, l’Istituto Internazionale Andrej Tarkovskij e la Provincia di Milano/ Assessorato alla cultura, in collaborazione con Fondazione Cineteca Italiana, propongono una mostra fotografica e una rassegna cinematografica del regista russo. La mostra, a cura di Andrej A. Tarkovskij, è aperta allo Spazio Oberdan dal 13 maggio al 12 giugno, orari 10- 19.30, martedì e giovedì fino alle 22, con chiusura il lunedì. L’ingresso è libero. L’inaugurazione si tiene giovedì 12 maggio alle ore 18.30.
PROGRAMMA PROIEZIONI [dal 19 maggio al 9 giugno]
(presso Spazio Oberdan, V.le Vittorio Veneto, 2, angolo P.zza Oberdan, Milano)
Maggio
Lunedì 16 h 20.30
Sacrificio (A. Tarkovskij, 143’) v.o. sott. it.
Martedì 17
h 17.15 Stalker (A. Tarkovskij, 161’) v.o. sott. it.
h 20.30 L’infanzia di Ivan (A. Tarkovskij, 95’) v.o. sott. it.
Prima della proiezione, incontro sull’arte
e il pensiero di Andrej Tarkovskij. Intervengono:
Andrej Tarkovskij (il figlio del grande regista) e altri studiosi.
Venerdì 20
h 17.00 Elegia moscovita (A. Sokurov, 88’)
h 18.45 Nostalghia (A. Tarkovskij, 130’)
Sabato 21
h 20.45 Andrej Rublëv (A. Tarkovskij, 185’) v.o. sott. it.
Domenica 22
h 10.00 Solaris (A. Tarkovskij, 165’) v.o. sott. it.
h 15.00 La ragazza del bagno pubblico (J. Skolimowski,
95’) v.o. sott. it.
h 17.00 L’infanzia di Ivan (A. Tarkovskij, 95’) v.o. sott. it.
h 21.00 Lo specchio (A. Tarkovskij, 105’) v.o. sott. it.
Mercoledì 25
h 18.00 Solaris (A. Tarkovskij, 165’) v.o. sott. it.
Giovedì 26
h 17.00 La nave faro (J. Skolimowski, 89’) v.o. sott. it.
h 18.45 Il rullo compressore e il violino (A. Tarkovskij, 55’) v.o. sott. it.
Tempo di viaggio (A. Tarkovskij, T. Guerra, 60’)
Venerdì 27
h 17.00 Lo specchio (A. Tarkovskij, 105’) v.o. sott. it.
h 21.00 Sacrificio (A. Tarkovskij, 143’) v.o. sott. it.
Sabato 28
h 15.00 La nave faro (J. Skolimowski, 89’) v.o. sott. it.
h 18.30 Stalker (A. Tarkovskij, 161’) v.o. sott. it.
Domenica 29
h 10.00 Lo specchio (A. Tarkovskij, 105’) v.o. sott. it.
h 15.00 Andrej Rublëv (A. Tarkovskij, 185’) v.o. sott. it.
Giugno
Mercoledì 8
h 16.30 Il rullo compressore e il violino (A. Tarkovskij, 55’) v.o. sott. it.
Tempo di viaggio (A. Tarkovskij, T. Guerra, 60’)
h 20.30 Solaris (A. Tarkovskij, 165’) v.o. sott. it.
Giovedì 9
h 16.30 Elegia moscovita (A. Sokurov, 88’)
h 18.30 Nostalghia (A. Tarkovskij, 130’)
cineteca milano: calendario della retrospettiva
LA POLIZIA HA LE MANI LEGATE - ITALIA 70 - IL CINEMA A MANO ARMATA (20)
LA POLIZIA HA LE MANI LEGATE (1974)Regia: Luciano Ercoli
Cast: Claudio Cassinelli - Franco Fabrizi - Arthur Kennedy - Bruno Zanin - Sara Sperati
IL FILM. Una bomba esplode nella hall di un albergo milanese, causando morti e feriti.
Il commissario Rolandi (Claudio Cassinelli), che era nell'hotel per sorvegliare un trafficante di droga assiste alla strage. Qualche ora dopo, il suo amico e collega Balsamo (Franco Fabrizi) si imbatte nell'attentatore, il giovane Federico Ludovisi (Bruno Zanin), ma se lo fa scappare.
Mentre delle indagini ufficiali si occupa un integerrimo magistrato, il procuratore generale Di Federico (Arthur Kennedy), il commissario Rolandi, che lavora alla sezione narcotici, inizia un'indagine personale per scoprire chi sono gli autori ed i mandanti della strage.
Ma molte cose non quadrano, qualche insospettabile fa il doppio gioco e ogni volta che il commissario Rolandi si avvicina a scoprire una qualche verità, i suoi testimoni vengono puntualmente uccisi da misteriosi killer.
COMMENTO. La Polizia ha le mani legate fa parte di quel sottofilone del poliziottesco che si occupa di trame eversive, servizi segreti deviati, stragi di stato.
Il film elimina quasi completamente gli inseguimenti e le insistite sparatorie classiche del genere per concentrarsi su una storia di eversione e servizi segreti.
Il lavoro di Luciano Ercoli è senza dubbio apprezzabile, l'atmosfera è quella giusta, la psicologia dei personaggi è ben delineata in quasi tutti i casi, l'aria di sospetto che si respira all'interno del palazzo di giustizia è ben rappresentata, ma al momento di affondare il colpo, il regista diventa vago, (già aveva rassicurato gli spettatori facendo capire chiaramente che l'attentato è frutto di un errore e che la bomba era destinata ad un traliccio) mette in primo piano la vicenda personale del protagonista lasciando sullo sfondo l'interessante vicenda complottista che purtroppo, nella realtà, ha segnato in maniera indelebile la storia italiana dalla fine degli anni sessanta agli inizi degli anni ottanta e che ancora oggi rimane oscura con il suo bagaglio di centinaia di vittime e quasi sempre nessun colpevole.
CURIOSITA' E NOTIZIE. L'esplosione della bomba in un hotel milanese rimanda chiaramente alla vera bomba esplosa nella Banca dell'Agricoltura in Piazza Fontana a Milano, infatti i funerali che si vedono in Tv sono proprio quelli delle vittime della strage di Piazza Fontana avvenuta il 12 dicembre 1969.
giovedì, maggio 12, 2011
Film in sala dal 13 maggio
(Beastly)
GENERE: Horror, Fantasy, Romantico
ANNO: 2011
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Daniel Barnz
CAST: Vanessa Hudgens, Alex Pettyfer, Neil Patrick Harris, Mary-Kate Olsen, Peter Krause, Lisa Gay Hamilton
Con gli occhi dell'assassino
(Los ojos de Julia)
GENERE: Horror, Thriller
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: Spagna
REGIA: Guillem Morales
CAST: Belen Rueda, Lluís Homar, Pablo Derqui, Francesc Orella, Joan Dalmau, Boris Ruiz
Red
(Red)
GENERE: Azione, Thriller
ANNO: 2011
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Robert Schwentke
CAST: Bruce Willis, Morgan Freeman, Helen Mirren, John Malkovich, Mary-Louise Parker, Karl Urban
Uomini senza legge
(Hors-la-loi)
GENERE: Drammatico
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: Belgio, Algeria, Francia
REGIA: Rachid Bouchareb
CAST: Jamel Debbouze, Roschdy Zem, Sami Bouajila, Bernard Blancan, Chafia Boudraa, Sabrina Seyvecou
Il Mercante di Stoffe
(Il Mercante di Stoffe)
GENERE: Drammatico
ANNO: 2009
NAZIONALITÀ: Italia, Marocco
REGIA: Antonio Baiocco
CAST: Sebastiano Somma, Emanuela Garuccio, Marta Bifano, Philippe Boa, Antonio Capobasso, Nadia Kibout
Un perfetto gentiluomo
(The Extra Man)
GENERE: Commedia
ANNO: 2011
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Shari Springer Berman, Robert Pulcini
CAST: Katie Holmes, Paul Dano, Kevin Kline, John C. Reilly, Cathy Moriarty, Alicia Goranson
venerdì, maggio 06, 2011
Machete
Nel ripubblicare una recensione proposta su queste pagine molto tempo fà, rimane forte l'interrogativo su un ritardo distributivo che, nel caso del film in questione, presentato al Festival di Venezia 2010 ed atteso da un pubblico di fedeli appassionati, appare del tutto ingiustificato.
L'aveva detto ed ha mantenuto la promessa: nato come biglietto da visita del precedente "Grindhouse" ed in qualche modo espediente per sintetizzare l'estetica di un modello di cinema, l'Exploitation, resuscitato da un passato non troppo lontano, il trailer di Machete è diventato un film. Basterebbe già questa bizzara anomalia a spostare i livelli di simpatia dalla parte di un regista che sembra divertirsi un mondo a rileggere i generi, andando a ripescare idee ed estetiche di un cinema quasi primordiale rispetto alle grandi costruzioni visive della nostra contemporaneità.
La storia di Machete, ex agente federale, impegnato a vendicare lo sterminio della propria famiglia si mischia con quelle degli immigrati clandestini messicani, perseguitati da un governatore reazionario e da una serie di sgherri che sembrano usciti dal museo delle cere, catapultando il nostro eroe in una spirale di vendetta e redenzione.Buoni e cattivi, delitto e castigo, sacro e profano, stilemi del cinema "dell'autore" americano, trovano nel personaggio di Machete interpretato dall'ex galeotto Danny Treio, un altro scherzo di questo film, il terreno adatto per un manicheismo che lascia poco spazio all'immaginazione. A metà strada tra "The Punisher" e "Terminator", e come loro affetto da una monolicità al limite dell'autismo, Machete è il Che Guevara di un cinema fatto ad uso e consumo di chi preferisce gli stimoli della pancia a quelli del cervello. Mani mozzate, teste che saltano, sangue a catinelle ma anche esposizione di corpi impegnati in improbabili accoppiamenti completano un panorama che avrà la propria catarsi nella scontata vittoria degli oppressi e nella parodiata punizione dei cattivi.
Realizzato con un economia che è ormai un marchio di fabbrica del cinema di Rodriguez, "Machete" si fa apprezzare a patto che si sia disposti ad accettare con atteggiamento ludico il suo spettacolo. In questo modo si avrà l'occasione di ritrovare attori dimenticati come Don Johnson, stelle Hollywoodiane come Robert De Niro, divertente e divertito, e sempre più disposto a lasciarsi coinvolgere in questo tipo di operazioni, Jessica Alba e Michelle Rodriguez, wild girls dalla pistola facile. Per tutti gli altri invece la sensazione di un divertimento programmatico. Si annunciano sequel.
(pubblicato su ondacinema.it)
Thor
Di fronte alle scelte di una produzione che vuole essere padrona del proprio destino e che per questo ha deciso di prendere le redini di quello che è diventato un vero e proprio filone cinematografico, stiamo parlando della Marvel, detentrice dei diritti di quei super eroi che il cinema hollywoodiano a deciso di promuovere al rango di vero e proprio genere cinematografico, non si può non rimanere perplessi. Perché se è vero che il tentativo di elevare il prodotto con l’introduzione di artisti solitamente impegnati, e qui è il caso di citare innanzitutto un regista come Kennet Branagh, diventato famoso per le sue riduzioni Shakespieriane (altre volte erano stati Ang Lee,Tim Roth, etc) poteva avere lo scopo di ampliare il pubblico pagante, allettandolo con la speranza di un prodotto non esclusivamente giovanilistico, dall’altra la scelta viene mortificata dai limiti imposti da un mercato bisognoso di normalizzazione. Nell’appiattimento generale che arriva a non tenere conto neppure della sua fonte stravolgendola nella sostanza (l’identità di Donal Blake in origine persona vera diventa una semplice copertura del Thor in esilio sulla terra), ed anche nella forma (l’obesità di Falstaff diventa un leggero sovrappeso), dobbiamo sorbirci una regia che non lascia traccia sul piano drammaturgico, traghettando i personaggi verso stereotipi di tipo manicheo, ne su quello visivo, con qualche inquadratura sghemba e riprese aeree che appartengono alla routine di qualsiasi film d’azione. Ma quello che rende più interdetti è la presenza di un Dio del Tuono con i capelli ossigenati ed i muscoli dopati: senza scomodare il ritratto che ne avevano dato i suoi inventori, qui viene a mancare quella regalità e quel tormento che comunque faceva da contraltare ad una forza smisurata.
Prevale una spavalderia alla “all american boys” che neanche la presenza di alcune scene intermezzo, tese a spezzare con qualche ilarità una tensione invero inesistente -Thor in versione splapstick comedy viene trattato alla stregua di un punching ball dalla dottoressa di cui poi si dovrà innamorare- riesce a risollevarci da un andamento senza alcuna variazione. E se alla fine il film sembra volerci dire che il vero nemico è dentro di noi – la presenza di molteplici avversari impedisce la percezione di una vero e proprio antagonista- si stenta a credere che lo possa essere all’interno di simili psicologie. Rimane la bellezza digitale (ed un po’ scontata) del paesaggio Asgardiano e una proposizione tutto sommato accettabile di virtù guerresche che da sempre costituiscono il bagaglio indispensabile per essere un “Superhero movie”. Abbastanza per i neofiti, troppo poco per gli appassionati.
giovedì, maggio 05, 2011
film in sala dal 6 maggio 2011
(Fast Five)
GENERE: Azione, Thriller
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Justin Lin
Come l'acqua per gli elefanti
(Water for Elephants)
GENERE: Drammatico
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Francis Lawrence
Crazy, Stupid, Love
(Crazy, Stupid, Love)
GENERE: Commedia
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Glenn Ficarra, John Requa
Hai paura del buio
GENERE: Drammatico
NAZIONALITÀ: Italia
REGIA: Massimo Coppola
Il richiamo
(Il richiamo)
GENERE: Drammatico
NAZIONALITÀ: Italia, Argentina
REGIA: Stefano Pasetto
La Misura del Confine
GENERE: Drammatico
NAZIONALITÀ: Italia
REGIA: Andrea Papini
Libera uscita
(Hall Pass)
GENERE: Commedia
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Bobby Farrelly, Peter Farrelly
Senza arte né parte
(Senza arte né parte)
GENERE: Commedia
NAZIONALITÀ: Italia
REGIA: Giovanni Albanese
Uomini senza legge
(Hors-la-loi)
GENERE: Drammatico, Storico
NAZIONALITÀ: Belgio, Algeria, Francia
REGIA: Rachid Bouchareb
venerdì, aprile 29, 2011
Blue Valentine
L’inizio e la fine: gli antipodi in questione appartengono di diritto all’ultimo lavoro di Derek Cianfrance dedicato alla parabola amorosa di Dean e Cindy, coppia sposata con prole alle prese con le conseguenze dell’amore. Avendo a che fare con un argomento a rischio per l’overdose espositiva ma anche per l’impossibilità di imbrigliare una materia in continuo divenire, Cianfrance evita di impantanarsi in inutili spiegazioni e decide di far parlare i fatti. Con apparente distacco filma la progressione emotiva sfruttando l’impianto di una sceneggiatura che mette a confronto due diversi stati d’animo: da una parte la scintilla che fa saltare il banco, la musica che ti fa ballare quando meno te lo aspetti, per dirla con le parole di Dean, dall’altra la claustrofobia di un unisono che continua ad essere tale pur non avendone più le caratteristiche. Le schermaglie del primo incontro, i baci rubati alla routine esistenziale si incastrano con le richieste ossessive di una ragione che non sa spiegare l’improvviso cambiamento: rarefazione contro saturazione. Uno scontro a nervi scoperti radiografato da un entomologo abituato a lavorare con la realtà. Un espediente per nulla originale quello di legare in un continum filmico gli antipodi della condizione amorosa ma sicuramente funzionale a riscaldare un lavoro che altrimenti risulterebbe troppo asettico. La lucidità dello sguardo, con immagini che sembrano il frutto di un pedinamento ragionato, deve fare i conti con il contrasto delle loro associazioni, con il cortocircuito prodotto dalla visione di due persone che sembrano amarsi e odiarsi senza soluzione di continuità. Le contrazioni temporali diventano allora lo strumento per disfarsi di tutto ciò che sta in mezzo, della metamorfosi che dilata le distanze, del tempo che uccide le persone, quello in cui solitamente si cercano le cause del decesso. In Blue Valentine non c’è posto per le cose superflue, per spiegazioni che non esistono mai. Sapere non cambierà la stato delle cose. La solitudine fissata all’inizio ed alla fine del film, con la bambina che manifesta la paura di un improvvisa sparizione, e l’ombra di un uomo una volta felice ed ora ripreso di spalle mentre si allontana sconsolato, sono le uniche cartoline possibili di una metafisica che appartiene alla nostra modernità.
Presentato nei festival che contano Blue Valentine si avvale della presenza di due attori in stato di grazia come Ryan Gosling, reduce da un'altra grande interpretazione nel prossimo All pretty things e qui perfetto nella rappresentazione di un homo faber capace di incassare i colpi del destino e ripartire con lo spirito di prima, e Michelle Williams, minuta nel corpo ma gigantesca nello spirito, e per questo ruolo candidata all’Oscar come miglior attrice protagonista; è la loro disponibilità unita ad un talento genuino a portare dentro la storia quelle tracce di vita amorosa che permettono al film di restare impresso negli occhi e nel cuore dello spettatore.
(pubblicato su ondacinema.it)
giovedì, aprile 28, 2011
Film in sala dal 29 aprile 2011
(Thor)
GENERE: Azione, Fantasy, Avventura
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Kenneth Branagh
Angèle et Tony
(Angèle et Tony)
GENERE: Drammatico
NAZIONALITÀ: Francia
REGIA: Alix Delaporte
Diciottanni - Il mondo ai miei piedi
(Diciottanni - Il mondo ai miei piedi)
GENERE: Drammatico
NAZIONALITÀ: Italia
REGIA: Elisabetta Rocchetti
I baci mai dati
(I baci mai dati)
GENERE: Commedia, Drammatico
NAZIONALITÀ: Italia
REGIA: Roberta Torre
Il sesso aggiunto
(Il sesso aggiunto)
GENERE: Drammatico
NAZIONALITÀ: Italia
REGIA: Francesco Antonio Castaldo
L'ultimo dei templari
(Season of the Witch)
GENERE: Drammatico, Thriller, Fantasy, Avventura
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Dominic Sena
Notizie degli scavi
(Notizie degli scavi)
GENERE: Drammatico
NAZIONALITÀ: Italia
REGIA: Emidio Greco
Source Code
(Source Code)
GENERE: Fantascienza, Thriller
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Duncan Jones
The Housemaid
(Ha-nyeo)
GENERE: Drammatico, Thriller
NAZIONALITÀ: Corea del Sud
REGIA: Im Sang-soo
martedì, aprile 26, 2011
PRAGUE
regia di Ole Christian Madsen
Autopsia di un esistenza. Quella di Christoffer arrivato alle soglie dei quaranta con un matrimonio già finito e la morte biologica di un padre che non era mai esistito. Insieme a lui Maja, la consorte che ha deciso di accompagnarlo a Praga in un viaggio funerale, organizzato per sbrigare gli ultimi atti necessari alla sepoltura dell’ingombrante genitore. Ad unirli c’è il figlio rimasto a casa ed i ricordi di una vita; a dividerli un incompatibilità caratteriale che si manifesta nell’incapacità di lui di superare la distanza che lo divide dai suoi cari e dal resto del mondo. Tra rivelazioni insospettabili ed intoppi burocratici la permanenza in città diventerà per loro un occasione di confronto dove le ragioni dell’uno e dell’altro dovranno fare i conti con l’evidenza dei fatti.
Se il modello del film riprende, nell’accostamento tra l’estraneità emotiva dei personaggi e quella geografica del paesaggio, un capolavoro come “Viaggio in Italia” di Roberto Rossellini, nei fatti il film non riesce a creare quel contatto, ma si limita a fornire un espediente “esotico” per diversificare una vicenda che in realtà ripete, con la proposizione di un disfunzione familiare in cui il pater familias funziona quasi sempre come elemento disgregante, uno dei temi cardini del recente cinema danese. Popolato da non luoghi come la camera d’albergo adibita a confessionale in cui si consuma l’ultimo atto del menage matrimoniale, oppure in quella dell’obitorio dove più volte la storia ritorna per ribadire anche in termini visivi (il padre riverso senza vita sul lettino ed il figlio psicologicamente subordinato al suo cospetto) lo squilibrio di un rapporto ancora una volta giocato sulla presenza/assenza del primo e nell’accettazione obbligata del secondo, ed anche dallo schermo del computer dal quale Christoffer si videocollega per parlare con il suo bambino, “Prag” sembra volerci dire che la dispersività affettiva incomincia proprio dalla mancanza di uno spazio comune e condiviso, senza il quale è impossibile riconoscersi nell’altro.
Girato in maniera diligente ma didascalica da Ole Christian Madsen, il film si avvale della presenza di un attore di fama come Mads Mikkelsen il quale non riesce più a levarsi di dosso l’espressione che lo ha lanciato e continua a recitare come la versione europeizzata di Viggo Mortensen. Anche in questo caso, nulla di nuovo dal fronte danese.
giovedì, aprile 21, 2011
Film in sala dal 22 aprile 2011
(Winnie the Pooh)
GENERE: Animazione
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Stephen J. Anderson, Don Hall
Machete
(Machete)
GENERE: Azione, Thriller, Avventura
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Ethan Maniquis, Robert Rodriguez
Cappuccetto Rosso Sangue
(Red Riding Hood)
GENERE: Horror, Thriller, Fantasy
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Catherine Hardwicke
El cantante
(El cantante)
GENERE: Biografico, Drammatico, Musical
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Leon Ichaso
Faccio un salto all'Avana
(Faccio un salto all'Avana)
GENERE: Commedia
NAZIONALITÀ: Italia
REGIA: Dario Baldi
L'altra verità
(Route Irish)
GENERE: Drammatico
NAZIONALITÀ: Francia, Gran Bretagna, Italia
REGIA: Ken Loach
World Invasion
(Battle: Los Angeles)
GENERE: Azione, Fantascienza
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Jonathan Liebesman
mercoledì, aprile 20, 2011
Habemus Papam
Tra realtà e rappresentazione.
Da un lato la condizione dell’uomo vissuta all’ennesima potenza, per quel senso di solitudine che da sempre lo attanaglia, e che qui diventa il segno più evidente del suo isolamento esistenziale, dall’altro il suo opposto, per la presenza di un rito collettivo necessario a ribadire un identità altrimenti latente.
L’interiorità messa a nudo dalle maschere che dovrebbero rivestirla.
L’annuncio del conclave porta a galla la paura di non riuscire a soddisfare le attese, acuendo il divario tra verità e finzione.
L’annunciazione della formula cade sull’uomo che ne è oggetto con la forza di un responso inaspettato. Lo va a snidare dal suo dolce torpore per consegnarlo nelle mani del sinedrio. Habemus Papam diventa il maleficio con cui estirpare le ultime tracce di una personalità di cui non c’è più bisogno.
Melville, questo il nome del prescelto, non esiste più. Il cardinale è diventato Papa. Ma la nevrosi sta proprio lì, nella dicotomia tra essere e non essere, nel dubbio amletico che la vicenda incarna nello smarrimento del suo protagonista ed esplicita attraverso i tentativi messi in atto per riportare la pecora all’ovile.
Il film è tutto qui, perché la "commedia umana" di Moretti non si addentra nei meccanismi del potere, ne perde tempo ad illustrarne le cadute, ma usa l’ambiente ed i suoi orpelli per far parlare gli uomini. E se la politica come passione personale non poteva non coinvolgere, trascinando il suo regista nel guado degli schieramenti e delle opinioni, Habemus Papam, camminando in territori culturalmente noti, ma estranei al vissuto dell’artista, riesce finalmente a consegnarci un Moretti senza paraventi.
In questo senso la matrice autobiografica, imprescindibile nel cinema del regista e punto di forza di un discorso metabolizzato dall’esperienza personale, si ripresenta con maggior vigore nella figura del Cardinal Melville, cinematografica a cominciare dal nome, che pur con i dovuti distingui aggiorna il percorso di un predestinato chiamato come il prelato del film a salvare le sorti di un'altra "istituzione".
"Avrei voluto fare l’attore" dice il protagonista interrogato da chi cerca di scavare nel suo inconscio e poco dopo, nel corso di una fuga che rasenta il sogno, si lascia estasiare dalla malinconica affabulazione di una rappresentazione cechoviana per arrivare ad una sorta di catarsi – il Papa è stato ritrovato ma le sorprese sono lungi dall’essere terminate - nel teatro in cui si svolge la piece, con i cardinali del conclave finalmente riuniti al loro vate in una ritrovata armonia. Rimandi evidenti ma scontati se non fossero doppiati da una serie di dinamiche e situazioni simili al working progress di un set, con il capitano e la sua ciurma, in questo caso il papa e la sua comunità in costante antagonismo ed indirizzate verso direzioni opposte (definizione coniata con altre parole da Federico Fellini), ed ancora nell’ evidenza che il balcone della proclamazione, terminale conclusivo di tale allestimento, altro non sia che la quinta di un grande palcoscenico.
E che dire dei vuoti di memoria, dell’improvvisa incapacità di esprimere la pur minima opinione, dell’empasse da prestazione che appartiene al prelato così come, almeno per un momento, a colui che è chiamato a confermare il proprio talento di fronte ad una platea incapace di sopportare il fallimento.
Melville diventa allora un Barton Fink morettiano ed a sua volta la proiezione del regista e della propria indipendenza, del diritto di parlare o di tacere, a dispetto degli altri e delle loro aspettative.
E se alcune implicazioni sono impossibili da evitare (i riferimenti al ruolo della Chiesa nella società e la messa a nudo dei suoi limiti attuali), è l’andamento del film ad allontanarsi progressivamente da dov’era cominciato, rifugiandosi nelle strade di Roma e nei luoghi della sua socialità, oppure architettando un gioco delle parti in cui centra pure il metacinema (già attivo con la presenza del teatro come elemento che fa progredire la storia) e che serve ai due protagonisti, il Papa e lo psicologo, un campo d’azione inversamente proporzionale alla loro natura ed al loro credo, con il primo libero di confrontarsi con la gente comune ed il secondo relegato e quasi costretto ad una vita segregata e religiosa.
Le mura del Vaticano e ciò che gli sta dietro si svuotano d’importanza, diventano un luogo della rinuncia, dove nulla si compie, neanche una partita a Pallavolo organizzata dallo psichiatra (un Moretti in versione tragicomica) inutilmente convocato per esorcizzare i fantasmi del Santo Padre.
Al contrario è altrove, lontano da Dio, che le cose giungono alla loro conclusione e dove forse la vita può ricominciare.
Chiamato a confermare il proprio ruolo, e dovendo fare i conti con il peso di una maturità che è soprattutto una presa di coscienza sull’impossibilità delle Utopie, Moretti sceglie la strada più impervia, non solo per la presenza di un Istituzione religiosa poco incline a guardarsi in faccia con gli occhi di un altro, ma soprattutto per la difficoltà di tenere insieme pubblico e privato, memoria collettiva e diario intimo.
Il risultato è un opera indecisa, dubbiosa nello stile (alla sontuosità della messa fa riscontro la semplicità delle inquadrature) e nel suo svolgimento, che risultano piuttosto frammentato, quasi facesse fatica a tenere le cose tutte insieme.
Le "famiglie" di Moretti – della psicologa, della compagnia teatrale e dei confratelli - differenziate nelle funzioni ma non nella sostanza, appaiono universi uniti da un arbitrarietà forzata per movimentare una faccenda che rischia di ruotare su se stessa per la volontà di non spiegare.
La sospensione del giudizio rende evidenti certe ripetizioni (la sindrome da carenza affettiva ripetutamente spiegata ma anche la trovata di una competizione sportiva portata alle lunghe da un enfasi eccessiva) e fa rimpiangere allo spettatore i minuti rubati al mattatore, quelli in cui il Moretti attore, mani dietro la schiena e camminata filosofica torna ad essere se stesso, pungente ed efficace nella sua vena dissacratrice.
Il clamore attorno ad eventuali mancanze di rispetto è, come al solito in questi casi, totalmente ingiustificato.
venerdì, aprile 15, 2011
Twelve
Lo scenario è quello di una contemporaneità metropolitana che ha molto in comune con le atmosfere e la decadenza celebrata nei libri di autori come Breston Ellis e Mc Ilnery: famiglie distrutte dall'indifferenza dei genitori e dalla malattia (il trauma del protagonista è la conseguenza della morte della madre ammalata di cancro), giovani storditi dagli addittivi e dalle regole di un consumismo alimentato da quel denaro che serve a comprare il simulacro di una felicità sostituita dalla sicurezza degli oggetti.
Sono queste le coordinate in cui si inserisce la storia di Mike White, spacciatore per caso e quella dei suoi ex compagni di scuola, rampolli della Upper East Side newjorkese, impegnati a riempire il vuoto di esistenze privilegiate ma fragili. Completamente avulso per ragioni che non tarderemo a scoprire dalla mondanità festaiola dei propri simili, Mike vi resta in qualche modo legato in quanto fornitore ufficiale dello "sballo". L'arrivo di una nuova sostanza (Twelve è il nome della droga assunta dai protagonisti) e l'uccisione del cugino di Mike, daranno il via ad un tragico conto alla rovescia.
"American Psycho" o per citare esempi più recenti "Le regole dell'attrazione", film che potevano contare sul sostegno della loro fonte letteraria, ed altrettanto distante da analisi sui meccanismi della dipendenza "Twelve" è in realtà un dramma sull'impossibiltà di essere felici e sulle conseguenze delle nostre azioni. Shumacher, per motivi anagrafici ed anche lavorativi (la sua attività si è concentrata soprattutto a cavallo degli 80/90) è dà sempre influenzato da estetiche edonistiche che privilegiano l'impatto visivo e la fluidità del racconto ed anche in questo caso il suo cinema macina senza soluzioni di continuità soluzioni cromatiche antinaturalistiche, utilizzate per restituire la percezione distorta dei protagonisti e dialoghi a basso contenuto fosforico, adatti a traghettare la storia alla scena successiva ma troppo leggeri per eventuali introspezioni. Twelve finisce quindi per assomigliare ai suoi attori, dotati di una bellezza talmente perfetta da rasentare l'inconsistenza.
recensione pubblicata su ondacinema.it
giovedì, aprile 14, 2011
Film in sala dal 15 aprile 2011
(Faster)
GENERE: Azione
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: George Tillman Jr.
Habemus Papam
(Habemus Papam)
GENERE: Commedia, Drammatico
NAZIONALITÀ: Italia
REGIA: Nanni Moretti
Limitless
(Limitless)
GENERE: Thriller
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Neil Burger
Rio 3D
(Rio)
GENERE: Animazione, Commedia, Avventura, Family
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Carlos Saldanha
Scream 4
(Scream 4)
GENERE: Horror, Thriller
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Wes Craven
Se sei così, ti dico sì
(Se sei così, ti dico sì)
GENERE: Commedia
NAZIONALITÀ: Italia
REGIA: Eugenio Cappuccio
domenica, aprile 10, 2011
the next three days
giovedì, aprile 07, 2011
Come lo sai
Film in sala dall'8 aprile 2011
GENERE: Documentario
ANNO: 2011
NAZIONALITÀ: Italia
REGIA: Paolo Pisanelli
A Sud di New York
(A Sud di New York)
GENERE: Commedia, Musicale
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: Italia
REGIA: Elena Bonelli
C'è chi dice no
(C'è chi dice no)
GENERE: Commedia
ANNO: 2011
NAZIONALITÀ: Italia
REGIA: Giambattista Avellino
Drive Angry 3D
(Drive Angry)
GENERE: Azione, Thriller
ANNO: 2011
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Patrick Lussier
Goodbye Mama
(Goodbye Mama)
GENERE: Drammatico
ANNO: 2011
NAZIONALITÀ: Bulgaria, Italia
REGIA: Micelle Bonev
Lo stravagante mondo di Greenberg
(Greenberg)
GENERE: Commedia, Drammatico
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Noah Baumbach
Offside
(Offside)
GENERE: Commedia, Drammatico
ANNO: 2006
NAZIONALITÀ: Iran
REGIA: Jafar Panahi
Rasputin
GENERE: Thriller
ANNO: 2011
NAZIONALITÀ: Italia
REGIA: Louis Nero
The next three days
(The next three days)
GENERE: Drammatico, Thriller
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Paul Haggis
domenica, aprile 03, 2011
Nessuno mi può giudicare
Fenomenologia professionale. Passata alle cronache per le frequentazioni altisonanti la femmina mondana ha pensato bene di adeguarsi al clamore del momento inventandosi un epiteto che potesse rappresentarla degnamente in siffatti palcoscenici. E così in meno che non si dica Puttana, Prostituta e Cortigiana sono diventati i rimasugli di una vecchia mentalità non più al passo con la nuova attitudine imprenditoriale di questa procacciatrice di uomini.
Per non essere da meno e come sempre interessata agli aspetti boccacceschi della vita anche la nuova commedia italiana non poteva mancare l’appuntamento con la storia ed in men che non si dica ha allestito uno spettacolo che suona un po’ come la versione truffaldina di certe inchieste televisive che con la scusa della cronaca solleticano il voyeurismo del pubblico raccogliendo le memorie delle scollacciate signorine.
Ecco allora la storia di una donna benestante impegnata a guadagnarsi la pagnotta vendendo il proprio corpo per fare fronte ai debiti del marito defunto e nel contempo costretta a barcamenarsi con la socialità del quartiere dove si è dovuta trasferire (stiamo parlando del Quarticciolo). Imbranata ed a disagio
nelle provocanti mise che di volta in volta scandiscono l’alternanza delle situazioni e degli incontri, Alice avrà modo di sperimentare sulla sua pelle pregi e difetti della nuova occupazione, finendo anche per innamorarsi di Giulio,un coatto dal cuore d’oro che risponde alla faccia e soprattutto al fisico di un sempre più naturale Roul Bova. Gestito da un regista esordiente come Massimiliano Bruno “Nessuno mi può giudicare” tenta di elevarsi al di sopra della media cercando di coniugare una comicità diretta e popolare, quella per intendersi dei campioni di incasso che l’hanno preceduto, con una certa attenzione agli aspetti del reale. E non ci riferiamo tanto al mestiere della protagonista, riprodotto attraverso espedienti ampiamente risaputi (basti pensare alla scena del bar in cui l’iniziazione di Alice diventa l’occasione per fare il verso alla Sally di Meg Ryan) e piuttosto stereotipati ma al fatto di collocare la vicenda in una dimensione di autenticità testimoniata dalla decisione di filmare per davvero nei luoghi che fanno da sfondo alla vicenda, oppure seminando tracce, vedi la locandina de la ricotta di Pasolini nel internet cafe di Giulio (Pasolini tra l’altro non è estraneo al Quarticciolo avendo sceneggiato il film sul famoso Gobbo) di un impegno che vorrebbe tracimare in una divertimento spensierato ma sempre intelligente. Sospetti confermati anche dalla presenza di Paola Cortellesi, comica radical chic prestata ad un ruolo che dovrebbe essere nobilitato da uno humor esibito ma nello stesso tempo controllato, ridanciano ma mai volgare. Missione in parte riuscita, anche se a differenza della sua versione drammatica la Cortellesi in versione comedy è sempre sul filo di una certo autocompiacimento, per la presenza di spalle come Lillo, Papaleo ed una strepitosa Anna Foglietta nella parte di Eva, la escort che insegna ad Alice i rudimenti del mestiere. Le riserve come al solito riguardano la bonarietà che il film sparge a piene mani sulle contraddizioni che si sforza di far emergere. Vizi, razzismo, schermaglie politiche finiscono così per ricadere in quel qualunquismo che Bruno prende in giro scimmiottando la celebre sequenza de la Messa è finita in cui il personaggio di Moretti inveiva nei confronti del cinema di Alberto Sordi (anche qui rossi e neri finiranno per essere tutti uguali). La voglia di affondare il coltello nella piaga come altrove è sostituita dal desiderio di alleggerire il contesto con il fragore di una risata, d’altronde il film è il frutto di una collaborazione degli stessi autori, Brizzi (soggetto) e Bruno (sceneggiatura), già artefici di prodotti come Notte prima degli esami, Ex, Maschi Contro femmine. I tempi sono grami e la cosa migliore è non pensare. In questo senso “Nessuno mi può giudicare” assolve il compito nella maniera migliore.
giovedì, marzo 31, 2011
LA VITA FACILE
di L. Pellegrini
Finalmente un bel film italiano. Dopo una serie di prodotti che solleticano la fantasia televisiva del pubblico nostrano, infarcendolo di un qualunquismo che usa la risata come mezzo per dissuaderlo da qualsiasi iniziativa critica, ecco spuntare all’orizzonte il film che non ti aspetti, realizzato da un regista “alternativo” come Lucio Pellegrini, poco prima nelle sale con l’ennesimo rifacimento dei soliti ignoti, e qui pronto a raddoppiare con un'altra uscita che però si discosta e non di poco dalle sue esperienze precedenti.
Film della maturità si potrebbe dire, se la parola non rappresentasse un ipoteca su un futuro ancora da scrivere, per la presenza di personaggi che con la giovinezza e le loro scelte sono chiamati a fare i conti. Ma soprattutto film con la “F” maiuscola per la volontà di costruire una storia che non si ferma al glamour dei suoi interpreti, Accorsi e Favino - come dire un pezzo importante della nouvelle vague italiana - all’effetto delle loro battute, e che soprattutto non usa il malessere della società per imbastirci sopra una serie di speculazioni di ovvio qualunquismo.
La vicenda di Luca e Mario divisi da una donna ma soprattutto da una visione del mondo quantificata dalla distanza tra le strutture fatiscenti dell’ospedale africano gestito dal primo ed i corridoi asettici della clinica in cui opera il secondo, è il pretesto per fare il punto su una generazione che ha messo da parte amore ed ideali politici per trovare il proprio posto nel mondo.
Così quando Mario con la scusa di aiutare l’amico si trasferisce in Africa, le ragioni di quella diversità ma soprattutto la natura delle loro personalità diverranno la chiave per un esperienza catartica, capace di portare a galla antiche ipocrisie risolvendole alla luce di un confronto giocato in una terra che non ammette vie di mezzo.
Ambientato quasi interamente in un paesaggio africano che non diventa mai stereotipo, La vita facile smentisce il suo titolo presentandoci un’umanità perennemente in affanno, intrappolata in una dimensione di precarietà che seppur a diversi livelli, Mario impegnato a mantenere un tenore di vita al di sopra delle proprie possibilità e Luca medico senza frontiere e senza mezzi, si rivela l’unica costante in un pluralismo di caratteri ed aspirazioni.
Enfatizzando il contrasto tra la vastità degli spazi naturali con i limiti degli interni borghesi oppure anteponendo lo stile di vita frugale ma sincero del personale impegnato nella missione umanitaria con quello affettato e di convenienza del mondo imprenditoriale, Pellegrini rende ancora più evidente la grettezza dei nostri tempi.
Ma il vero capolavoro lo compie quando lavorando sulle psicologie dei personaggi (basterebbe pensare al personaggio di Ginevra ago della bilancia e punto di raccordo tra i due amici) permette alla storia di trasformarsi in una specie di thriller esistenziale dopo averci abituato ad un tono a metà strada tra il dramma e la commedia.
Ed è proprio nelle sfumature dei toni, ben sintetizzate dalla complementarità caratteriale dei due protagonisti, Favino estroverso e farabutto, Accorsi ingenuo ed idealista, ma anche dalla comune debolezza (entrambi in un fuga, entrambi soggiogati dalla stessa donna) che La vita facile riesce a dirci qualcosa di diverso, a sollevarci il dubbio che forse è proprio nella comprensione della fallibilità che si nasconde la ricetta della nostra rinascita. Sbaglio quindi sono.
E’ questa la nuova "eresia" a cui anche noi ci uniamo volentieri.
mercoledì, marzo 30, 2011
Film in sala dal 1 aprile 2011
(Boris - il film)
GENERE: Commedia
ANNO: 2011
NAZIONALITÀ: Italia
REGIA: Giacomo Ciarrapico, Mattia Torre, Luca Vendruscolo
Hop
(Hop)
GENERE: Commedia, Family
ANNO: 2011
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Tim Hill
Kick-Ass
(Kick-Ass)
GENERE: Azione, Commedia, Drammatico
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Matthew Vaughn
La fine è il mio inizio
(La Fine è il Mio Inizio)
GENERE: Biografico, Drammatico
ANNO: 2011
NAZIONALITÀ: Italia
REGIA: Jo Baier
Mia moglie per finta
(Just Go with It)
GENERE: Commedia, Romantico
ANNO: 2011
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Dennis Dugan
Poetry
(Shi)
GENERE: Drammatico
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: Corea del Sud
REGIA: Lee Chang-dong
The Ward
(The Ward)
GENERE: Horror, Thriller
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: John Carpenter
lunedì, marzo 28, 2011
SUBMARINO
Diretto da Thomas Vinterberg
Orrore. Un neonato si addormenta risvegliandosi morto davanti ai fratellini.
Il corpo di un moribondo riverso sulla strada ed il sorriso spensierato delle persone che gli passano accanto. Il sapore di una fellatio addolcito da un caffè ancora fumante.
Queste ed altre crudeltà sono il biglietto da visita dell'ultimo film di Thomas Vinterberg, nuovamente alle prese con le conseguenze di un disastro famigliare.
Ma se altre volte le ragioni del dolore era qualcosa da nascondere e la storia funzionava come volano di un disvelamento che metteva a nudo le ipocrisie ed il perbenismo di una borghesia in decadenza, coinvolgendo i personaggi in una catarsi finale che era funzionale alla drammaturgia del racconto, questa volta il regista procede al contrario decidendo di mostrare tutto e subito, a cominciare dal prologo iniziale dove i due protagonisti ancora bambini assistono alla morte del fratellino che stanno accudendo al posto della madre, ubriaca ed assente, e di fare derivare la tensione non tanto dalla progressione con cui il protagonista e lo spettatore vengono a capo di una verità indicibile, ma dal fatto di mostrarne le conseguenze, di legare le azioni dei personaggi a quel peccato originale.
E proprio di peccato si può parlare, non solo per i significati che la parola assume nel paese che ha dato i natali ad un filosofo come Søren Kierkegaard, ma anche per il modo con cui Nick e Martin si rapportano a quell'esperienza.
Una responsabilità che i due si assumono pienamente e che si rivela nella vita punitiva che si sono costruiti.
Il primo vivendo come un recluso nello spazio ristretto di una cameretta e frequentando derelitti come lui (compresa Sofie, la vicina di casa che gli regala saltuari diversivi sessuali), il secondo vedovo e tossicodipendente alle prese con un figlio da allevare ed uno stipendio derivato dallo spaccio della droga.
Prigioni della mente ma anche del corpo che rimandano continuamente ad un senso di paternità ambivalente, desiderato come il film lascia intravedere negli spaccati di vita dedicati alle scene di vita familiare tra Martin ed il figlio ed anche negli sguardi che Nick rivolge al bambino di Sofie (anche qui siamo in presenza di un matrimoni fallito e di un infanzia rubata), oppure rifiutata per la consapevolezza di non esserne all'altezza come accande appunto a Martin attraverso il gesto drammatico quanto liberatorio che da una svolta a quel legame imperfetto ed allo stesso tempo funziona come elemento salvifico per gli altri personaggi.
Lontano dal Dogma Vinterberg sembra l'artefice di un cinema più propenso a raccontare che a suggerire. Per fare questo il regista allontana la telecamera dai suoi protagonisti per inserirli in uno spazio concreto in cui il quotidiano nel suo indifferente divenire contribuisce non poco a costruire il senso di alienazione che pervade la vicenda.
Componendo quadri di assoluta disperazione sullo sfondo di una città immersa nel gelo e nel grigiore di un inverno dai toni esistenziali il regista sembra farsi cantore di un umanità disperata che sembra la versione in nero di quella bukowkiana. Una fotografia prosciugata dei colori primari, certe inquadrature che rendono bene il senso di costrizione vissuto dai protagonisti (i mezzi primi piani di Nick ripresi dall'alto e che sembrano pesargli sulla faccia) sono gli altri segni di uno stile al servizio della storia.
Tratto da un opera letteraria, "Submarino" mostra qualcosa di nuovo dal punto di vista formale ma ci dice forse che il regista danese è pronto a cercare altre strade, onde evitare di ripetersi in tematiche già trattate e su cui questo film ritorna con poche variazioni.
Tenendo presente l'immagine iniziale con i bambini sotto il lenzuolo, oppure ripensando ai primi piani degli stessi con la faccia divorata dal buio, si potrebbe dire che "Submarino" nel suo riferirsi ad un mondo sotterraneo rappresenta un titolo azzeccato nel trasporre in senso figurato il pieno ed il vuoto della storia, la condizione di isolamento ed allo stesso tempo la voglia di essere insieme dei personaggi, indipendentemente dal modello familiare e nonostante i non detti dei loro silenzi.
pubblicata su ondacinema.it
TOURNEE
TOURNEE Regia: Mathieu Amalric
Joachim (M. Amalric) è un ex produttore televisivo caduto in disgrazia, che dopo un lungo soggiorno negli States torna in Francia nelle vesti di impresario con uno spettacolo teatrale sperando nella grande rivincita.
Con le sue vitali ed eccessive starlette, virtuose del new burlesque, batte piccoli locali di provincia sognando di portare il suo spettacolo a Parigi.
L'operazione si rivelerà molto difficile a causa dei cattivi ricordi che la figura di Joachim ha lasciato nei suoi ex colleghi e dei difficili rapporti con impresari e gestori di teatri.
Tra le mode del momento quella del new burlesque è una delle più abusate.
Al cinema, negli ultimi mesi, lo abbiamo visto rappresentato in maniera banale e patinata nel musical Burlesque con la coppia Aguilera-Cher, operazione puramente commerciale dal valore artistico praticamente nullo.
Ora è la volta del regista-attore francese Mathieu Amalric (Lo scafandro e la farfalla - 2007), che alla guida di un cast praticamente perfetto riesce a consegnare allo spettatore una storia credibile dove il burlesque con le sue piume e paillettes, le provocazioni sexy e il trucco esagerato fa da sfondo.
Sul palcoscenico nessuna giovanissima da rivista patinata per adulti né tantomeno stagionate siliconate all'inverosimile, ma donne prosperose e debordanti capaci di movenze da gatte.
Un ritratto vivo e palpitante di un mondo che di notte vive di falsi splendori e futili successi, ma che di giorno deve fare i conti con incertezze e inquietudini vissute in anonimi scompartimenti di treni o stanze di alberghi.
Tournèe è un'orgia di sensazioni contrastanti, ma soprattutto una discesa nei luoghi dell'anima, nel profondo dei sentimenti, che il regista simboleggia con il livello dei locali dove si esibiscono le sue splendide artiste e degli alberghi dove alloggiano, che si abbassa sempre di più con l'avanzare della storia.
Film a tratti struggente e forse anche crudele ma di indiscutibile bellezza, penalizzato più del dovuto dal doppiaggio italiano.
Premiato a Cannes 2010 per la miglior regia anche se in realtà non mancano alcuni errori nei dettagli.
Intelligente e amaro.
venerdì, marzo 25, 2011
Greemberg
Greembergregia di Noah Baumbach
Due pesci nello stesso acquario non è detto che vadano d’accordo: spazi da condividere e la difficoltà di riconoscersi nell’altro possono essere un problema. Harry (Greemberg) e Florence sono proprio così, immersi in un microcosmo di apatia che li separa dal mondo e da se stessi. Una dimensione autistica che il film rende evidente fin da subito, presentandoci le rispettive distanze attraverso immagini semplici ma dirette: lui arroccato dentro la villa del fratello nel quale dovrà smaltire i postumi di un esaurimento nervoso, lei all’interno di una macchina che attraversa la città: l’occhio del regista li segue nel loro agire impacciato, assecondando le linee di gesti continuamente ripensati: due bolle d’aria sul punto di esplodere se non fosse per la paura di doversi confrontare con quello che c’è fuori. Il loro incontro è tanto casuale quanto necessario a definire un esistenza altrimenti destinata a reiterare l’anonimato di lavori che non sono tali (lui musicista fallito ed ora carpentiere, lei impiegata a tempo pieno del di lui fratello) ed il vuoto di amori andati a male.
Ultimo capitolo di un'ideale trilogia ("Il calamaro e la balena", "Margott at the wedding") , Baumbach completa il suo percorso cognitivo con un film che radicalizza i temi e le nevrosi già presenti nei precedenti lavori. Se nella prima fase la famiglia e le sue dinamiche erano rappresentate all’interno di un panorama istituzionalizzato ed in fin dei conti ancora valido, seppure indebolito nella sue figure dominanti (padri madri, mogli e mariti sono sempre sotto tutela), qui il processo di detrimento condiziona i personaggi non solo in termini sociali, privandoli dei normali punti di riferimento, ma anche a livello psicologico, togliendo loro qualsiasi spirito d’iniziativa: Harry e Florence appaiono così catapultati all’interno di un palcoscenico dove tutto il resto, gli amici, le ex mogli, e quel che resta del consesso familiare non sono altro che un espediente per dare voce alla propria coscienza e rileggere il passato alla luce delle nuove consapevolezze. Ne deriva una sorta di seduta psicanalitica che non risparmia nulla e nessuno, e fa tabula rasa di ogni compromesso. Greenberg diventa allora un “Drugo” privo di umorismo, un Savonarola destinato a portarsi dietro le stimmate della propria insoddisfazione. Il finale aperto e lo spiraglio di un nuovo inizio riescono solo in parte ad allentare la sensazione di una realtà senza scampo.
Alla stregua di molti registi della nuova generazione, anche Baumbach gira con un occhio rivolto al cinema americano degli anni '70, a cui ruba non solo l’attenzione maniacale nella costruzione psicologica dei personaggi ma anche la tendenza ad analizzare la società americana attraverso l’esemplarità dei personaggi che descrive: ed anche questa volta lo fa appoggiandosi ad una sceneggiatura estremamente dialogata e con una direzione attoriale che punta molto sulle differenze fisiognomiche (il corpo da amazzone di Florence e quello gracile e nervoso di Harry) e sulla capacità di Ben Stiller di far convivere una popolarità prettamente comica all’interno di un personaggio lontano da quel temperamento. Lo straniamento che ne deriva insieme alla capacità di traghettare lo spettatore all’interno di un mondo a compartimenti stagno, completamente impermeabile ai cambiamenti della storia, sono al tempo stesso il pregio ed il limite di un film che rischia l’autoreferenzialità.
23/08/10
Recensione pubblicata su ONDACINEMA
giovedì, marzo 24, 2011
Film in sala dal 25 marzo 2011
(No Strings Attached)
GENERE: Commedia, Romantico
ANNO: 2011
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Ivan Reitman
El cantante
(El cantante)
GENERE: Biografico, Drammatico, Musical
ANNO: 2006
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Leon Ichaso
Frozen
(Frozen)
GENERE: Drammatico, Thriller
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Adam Green
Lo stravagante mondo di Greenberg
(Greenberg)
GENERE: Commedia, Drammatico
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Noah Baumbach
Non lasciarmi
(Never let me go)
GENERE: Drammatico, Thriller
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: Gran Bretagna, USA
REGIA: Mark Romanek
Questo mondo è per te
(Questo mondo è per te)
GENERE:
ANNO: 2011
NAZIONALITÀ: Italia
REGIA: Francesco Falaschi
Silvio Forever
(Silvio Forever)
GENERE: Documentario
ANNO: 2011
NAZIONALITÀ: Italia
REGIA: Roberto Faenza, Filippo Macelloni
Sotto il vestito niente - L'ultima sfilata
(Sotto il vestito niente - L'ultima sfilata)
GENERE: Thriller
ANNO: 2011 DATA: 25/03/2011
NAZIONALITÀ: Italia
REGIA: Carlo Vanzina
Space Dogs 3D
(Belka i Strelka. Zvezdnye sobaki)
GENERE: Animazione
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: Russia
Sucker Punch
(Sucker Punch)
GENERE: Azione, Thriller, Fantasy
ANNO: 2011
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Zack Snyder
martedì, marzo 22, 2011
Intervista a Nicola Palmeri
Intervista a Nicola Palmeri Come mai un documentario su Tano Cimarosa, ci pensavi da tempo, oppure un'occasione presa al volo?
All’inizio volevo fare un corto con lui. Avevo un soggetto che poteva essere perfetto, ma non c’erano i presupposti per realizzare un buon lavoro. Sia perché non c’erano i soldi sia perché lui stava già poco bene di salute e quindi le cose si sarebbero complicate. Non mi andava di farlo tanto per girare e poter dire che avevo fatto un corto col mitico Cimarosa. Decisi semplicemente di intervistarlo per confezionare un video, un omaggio. Ma appena lo vidi davanti alla mia videocamera rimasi colpito da quel suo volto visto e rivisto nei tanti film. Decisi allora di andare a Roma per continuare ad intervistarlo. Grazie all’aiuto di un’amica che avevamo in comune riuscii ad entrare nell’appartamento dove viveva a Roma. Era una casa piccola, tappezzata da tantissime sue foto. C’era tutta la sua vita. E c’erano tantissimi pupi costruiti da lui. Una casa davvero particolare. Devo dire che in Sicilia mi è capitato spesso di incontrare personaggi che come Tano hanno fatto delle loro abitazioni una sorta di museo con i cimeli della loro vita. Ma quella di Cimarosa era particolare perché non era solo la sua storia ad essere appesa alle pareti ma era per certi versi anche la storia del cinema italiano, o meglio di quel tipo di cinema che aveva fatto lui.
Cimarosa si è mostrato subito disponibile oppure hai dovuto conquistare la sua fiducia?
No anzi, era felicissimo che si stesse facendo un documentario su di lui. Voleva sapere chi avevo contattato e si è messo subito a disposizione come lui stesso racconta davanti alla telecamera in una scena del backstage del film stesso.
Progetti per il futuro?
Ho appena finito di scrivere a due mani la sceneggiatura di un corto. Spero di poterlo girare al più presto, compatibilmente con le altre mie produzioni e con gli altri progetti che riguardano la mia seconda passione che è l’informatica.
LO CHIAMAVANO ZECCHINETTA
LO CHIAMAVANO ZECCHINETTARegia: Nicola Palmeri
Il documentario ripercorre la lunga carriera dell'attore siciliano TANO CIMAROSA (scomparso nel 2008) attraverso i racconti del protagonista, la voce del compianto Gregorio Napoli (che in alcuni frangenti imita le gag di Ciprì e Maresco che lo videro spesso protagonista) e le testimonianze di Giuliano Gemma, Nino Frassica, Leo Gullotta, Tony Sperandeo, Franco Nero e altri artisti e attori amici di Tano Cimarosa.
Il ruolo di Zecchinetta ne Il giorno della civetta (Damiano Damiani, 1967) impose il volto di Tano Cimarosa nel panorama cinematografico italiano, facendone uno dei caratteristi più richiesti dai registi di casa nostra.
Oggi dare del caratterista ad un attore pare come voler sminuire le sue capacità, basta un passaggio televisivo, una particina in qualche fiction e un po di gossip costruito ad arte su qualche rivista conseziente per far si che un qualunque attore reclami ruoli da star.Tutto questo ha concorso (insieme ad altri fattori) a portare alla scomparsa di un mondo che ha contribuito in maniera determinante a rendere "grande" il cinema italiano dagli anni '50 sino alla fine degli '80 e di conseguenza ad un impoverimento di quello attuale.
Una galleria sterminata di volti e personaggi di secondo piano, che con professionalità e impegno hanno arricchito tante pellicole.
Senza dilungarci, ma al solo scopo di rendere più chiaro quanto detto, basti pensare alla Tina Pica di tante commedie degli anni '50 e '60; al Mario Brega della Trilogia del dollaro di Sergio Leone o a cosa sarebbero stati i tanti Fantozzi senza Gigi Reder; per non parlare di attori come Memmo Carotenuto e Tiberio Murgia, solo per citarne alcuni.Tano Cimarosa è stato uno dei più grandi esponenti di questa categoria di attori, prendendo parte ad oltre 50 film.
Ha lavorato con i più grandi registi del panorama nazionale, ed è stato l'attore feticcio di Damiano Damiani e Giuseppe Tornatore che lo hanno voluto in molte delle loro pellicole. Palmeri racconta il Cimarosa attore, attraverso annedoti, ricordi, incontri.
Descrive con precisione l'uomo che si fece maschera grazie al talento naturale che lo rese il più siciliano dei siciliani da film.
"Lo chiamavano Zecchinetta" non è un documentario che si prefigge di esaltare le doti di Tano Cimarosa, ma piuttosto cerca di trasmettere, con leggerezza e sponataneità, la passione e forse anche quel pizzico di orgoglio di un artigiano della recitazione, di un puparo messinese che divenne attore.
per saperne di più: "Lo chiamavano Zecchinetta", un docufilm in download gratuito per uno dei più grandi caratteristi siciliani" (cinerepublic)
venerdì, marzo 18, 2011
RANGO
RANGO Regia: Gore Verbinski
Rango (il nome è un esplicito riferimento a Django 1966 di S. Corbucci) è una lucertola che vive in un terrario.
A causa di un incidente stradale, il contenitore in cui vive viene scaraventato via dall'autovettura che lo trasporta e lui si ritroverà nel deserto tra Usa e Messico, dove sarà costretto a fronteggiare cactus, pistole e sombreros con sotto facce da bandito.
Avventura western in salsa messicana con chiaro riferimento a Sergio Leone e allo spaghetti-western in generale (che al contrario del western americano era spesso ambientato in questi luoghi). Diretto da Gore Verbinski (trilogia dei Pirati dei caraibi), sceneggiato da John Logan (Il Gladiatore 2000 - The Aviator 2004) e realizzato dalla Industrial Light & Magic di George Lucas, alla loro prima esperienza con l'animazione.
Nella versione originale la voce di Rango è quella di Johnny Depp.
Cartone divertente per tutte le fasce di età, dove le poche situazioni comiche per bambini si fondono con i tanti riferimenti cinematografici......e a un certo punto si materializza anche Clint Eastwood!
giovedì, marzo 17, 2011
Film in sala dal 18 marzo 2011
(Amici miei - come tutto ebbe inizio)
GENERE: Commedia
ANNO: 2011
NAZIONALITÀ: Italia
REGIA: Neri Parenti
Beyond
(Beyond)
GENERE: Drammatico
ANNO: 2011
NAZIONALITÀ: Svezia, Finlandia
REGIA: Pernilla August
Dylan Dog
(Dylan Dog: Dead of Night)
GENERE: Horror, Thriller, Mystery
ANNO: 2011
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Kevin Munroe
Gnomeo e Giulietta
(Gnomeo and Juliet)
GENERE: Animazione, Fantasy, Family
ANNO: 2011
NAZIONALITÀ: Gran Bretagna, USA
REGIA: Kelly Asbury
Nessuno mi può giudicare
(Nessuno mi può giudicare)
GENERE: Commedia
ANNO: 2011
NAZIONALITÀ: Italia
REGIA: Massimiliano Bruno
Sorelle mai
(Sorelle mai)
GENERE: Drammatico
ANNO: 2011
NAZIONALITÀ: Italia
REGIA: Marco Bellocchio
Street Dance 3D
(StreetDance 3D)
GENERE: Drammatico, Sentimentale, Musicale, Dance movie
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: Gran Bretagna
REGIA: Max Giwa, Dania Pasquini
Tournée
(Tournée)
GENERE: Commedia
ANNO: 2009
NAZIONALITÀ: Francia
REGIA: Mathieu Amalric
lunedì, marzo 14, 2011
THE FIGHTER
THE FIGHTER Regia: David O. Russel
La vera storia di Mickey Ward, pugile privo di grande talento ma duro come una roccia, che nonostante le fratture alle mani, procurategli da un poliziotto, riesce a diventare campione del mondo.
Mickey, vive con la numerosa famiglia a Lowell, Massachusetts, dove il fratellastro Dickie (C. Bale) ex pugile di buon livello, ora schiavo del crack, è una leggenda (locale) della boxe.
Dickie e la madre Alice (M. Leo) sono anche, rispettivamente, allenatore e manager di Mickey.
I due non riescono nei loro ruoli, in quanto spesso mandano allo sbaraglio contro avversari impossibili il giovane Mickey, al solo scopo di racimolare qualche dollaro.
Strana storia quella di David O. Russel, regista di talento che era inspiegabilmente scomparso dalle scene dopo il validoThree Kings (1999).
C'è chi insinua che il suo non sia stato un esilio volontario, ma piuttosto che abbia pagato le furiose liti con Christopher Nolan e George Clooney, esilio che ha avuto fine quando Mark Wahlberg (protagonista e produttore del film) lo ha chiamato per dirigere questo The Fighter.
Il cinquantaduenne regista non delude e dimostra di conoscere il mestiere, dirigendo con mano sicura un film carico di retorica, come ovvio per un film sulla boxe e dalla consueta trama con discesa all'inferno e risalita verso la gloria del pugile
Grande merito del regista è quello di far emergere l'ignoranza, lo squallore, l'emarginazione di quell'America che raramente vediamo rappresentata sugli schermi in maniera cosi realistica.
Premio Oscar come migliori attori non protagonisti per Christian Bale e per la tostissima Melissa Leo che qualche tempo fa avevamo segnalato per l'ottima intrpretazione in Frozen River.
venerdì, marzo 11, 2011
Il buongiorno del mattino
di Roger Michell
Il buongiorno del mattino (Morning Glory) è una commedia che ricalca con poche variazioni personaggi e situazioni di un campione del genere come "Il diavolo veste Prada": anche qui c’è una giovane di belle speranze alle prese con un moloch lavorativo; anche qui il mondo si divide in buoni e cattivi senza alcune sfumature e la televisione come la moda risulta allo stesso modo affascinante e crudele.
Se poi il punto di vista del film corrisponde a quello di un personaggio la cui centralità è il frutto di una scelta soggettiva piuttosto che meritocratica, Becky come Andrea la segretaria di Miranda Priestly è una pedina del sistema valorizzata da un primato assegnatole dall’esterno piuttosto che da un evidenza desunta dal contesto in cui opera dove invece la palma del primato spetta ad altri, allora le analogie diventano quasi imbarazzanti.
D’altronde muovendosi in una situazione di rimozione generale che riguarda tanto gli aspetti del reale, ripulito di qualsiasi complessità, che quelli individuali, condizionati da pulsioni sessuali continuamente represse se non completamente assenti, la Commedia puritana pur mantenendosi attaccata alle proprie tradizioni nella costruzione delle sue storie, con la solita dialettica tra personaggi antitetici che finiranno per amarsi, e nei dialoghi, controllatissimi anche laddove si vorrebbe far credere il contrario, tenta di risollevarsi adottando un format intergenerazionale contente vecchie volpi come Harrison Ford e Diane Keaton, bloccati una recitazione così legnosa da contribuire non poco all’insuccesso del film, e nuove leve dello star system hollywoodiano come Rachel Mc Adams, in odore di santità per la partecipazione con un ruolo importante al nuovo film di Terrence Malik e qui impegnata ad interpretare un concentrato di virtù così esagerato da risultare incredibile persino ai fans più sfegatati.
Un tentativo destinato a riuscire quando le Muse ispirano i propri adepti (è il caso del Jack Nicholson di Qualcosa è cambiato o della Streep nel ruolo della perfida Miranda Priestly ), ma il più delle volte semplice stratagemma per ampliare la fascia d’età dei possibili fruitori.
E questo è appunto il caso di "Morning Glory", titolo dello show televisivo che fa da sfondo ad una vicenda incentrata sui tentativi di una giovane produttrice di evitare la cancellazione di quel programma, gravemente condizionato dalla scarsa attitudine di una vecchio giornalista costretto alla conduzione da una clausola contrattuale scovata dall’instancabile ragazza e deciso per questo a vanificarne gli sforzi.
Monopolizzato dal conflittuale rapporto tra i due contendenti ed alleggerito dagli interventi semiseri degli altri comprimari, ivi compresi quelli di una Diane Keaton fortemente declassata da una sceneggiatura che riduce il suo ruolo ad un nulla rumoroso, il film si mantiene sulla superficie delle cose, promuovendo un etica del lavoro fintamente criticata ma in realtà consolidata in una progettualità matrimoniale che nella scena conclusiva di chapliniana maniera trova la sua triste apoteosi, e riducendo la televisione e le sue liturgie ad una serie di aneddoti, a volte divertenti a volte fastidiosi, che accompagnano la querelle al risaputo lieto fine.
Ultimo esempio di un genere fortemente in crisi, (ancora peggio ha fatto Albert Brooks con lo sconcertante "Come lo sai?") il film diretto da Roger Michell segna un altro passo a favore di quelle produzioni concorrenti che pur segnalandosi per la loro arroganza verbale ed una certa sciatteria riescono però a dialogare con il proprio pubblico costruendosi una precisa identità, esattamente il contrario di quello che avviene in "Morning Glory".
pubblicato su ondacinema.it
giovedì, marzo 10, 2011
Film in sala dall'11 marzo 2011
(L'Age de raison)
GENERE: Commedia, Sentimentale
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: Francia
REGIA: Yann Samuell
Gangor
(Gangor)
GENERE: Drammatico
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: Italia, India
REGIA: Italo Spinelli
Holy Water
(Holy Water)
GENERE: Commedia
ANNO: 2009
NAZIONALITÀ: Gran Bretagna
REGIA: Tom Reeve
I ragazzi stanno bene
(The Kids Are All Right)
GENERE: Commedia
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: Francia, USA
REGIA: Lisa Cholodenko
Il rito
(The Rite)
GENERE: Drammatico, Horror
ANNO: 2011
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Mikael Håfström
Le Stelle Inquiete
(Le Stelle Inquiete)
GENERE: Drammatico
ANNO: 2011
NAZIONALITÀ: Italia
REGIA: Emanuela Piovano
Ramona and Beezus
(Ramona and Beezus)
GENERE: Commedia, Family
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Elizabeth Allen (III)
Rango
(Rango)
GENERE: Animazione, Azione, Avventura
ANNO: 2011
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Gore Verbinski
Tutti al mare
(Tutti al mare)
GENERE: Commedia
ANNO: 2011
NAZIONALITÀ: Italia
REGIA: Matteo Cerami