lunedì, settembre 20, 2010

THE AMERICAN

The American
di Anton Corbijn.


Un animale in via d’estinzione, come la farfalla su cui si sofferma l’attenzione del protagonista, fin lì impegnato a rispettare le regole di un letale protocollo ed ora rapito dalla sorpresa di quell’inaspettata apparizione: un momento breve ma significativo nell’economia di un esistenza altrimenti cristallizzata sui clichè di una spietata indifferenza e sintonizzata sui toni oscuri della vita; barlumi di un umanità continuamente risucchiata dal controllo di sé e delle cose. Jack è un killer che cammina nell’ombra della sua stessa morte: lo si capisce dalla prima scena, con una resa dei conti tanto crudele quanto necessaria a delineare un percorso emotivo scevro da qualsiasi romanticismo e destinato a consegnarci una figura eticamente lontana da qualsiasi ipotesi di redenzione.

Nel far questo il film rinuncia alla costruzione di un background esplicativo - la nazionalità rimarrà fino alla fine l’unico dato di una biografia per il resto inesistente- disseminando qua e là tracce di un passato che pesa sul presente con frasi epitaffio del tipo “non credo che Dio sia interessato a me”oppure cospargendo di interminabili silenzi i tormenti di un uomo braccato da un nemico invisibile. Costretto a rifugiarsi nelle montagne di un Abruzzo restituito nella sua aspra bellezza e perfettamente funzionale ad illustrare un esilio privo di attrazione, Jack troverà il tempo di intrecciare un legame di amicizia con il parroco del paese ed iniziare una relazione con una prostituta a cui Violante Placido dona la generosa bellezza delle sue forme.

A suo agio con personaggi “terminali” e con le storie senza uscita, Corbijn conferma le qualità messe in mostra nell’esordio (Control) regalando al film un comparto visivo ricco di suggestioni, non solo per la scelta di un paesaggio anomalo, lontano dalle riproduzione stereotipate di certo cinema americano, ma anche per la capacità di rendere gli stati d’animo del suo protagonista attraverso un registro stilistico che riesce a spaziare dal dettaglio fenomenologico, con immagini, soprattutto gli interni dei bar e le passeggiate/pedinamenti nelle stradine del paese, che sembrano rubate ad un ipotetico privato, a quello oggettivo, impiegato nelle riprese in cui Jack mette a punto l’arma commissionatagli da una donna misteriosa, o quando si tratta di realizzare senza alcun artificio spettacolare i momenti topici del film, quelli in cui è la violenza a incidere sul destino degli uomini. Una manifestazione di talento tanto efficace quanto inutile a causa di una scrittura troppo debole – soprattutto nella parte finale, dove la sceneggiatura invece di tirare le fila si slabbra con una serie di situazioni improponibili- e per di più viziata da un presupposto, quello dello stratagemma messo in piedi per sottrarre Jack a chi lo vuole morto , che a conti fatti, e senza svelare dettagli di una trama già così piuttosto prevedibile, si rivelerà del tutto inconsistente. Ciò nonostante il film non mancherà di soddisfare le ammiratrici dell’attore americano ancora una volta impegnato in un personaggio lontano dall’immagine guascona e modaiola che lo ha reso famoso.

giovedì, settembre 16, 2010

Film in sala dal 17 settembre

Cani & Gatti: La vendetta di Kitty 3D
(Cats & Dogs: The Revenge of Kitty Galore)
GENERE: Commedia, Family
ANNO: 2009
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Brad Peyton

Fratelli in erba
(Leaves of Grass)
GENERE: Commedia, Drammatico, Thriller
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Tim Blake Nelson

Mangia Prega Ama
(Eat Pray Love)
GENERE: Drammatico
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Ryan Murphy

Mordimi
(Vampires Suck)
GENERE: Commedia, Parodia
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Jason Friedberg, Aaron Seltzer

Niente paura
GENERE: Documentario
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: Italia
REGIA: Piergiorgio Gay

Sharm El Sheikh - Un'estate indimenticabile
GENERE: Commedia
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: Italia
REGIA: Ugo Fabrizio Giordani

venerdì, settembre 10, 2010

Film in sala dal 10 settembre

20 sigarette
GENERE: Drammatico
ANNO: 2010 DATA: 08/09/2010
NAZIONALITÀ: Italia
REGIA: Aureliano Amadei

4bia
(See prang)
GENERE: Horror
ANNO: 2008
NAZIONALITÀ: Thailandia
REGIA: Banjong Pisanthanakun, Youngyooth Thongkonthun, Parkpoom Wongpoom, Paween Purikitpanya

La solitudine dei numeri primi
GENERE: Drammatico
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: Francia, Italia
REGIA: Saverio Costanzo

My son My son what have ye done
(My son My son what have ye done)
GENERE: Drammatico
ANNO: 2009
NAZIONALITÀ: Germania, USA
REGIA: Werner Herzog

Resident Evil Afterlife 3D
(Resident Evil: Afterlife)
GENERE: Azione, Horror, Thriller
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: Germania, Gran Bretagna, USA
REGIA: Paul W.S. Anderson

The American
(The American)
GENERE: Drammatico, Thriller
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Anton Corbijn

giovedì, settembre 02, 2010

film in sala dal 3 settembre

I Mercenari - The Expendables
(The Expendables)
GENERE: Azione, Thriller, Avventura
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Sylvester Stallone

Amore a mille...Miglia
(Going the Distance)
GENERE: Commedia, Romantico
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Nanette Burstein

Miral
(Miral)
GENERE: Drammatico
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: Francia, Gran Bretagna, Israele
REGIA: Julian Schnabel

Somewhere
(Somewhere)
GENERE: Commedia, Drammatico
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Sofia Coppola

The Karate Kid: La Leggenda Continua
(The Karate Kid)
GENERE: Azione, Drammatico, Family
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Harald Zwart

lunedì, agosto 30, 2010

CONTROL

CONTROL
di Anton Corbijn



Una marionetta impazzita, gli occhi sbarrati e lo sguardo perduto: forse una richiesta di aiuto od il tentativo di condividere un esperienza troppo forte. Così sul palco Ian Curtis sintetizzava il proprio disagio di fronte ad una vita che viaggiava troppo in fretta: un talento precoce e la manifestazione di un energia incontenibile fino al punto di trasformarsi in una malattia reale e psicologica. Musica ed epilessia diventano allora le muse di un Orfeo destinato a sgretolarsi sotto i colpi di un ritmo incalzante e desolato.
Il sabba messo in piedi da Antony Corbjin sfugge al controllo dello stesso, diventando per assurdo il rapporto solipsistico tra un uomo ed i suoi fantasmi: una partita persa in partenza, un funerale anticipato da un colore che assomiglia ad un referto patologico: il bianco ed il nero sono la radiografia di una storia che parla attraverso la musica, nel film come nella vita, valvola di sfogo di un urgenza che Curtis non si sforzava di nascondere: “Control” ce la mostra in maniera generosa ma senza voyerismo, facendo un passo indietro laddove neanche le parole riuscirebbero a spiegare: ed è qui, in questo cinema da camera, lontano dagli eccessi manierati dell’artista maledetto, così come in quelli del prescelto illuminato, che ritroviamo l’essenza del suo protagonista: il matrimonio prematuro, la nascita del figlio ed anche l’adulterio sono il frutto di un carattere senza mediazioni, abituato ad agire con la forza della propria immediatezza. Ma anche un uomo in fuga dalla sua fragilità, perennemente nascosto da una corazza di insondabile distanza.

“Isolation” è il refrain di una delle canzoni inserite nel film, ed alla fine sembra proprio questa la condizione di una diversità che fece di tutto per non restare tale: dalle relazioni amicali a quelle amorose, e persino nell’ufficio di collocamento dove continuò a lavorare nonostante gli impegni musicali, tutto testimonia della sua voglia di appartenere, paradosso di una manifestazione di assoluta unicità. “Control” è in ogni momento sospeso nell’imminenza di un evento ineluttabile. La telecamera filma gli scarti psicologici relegando i personaggi ai margini della scena. Gli ambienti diventano il limite oltre il quale non andare per evitare di morire; il centro del palco come punto di equilibrio ed ancora di salvezza: non si può farne a meno; ad ogni defezione corrisponde una perdita, un punto di non ritorno: nel film gli attacchi di epilessia o le crisi depressive sono il risultato di questa latitanza, dagli impegni musicali a quelli matrimoniali, fino all’ultimo atto, quello conclusivo, completamente decentrato e solitario. A questo punto è il regista a riprendere il Controllo, e lo fa per impedirci di vedere l’ultimo atto di un doloroso commiato. Ian Curtis morì suicida nel 1980 a soli 23 anni.

giovedì, agosto 26, 2010

Film in sala dal 27 agosto

Giustizia privata
(Law Abiding Citizen)
GENERE: Drammatico, Poliziesco, Thriller
ANNO: 2009
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: F. Gary Gray

Letters to Juliet
(Letters to Juliet)
GENERE: Commedia, Sentimentale
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Gary Winick

Nightmare
(A Nightmare on Elm Street)javascript:void(0)
GENERE: Horror, Thriller, Mystery
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Samuel Bayer

Shrek e vissero felici e contenti
(Shrek Forever After)
GENERE: Animazione, Commedia, Fantasy, Avventura
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Mike Mitchell

Il rifugio
(Le Refuge)
GENERE: Commedia drammatica
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: Francia, Italia
REGIA: François Ozon

Indovina chi sposa Sally
(Happy Ever Afters)
GENERE: Commedia
ANNO: 2009
NAZIONALITÀ: Irlanda
REGIA: Stephen Burke

La Polinesia è sotto casa
GENERE: Commedia
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: Italia
REGIA: Saverio Smeriglio, Andrea Goroni

La strategia degli affetti
GENERE: Drammatico
ANNO: 2009
NAZIONALITÀ: Italia
REGIA: Dodo Fiori

London River
(London River)
GENERE: Drammatico
ANNO: 2009
NAZIONALITÀ: Algeria, Francia, Gran Bretagna
REGIA: Rachid Bouchareb

North Face
(Nordwand)
GENERE: Drammatico, Sportivo, Storico, Avventura
ANNO: 2008
NAZIONALITÀ: Austria, Svizzera, Germania
REGIA: Philipp Stölzl

Urlo
(Howl)
GENERE: Animazione, Biografico, Drammatico
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Rob Epstein, Jeffrey Friedman

giovedì, agosto 19, 2010

Film in sala dal 20 agosto 2010

L'apprendista stregone
(The Sorcerer's Apprentice)
GENERE: Fantasy, Avventura
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Jon Turteltaub

Qualcosa di speciale
(Love Happens)
GENERE: Drammatico, Sentimentale
ANNO: 2009
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Brandon Camp

Pietro
GENERE: Drammatico
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: Italia
REGIA: Daniele Gaglianone

lunedì, agosto 16, 2010

RADIO EGNATIA

RADIO EGNATIA (2008)
Regia Davide Barletti


La Via Egnatia è l'antica strada, ideale prosecuzione della Via Appia, costruita dai Romani per congiungere Roma a Costantinopoli, ovvero le capitali dell'Impero Romano d'Occidente e d'Oriente.
Radio Egnatia è una stazione radio immaginaria il cui palinsesto è composto da suoni e informazioni reali provenienti da vecchie emittenti balcaniche; segnali in onde medie emessi dai porti del mediterraneo; canti e testimonianze di culture balcanico-mediterranee.
Il docu-film di Davide Barletti (in concorso nella sezione Italiana doc al TFF 2008) è composto da vari episodi che segnano il viaggio lungo la Via Egnatia.
Un viaggio che ha come partenza simbolica le cave di pietra di Cursi (Le) dove la "guida" Matteo Fraterno, farà scorta di chianche (lastre di pietra leccese) che verranno utilizzate come testimone di storie, incontri, racconti e canti di quelle comunità che vivono lungo la vecchia Via Egnatia. Un viaggio che si snoderà attraverso la Grecìa Salentina, il Canale d'Otranto, l'Albania, la Macedonia, la Grecia, sino a raggiungere la Turchia.
Merita una citazione particolare la tappa che si snoda tra Brindisi e Durazzo, una imperdibile succulenta pietanza per cinefili.
In questa episodio, Matteo Fraterno si mette sulle tracce di Nikolin Xhoja, un pilastro del teatro e del cinema del paese delle aquile, tanto da meritarsi il titolo di "artista del popolo", alto riconoscimento che il regime albanese usava conferire agli artisti più meritevoli.
Sarà sorprendente per lo spettatore scoprire che Nikolin Xhoja in realtà si chiamava Nicolino Gioia, italiano nato a Brindisi e riparato in Albania con la madre negli anni '30 per sfuggire alla fame (scherzi della storia).
Sarà pura goduria, per il cinefilo militante, ascoltare i ricordi della moglie e dei colleghi albanesi e soprattutto avere la possibilità di vedere qualche fotogramma dei film interpretati da Nicolino Gioia, rigorosamente in bianco e nero e dalla misera messa in scena, seppur girati negli anni '70.
Barletti si tiene lontano dal reportage di cronaca, non va a caccia della facile indignazione, è buono ma non buonista, ed è bravo a penetrare con leggerezza nell'animo delle donne e uomini incontrati, cogliendo, tramite una canzone o un racconto le secolari contraddizioni dei popoli balcanici.
Il regista di Fine pena mai entra, quasi in punta di piedi, in storie tragiche e dolorose, amplificate dalla solitudine (fisica, culturale,) di piccolissime comunità sperdute nelle campagne o sulle alture albanesi e macedoni senza rincorrere la "pietas" ma piuttosto cercando, quando possibile, di strappare un sorriso agli improvvisati protagonisti.
Canzoni, storie e poesie ci raccontano di macedoni di etnia albanese stranieri in Albania e minoranza in Macedonia; di turchi musulmani di nazionalità greca che vivono da stranieri in quella che dovrebbe essere la loro casa; di migrazioni forzate; di etnie minuscole e di tutte le contraddizioni dovute a confini geografici imposti dalla politica e dalle armi.
Il peregrinare della mdp ci metterà difronte a vecchi custodi di cultura contadina inconsapevoli artisti della parola e giovani a cui storie e tradizioni sono state fortunatamente tramandate.
Alla fine del viaggio, è cosi possibile, tracciare un ideale percorso di memorie lontane e riflettere su quel mosaico di culture e di popoli che dalla parte più orientale d'Italia ai balcani incrociano le proprie radici nella storia.

sabato, agosto 14, 2010

UNA GIORNO SPECIALE


Mmm, no, non è un film che uscirà in sala in questi giorni, nè nei prossimi;

nè il titolo di un libro.

Oggi è un giorno speciale perché è il compleanno della NOSTRA DIRETTORA: VERI PACCHERI.

A te, mia cara, persona rara e unica che noi tuoi amici abbiamo la fortuna di avere nella nostra vita, tanti auguri di BUON COMPLEANNO.

Di certo ciascuno di noi formulerà un augurio particolare per te, ma questa non è la sede adatta per esporli.

Sappi solo che ti amiamo.

Un abbraccio forte forte



Per Te


giovedì, agosto 12, 2010

SPLICE

SPLICE
regia di Vincenzo Natali



“Splice” avrebbe potuto essere ed invece non è. Invischiato in un
cinema che si ripete senza alcuna variazione, il film di Vincenzo
Natali aveva le potenzialità per interrompere la suddetta clonazione:
e questo nonostante la scelta di una premessa scientifica, quella
della manipolazione genetica, reclamizzata a dismisura ma ormai
superata sia in termini di frontiera scientifica, che come punto di
partenza sul quale fondare il Topos di un cinema visionario e
futuribile.
Non solo il legame tra i demiurghi e la loro creatura, in
questo caso l’essere antropomorfo (Dren, punto d’incontro tra le due
specie) che i due scienziati hanno realizzato contravvenendo alle
regole della Corporation, ma anche le possibilità di un individualità
esplorata, e come oggetto cinematografico, capace di innescare, per le
sue caratteristiche di antagonismo e diversità, il dinamismo di un
prodotto destinato a sollecitare l’adrenalina dello spettatore, e come
soggetto sessuale, in grado di armonizzare istinti e tendenze che
appartengono , queste si, ad una modernità troppo avanti per la
nostra società: ne uomo, ne donna, ed al limite di un animalità a
stento contenuta da tentativi pedagogici, Dren va oltre lo stereotipo
del “villan” perché sintetizza l’aspirazione ad un unità di opposti
distanti dalla morale dominante.
Così dopo averci mostrato un
“accoppiamento del terzo tipo” che non si vedeva sullo schermo dai
tempi di Borowczyk, è proprio la morale a favorire uno sviluppo della
storia che sul più bello abbandona l’ambiguità fin allora professata
per un colpo di spugna sbrigativo e vittoriano, quasi una punizione
nei confronti dello spettatore e dei contendenti sporcati da una
visione così ardita. Insomma morte al sesso ed a chi lo pratica.

Natali come al solito riesce a dare il meglio di sé nella concezione
degli ambienti, anche qui ridotti al minimo - il film si svolge quasi
interamente tra il laboratorio scientifico e la casa/prigione dove
Dren viene reclusa - e determinanti nel rendere una claustrofobia
strettamente connessa ad i limiti di un budget da B movie.
Un po’ meno
quando si tratta di dare seguito alle implicazioni connesse con il
sentimento di attrazione/repulsione che guida le azioni dei tre
protagonisti. E se l’interesse principale risiede in un personaggio
che, al di là delle sembianze dis-umane, rimanda ad altre icone di
cinema mutaforme ( Jeepers Creepers ed Alien), così non si può dire
per il resto della ciurma, completamente ininfluente dal punto di
vista estetico e drammaturgico: sotto gli effetti della cura Dario
Argento (l’attore aveva appena girato l’inedito “Giallo”) e sempre più
deciso ad abbandonare il cinema d’autore, Adrien Brody continua a
passare da un film all’altro con la medesima espressione mentre Sarah
Polley, più regista che attrice, appare sciatta e con poca voglia di
recitare.
Resa incondizionata allo strapotere del cinema Avatar o
gioco al risparmio per aumentare i profitti di un prodotto sempre più
costoso?
Il dibattito rimane aperto.


Film in sala dal 13 agosto 2010

Sansone
(Marmaduke)
GENERE: Animazione, Commedia
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Tom Dey

Splice
(Splice)
GENERE: Fantascienza, Horror, Thriller
ANNO: 2009
NAZIONALITÀ: Canada, Francia, USA
REGIA: Vincenzo Natali

mercoledì, agosto 11, 2010

THE RUNAWAYS

THE RUNAWAYS
regia di Floria Sigismondi


Nell’america degli anni 70 il rock al femminile non è ancora
sdoganato: è il momento della contestazione giovanile, del ribellismo
ad ogni costo, ma anche della delusione di un sogno divenuto già
Utopia: in questo contesto di note ribelli ed Umori musicali si
inserisce la parabola di un gruppo di Amazzoni con la chitarra in
mano, capaci di trasformare il giocattolo per soli uomini in uno
spazio eterogeneo, capace di accelerare un fenomeno come quello delle
band rock interamente femminile: non più “Boy Toys” ma soggetti
pensanti, le Runaways sono la scommessa di un Manager schizzato ma
con il fiuto del denaro, ed al tempo stesso l’espressione di una
società in piena decadenza: accerchiate da famiglie senza amore e
destinate ad essere outsiders nella periferia di un America abbacinata
da un sole ingannatore, le quattro ragazze urlano la loro rabbia
attraverso le canzoni, dando sfogo alle comuni frustrazioni.

Preoccupato di non perdere nulla del proprio appeal musicale, ma allo
stesso tempo interessato a stimolare l’empatia dello spettatore, il
film si divide equamente tra una sfera emotiva quasi sempre
disfunzionale, incentrata esclusivamente sulla relazione tra Joan Jett
(Kristine Stewart), leader carismatica del gruppo, e Cherie Curie
(Dakota Fanning), cantante per caso ed ancora una volta cartina di
tornasole di una società largamente maschilista (il corpo acerbo e
provocante della seconda sarà la chiave di accesso ad una popolarità
da copertina) ed una dimensione cronachistica, impaginata secondo le
regole di un giornale immaginario, e perciò attaccata agli estremi di
una carriera luminosa ma fugace. Assistiamo così ad una ricostruzione
che rispetta le scadenze di un maledettismo fatto di nevrosi,
dipendenze e finta fratellanza, ma non riesce mai a legarsi con la
genesi di un ispirazione artistica destinata a rimanere ancora una
volta sconosciuta.

Lontano dallo sperimentalismo di “Io non sono qui”, ma anche dalla
compostezza formale di “Walk the Line”, tanto per citare due esempi
recenti di un filone tornato in voga, il film è penalizzato da un
impianto di tipo televisivo e da una correttezza che penalizza gli
aspetti più crudi della vicenda a favore di uno spettacolo che, anche
quando osa in termini visivi, mostrando scene lesbo tra le due
protagoniste, lo fa edulcorandone gli effetti, e favorendo una
percezione dei contenuti che non si alza mai al di sopra di un
giovanilismo di rimando. E se i musicofili non scopriranno nulla di
nuovo dalla visione del film, anche per la mancanza di una cornice
storica adeguata, “The Runaways” riesce a deludere anche il normale
spettatore per una passione molto proclamata ma a conti fatti
destinata a rimanere appesa sui vestiti sdruciti, nelle capigliature
stravaganti e sui volti inespressivi delle due giovani star,
accomunate dal tentativo di conquistare una maturità che sullo schermo
non riesce ancora a trasparire.

martedì, agosto 10, 2010

film in sala dal 6 agosto

Coming soon
(Coming Soon)
GENERE: Horror, Thriller
ANNO: 2008
NAZIONALITÀ: Thailandia
REGIA: Sopon Sukdapisit


Pandorum - L'universo parallelo

(Pandorum)
GENERE: Azione, Fantascienza, Horror, Avventura
ANNO: 2009
NAZIONALITÀ: Germania, USA
REGIA: Christian Alvart

lunedì, agosto 02, 2010

COMPLICE LA NOTTE

COMPLICE LA NOTTE
(ONE NIGHT STAND)
M Figgis


Una continua sottrazione: Mike Figgis riempie lo schermo di immagini e di suoni e poi, di colpo, si sottrae a quella sarabanda, rifugiandosi nello dimensione privata di un emozione appena nata. Karen e Max si incontrano per caso a New York, e da quel momento il film non sarà più lo stesso perché l’alchimia amorosa suscitata da quella coincidenza, lungi dall’esaurirsi nell’arco temporale indicato dal titolo originale (One night stand), diventa l’elemento disturbante che impedisce di soddisfare le premesse di un cinema interessato al contorno delle cose.
La frenesia di una città insonne e produttiva, abituata a consumare la vita seguendo i parametri del successo a tutti i costi rimane la colonna sonora ed il marchio di fabbrica della storia, attraverso l’esattezza di una messa in scena che non si fa mancare niente in termini di bellezza estetica e visuale: la costruzione asettica degli ambienti, la cura maniacale dei dettagli, i vestiti alla moda così come la levigatezza delle figure che li indossano sono l’avamposto di una civiltà vittoriana che il regista non combatte ma si compiace di sparigliare attraverso le contraddizioni da essa stessa generate: non solo l’attrazione fatale dei due protagonisti che sfonda il muro di un istituzione familiare ancorata ai principi di una felicità costruita sulle buone maniere e sul decoro, ma anche la sofferenza conclamata sulle schermo dalla vicenda di Charlie (Robert Downey Jr), l’amico sieropositivo, ancorato in un sudario che sembra quasi un monito a così tanta vanagloria.
Una realtà esibita in maniera rumorosa ed anche invadente, al quale si oppone il pudore di un uomo e di una donna costretti a fare i conti con un amore vissuto all’ombra dei rispettivi matrimoni e che il film trasforma in una assolo capace di spezzare la patinata monotonia del motivo dominante.
Un romanticismo d’altri tempi che Figgis con la consueta eleganza isola dal resto del contesto attraverso una distorsione temporale fatta di immagini rallentate, assenza di sonoro, ed uso continuo di ellissi. Tranche di un innamoramento rarefatto ed insieme potente modulato sulle facce di due interpreti al limite del vero: abituati a recitare assecondando la naturalità dei rispettivi carismi, Snipes e Kinsky riescono a sottrarsi all’evidente fisicità regalandoci momenti di emotività giocata sui non detti e sulla struggente suggestione dello sguardo. E se il primo, dopo un assenza forzata è ancora presente sullo schermo seppure con presenze diradate e di secondo fascia, così non si può dire per la Kinsky, che qui ci regala forse l’ultimo gioiello di una sensualità di cui ancora oggi siamo orfani.

giovedì, luglio 29, 2010

Bella

Bella
regia di Alejandro Gomez Monteverde


Recapitato a domicilio con diversi anni di ritardo e carico di riconoscimenti provenienti soprattutto dal pubblico festivaliero, "Bella" è un film che si aggiunge per stile e temi alla Nouvelle Vague messicana, ma lo fa in maniera meno urlata e più tradizionale: alla base della storia l'incontro tra Jose, star calcistica la cui carriera si è interrotta a seguito di un incidente automobilistico e Nina, ragazza alle prese con una maternità non voluta e desiderosa di continuare a sognare una vita migliore. Due ragazzi alle prese con il senso della vita ed uniti dal desiderio di dare una svolta all'empasse delle loro rispettive esistenze.

Rispetto ai suoi connazionali, Monteverde azzera i virtuosismi e procede raccontando in maniera lineare, e con una nitidezza di immagine che traduce al meglio la trasparente genuinità dei personaggi, una storia d'amore in cui la fisicità della passione è sostituita dalla bellezza dei sentimenti messi in gioco. Ed anche laddove l'eccesso di fotogenia (grazie ai suoi attori l'umanità che vi partecipa, indipendentemente dall'età sembra uscita da un concorso di bellezza) rischia in qualche modo di rovinare la verità dell'assunto, così come la bontà a tutto tondo dei caratteri quella dei due protagonisti, "Bella" riesce a mantenere una semplicità che non diventa mai banale, rasentando addirittura l'assoluto quando attraverso i diversi momenti della storia costruisce un modello di famiglia, con Jose, barba e capelli simil nazareno (il nome non vi dice niente?) pronto ad accogliere quella bambina frutto di un amore mai consumato e Nina, che accetta la maternità, avendo fiducia in un storia (la promessa d'aiuto da parte di Jose) che non è stata ancora scritta, ma sembra già molto simile a quella della Famiglia di Nazareth.

Girato a New York come fosse Città del Messico, tanta è la presenza di volti latino americani, il film si avvale della sofferta presenza di Eduardo Verasastegui, già cantante ed attore di telenovelas, e qui anche in veste di produttore con una compagnia, il cui nome Metanoia (dal greco "conversione") ricorda la riscoperta della fede da parte del suo fondatore.

recensione pubblicata su ONDACINEMA.it

lunedì, luglio 26, 2010

LA BELVA COL MITRA - ITALIA '70 - IL CINEMA A MANO ARMATA (17)

LA BELVA COL MITRA (1977)
Regia: Sergio Grieco


Cast: Helmut Berger - Marisa Mell - Richard Harrison - Ezio Marano - Claudio Gora - Marina Giordana - Nello Pazzafini.

Trama: Il feroce criminale Vanni Vitali fugge dalla prigione e si vendica di chi lo ha tradito.
Il film: Nanni Vitali (Helmut Berger) criminale condannato all'ergastolo, fugge di prigione insieme ad alcuni complici.
Il suo primo pensiero è quello di uccidere Barbareschi (Ezio Marano) da lui ritenuto responsabile del suo arresto.
Vitali e la sua banda sequestrano Barbareschi e la sua fidanzata Giuliana (Marisa Mell) che vengono portati in una cava di tufo fuori città.
Una volta arrivati a destinazione i criminali si scatenano: Nanni Vitali violenta Giuliana mentre i suoi complici massacrano con calci e pugni Barbareschi, che ormai inerme viene gettato in una fossa e ricoperto di calce viva.
Giuliana viene portata in una pensione e ricattata da Vitali che vuole organizzare una rapina nell'azienda dove il padre della donna lavora come guardia giurata.
Giuliana sempre più impaurita si rivolge al commissario Santini, al quale espone il piano della "belva" Vitali.
Santini è un commissario molto noto, perchè figlio del procuratore capo Ruggero Santini (Claudio Gora) che qualche anno prima aveva condannato all'ergastolo proprio Nanni Vitali.
Il piano orchestrato dal commissario per incastrare la "belva" si rivela un mezzo fallimento: la rapina sarà un massacro, Vitali fuggirà e la polizia riuscirà ad arrestare solo i suoi complici. A questo punto lo psicopatico Vitali esce completamente fuori di testa e rapisce sia il padre che la sorella del commissario, minacciando di ammazzarli, se la sue richieste non verranno esaudite.

Commento: LA BELVA COL MITRA è il classico tardo poliziottesco che molto ricorda l'ultimo periodo dello spaghetti-western. In poche parole si cerca di conquistare lo spettatore esagerando con la violenza proprio come nello spaghetti-western di serie Z, dove registi e produttori pensavano che un elevato numero di morti ammazzati potessero bastare per eccitare lo spettatore e portare a casa buoni incassi.
LA BELVA COL MITRA parte benino, nei primi venti minuti assistiamo ad una serie di interminabili violenze che fanno ben sperare, ma con il passare del tempo la tensione cala, la sceneggiatura delude.
Il film è scritto male, la scenggiatura è inverosimile, incongruente, lacunosa, banale. Il commissario Santini è un incapace che sfiora la demenza mentale ed è interpretato da un attore (Richard Harrison) che è praticamente un sosia a buon mercato del più noto Maurizio Merli; il personaggio di Giuliana a un certo punto del film viene praticamente abbandonato e dimenticato; il personaggio di "bimbo" spunta dal nulla.
Si tratta di un film molto sopravvalutato, che deve la sua notorietà a Quentin Tarantino che cita LA BELVA COL MITRA nel suo Jackie Brown.
Ci sono comunque delle cose positive che vanno sottolineate, come ad esempio la buona interpretazione di Helmut Berger, che riesce a dare una certa credibilità al personaggio e la colonna sonora di Umberto Smaila che non è proprio da buttare.
Curiosità-Notizie: L'unico inseguimento del film è realizzato accellerando la pellicola.

Curiosità: Al contrario della stragrande maggioranza dei poliziotteschi LA BELVA COL MITRA non è ambientato in una grande città italiana, ma in una piccola cittadina, precisamente ad Ancona.
Al termine delle riprese del film, Helmut Berger, schiavo della cocaina, tentò il suicidio.

giovedì, luglio 22, 2010

Film in sala dal 23 luglio 2010

The Box
(The Box)
GENERE: Fantascienza, Thriller
ANNO: 2009
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Richard Kelly

Fish Tank
(Fish Tank)
GENERE: Drammatico
ANNO: 2009
NAZIONALITÀ: Gran Bretagna, Olanda
REGIA: Andrea Arnold

Il Solista
(The Soloist)
GENERE: Biografico, Drammatico, Musical
ANNO: 2009
NAZIONALITÀ: Gran Bretagna, USA
REGIA: Joe Wright

Matrimonio in famiglia
(Our Family Wedding)
GENERE: Commedia
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Rick Famuyiwa

The Book of Masters
(Kniga masterov)
GENERE: Family
ANNO: 2009
NAZIONALITÀ: Russia
REGIA: Vadim Sokolovsky

The Losers

(The Losers)
GENERE: Azione, Drammatico, Avventura
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ:
REGIA: Sylvain White

giovedì, luglio 15, 2010

Film in sala dal 16 luglio 2010

Predators
(Predators)
GENERE: Azione, Fantascienza
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Nimród Antal

Solomon Kane
(Solomon Kane)
GENERE: Azione, Fantasy, Avventura
ANNO: 2009
NAZIONALITÀ: Francia, Gran Bretagna, Repubblica Ceca
REGIA: Michael J. Bassett

Un microfono per due
(The Marc Pease Experience)
GENERE: Commedia
ANNO: 2009
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Todd Louiso

venerdì, luglio 09, 2010

premio dardos

Ringraziamo Alessandro di RDF per la nomination de i cinemaniaci al premio DARDOS.

Il premio DARDOS viene assegnato dai bloggers ai quei blog meritevoli per i contenuti di carattere culturale, etico e/o letterario.

è previsto un semplice regolamento. chi viene nominato negli elenchi è invitato a:

1) accettare e comunicare il regolamento, visualizzando il logo del premio;
2) linkare il blog che ti ha premiato;
3) premiare altri 15 blog meritevoli, avvisandoli del premio.

Di seguito ecco i nostri premiati (in ordine rigorosamente sparso):


RDF (recensioni di film) - http://recensionidifilm.blogspot.com/


TOMOBIKI MARCHELAND - http://tomobiki.blogspot.com/

CINEMADADENUNCIA - http://cinemadadenuncia.splinder.com/

A COLPO SICURO - http://cinepillole.blogspot.com/

CINEMANTE - http://cinemante.blogspot.com/

VISIONEINFINITA - http://visioneinfinita.blogspot.com/

ACQUITRINI CINEMATOGRAFICI - http://dylandave.wordpress.com/

IL CINEFILANTE - http://cinefilante.blogspot.com/

CINE DE MEDIANOCHE - http://cinemedianoche.blogspot.com/

CINEMA E VIAGGI - http://amosgitai.blogspot.com/


buon cinema a tutti!!!

giovedì, luglio 08, 2010

i cinemaniaci su facebook

vi aspettiamo tutti anche su facebook!

I CINEMANIACI



ECLIPSE

ECLIPSE
di J.SLADE


Appuntamento imprescindibile per la gioventù globalizzata ed oggetto di divisione sulle pagine dei giornali specializzati, le avventure di Bella e dei suoi due cavalieri continuano ad essere materia di discussione: sarà per la sindrome di un presenzialismo sempre più dilagante, oppure per la curiosità suscitata da un simile baccano, fatto sta che anche questa volta a guadagnarci è la macchina produttiva messa in piedi per portare sullo schermo i romanzi di Stephenie Meyer, altrimenti destinati ad una popolarità su scala ridotta e priva di quella mitizzazione di cui solo il cinema è capace.
E se è vero che il successo assicura la giustezza della formula, non bisogna stupirsi rispetto ad un film come Eclipse che fa di tutto per assomigliare al precedente, a cominciare dal regista, diverso e perciò uguale, se è vero il motto "cambiare tutto per non cambiare nulla", ad una sceneggiatura ciclostilata, in cui la tensione erotica tra le parti viene sublimata e soprattutto non consumata con una scansione temporale cronometrica ed attraverso la costruzioni di arazzi cavallereschi ricchi di proclami e frasi senza ritorno, e con scene di battaglia debitrici degli omologhi poemi medievali popolate di fanciulle da salvare e paladini senza paura, pronti a sacrificarsi per la bellezza di quel gesto.
Insomma situazioni e temi sempiterni riproposti senza differenze ad un popolazione giovanile desiderosa di crearsi nuovo spazi identificativi, di emanciparsi da tutti quei "cattivi maestri" che a torto o a ragione ne hanno limitato la libertà espressiva e di azione (nella scena finale Bella diventà l’incarnazione stessa di una diversità felicemente espressa).
Un mondo post moderno, dove l’idea di famiglia-allargata o meno non fa differenza, di amicizia-in particolare quella paventata ma non ancora formalizzata tra Vampiri e Licantropi, nemici secolari e qui coalizzati contro il nemico comune - e di amore - ancora una volta in odore di scandalo per un affettività più volte tentata di uscire dal recinto della assoluta monogamia - si mischiano con quella di Verginità, tornata ad essere, almeno sullo schermo, l’avamposto di fronte al quale anche gli slanci più coraggiosi ed incauti sono costretti ad arrestarsi ed a fare i conti.
Affidato alla regia di un tipo a proprio agio con le moderne forme del neo vampirismo, e come sempre caratterizzato dalla gestualità fisica ed espressiva dei suoi protagonisti, Eclipse è un Erma bifronte, working progress di un unico già scritto ma non ancora filmato, oggetto di merchandising noioso e ripetitivo per i suoi detrattori, affascinante e sempre nuovo per tutti coloro che sono o si ricordano di essere stati giovani.
Intanto è confermata la notizia di un episodio conclusivo diviso in due parti: la discussione è solo all’inizio.

Film in sala dal 9 luglio 2010

Toy Story 3 - La grande fuga
(Toy Story 3)
GENERE: Animazione
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Lee Unkrich

Che fine ha fatto Osama Bin Laden?
(Where in the World is Osama Bin Laden?)
GENERE: Documentario
ANNO: 2008
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Morgan Spurlock

Post Grad
(Post Grad)
GENERE: Commedia
ANNO: 2009
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Vicky Jenson

mercoledì, luglio 07, 2010

In acque profonde. Meditazione e creatività - David Lynch

In acque profonde. Meditazione e creatività
di Lynch David
(Mondadori)

Un libro di facile lettura per tutti, appassionati di cinema e non, perchè composto da tante brevi riflessioni sul cinema, sulla meditazione e sl potere dell'energia inconscia. Anche per chi non ama il regista americano più onirico del panorama hollywoodiano, troverà in questo libretto interessanti spunti di confronto e molti aneddoti curiosi sulle produzioni cinematografiche dello stesso Lynch.

Lynch, che pratica la meditazione da tanti anni, parla con chiarezza e coinvolgimento dei benefici ineguagliabili di questa pratica, necessari non solo per perseguire una calma interiore ed una chiarezza personale, quanto piuttosto per toccare le parti più profonde di sè, liberando l'energia più profonda e miseteriosa che serbiamo dentro di noi.
Ed è da questa energia che lo stesso Lynch attinge prezioso materiale per le sue sceneggiature e messe in scena.

Molti dei suoi film sono stati innanzitutto scritti in fase meditativa.
Lynch medita molte ore del giorno, per lui si tratta di una attività prodromica a quella registica, indispensabile non solo per il suo benessere quanto per la ottima riuscita della sua arte.

Lynch offro appunti sui film che ha fatto, sulla spiritualità, sulla meditazione trascendentale.

martedì, luglio 06, 2010

The Road

The Road
regia di John Hillcoat


Il libro di un romanziere che ha scelto di parlare solamente attraverso i suoi libri e le capacità di un regista che giunto al suo terzo film si lancia nell’impresa di tradurlo in immagini dopo una carriera spesa nella realizzazione di videoclip per gente come Nick Cave, Siouxsie and the Banshees, Depeche Mode. Questo per dire come a volte gli incontri cinematografici siano il frutto delle esperienze più disparate e di accostamenti non proprio prevedibili.

La storia di un uomo e del proprio figlio costretti a sopravvivere in un mondo retrocesso ad uno stato primordiale e la rappresentazione di un umanità costretta a fare i conti con le conseguenze della propria natura, sono gli aspetti centrali di un film che a dispetto del titolo, o forse nonostante questo, azzera ogni discorso a proposito dei poteri taumaturgici e di crescita personale connessi con il mito “on the road”, per rappresentare attraverso il movimento bisogni naturali come la ricerca di cibo, l’esigenza di non dare punti di riferimento ai propri simili, diventati per necessità mangiatori di uomini, ma soprattutto alimentare la speranza di un luogo dove il richiamo della vita sia più forte di quello della sua antagonista.

Un processo di scarnificazione che interessa gli uomini e le cose e che il regista porta avanti con un rigore pari alla semplicità di una messa in scena che privilegia i fatti alle astrazioni, e dove a far la differenza ....


... continua a leggere la recensione di THE ROAD su ONDACINEMA.IT

venerdì, luglio 02, 2010

AFFETTI E DISPETTI - LA NANA

AFFETTI E DISPETTI - LA NANA
Regia: Sebastian Silva


Santiago del Cile.
La perennemente imbronciata Raquel da più di vent'anni è a servizio dalla famiglia Valdés.
Una donna sola, quasi spaventata, psicologicamente annientata da una esistenza fatta solo di routine.
Quando la padrona di casa si accorge che Raquel non riesce a mantenere i ritmi lavorativi che una famiglia numerosa e una grande casa da tenere in ordine impongono, cercherà di affiancarli un'altra domestica.
Tutte le candidate saranno costrette a lasciare la casa, perché l'impaurita Raquel farà loro la "guerra" mettendole in fuga.
Raquel ha paura di perdere il "potere", un potere fatto di regole, orari, consuetudini.
Un potere che la domestica confonde con un senso di appartenza alla famiglia.
L'ultima aiutante ingaggiata dalla signora Valdés, si mostrerà refrattaria alle trappole e aprirà gli occhi a Raquel, la metterà nelle condizioni di confrontarsi con il suo disagio e le farà assaporare uno scampolo di vita autonomo.
La protagonista capirà finalmente che il suo sentirsi parte della famiglia Valdés l'ha portata a chiudersi in un mondo fatto di solitudine e diffidenza.
Il regista si tiene lontano da una prevedibile storia sulla differenza di classe e soprattutto non cade nella tentazione di dare una svolta pregna di follia alla storia sulla scia di quel capolavoro che è IL BUIO NELLA MENTE (1995) di Claude Chabrol.
Il film di Sebastian Silva è scritto in maniera invidiabile ed è supportato da buoni interpreti, inoltre ha un ottimismo di fondo che non da mai l'impressione di essere consolatorio o peggio ancora buonista.
Ulteriore prova della vitalità del cinema cileno, purtroppo quasi invisibile in Italia, dopo l'ottimo TONY MANERO (2008) di Pablo Larrain.
La bravissima protagonista Catalina Saavedra ha vinto il premio come miglior attrice protagonista al Torino Film Festival 2009.
Il titolo italiano AFFETTI E DISPETTI oltre che brutto è totalmente fuorviante.

giovedì, luglio 01, 2010

Film in sala dal 2 luglio 2010

Twilight Saga: Eclipse
(The Twilight Saga: Eclipse)
GENERE: Horror, Fantasy, Sentimentale
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: David Slade (II)

Butterfly Zone - Il senso della farfalla
GENERE: Commedia, Fantapolitico, Thriller
ANNO: 2009
NAZIONALITÀ: Italia
REGIA: Luciano Capponi

Fratellanza - Brotherhood
(Broderskab)
GENERE: Drammatico
ANNO: 2009
NAZIONALITÀ: Danimarca
REGIA: Nicolo Donato

mercoledì, giugno 30, 2010

La verità è che non gli piaci abbastanza

La verità è che non gli piaci abbastanza

Filo conduttore e malattia sotterranea delle più variegate espressioni artistiche novecentesche, la frammentazione dell’io caratterizza molta produzione cinematografica del nuovo millennio; e se il cinema in generale continua a lavorare dall’interno elaborando stili ed estetiche, di cui la discontinuità narrativa, le riprese frammentate, il cambiamento sistematico delle prospettive e dei punti di vista, lo spostamento del senso a favore di una logica che si fa gioco delle differenze spaziali e temporali, sono solo alcuni degli espedienti usati per riprodurre ed indagare lo spaesamento collettivo di fronte ad una realtà che ha moltiplicato in maniera esponenziale le caratteristiche di mutevolezza e di mistero, così non si può dire di quello mainstream che limitandosi ad applicare queste idee in maniera cinica ed acritica finisce per utilizzare in superficie i risultati di tanta applicazione.
E’ quello che avviene per esempio, in “La verità è che non gli piaci abbastanza”, ennesimo film per ragazze, in cui un manipolo di donne legate da motivi affettivi o di lavoro, si ritrova nella condizione di dover mettere in discussione la qualità dei rispettivi legami sentimentali.
Qui infatti la complessità di uno stato d’animo di per sé inafferrabile e la traduzione che in termini filmici ne dovrebbe derivare si mantiene lontano da qualsiasi elaborazione, trasformandosi in un moltiplicatore di personaggi standard (la bellona, la bruttina, la single e la sposata) che nella loro varietà dovrebbero corrispondere alla casistica messa in atto dalla struttura a tesi in cui il film è organizzato.
Invece che lavorare dall’interno, cercando di stabilire un punto di contatto tra l’idea di partenza e la sua formulazione, non solo a parole ma anche nei fatti, il film si perde in una serie di storie allo specchio, in cui il punto di partenza di una (la richiesta di matrimonio non accettata, un incontro con una bella sconosciuta, l’impossibilità di dare seguito al primo appuntamento) finirà per diventare il punto di arrivo dell’altra e viceversa.
Dopo un prologo iniziale, in cui il film si diverte a mischiare le carte con un inchiesta semiseria sulle origini dell’insoddisfazione amorosa, espediente molto usato dalla commedia americana degli anni 50/60, la vicenda si incammina senza guizzi verso un clima televisivo che, rivolgendosi quasi esclusivamente al pubblico femminile, punta tutto sul sentimento di condivisione per le pene d’amore sopportate dalle sfortunate ragazze e sull’inadeguatezza emotiva della compagine maschile.
Tra “Friends” e “Sex and the City”, una dichiarazione d’intenti testimoniata da un casting tutto sbilanciato a favore delle attrici, sia in termini di presenza scenica che in quello di carisma, la cui unica preoccupazione è quella di ripetere all’infinito il gioco delle parti (maschi contro femmine).
In mancanza di dialoghi accettabili e con una regia senza ritmo, la nevrosi rimane tutta nel viso emaciato di Jennifer Connelly, in quello perennemente imbronciato dell’altra Jennifer e nella solita Scarlett Johansson, che almeno se la gode e valorizza la sua fotogenia con l’immancabile accoppiamento.

giovedì, giugno 24, 2010

Film in sala dal 25 giugno 2010

A proposito di Steve
(All about Steve)
GENERE: Commedia
ANNO: 2009
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Phil Traill

Alice
GENERE: Commedia, Sentimentale
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: Italia
REGIA: Oreste Crisostomi

City Island
(City Island)
GENERE: Commedia
ANNO: 2009
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Raymond De Felitta

Panique au village
(Panique au village)
GENERE: Animazione, Commedia
ANNO: 2009
NAZIONALITÀ: Belgio, Francia, Lussemburgo
REGIA: Vincent Patar, Stéphane Aubier

Poliziotti Fuori

(Cop Out)
GENERE: Commedia
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Kevin Smith

Ragazzi miei

(The Boys Are Back)
GENERE: Commedia, Drammatico
ANNO: 2009 DATA: 25/06/2010
NAZIONALITÀ: Australia, Gran Bretagna
REGIA: Scott Hicks

The Maid

(La nana)
GENERE: Drammatico
ANNO: 2009 DATA: 25/06/2010
NAZIONALITÀ: Messico, Cile
REGIA: Sebastián Silva

domenica, giugno 20, 2010

COPIA CONFORME

COPIA CONFORME
di Abbas Kiarostami


Fraintendimenti: quello della giuria cannense, in cerca di una legittimazione che avvalori le scelte di un Palmares come al solito opinabile, e quello degli astanti, in cerca di un evento capace di giustificane l’eccezionalita’ della presenza. Patacche di una divisa sempre uguale, ma comunque capace di farsi spazio tra le righe affollate dei giornali ed i rimorsi di coscienza del lettore.
Solo il pianto di Juliette Binoche in favore del regista detenuto possono spiegare l’interesse verso un film altrimenti destinato al clamore dei salotti virtuali ed all’anonimato delle sale. In un epoca in cui il dolore e’ diventato un valore commerciale si potra’ discutere sul valore di quelle lacrime e sulla loro autenticita’ ma rimane il fatto che “Copia Conforme”, grazie al gesto della sua attrice e’ diventato il manifesto di una battaglia che non gli appartiene a cominciare dal suo regista, beniamino della critica progressista, ma in patria criticato dai colleghi per eccesso di rispetto nei confronti del regime. Un film in cui la cognizione di causa, previa mancata visione dello stesso (ne parla sopratutto chi non l’ha visto), viene sostituita da una serie di pro e contro senza sfumature, e con una visione del mondo a dir poco maniachea.Rimane il fatto che la disquisizione sulle infinite relazioni tra “Copia” ed “Originale”, oppure tra realta’ e finzione, da sempre uno degli argomenti che stanno alla base del cinema del regista iraniano, cosi’ come teorizzata attraverso le parole di presentazione del libro che da il titolo al film e che apre in maniera surreale, per il modo con cui il regista raggela sulle facce dei protagonisti i motivi di quel discorso, una specie di imprimatur che purtroppo non abbandonera’ mai il resto della storia, costringendo gli attori all’interno di una spazio piu’ terorico che reale, rimane un ipotesi non verificata perche’ incapace di tradursi in una storia. L’irrequieta gallerista e lo scanzonato uomo d’arte, con la loro incosistenza sembrano fatti apposta per soddisfare il compiacimento di chi non si deve preoccupare delle vita, ma da soli, e pur con tutta la buona volonta’ nei confronti di un non attore (una costante di Kiarostami), e di un attrice in overdose di nevrosi, non riescono a giustificare la progressione di una vicenda rimasta nella testa di chi l’ha immaginata. Tra i fondali di una Toscana da catalogo, i due personaggi danno vita ad un gioco di specchi e di tira e molla, con cambiamenti di personalita’ed inversioni di tendenza (sono una coppia oppure fanno finta di esserlo?) giustificabili solamente in un film di David Lynch, ed a cui solo la mente dello spettatore piu incline all’astrazione sapra’ dare una parvenza di logica, ma che in sostanza sono destinati a rimanere confusi ed irrisolti. La bellezza degli ambienti e quella degli attori ,cosi’ come l’idea di una forma d’arte che per essere tale deve essere necessariamente criptica, sono le uniche certezze di un opera altrimenti incomprensibile. Per questo film Juliette Binoche e' stata premiata quale migliore attrice del concorso all'ultimo edizione del Festival di Cannes.

sabato, giugno 19, 2010

FROM PARIS WITH LOVE

FROM PARIS WITH LOVE
di Pierre Morel



Gonfio: come l’espressione di John Travolta, costretto ad inventarsi una faccia senza capelli per rendere credibile il suo gergo da bullo ed i modi da cane sciolto: per interpretare Charlie Wax, una specie di arma letale al soldo del governo americano, non ha avuto bisogno di mettersi a dieta perché secondo i piani del suo produttore, Luc Besson, Mogul onnipresente del cinema francese, la sagoma debordante dell’attore doveva enfatizzare la simpatia di un personaggio che fa di tutto per accaparrarsi il favore del pubblico.
Accanto a lui, manco a farlo apposta Jonathan Rhys Meyer, viso affilato e corpo privo di spessore; nei panni di un assistente diplomatico costretto a lavorare con lo scorbutico omaccione doveva essere il protagonista principale, ed invece il copione e la prestanza, lo coriducono ad un Sancho Panza anoressico, inevitabilemente subissato dal Don Chisciotte americano, abituato più di lui a cimentarsi nel sottovuoto cinematografico del cinema d’azione.
Per questa gita fuori porta i due attori si avvalgono di un regista fatto su misura per il Tycoon francese che vuol far l’Americano, ed è disposto a clonare film per quel mercato, sfruttando un marchio di fabbrica ormai surclassato dal ciclone digitale, e per questo bisognoso di peculiarità che invece non sembrano più alla portata della premiata ditta: esaurita da tempo la vena iconografica, Besson si limita a riproporre lo stesso spettacolo, lesinando sulle psicologie e schiacciando il piede sull’accelleratore di una meraviglia che non incanta: seguendo le fila di un complotto terroristico in cui nostri la fanno da padrone, sopravvivendo ad un esercito di cattivi, Morel infarcisce la storia di situazioni inverosimili e scene da ultimo minuto, dove la battuta smargiassa dell’attore americano, e la reazione schizignosa di quello inglese, vorrrebbero essere il contraltare intelligente e spiritoso agli spot finto bellici, ed invece finiscono per aumentare la mancanza di identità di un prodotto tenuto insieme solamente dal ricordo di una professionalità guadagnata sul campo, ed ora divenuta il simulacro di un declino ben pagato.
All’esordio in una grande produzione Kasia Smutniak si rivela all’altezza della situazione: in un film del genere tale affermazione potrebbe rivelarsi controproducente per le aspirazioni internazionali dell’attrice.

giovedì, giugno 17, 2010

Film in sala dal 18 giugno 2010

5 appuntamenti per farla innamorare
(I Hate Valentine's Day)
GENERE: Commedia, Romantico
ANNO: 2009
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Nia Vardalos

About Elly
(Darbareye Elly)
GENERE: Commedia, Drammatico, Noir
ANNO: 2009
NAZIONALITÀ: Iran
REGIA: Asghar Farhadi

A-Team

(The A-Team)
GENERE: Azione, Commedia, Avventura
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Joe Carnahan

In carne e ossa
(In carne e ossa)
GENERE: Drammatico
ANNO: 2008
NAZIONALITÀ: Italia
REGIA: Christian Angeli

Lei è troppo per me
(She's Out of My League)
GENERE: Commedia
ANNO: 2010 DATA: 18/06/2010
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Jim Field Smith

L'imbroglio nel lenzuolo

GENERE: Commedia
ANNO: 2008
NAZIONALITÀ: Spagna, Italia
REGIA: Alfonso Arau

Una notte blu cobalto
GENERE: Commedia
ANNO: 2008
NAZIONALITÀ: Italia
REGIA: Daniele Gangemi

domenica, giugno 13, 2010

ITALIA A MANO ARMATA - Italia '70 - il cinema a mano armata (16)

ITALIA A MANO ARMATA (1976)

Regia: Franco Martinelli (Marino Girolami)
Cast: Maurizio Merli - John Saxon - Raymond Pellegrin - Toni Ucci - Mirella D'angelo


Trama: Il commissario Betti sfida il perfido Albertelli.

IL FILM:
Il commissario Betti (Merli) è sempre impegnato a ripulire la città con i suoi metodi sbrigativi. Questa volta è sulle tracce del criminale Albertelli (Saxon) e per questo si sposta in diverse città del nord (Torino, Milano, Genova).
Albertelli è un criminale senza scrupoli, prima ordina il sequestro di alcuni bambini e poi riesce ad incastrare Betti che viene sbattuto in prigione come un delinquente qualsiasi.
Ovviamente, la vita in prigione non è facile per il commissario che è costretto a subire le minacce dei delinquenti che lo odiano e rischia di morire quando viene aggredito da un killer ingaggiato da Albertelli.
Ma una volta fuori di galera il supercommissario si scatena, è una belva feroce, per Albertelli e i suoi complici non ci sarà scampo.
Il finale del film (molto coraggioso) ci riserva un incredibile colpo di scena, il commissario Betti viene ucciso da una sventagliata di mitra sparatagli alle spalle da un'auto in corsa.

COMMENTO: Parola d'ordine: 100% azione. In ITALIA A MANO ARMATA non vi è nessun accenno ad argomenti politici o riferimenti al sociale come spesso accade in questo tipo di pellicole.
Gli sforzi di regista e produttore sono concentrati sulle scene d'azione, infatti gli inseguimenti e gli scontri d'auto sono la parte meglio riuscita del film.
La sceneggiatura lascia a desiderare, presentando evidenti lacune ed incongruenze.
Esempio di cinema popolare al quale va riconosciutà una certa dignità.

CURIOSITA'- NOTIZIE: Il regista Franco Martinelli è in realtà Marino Girolami padre di Enzo G. Castellari.
Da sottolineare la presenza nel film (nel ruolo dello stupratore e sequestratore di bambini Mancuso) di Sergio Fiorentini, noto al grande pubblico per aver interpretato l'anziano e rassicurante brigadiere Cacciapuoti nella serie tv Il Maresciallo Rocca.
Nella scena in cui la bmw dei malviventi prende fuoco, si vede chiaramente che alla guida non ci sono gli attori ma due stuntman che indossano caschi protettivi e tute ignifughe di colore nero.
Il regista ha dichiarato che la morte del commissario Betti fu decisa da lui come ripicca nei confronti del produttore che aveva permesso ad Umberto Lenzi di utilizzare il personaggio da lui inventato per Napoli Violenta.

giovedì, giugno 10, 2010

IL SEGRETO DEI SUOI OCCHI

IL SEGRETO DEI SUOI OCCHI
di Juan José Campanella


Identificazione di un amore. Dalle ceneri di un passato che non è ancora tale all’inquietudine di un presente bisognoso di risposte. Gli sguardi degli amanti si rincorrono tra la burocrazia dei tribunali e il corpo deturpato di una giovane donna, sullo sfondo di un paese a corto di memoria e flagellato dalla pestilenza del regime.

Una corsa contro il tempo e nel tempo per fare giustizia di un delitto insoluto diventa la possibilità di riprendere le fila di un discorso amoroso interrotto da un treno in partenza, e finito nelle lacrime di una corsa a perdifiato. Ostacoli materiali e della mente che catapultano le persone all’interno di un calderone popolato da accoliti spietati e aguzzini senza scrupoli, e dove anche le leggi del cuore devono sottostare a quelle messe in piedi da un Sistema che non conosce verità.

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Film in sala dal 11 giugno

Bright Star
(Bright Star)
GENERE: Drammatico
ANNO: 2009
NAZIONALITÀ: Australia, Francia, Gran Bretagna
REGIA: Jane Campion

Il padre dei miei figli
(Le Père de mes enfants)
GENERE: Biografico, Drammatico
ANNO: 2009
NAZIONALITÀ: Francia
REGIA: Mia Hansen-Løve

L'acchiappadenti
(Tooth Fairy)
GENERE: Commedia, Fantasy
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: Canada, USA
REGIA: Michael Lembeck

The Hole - 3D
(The Hole)
GENERE: Horror, Thriller
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Joe Dante

venerdì, giugno 04, 2010

DEAR JOHN

DEAR JOHN
di Lasse Hallstrom


Ci ha provato in tanti modi ma ancora non si arrende: più che il nuovo tentativo, stupisce la caparbietà di un industria che non smette di scommettere sulle sua affabulazione e confeziona l’ennesimo prodotto derivato dall’attentato terroristico più famoso del pianeta: questa volta però, pur restando dalla parte di un cinema debitore del rimorso di coscienza, il meccanismo catartico si innesta sulla capacità di sublimare la storia attraverso la costruzione di una realtà, in cui il desiderio amoroso diventa il catalizzatore di un umanità che sostituisce la vita con il suo surrogato.
Sospendendo il giudizio e con gli Analisti impegnati a decriptare scenari da Battaglia Navale, l’11/9 e le sue conseguenze diventano il pretesto per rianimare una storia altrimenti bloccata dalla sua peculiarità, ovvero quella di vivere interamente sullo scambio epistolare tra due amanti impegnati a raccontarsi le rispettive lontananze con parole che vanno oltre il necessario, sostituendosi all’immagine nella sua funzione evocativa, e che debordano a causa di un vocabolario pesantemente monocorde.
L’evento epocale percepito come punto di non ritorno assume cosi’ la funzione di spartiacque tra cinema e letteratura, cesura di un prodotto altrimenti destinato a restare sulla carta ed invece, almeno formalmente ritornato ad essere se stesso, quando i protagonisti, costretti ad adattare la malattia amorosa allo scenario da Day After, lasciano il calamaio ed incominciano ad agire.
Separati dalle differenze sociali prima ancora che dalle circostanze, John ragazzo della working class arruolato nell’esercito, e Savannah, studentessa wasp dalla carriera assicurata, affronteranno un purgatorio di promesse reciproche e delusioni cocenti, di tramonti mozzafiato e lutti dolorosi ma riusciranno a sopravvivere grazie alla forza di un sentimento pianificato a tavolino.
E se il film si costruisce un emotività figlia del desiderio e del non detto, sul piano pratico la destabilizza con scelte fin troppo esplicite: dal paesaggio bucolico ai colori artificiali, per non parlare degli ambienti, realizzanti su orizzonti da catalogo pubblicitario, tutto sembra predisposto per saturare quelle mancanze.
I due attori poi ci mettono del loro, attingendo nel pozzo dei propri stereotipi, Channing Tatum controfigura di Marky Mark e con i muscoli facciali evidentemente risparmiati a qualsiasi tipo di ginnastica, Amanda Seyfried, occhi, capelli, e poco altro.
“Dear John” è tratto dall’omonimo romanzo di Nicholas Sparks e diretto da uno che ha naturalizzato l’ambizione artistica sugli orizzonti di un cinema/prodotto.

giovedì, giugno 03, 2010

LA NOSTRA VITA

LA NOSTRA VITA
Regia: Daniele Luchetti


Claudio (E. Germano) è un micro imprenditore edile, trentenne, padre di due figli, sposato con Elena (I. Ragonese) che è in attesa del terzo.
La morte di Elena durante il parto sconvolge la vita di Claudio che dovrà affrontare mille difficoltà in ambito lavorativo e contemporaneamente accudire i tre figli.
LA NOSTRA VITA esplora il mondo delle nuove periferie e i suoi abitanti, indaga sul mondo dell'edilizia, entra nel sottobosco dei subappalti fatti di lavoro nero e manovalanza rumena, e infine riflette sul ruolo della famiglia.
Daniele Luchetti, con distacco e imparzialità ci racconta di pseudo imprenditori, palazzinari, spacciatori, puttane e zingari incorniciandoli nel desolante quadro dell'Italia odierna dove piccoli e grandi escursioni oltre il confine della legalità sono moralmente ammessi o addirittura necessari per continuare a campare in un Paese attanagliato dalla crisi economica.
Il regista di MIO FRATELLO E FIGLIO UNICO (2007) descrive con precisione il trentenne Claudio, un uomo che lavora duramente ogni santo giorno, che fatica a mandare avanti la numerosa famiglia, che vive in periferia in un anonimo palazzone.
Un uomo, Claudio, che qualche decennio fa si sarebbe autodefinito un proletario sfruttato e che oggi invece organizza le vacanze in costa Smeralda e a chi gli fa notare che "in Italia vi piace far pensare agli altri che avete soldi" risponde candidamente che " fa vede' è tutto" .
In poche parole, tramite il personaggio di Claudio, il regista ci racconta la metamorfosi di quella classe operaia che una volta sognava di "andare in paradiso" e che oggi invece si sente borghese e vuole partecipare da protagonista al grande rito del consumo, cerca il proprio paradiso privato identificandolo con centri commerciali, costose console per videogiochi, vacanze in costa Smeralda, e che, appunto, per "fà vedè" rischia di ridursi sul lastrico.
Una sequenza da sottolineare assolutamente: quella con la descrizione dei "cottimisti di Frosinone", operai qualificati dall'aria minacciosa, che rimasti senza lavoro, si sono organizzati in squadre che garantiscono continuità lavorativa 24 ore al giorno sette giorni su sette, dormono in cantiere, chiedendo in cambio il pagamento in nero. Anche in questo caso Luchetti è bravo nel disegnare con le immagini la psicologia di questa gente che, umiliata professionalmente, costretta a lavorare continuamente, ad abbandonare per settimane la famiglia e con un futuro incerto, investe il frutto del suo lavoro in lussuose automobili.
LA NOSTRA VITA, non è però esente da inciampi; il distacco e l'imparzialità palesati nel descrivere il mondo dell'edilizia, lasciano il posto ad un pietismo eccessivamente sfrontato nella descizione del lutto, volto ad assicurarsi le simpatie del pubblico, in qualche occasione si dilunga a scapito della solidità narrativa e sopratutto il finale consolatorio è forzato.
Buona prova di Elio Germano (palma d'oro a Cannes 2010 come miglior attore protagonista) contorniato da ottimi comprimari, tra i quali va sottolineata la prova di Raoul Bova che diretto da un regista dalla mano solida come Luchetti evidenzia capacità sino ad ora nascoste.

Film in sala dal 4 giugno

Saw VI
(Saw VI)
GENERE: Horror, Thriller
ANNO: 2009 DATA: 01/06/2010
NAZIONALITÀ: Australia, Canada, USA
REGIA: Kevin Greutert

18 anni dopo
GENERE: Commedia, Drammatico
ANNO: 2009
NAZIONALITÀ: Italia
REGIA: Edoardo Leo

About Elly
(Darbareye Elly)
GENERE: Commedia, Drammatico
ANNO: 2009
NAZIONALITÀ: Iran
REGIA: Asghar Farhadi

Backward
GENERE: Drammatico, Sportivo
ANNO: 2009
NAZIONALITÀ: Italia
REGIA: Max Leonida Bastoni

Gentlemen Broncos
(Gentlemen Broncos)
GENERE: Commedia
ANNO: 2009
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Jared Hess

Il Compleanno
GENERE: Commedia, Drammatico
ANNO: 2009
NAZIONALITÀ: Italia
REGIA: Marco Filiberti

Il segreto dei suoi occhi
(El secreto de sus ojos)
GENERE: Drammatico, Thriller, Romantico, Mystery
ANNO: 2009
NAZIONALITÀ: Spagna, Argentina
REGIA: Juan José Campanella

Tata Matilda e il Grande Botto
(Nanny McPhee and the Big Bang)
GENERE: Commedia, Fantasy, Family
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: Francia, Gran Bretagna, USA
REGIA: Susanna White

mercoledì, giugno 02, 2010

Il cinico, l'infame, il violento (Lenzi, 1977)

Titoli di testa de "Il cinico, l'infame, il violento" di Umberto Lenzi, anno 1977.

domenica, maggio 30, 2010

CELLA 211

CELLA 211
(Spa 2009)
Regia: Daniel Monzon


Il secondino Juan (A. Ammann) si reca nella prigione dove presterà servizio un giorno prima del previsto per conoscere i colleghi e prendere confidenza con l'ambiente.
Durante la visita alla prigione si ritrova svenuto nel bel mezzo di una rivolta di detenuti capeggiati dal temibile Malamadre (L. Tosar).
Nel tentativo di salvare la pelle si finge detenuto.
CELLA 211 parte da una buona idea, quella dell'infiltrato involontario, e continua indagando sul cambio di prospettiva del protagonista, da carceriere a carcerato.
La pellicola prosegue spedita, senza inciampi, nonostante Daniel Monzon metta troppa carne al fuoco: il ruolo della tv; la brutalità dei secondini, il micromondo della prigione, la prostituzione del governo pronto a vendere la pelle dei suoi servitori e comprare la collaborazione assassina di criminali senza scrupoli.
Mdp che insiste sul sangue e sulla carne, violenza esplicita, linguaggio volgare, azione e una spruzzata di melodramma, sono gli ingredienti che fanno di CELLA 211 un film 100% cinema di genere, che con il prison-movie in particolare, sta vivendo una nuova primavera.

giovedì, maggio 27, 2010

Roma a mano armata

THE WOLFMAN

The WOLFMAN
Di Joe Johston



Le origini della paura ed un classico del cinema di genere sono una buona commistione per rispettare le aspettative di appassionati vecchi e nuovi.
La metamorfosi antropomorfiche e, più in generale, la visione del male come disvelamento di recessi ancestrali connaturati all'umana natura, sono da sempre il sostrato di qualunque esperienza connessa con il tentativo di spiegare il nichilismo della storia, e dei suoi protagonisti.
Domande insolute e spesso mistificate da una propaganda interessata al mantenimento di uno status quo ignorante e depressivo, riproposte in un contenitore volto ad allargare le file degli aficionados, adattando gli scenari della leggenda popolare con le relative variazioni cinematografiche (i proiettili d'argento e la maledizione trasmettibile con il morso), ed inserendo il tutto in una visuale giovanilistica fatta di sfondi sintetici ed immagini artificiali.
Il compromesso tra autorialità ed intrattenimento si traduce in un ibrido senza sostanza, con un attore abituato alla realtà e qui scaraventato in un mondo di superstizione e violenza spettacolarizzata; a fargli compagnia il prestigio di un collega ormai abituato ad annacquare la sua classe con lavori intestinali, buoni solo a perpetrare la fama di un disinteresse professionale ormai cronico, ed un attrice in cerca della propria identità. Il film appare così diviso dal tentativo di una qualche introspezione e da accenni alla tragedia Shakesperiana, con la componente edipica, sintetizzata nell'incontro scontro tra i due giganti, appesantiti da dialoghi scontati e dagli sguardi eternamente corrucciati dei personaggi, e nel contempo dalla voglia di tenere alto il ritmo di una vicenda altrimenti destinata a ben poche sorprese.
Indecisione visibile nel montaggio discontinuo della seconda parte, in cui il film sembra non riuscire ad andare avanti, quasi stesse decidendo il da farsi in corso d’opera, oppure nell'insistenza con cui il regista cerca di dare spessore alle sue illustrazioni con una serie di immagini sghembe ad enfatizzare il clima di isteria collettiva e nella ricerca di primi piani truculenti.
Con i fuochi da caccia alle streghe sempre accesi ed il paesaggio immerso in un buio che vorrebbe essere espressionista ed invece funziona solo come deterrente ad una forma cinematografica priva di profondità, The Wolfman soffre soprattutto della mancanza di empatia nei confronti del suo Villain, perché se è vero che la figura dell'uomo lupo è destinata alla sconfitta, sarebbe almeno auspicabile l'immedesimazione con lo sfortunato protagonista, un minimo di trasporto per le avversità di un destino che invece rimane sullo schermo, confinato in un immaginario che non si riesce a fare proprio.

Film in sala dal 28 maggio

14 Km
(14 Kilòmetros)
GENERE: Drammatico
ANNO: 2007
NAZIONALITÀ: Spagna
REGIA: Gerardo Olivares

Humpday
(Humpday)
GENERE: Commedia
ANNO: 2009
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Lynn Shelton

La papessa
(Pope Joan)
GENERE: Drammatico, Storico
ANNO: 2009
NAZIONALITÀ: Germania, Spagna, Gran Bretagna, Italia
REGIA: Sönke Wortmann

La regina dei castelli di carta
(Luftslottet som sprängdes)
GENERE: Poliziesco, Thriller
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: Svezia
REGIA: Daniel Alfredson

Le quattro volte
GENERE: Documentario
ANNO: 2009
NAZIONALITÀ: Svizzera, Germania, Italia
REGIA: Michelangelo Frammartino

Sex and the City 2
(Sex and the City 2)
GENERE: Commedia
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Michael Patrick King

Sono viva
GENERE: Drammatico
ANNO: 2008
NAZIONALITÀ: Italia
REGIA: Dino Gentili, Filippo Gentili

The Last Station
(The Last Station)
GENERE:
ANNO: 2009
NAZIONALITÀ: Germania, Russia
REGIA: Michael Hoffman

The Road
(The Road)
GENERE: Drammatico, Fantascienza, Thriller
ANNO: 2009
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: John Hillcoat

U2 3D
(U2 3D)
GENERE: Documentario, Musical
ANNO: 2007
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Mark Pellington, Catherine Owens

Una canzone per te
GENERE: Commedia
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: Italia
REGIA: Herbert Simone Paragnani

lunedì, maggio 24, 2010

GET LOW

GET LOW
regia di Aaron Schneider


Felix ha una colpa da espiare ed un passato da nascondere. Vive come un eremita in una casa che i bambini si divertono a violare come fosse la dimora di un fantasma. I cittadini del villaggio lo considerano una persona pericolosa e continuano ad evitarlo fino a quando, per un motivo che verra’ rivelato nel corso della storia decide, ancora in vita di celebrare il proprio funerale e, con un espediente irrinunciabile, di invitare tutti coloro che hanno qualcosa da raccontare su suo conto.
Ad organizzare l’evento un impresario funebre interessato ai soldi ed il suo assistente, un giovane idealista che diventa ben presto il confidente del misterioso protagonista.
Ispirato ad un fatto accaduto almeno in parte - il funerale anticipato ci fu ed ebbe una grande partecipazione - Get Low è la resa dei conti di un uomo costretto a venire a patti con la propria coscienza: carattere scontroso, di poche parole il personaggio interpretato da un grande Robert Duvall assomiglia nei modi e nello stile al mitico capitano Achab; anche lui ha una balena bianca da catturare, un ossessione che gli ha divorato la vita, ma a differenza della figura romanzesca, utilizza l’ultimo slancio per scrollarsi di dosso la scimmia nel tentativo di riconciliarsi con se stesso e con la donna che un tempo aveva amato e dalla quale si era prematuramente separato.
Get Low Girato in maniera classica da un regista che sembra un veterano ed invece è alla sua opera prima Get low riesce a mantenersi in equilibrio tra leggenda e romanzo, e con un recupero delle tradizioni (la colonna sonora è un connubio di benjio e mandolini) che si mantengono in continua sinergia con elementi universali come il senso della perdità, il desiderio di riparare agli errori commessi ma anche l’amore, l’amicizia, il perdono.
Insomma un film complesso che Schneider riesce a rendere fluido ed interessante trasformando la storia di Felix in una specie di noir, non solo per i motivi che muovono il protagonista, ma anche per alcune complicazioni legate alla montagna di soldi generati dall’evento.
I colpi di scena non mancano ed anche i momenti di ilarità, assicurati dall’incomparabile presenza di Bill Murray, becchino dal cuore d’oro, e come Felix alle prese con una perdita di cui non riesce a rassegnarsi, lungi dall’essere fuori posto, alleggeriscono uno spartito che altrimenti rimarrebbe soffocato dall’eccesso di carisma del suo protagonista.
In concorso al Torino film festival il film è stato premiato per la migliore interpretazione andata appunto a Bill Murray e Robert Duvall, incredibilmente ignorati dalle scelte dell’Academy Awards.

giovedì, maggio 20, 2010

Film in sala dal 21 maggio

Copia conforme
(Copie conforme)
GENERE: Drammatico
ANNO: 2009
NAZIONALITÀ: Francia, Italia, Iran
REGIA: Abbas Kiarostami

Prince of Persia: Le sabbie del tempo
(Prince of Persia: The Sands of Time)
GENERE: Fantasy, Avventura
ANNO: 2009
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Mike Newell

Caótica Ana
(Caótica Ana)
GENERE: Drammatico
ANNO: 2007
NAZIONALITÀ: Spagna
REGIA: Julio Medem

La bella società
GENERE: Drammatico
ANNO: 2009
NAZIONALITÀ: Italia
REGIA: Gian Paolo Cugno

La nostra vita
GENERE: Commedia
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: Italia
REGIA: Daniele Luchetti

The Final Destination 3D
(The Final Destination 3D)
GENERE: Horror, Thriller
ANNO: 2009
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: David R. Ellis

martedì, maggio 18, 2010

Shadow

SHADOW
(Ita 2009)
Regia: Federico Zampaglione


David (J. Muxworthy), un ex soldato americano con la passione per la bicicletta, dopo aver combattuto in Iraq, si trasferisce in Europa per trascorrere un periodo di relax che lo aiuti a dimenticare gli orrori della guerra.
Una volta giunto a destinazione, in una zona di montagna, si scontra con due violenti cacciatori, Fred (O. Blitch - una delle voci di Virgin Radio) e Buck (C. Coppola).
Lo scontro verbale presto si trasforma in una vera e propria caccia all'uomo.
Sarà l'inizio dell'incubo.
Tanto di cappello a Federico Zampaglione che a tre anni di distanza dal suo buon esordio (Nero Bifamiliare) decide coraggiosamente di cimentarsi con il cinema di genere e sceglie una materia difficilissima: l'horror.
Materia difficilissima per due motivi: perché nel genere horror è stato praticamente detto tutto e perché quello italiano in particolare, vanta una tradizione di buon livello.
Il pericolo del "già visto", del non riuscire a mantenere la tensione, di precipitare nel ridicolo involontario, che in passato ha colpito qualche regista italiano era in agguato, ma il leader dei Tiromancino dimostra di saper maneggiare la materia e confeziona un buon film.
Con SHADOW il regista romano porta sullo schermo una storia non fine a se stessa, ma che ci sbatte in faccia l'orrore della guerra dalla prima all'ultima inquadratura.
Zampaglione si diverte ad associare Bush a Hitler e Stalin , ci mostra il sanguinario Mortis (N. Arquint) che nutre la sua follia con filmati di guerra e sostanze allucinogene naturali, come quella che il BUFO ALVARIUS secerne spontaneamente e chiude con un paio di azzeccati colpi di scena.
Atmosfere che ricordano vagamente l'horror gotico di Bava, i boschi e le case isolate di Fulci, ma anche Hopper e Carpenter.
Zampaglione assorbe la lezione dei maestri dell'horror ma non copia, non si dilunga, sfiora ma non si addentra nel torture-porn (Hostel) e porta nuova linfa alla gloriosa tradizione italiana del cinema di genere.
Film asciuttissimo, messa in scena che non sembra neanche quella di un prodotto italiano, location che potrebbe essere un non-luogo (in realtà è Tarvisio) e girato in inglese. SHADOW ha tutte le carte in regola per sbarcare sul mercato internazionale.
Sorpresa.

giovedì, maggio 13, 2010

Film in sala dal 14 maggio 2010

Robin Hood
(Robin Hood)
GENERE: Azione, Drammatico, Storico, Avventura
ANNO: 2010 DATA: 12/05/2010
NAZIONALITÀ: Gran Bretagna, USA
REGIA: Ridley Scott

Adam
(Adam)
GENERE: Commedia, Drammatico, Sentimentale
ANNO: 2009 DATA: 14/05/2010
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Max Mayer

La strategia degli affetti
GENERE: Drammatico
ANNO: 2009
NAZIONALITÀ: Italia
REGIA: Dodo Fiori

Manolete - Fra mito e passione
(Manolete)
GENERE: Drammatico, Romantico
ANNO: 2007
NAZIONALITÀ: Spagna, Gran Bretagna
REGIA: Menno Meyjes

Non è ancora domani (La Pivellina)
(La Pivellina)
GENERE: Drammatico
ANNO: DATA: 14/05/2010
NAZIONALITÀ: Australia, Italia
REGIA: Tizza Covi, Rainer Frimmel

Piacere, sono un po' incinta
(The Back-Up Plan)
GENERE: Commedia, Romantico
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: USA
REGIA: Alan Poul

Scontro di Civiltà per un Ascensore a Piazza Vittorio
GENERE: Drammatico
ANNO: 2010
NAZIONALITÀ: Italia
REGIA: Isotta Toso

Shadow
GENERE: Horror, Thriller
ANNO: 2009
NAZIONALITÀ: Italia
REGIA: Federico Zampaglione

mercoledì, maggio 12, 2010

IRON MAN 2

IRON MAN 2
Regia: Jon Favreau


Tony Stark/ Iron Man (R. Downey Jr.), dopo aver rivelato al mondo la sua vera identità, deve affrontare una grana giudiziaria promossa dal senatore Stern in combutta con il magnate dell'industria bellica Justin Hammer (S. Rockwell).
In sintesi, al supereroe viene chiesto di consegnare la sua armatura al governo degli Stati Uniti affinché possa utilizzarla per scopi collegati alla sicurezza nazionale.
In realtà dietro questa manovra c'è l'interesse di Hammer a copiare l'indistruttibile armatura di Iron man per riprodurla in migliaia di esemplari per poi venderla al Governo.
Inoltre, Tony Stark deve fare i conti con il cattivissimo fisico russo Ivan Danko (M. Rourke),figlio di un ex socio del padre di Stark, che cerca vendetta.
Non servono gli occhiali per il 3D ma ci vorrebbero dei tappi per le orecchie, visto l'enorme numero di botti che condiscono l'ennesimo carrozzone scintillante dedicato ai supereroi della Marvel. ,
Nonostante l'incessante bombardamento sonoro, il film risulta essere comunque soporifero e privo interesse.
Peccato, perché il materiale ci sarebbe: un supereroe aderente al sistema, che non condivide molte cose, ma che si guarda bene dall'uscirne fuori, non si trova tutti i giorni e quindi con un po' di buona volontà si poteva scrivere e girare qualcosa di più interessante.
A destare lo spettatore dalla catalessi sopraggiungono le ancheggianti Gyneth Paltrow, in tailleur d'ordinanza e Scarlett Johansson in tuta aderentissima che presumiamo abbia fatto mancare il fiato prima a lei e poi allo spettatore.
Non mancano errori di diversa natura: cambi di pettinatura improvvisi, unghie laccate che non lo sono poco dopo, posizioni del corpo completamente diverse nei campi/controcampi.
Dopo i titoli di coda, appendice del film che anticipa (almeno questa è la mia impressione) l'identità del supereroe protagonista del prossimo film fracassone dedicato ai personaggi Marvel.