Tutto il film è giocato sulle facce e sui corpi dei personaggi; più della trama, che in fin dei conti non dice nulla di nuovo sull’ ipocrisia dei rapporti familiari e sulle solite delusioni generazionali, conta il modo con cui il regista si serve degli attori per rappresentare queste situazioni. E’ dà li, dal contrasto tra le dimensioni pantagrueliche ma vitali del fratello sull’orlo di una crisi di nervi interpretato da Battiston e quello segaligno ed ossuto del protagonista, da quello sensuale e materno della puttana santa di Caterina Murino, a quello androgino ed asessuato di Anita caprioli, una sorella che è una specie di stella polare attorno alla quale ruota il resto della ciurma, che il film prende quota. Ma il film non potrebbe essere tale se non ci fosse la presenza Monstre di Valerio Mastrandrea, interprete perfetto di un simpatico idiota che in qualche modo sembra aggiornare in chiave fumettistica (la sua fisicità è una via di mezzo tra lo Zanardi Pazienziano ed il Lucky Luke Bozzettiano) lo studente perdigiorno di “Tutti giù per terra” grazie ad una recitazione di grande spontaneità. Ed è proprio quest’area da fumetto in carne ed ossa che il film assume dal suo protagonista a rendere “Non pensarci” qualcosa in più di un semplice divertissment, ma anche, e ci verrebbe da dire “meno male” in meno di un film autoriale.
lunedì, agosto 11, 2008
Non pensarci
Tutto il film è giocato sulle facce e sui corpi dei personaggi; più della trama, che in fin dei conti non dice nulla di nuovo sull’ ipocrisia dei rapporti familiari e sulle solite delusioni generazionali, conta il modo con cui il regista si serve degli attori per rappresentare queste situazioni. E’ dà li, dal contrasto tra le dimensioni pantagrueliche ma vitali del fratello sull’orlo di una crisi di nervi interpretato da Battiston e quello segaligno ed ossuto del protagonista, da quello sensuale e materno della puttana santa di Caterina Murino, a quello androgino ed asessuato di Anita caprioli, una sorella che è una specie di stella polare attorno alla quale ruota il resto della ciurma, che il film prende quota. Ma il film non potrebbe essere tale se non ci fosse la presenza Monstre di Valerio Mastrandrea, interprete perfetto di un simpatico idiota che in qualche modo sembra aggiornare in chiave fumettistica (la sua fisicità è una via di mezzo tra lo Zanardi Pazienziano ed il Lucky Luke Bozzettiano) lo studente perdigiorno di “Tutti giù per terra” grazie ad una recitazione di grande spontaneità. Ed è proprio quest’area da fumetto in carne ed ossa che il film assume dal suo protagonista a rendere “Non pensarci” qualcosa in più di un semplice divertissment, ma anche, e ci verrebbe da dire “meno male” in meno di un film autoriale.
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Indiana Jones
Le capacità di parlare per immagini viene affiancata da una fluidità narrativa che tiene conto delle accelerazioni imposte dalla moda imperante del video clip. In questo senso Indiana Jones rappresentava perfettamente l’euforia di un periodo storico dove la rappresentazione del male scaturiva più dalle capacità di immaginazione che dall’eco di eventi bellici pressochè assenti, e soprattutto il punto di non ritorno di un talento che avrebbe sentito la necessità di allontanarsi da quella giovinezza per lasciare spazio ad opere di impegno storico e civile (Amistad, Shindler’s list, Munich). E’ quindi inevitabile che il quarto episodio della saga, costruito sulla falsa riga dei precedenti, con buoni e cattivi impegnati nella caccia dell’arcano tesoro, mostri tutti i limiti di un aggiornamento che deve fare i conti con un passato che gli ha tolto ogni sorpresa ed una sceneggiatura che non riesce a valorizzare il realismo di un repertorio acrobatico ed effettisticocome sempre all’avanguardia. La capacità di lavorare sul genere “contaminadolo” con i tempi e le battute della slap stick comedy così come il velato erotismo che si accompagnava alla ruvida galanteria dello sciupafemmine dal cuore d’oro lasciano il posto ad uno spettacolo che procede come un video game (le tappe per arrivare al tesoro costituiscono i diversi livelli di difficoltà), di cui il giocatore/spettatore conosce in anticipo le mosse. Anche il sorriso da simpatica canaglia che era stato il marchio di fabbrica dell’attore/personaggio e che da solo costituiva il senso del film, mostra i segni della lunga militanza, mentre il personaggio di Shia Lebouf, la novità che il film vorrebbe proporre anche in vista di un passaggio di consegne che l’ultima scena (di un posticcio quasi imbarazzante) sembrebbe smentire, risulta troppo debole, non solo in termini di scrittura ma anche sotto il profilo della fisicità attoriale, per fare da contraltare all’indomito leone. Una malinconica nostalgia, resa attraverso una fotografia morbida e continuamente inframezzata da ombre che sembrano venire da un epoca lontana, è il sentimento che più di tutti si lega ad una riproposizione di cui francamente non si sentiva la necessità.
Quando tutto cambia
Nel film tutto ciò occupa lo spazio necessario a creare i presupposti di un cambiamento lungo e doloroso, contrassegnato da sorprese insieme belle ma anche dolorose, che la protagonista attraverso dapprima con lo smarrimento e le nevrosi che abbiamo imparato a conoscere nel cinema di Cassavetes (qui punto di riferimento imprescindibile) e poi con la consapevolezza di una pienezza esistenziale finalmente raggiunta. Helen Hunt costruisce la storia in maniera essenziale con un lavoro di sottrazione che investe non solo gli attori, contenuti nei loro estri (la redivivaBetty Midler, simpatica ed insolitamente sobria) così come nella tendenza a mettersi in disparte (Colin Firth finalemente in un ruolo dove deve mostrare un certo temperamento) ma anche gli ambienti, ritagliati sui protagonisti da cui sembrano acquistare una dimensione di lateralità, con quegli scorci della città newjorkese, appartati e lontani dall’iconografia ufficiale, una specie di terra di mezzo illuminata da un sole malato e scandita da ritmi che appartengono all’america di provincia. Dietro la finzione traspare una messa a nudo sofferta ma sincera in cui il riconoscimento delle proprie radici culturali (siamo in pieno yddish newyorkese) convive all’interno di una esperienza personale che rivendica la propria automia. Senza proclami e con un battage pubblicitario ridottissimo la Hunt realizza un viaggio personale e collettivo che ci riguarda da vicino ed in cui ognuno si può ritrovare a patto di riconoscere gli alti e bassi della propria umanità
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Sanguepazzo
La prima fa riferimento ad un genere cinematografico come il melodramma che trova nella biografia dei due protagonisti, la cui reciproca dipendenza (molto più forte e mortifera di quella provocata dall’abuso di droghe e psicofarmaci, di cui i due furono sfrenati consumatori), va vista quasi a ribadire i codici di questi film nella reciproca attrazione per le caratteristiche di segno opposto, il soggetto ideale a cui applicare gli umori discontinui ed appassionati, gli slanci e le cadute, le fughe e gli eterni ritorni che sono da sempre le caratteristiche dell’amor fou. La seconda invece si rivolge alla storia, cercando di ricostruire il ventennio, attraverso una sintesi dei momenti più significativi che tiene conto del punto di vista di personaggi ed in questo senso ci offre una prospettiva della guerra che si allontana dalle normali rappresentazioni: lontani dai campi di battaglia, ma anche dalle contrapposizioni politiche, Valenti e la Ferida vissero quei momenti attraverso la lente deformante del loro successo e di un mondo che , nonostante tutto continuava a farli sentire immuni dalla tragedia che si stava compiendo. Giordana traduce queste due componenti, privilegiando gli aspetti melodrammatici, resi attraverso una luminosità contrastata, in cui i colori accesi delle figure si contrappongono alle oscurità dei contorni, per dare vita ad un immaginario barocco che si riallaccia a Visconti, ma anche a Fassbinder, per non tralasciare il cinema americano di Powell e Pressburger, ed imperniati su una recitazione di ottimo livello, soprattutto per la Bellucci che riesce a farsi dimenticare per assumere una pietas tutta femminile, che neanche una morte annunciata riesce a far desistere, che vale anche per i ruoli di supporto, con Alessio Boni visibilmente dimagrito, e finalmente capace di una performance che si sottrae ai soliti isterismi. Giordana gira pensando al cinema e non alla televisione (l’opera è una produzione Rai), e lo sottolinea non solo nel background in cui si svolge la vicenda (cinecittà e successivamente, con la Repubblica di Salò, Venezia con la sua mostra del cinema) e nella grandiosità delle atmosfere, che hanno bisogno dei silenzi senza luce della sala per essere apprezzati, ma anche nella scena che apre e chiude il film, con quella pellicola che continua a scorrere attraverso la bicicletta dei due ragazzini che l’hanno raccolta e la trascinano con sè tra le macerie della città bombardata, a testimonianza della forza di raccontare che il cinema continua ad esprimere con inesauribile vitalità.
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Il Divo
Ancora una volta il centro della scena è occupato da un personaggio Faustiano, costruito a partire da un evidenza fisica, che sembrebbe definirlo, per la preponderanza della fisognomica rispetto a tutto il resto, e poi quasi senza che c’è ne accorgiamo inizia l’autopsia, in cui la cinepresa ed i suoni diventano il bisturi di una ricerca che affonda e distingue sui motivi di quell’esistenza. Il paragone è avvalorato una staticità quasi post-mortem che avvolge i personaggi e che sembra dare a Sorrentino l’impulso necessario per scandagliare l’ogetto della sua osservazione. Andreotti, è solo l’ultimo arrivato in una galleria di personaggi, inquieti ed inquietanti, ma sembra riassumerili tutti per la sua capacità camaleontica di assumere, seppur con variazioni impercettibili, una delle tante facce del suo poliedrico carattere. Inoltre, la caratteristica di occupare il guado che divide il sacro dal profano, gli permette di rivestire situazioni di per se rappresentanti della massima espressione della nostra civiltà con un corredo che pesca a piene mani da un immaginario che si ciba di cultura popolare, con le canzoni di Renato Zero ed i riferimenti all’artigianato cinematografico dei 70’, per poi passare a quella più impegnata ed impegnativa, in cui il lato grottesco ed onirico ha la meglio sull’immediatezza del dato cronachistico o sul memoriale storico, ed in cui svolge un ruolo fondamentale l’apparato dei suoni, veri e propri vettori di questa esperienza sensoriale e capace di tenere insieme le differenti componenti. Il divo è un opera rock,alla pari di certi film psichedelici, ma anche una liturgia, dove al posto dei prelati prende posto una galleria di freak che sembra il remake del famoso capolavoro del cinema muto. I movimenti di macchina hanno la forza di certi pugni ben assestati da cui è difficile riprendersi ed è quasi un bene che nella seconda parte, quella in cui il film deve incominciare a tirare le fila ed in cui Sorrentino, costretto ad abbassare i ritmi finisce quasi per imballarsi, si abbia il tempo di fare un po’ d’ordine ed avviarsi alla fatidica “10 ripresa”. La reticenza del politico, abituato a parlare per anedotti e l’insondabilità del versante privato di cui esiste poco e niente (a parte la gestualità ridotta delle mani che sono il segno di noia o simpatia verso l’interlocutore di turno) costringono Sorrentino ad una ricostruzione immaginata, che talvolta diventa inevitabilmente didascalica per chi è ha conoscenza dei fatti, quando deve introdurre o circoscrivere personaggi ed eventi. Lì il cinema di sorrentino arretra, diventando qualcosa di simile alle filippiche di Travaglio, che appassionano per carità ma sono distanti dall’estetica del film.
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Noi due sconosciuti
Dietro la spontaneità dogmatica, si individua un metodo conoscitivo che procede per scomposizioni successive, arrivando a delineare un quadro di assoluta coerenza. Partendo dalla scena iniziale, con il protagonista che guarda la propria immagine riflessa in uno specchio d’acqua, e poi continuando con inquadrature che privilegiano la fisognomica del volto ed in particolare quello dell’occhio, la cinepresa ricostruisce il ritorno alla vita di un ex avvocato distrutto dalla droga e di una donna che ha appena perso il marito. La superficie corporea diventa lo spazio privilegiato della comunicazione: i pori della pelle sono i vasi comunicanti di un malessere che si ciba di notti insonni e decibel musicali. Seguendo l’esempio del miglior cinema scandinavo e proseguendo un discorso personale che si sposta in avanti , non solo dal punto di vista geografico, per la capacità di destreggiarsi anche all’interno di uno starsystem che sottomette il talento alle necessità produttive, ma anche artistico, adattando la sua poetica alle coordinate di un mondo che non ha bisogno del senso di colpa per giustificare le sue azioni, la Blier abbandona le atmosfere raffreddate e le asprezze che avevano contraddistinto i lavori precedenti, accentuando sfumature e mezzi toni, privilegiando le morbidezze crepuscolari ed i colori autunnali di un direttore della fotografia come Tom Stern(Mystic River, Million dollar baby), la cui arte essenziale ed appassionata viene somatizzata nelle immagini di quieta disperazione che attraversano lo schermo. Seppur con leggere varianti la regista ci offre un altra storia di legami parentali in cui la famiglia, intesa non solo dal punto di vista istituzionale ma anche come luogo privilegiato degli affetti, è lo specchio di un equilibrio personale al di fuori del quale è impossibile vivere: la donna in difficoltà che il marito si ferma ad aiutare esponendosi all’imprevedibile reazione dell’uomo che la stava malmenando, così come la tendenza autodistruttiva del personaggio di Del Toro causata dall’inevitabile nevrosi lavorativa ed anche il tentativo del vicino di casa desideroso di divorziare da una moglie che lo tiranneggia sono spinte centripete che pur rispondendo a motivazioni diverse ed in fin dei conti giustificabili, sono le premesse del caos e della disperazione. Benicio Del Toro sottrae peso e volume al suo corpo debordante con un linguaggio gestuale ed espressivo che ci fa credere quello che vuole. La dipendenza (sia chimica che affettiva), pur presente con i suoi rituali di cadute e redenzione rimane marginale rispetto alle priorità dell’essere umano che vuole riappropriarsi della propria dignità. Halle Berry, non gli è da meno, in un ruolo che richiede determinazione e sensibilità ed a cui l’attrice si presta con la solita empatia.
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Go Go Tales
Un raccoglimento estatico modulato sulle frequenze di un cinema da camera e fortemente introspettivo che si rompe nella scena successiva, in cui sembra riversarsi tutto quello che ci era stato risparmiato in termini di dinamismo cinematografico ed opulenza espressiva, con un primissimo piano di corpi femminili esibiti e scrutati nelle pose lascive di una musica da lap dance, mentre sullo sfondo intravediamo uomini in cerca di un arrapamento a pagamento. E’ l’inizio di un sabba frenetico e sguaiato in cui in rapida successione veniamo a conoscenza dei problemi di denaro che rischiano di far chiudere il Paradise, un gogo club gestito in maniera fin troppo estemporanea da Jack Ruby (Dafoe), eroico e patetico come si conviene a tutti i personaggi Ferrariani, e della variopinta fauna che vi prende parte. Il sogno di una felicità concreta seppur temporanea viene continuamente spezzato dal ritmo sincopato di dialoghi argot al limite del tragicomico e dalla congestione di situazioni tipiche della screw ball comedy che sembrano voler destituire il sogno dell’improbabile impresario. Ed è proprio nell’atmosfera onirica e pierrottesca della seconda parte della storia che riprendere le atmosfere ovattate della sequenza d’apertura per mostrare la vena più poetica del regista, quella in cui il maledettismo tout court lascia il posto alla spontaneità dell’emozione e soprattutto all’amore incontrastato per la messa in scena di quel sogno qualunque esso sia, che il film si ricompatta, riprendendo a ragionare sulla ragioni di un arte che non può essere disgiunta dagli agguati della vita, sempre pronta a riservare sorprese ed incoffessabili segreti. Dopo Mary Ferrara continua la sua esperienza italiana con un'altra opera che sembra rivolta innanzitutto a se stesso, per le componenti autobiografiche su cui è costruita (il mondo dello spettacolo con le sue vicissitudini ma anche le derive della dipendenza) e per la presa di coscienza di una personalità esaltata ed insieme depressa da un umanità debordante ed egotista. GoGoTales è’ un dietro e fuori le quinte sulle dinamiche di un cinema (il Paradise) e di un autore (Jack Ruby) che tracima direttamente dagli alti e bassi della vita. Le Gogogirls, quasi sempre in “abiti da lavoro” e pronte a tutto pur di portare a casa la pagnotta, sono l’elemento che più di altri occupa la scena, ma la loro proposizione continuamente associata a qualcos’altro ed accompagnata da un cabaret che ne disinnesca le pulsioni erotiche diventa il simbolo di una mercificazione del corpo evidente nelle sequenze che alternano in rapida successione i dettagli anatomici delle ballerine e le discussioni intorno alla cronica mancanza di denaro o nel dettaglio delle banconote (false) che ornano mutandine e giarrettiere e che il regista considera, come ha ampiamente dimostrato con una filmografia in cui il feticcio mediatico delle attrici prevale sulla loro sostanza attoriale (su tutte Madonna e Claudia Shiffer), come un arredo del locale, necessario come tutto il resto alla riuscita dell’ impresa. Di fronte al palcoscenico che divide l’arte dalla vita, Ferrara si iscrive al partito di coloro che le considerano momenti inscindibili di un'unica esistenza e ne afferma l’unità evitando movimenti di macchina perentori (la telecamera non da la sensazione di attraversare quello spazio ma di rimanervi sempre di fronte) ma spostando continuamente le prospettive e collegandole attraverso le azioni e gli spostamenti dei protagonisti ed il senso del loro ragionamenti. Un umanesimo ribadito da riprese effettuate ad altezza uomo, per affermare una totale condivisione dell’esperienza in atto, e con una distanza che non comprime i personaggi ma li lascia liberi di agire, di esprimere la loro natura senza alcun giudizio morale. Nulla si sovrappone davanti all’occhio dell’autore e quando questo succede, come nei fotogrammi in cui la realtà è filtrata attraverso gli schermi di un impianto a circuito chiuso, con immagini freddamente sgranate e monocolori, ciò che appare risulta malato ed ambiguo e soprattutto privo di quella vitalità che accompagna ogni momento della pellicola.
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La notte non aspetta
Nel tentativo di dare carne ai suoi blues letterari l’accompagna un regista che finora si era accontentato di un solo film(Harsh times), peraltro malmenato dalla critica ed ignorato dal pubblico, e di una serie di sceneggiature (S.W.A.T, Fast and Furious, Training days) in cui il tema della diversità (seppur dentro i confini del mainstream hollywoodiano) era raccontato con il dinamismo del cinema videoclip ed attraverso una violenza con parecchi accessori prelevati direttamente dal cinema exploitation degli anni 70. In questo caso però le sirene tentatrici di una città abituata a sedurre con le sue contraddizioni sembrano aver perso le antiche lusinghe a favore di uno scenario che prefigura una nuova età del ferro; la discontinuità della sua topografia, mai ripresa nel suo insieme ma riprodotta in maniera frammentata, con inquadrature che privilegiano l’immobilità degli sfondi e spezzano le linee degli ambienti, l’anonimato degli scorci urbani che seppellisce i santuari del divismo e del successo sotto un inesauribile ripetizione di case prefabbricate e colate di cemento, le nuove gerarchie di potere con i suoi totem e una serie di adoratori deliranti, sono i segni tangibili di un feudalesimo moderno, di una restaurazione primordiale dove la violenza dei gesti è l’unica qualità che permette la sopravvivenza. Un Far West metropolitano insonne e senza pace, in cui la presenza femminile è stata cancellata da un overdose di muscoli pompati e teste appena rasate. Il denaro come valore fondante (nel film i dollari vengono stipati nel muro a doppio fondo della casa di uno dei protagonisti) di una società che non esiste più è il motivo scatenante di una storia costruita a scatole cinesi in cui tutti tradiscono tutti e dove la giustizia è solo un altro modo per instaurare una nuova tirannia. Montaggio invisibile, campo e contro campo, prevalenza di primi piani ed immagini di raccordo ad uso puramente didascalico ( il tramonto che precede l’inizio delle ostilità e poi l’alba che suggella la catarsi della fine sono un esempio di queste esemplificazioni) rappresentano una scelta di campo verso un pubblico che non deve avere nessun dubbio su quello che succede (in controtendenza con le trame complicatissime ed alambiccate dello scrittore) e sulla logica che unisce la successione delle scene, ma che così facendo rende vano il sangue versato sullo schermo. Il regista e lo sceneggiatore fanno fatica ad amalgamare i loro apporti ed il film ne soffre quando deve integrare gli aspetti legati al resoconto di genere, quali sparatorie, inseguimenti e rese dei conti, a quelli prettamente esistenziali, in cui il visibile tende all’essenziale e si apre a nuove dimensioni. Johan Ludlow (Reeves), il detective dell’LPD, è un antieroe che cerca la sofferenza per colmare il vuoto di una moglie che non ha saputo salvare; in segno di espiazione offre il suo corpo ad un padre/padrone che approfitta della situazione e gli offre quanto chiede; un patto scellerato, una legge non scritta (il male genera solo male dice Reeves a proposito del suo lavoro), l’impossibilità del bene ( affermata nella scena finale) sono le tappe di una via Crucis che non riesce a concludersi, condannando il poliziotto ad un esilio esistenziale misurato dall’ultima sequenza, in cui lo sguardo si stacca dagli avvenimenti per contemplare la città, distante ed irraggiungibile come i desideri che non riusciamo a soddisfare.
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venerdì, agosto 08, 2008
Film in sala giovedi' 8 e giovedi' 14 agosto
8 agosto
Ombre dal passato
regia: Masayuki Ochiai
genere: Horror
prod.: USA
14 ago
Le cronache di Narnia: il Principe Caspian
regia: Andrew Adamson
genere: fantastico
prod.: USA, Gran Bretagna
Ombre dal passato
regia: Masayuki Ochiai
genere: Horror
prod.: USA
14 ago
Le cronache di Narnia: il Principe Caspian
regia: Andrew Adamson
genere: fantastico
prod.: USA, Gran Bretagna
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film in uscita 2008
venerdì, agosto 01, 2008
FIlm in sala da venerdi' 1 agosto
Il nome del mio assassino
regia: Il nome del mio assassino
genere: thriller
prod.: USA
Nella rete del serial killer
regia: Gregory Hoblit
genere: drammatico
prod.: USA
The Love Guru
regia: Marco Schnabel
genere: drammatico
prod.: USA
Il peggior allenatore del mondo
regia: Tom Brady
genere: commedia
prod.: USA
Andersen - Una vita senza amore
regia: Eldar Ryazanov
genere: avventura
prod.: Russia, Italia, Germania
Grace is gone
regia: James C. Strouse
genere: drammatico
prod.: USA
regia: Il nome del mio assassino
genere: thriller
prod.: USA
Nella rete del serial killer
regia: Gregory Hoblit
genere: drammatico
prod.: USA
The Love Guru
regia: Marco Schnabel
genere: drammatico
prod.: USA
Il peggior allenatore del mondo
regia: Tom Brady
genere: commedia
prod.: USA
Andersen - Una vita senza amore
regia: Eldar Ryazanov
genere: avventura
prod.: Russia, Italia, Germania
Grace is gone
regia: James C. Strouse
genere: drammatico
prod.: USA
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film in uscita 2008
mercoledì, luglio 23, 2008
Film in sala da venerdi' 25 luglio
Il cavaliere oscuro
(The Dark Knight)
regia: Christopher Nolan
genere: azione
prod.: USA
Dante 01
regia: Marc Caro
genere: fantascienza
prod.: Francia
-2 - Livello del terrore
regia: Franck Khalfoun
genere: thriller
prod.: USA
Invincible
regia: Werner Herzog
genere: drammatico
prod.: Gran Bretagna, Germania, Irlanda, USA
Big City
regia: Djamel Bensalah
genere: commedia
prod.: Francia
(The Dark Knight)
regia: Christopher Nolan
genere: azione
prod.: USA
Dante 01
regia: Marc Caro
genere: fantascienza
prod.: Francia
-2 - Livello del terrore
regia: Franck Khalfoun
genere: thriller
prod.: USA
Invincible
regia: Werner Herzog
genere: drammatico
prod.: Gran Bretagna, Germania, Irlanda, USA
Big City
regia: Djamel Bensalah
genere: commedia
prod.: Francia
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film in uscita 2008
martedì, luglio 22, 2008
Film in sala... che ho dimenticato di segnalare! (I'm Veri sorry)
Hellboy - The Golden Army
regia di Guillermo Del Toro. Con Ron Perlman, Selma Blair, Jeffrey Tambor, azione, USA
Le morti di Ian Stone
Regia di Dario Piana con Mike Vogel, Charlie Anson, Christina Cole, horror, USA
Rogue - Il solitario
Regia di Philip G. Atwell con Jet Li, John Lone, Jason Statham, azione, USA
Il mio sogno piu' grande
Regia di Davis Guggenheim con Carly Schroeder, Elisabeth Shue, drammatico, USA
La canzone piu' triste del mondo
regia di Guy Maddin. Con Mark McKinney, Isabella Rossellini, Maria de Medeiros, musicale, Canada
Un'estate al mare
Regia di Carlo Vanzina, commedia, Italia
Wanted - Scegli il tuo destino
Regia di Timur Bekmambetov con Angelina Jolie, James McAvoy, Morgan Freeman, Thomas Kretschmann, Terence Stamp, azione, USA
Funny Games
egia di Michael Haneke con Naomi Watts, Tim Roth, Michael Pitt, thriller, Gran Bretagna, USA, Francia, Austria, Germania, Italia
Agente Smart - Casino totale
regia di Peter Segal, con Steve Carell, Anne Hathaway, The Rock, Alan Arkin, comemdia, USA
L'incredibile Hulk
regia di Louis Leterrier con Edward Norton, Liv Tyler, Tim Roth
Che la fine abbia inizio
regia di Nelson McCormick. Con Brittany Snow, Scott Porter, horror, USA
Joshua
regia di George Ratliff. Con Sam Rockwell, Vera Farmiga, Celia Weston, thriller, USA
Ken il Guerriero - La leggenda di Hokuto
regia di Takahiro Imamura, Animazione, Giappone
E venne il giorno
regia di M. Night Shyamalan con Mark Wahlberg, Zooey Deschanel, John Leguizamo, fantascienza, USA, India
Sex and the City
regia di Michael Patrick King. Con Sarah Jessica Parker, commedia, USA
La notte non aspetta
regia di David Ayer. Con Keanu Reeves, Forest Whitaker, azione, USA
In viaggio per il college
regia di Roger Kumble. Con Martin Lawrence, Raven-Symone, commedia, USA
L'anno in cui i miei genitori andarono in vacanza
regia di Cao Hamburger. Con Michel Joelsas, Germano Haiut, drammatico, Brasile
Noi due sconosciuti
regia di Susanne Bier. Con Halle Berry, Benicio Del Toro, David Duchovny, drammatio, USA
Charlie Bartlett
regia di Jon Poll. Con Anton Yelchin, Robert Downey Jr., comemdia, USA
Il diario di Jack
regia di Mike Binder. Con Ben Affleck, Rebecca Romijn, John Cleese, commedia, USA
regia di Guillermo Del Toro. Con Ron Perlman, Selma Blair, Jeffrey Tambor, azione, USA
Le morti di Ian Stone
Regia di Dario Piana con Mike Vogel, Charlie Anson, Christina Cole, horror, USA
Rogue - Il solitario
Regia di Philip G. Atwell con Jet Li, John Lone, Jason Statham, azione, USA
Il mio sogno piu' grande
Regia di Davis Guggenheim con Carly Schroeder, Elisabeth Shue, drammatico, USA
La canzone piu' triste del mondo
regia di Guy Maddin. Con Mark McKinney, Isabella Rossellini, Maria de Medeiros, musicale, Canada
Un'estate al mare
Regia di Carlo Vanzina, commedia, Italia
Wanted - Scegli il tuo destino
Regia di Timur Bekmambetov con Angelina Jolie, James McAvoy, Morgan Freeman, Thomas Kretschmann, Terence Stamp, azione, USA
Funny Games
egia di Michael Haneke con Naomi Watts, Tim Roth, Michael Pitt, thriller, Gran Bretagna, USA, Francia, Austria, Germania, Italia
Agente Smart - Casino totale
regia di Peter Segal, con Steve Carell, Anne Hathaway, The Rock, Alan Arkin, comemdia, USA
L'incredibile Hulk
regia di Louis Leterrier con Edward Norton, Liv Tyler, Tim Roth
Che la fine abbia inizio
regia di Nelson McCormick. Con Brittany Snow, Scott Porter, horror, USA
Joshua
regia di George Ratliff. Con Sam Rockwell, Vera Farmiga, Celia Weston, thriller, USA
Ken il Guerriero - La leggenda di Hokuto
regia di Takahiro Imamura, Animazione, Giappone
E venne il giorno
regia di M. Night Shyamalan con Mark Wahlberg, Zooey Deschanel, John Leguizamo, fantascienza, USA, India
Sex and the City
regia di Michael Patrick King. Con Sarah Jessica Parker, commedia, USA
La notte non aspetta
regia di David Ayer. Con Keanu Reeves, Forest Whitaker, azione, USA
In viaggio per il college
regia di Roger Kumble. Con Martin Lawrence, Raven-Symone, commedia, USA
L'anno in cui i miei genitori andarono in vacanza
regia di Cao Hamburger. Con Michel Joelsas, Germano Haiut, drammatico, Brasile
Noi due sconosciuti
regia di Susanne Bier. Con Halle Berry, Benicio Del Toro, David Duchovny, drammatio, USA
Charlie Bartlett
regia di Jon Poll. Con Anton Yelchin, Robert Downey Jr., comemdia, USA
Il diario di Jack
regia di Mike Binder. Con Ben Affleck, Rebecca Romijn, John Cleese, commedia, USA
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film in uscita 2008
Funny Games
Gli americani hanno scoperto M. Haneke solo di recente, grazie alla retrospettiva a lui dedicata dal Museum of Modern Art e, come al solito, ci hanno capito poco.
Ne e' dimostrazione questo remake di FUNNY GAMES, che nelle intenzioni dei produttori americani probabilmente doveva essere qualcosa da accostare al genere TORTURE-PORN, quello di HOSTEL e SAW per intenderci, che tanti soldi sta fruttando al botteghino.
Una volta ingaggiato, pero', Haneke ha girato questo auto-remake (che non a caso ha voluto chiamare U.S. Version) sfidando la produzione, rifacendo provocatoriamente
scena per scena lo stesso film del 1997, probabilmente per ribadire la sua dimensione di autore.
Il regista austriaco, autore di quel capolavoro assoluto che e' LA PIANISTA, ingiustamente scippato della Palma d'Oro a Cannes dal nostrano LA STANZA DEL FIGLIO di Moretti, ripropone anche in chiave USA tutti i suoi marchi di fabbrica: racconto distaccato, nessun coinvolgimento emotivo, nessun tentativo di giustificare o spiegare.
Come nella versione originale, anche il remake di FUNNY GAMES, inchioda alla poltrona lo spettatore non concedendogli nessuna via di fuga, costringendolo a guardare e addirittura ad interagire con i torturatori.
Guardare cosa poi? Nulla. Perchè la grandezza di Haneke è proprio nel non mostrare assolutamente nulla delle sofferenze inflitte agli ostaggi, ma lasciarle immaginare allo spettatore.
Il fatto che a 10 anni di distanza dal FUNNY GAMES originale, questa versione riscuota un discreto successo e risulti ancora attuale, conferma che nel 1997 Haneke era in netto anticipo sui tempi. (Fabrizio Luperto)
mercoledì, luglio 02, 2008
Film in sala da venerdi' 4 luglio
Wanted - Scegli il tuo destino
(esce il 2-luglio)
regia: Timur Bekmambetov
genere: azione
prod.: USA
Cambio di gioco
regia: Andy Fickman
genere: commedia
prod.: USA
Perfect Creature
regia: Glenn Standring
genere: azione
prod.: Nuova Zelanda, Gran Bretagna
Signal
regia: David Bruckner, Dan Bush, Jacob Gentry
genere: horror
prod.: USA
Boogeyman 2 - Il ritorno dell'uomo nero
regia: Jeff Betancourt
genere: horror
prod.: USA
(esce il 2-luglio)
regia: Timur Bekmambetov
genere: azione
prod.: USA
Cambio di gioco
regia: Andy Fickman
genere: commedia
prod.: USA
Perfect Creature
regia: Glenn Standring
genere: azione
prod.: Nuova Zelanda, Gran Bretagna
Signal
regia: David Bruckner, Dan Bush, Jacob Gentry
genere: horror
prod.: USA
Boogeyman 2 - Il ritorno dell'uomo nero
regia: Jeff Betancourt
genere: horror
prod.: USA
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film in uscita 2008
giovedì, giugno 26, 2008
FIlm in sala da venerdi' 27 giugno
Rovine
regia: Carter Smith
genere: horror
prod.: Australia/USA
12
regia: Nikita Mikhalkov
genere: drammatico
prod.: Russia
Un'estate al mare
regia: Carlo Vanzina
genere: Italia
prod.: Commedia
La notte non aspetta
regia: David Ayer
genere: azione
prod.: USA
Dante 01
regia: Marc Caro
genere: fantascienza
prod.: Francia
regia: Carter Smith
genere: horror
prod.: Australia/USA
12
regia: Nikita Mikhalkov
genere: drammatico
prod.: Russia
Un'estate al mare
regia: Carlo Vanzina
genere: Italia
prod.: Commedia
La notte non aspetta
regia: David Ayer
genere: azione
prod.: USA
Dante 01
regia: Marc Caro
genere: fantascienza
prod.: Francia
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film in uscita 2008
lunedì, giugno 23, 2008
E venne il giorno
Un cantiere edile: un tonfo sordo, poi un'altro ed un'altro ancora, dalle impalcature piovono uomini.
Questo, è lo scatenato inizio di E VENNE IL GIORNO l'ultimo film di M. Night Shyamalan.
Cosa spinge uomini e donne al suicidio? Un virus fuori controllo? Un attacco terroristico con una qualche micidiale arma tossica?
In realtà lo spettatore seguendo le intuizioni del protagonista deve sposare l'ipotesi che la tragedia sia il frutto di una vendetta della natura, una ribellione del pianeta contro i suoi sfruttatori.
Ad una prima lettura il film appare come la descrizione del suicidio dell'umanità che non rispetta l'ambiente e di conseguenza non rispetta se stessa quindi è destinata ad autodistruggersi, estinguersi.
Con una visione appena un poco più attenta è facile capire dove M. Night Shyamalan voglia andare a parare, ovvero al riassestamento dell'istituzione famiglia, caposaldo di qualsiasi comunità; non è un caso che l'invisibile forza assassina si plachi poco prima che la famiglia del protagonista prenda/riprenda ad essere tale.
E VENNE IL GIORNO è un B-movie (di facciata) apocalittico, dalla sceneggiatura volutamente improbabile, recitato sopra le righe come si addice ad un vero film di serie B.
Da segnalare alcune trovate come ad esempio i pochi passi all'indietro che gli uomini e le donne compiono prima di suicidarsi, come a raffigurare che la salvezza sta nel ritorno ad un mondo antico dove il legame con la natura, la terra, i suoi frutti era improntato sul rispetto e non sullo sfruttamento.
Come in altri due film di successo di Shyamalan, SIGNS e THE VILLAGE, anche qui si punta forte sulla non visibilità del "nemico".
Dei vari finali che il regista ci propone, ovviamente, io preferisco quello dove la "forza assassina" torna a colpire a migliaia di Km.
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recensioni
giovedì, giugno 19, 2008
Film in sala da venerdi' 20 giugno
Go Go Tales
regia: Abel Ferrara
genere: drammatico
prod.: USA/Italia
Hannah Montana/Miley Cyrus: Best of Both Worlds Concert Tour
regia: Bruce Hendricks
genere: musicale
prod.: USA
Identita' sospette
regia: Simon Brand
genere: drammatico
prod.: USA
Gardener of Eden - Il giustiziere senza legge
regia: Kevin Connolly
genere: commedia
prod.: USA
regia: Abel Ferrara
genere: drammatico
prod.: USA/Italia
Hannah Montana/Miley Cyrus: Best of Both Worlds Concert Tour
regia: Bruce Hendricks
genere: musicale
prod.: USA
Identita' sospette
regia: Simon Brand
genere: drammatico
prod.: USA
Gardener of Eden - Il giustiziere senza legge
regia: Kevin Connolly
genere: commedia
prod.: USA
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film in uscita 2008
mercoledì, giugno 11, 2008
Film in sala da giovedì 12 giugno
E venne il giorno
regia: M. Night Shyamalan
genere: Fantascienza
prod.: USA, India
Noi due sconosciuti
regia: Susanne Bier
genere: drammatico
prod.: USA, Gran Bretagna
Un amore di testimone
regia: Paul Weiland
genere: commedia
prod.: USA, Gran Bretagna
14 anni vergine
regia: Christian Charles
genere: commedia
prod.: USA, Sudafrica, Italia
Feel the Noise - A tutto volume
regia: Alejandro Chomski
genere: drammatico
prod.: USA
La notte dei girasoli
regia: Jorge Sánchez-Cabezudo
genere: drammatico
prod.: Spagna, Francia, Portogallo
Postal
regia: Uwe Boll
genere: azione
prod.: USA, Canada, Germania
Tutto torna
regia: Enrico Pitzianti
genere: drammatico
prod.: Italia
regia: M. Night Shyamalan
genere: Fantascienza
prod.: USA, India
Noi due sconosciuti
regia: Susanne Bier
genere: drammatico
prod.: USA, Gran Bretagna
Un amore di testimone
regia: Paul Weiland
genere: commedia
prod.: USA, Gran Bretagna
14 anni vergine
regia: Christian Charles
genere: commedia
prod.: USA, Sudafrica, Italia
Feel the Noise - A tutto volume
regia: Alejandro Chomski
genere: drammatico
prod.: USA
La notte dei girasoli
regia: Jorge Sánchez-Cabezudo
genere: drammatico
prod.: Spagna, Francia, Portogallo
Postal
regia: Uwe Boll
genere: azione
prod.: USA, Canada, Germania
Tutto torna
regia: Enrico Pitzianti
genere: drammatico
prod.: Italia
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film in uscita 2008
martedì, giugno 03, 2008
Il Divo
Il crescendo artistico di Paolo Sorrentino trova il suo apice ne IL DIVO.
Il giovane regista scrive e dirige il film della maturità, evidenziando le grandi doti che già si erano palesate nel film d'esordio L'UOMO IN PIU' e che i successivi LE CONSEGUENZE DELL'AMORE e L'AMICO DI FAMIGLIA avevano ampiamente confermato.
Il trentottenne regista si scaglia con bravura sugli anni del declino politico di Giulio Andreotti e della Democrazia Cristiana, dal suo settimo e ultimo governo alla mancata elezione a Presidente della Repubblica, sino alla sua incriminazione per associazione mafiosa.
Girato con assoluta maestria, IL DIVO ci racconta di un potere, quello della Democrazia Cristiana, fatto di connivenze e clientelismo, incarnato da Andreotti ed i suoi uomini, che sul tavolo verde della politica giocano sporco impegnando tutta la loro cultura, abilità, furbizia pur di tenere in pugno il Paese.
Fondendo reale e surreale, Sorrentino ci mostra l'Andreotti superstizioso, l'Andreotti impenetrabile, l'Andreotti che sa, l'Andreotti che ha dedicato tutta la sua vita al raggiungimento e al mantenimento del potere, sicuro di interpretare anche la volontà di quel Dio di cui, a suo modo, è fedele servitore.
Sorrentino per la realizzazione di questo film si avvale, senza dubbio, della lezione di 2 grandissimi del nostro cinema: Francesco Rosi ed Elio Petri.
Da F. Rosi (LE MANI SULLA CITTA' 1963 - IL CASO MATTEI 1972 - CADAVERI ECCELLENTI 1976) e dai film citati in particolare, assorbe il rigore del cinema di denuncia e lo sintetizza nei minuti iniziali, dove, con ritmo scatenato, vediamo una catena di morti ammazzati legati alla figura del Divo-Giulio.
Da E. Petri (INDAGINE SU UN CITTADINO....1970 - TODO MODO 1976) Sorrentino prende la capacità di rendere verosimile ciò che è vero, conclamato.
C'è però una sostanziale differenza tra IL DIVO e i film citati diretti da Petri; mentre quest'ultimo raccontava di storie verissime (strategia della tensione - servizi deviati - impunità dei potenti - chiesa e malaffare) ma che sarebbero state dimostrate solo in futuro ( e qui stava la sua grandezza visionaria), avendo così la libertà e la possibilità di virare con decisione verso il grottesco, mettendo in scena una feroce e sublime parodia del potere,
Al contrario, Sorrentino, si trova di fronte a "fatti realmante accaduti" si trova ad avere a che fare con persone (non personaggi) con tanto di nome, cognome e sopratutto con dei volti ben noti.
Da qui il rischio di scivolare nella parodia e nel ridicolo involontario, se Sorrentino avesse seguito sino in fondo l'insegnamento di Elio Petri.
Il buon Paolo però è bravo, si ferma un attimo prima di cadere in tentazione, evita saggiamente di imitare l'inimitabile (e inarrivabile) e punta forte sui suoi marchi di fabbrica: Monologhi, rallentì, virtuosismi con la mdp, inquadrature pop.
Meritatissimo premio della giuria a Cannes 2008, IL DIVO è film visionario, inquietante, beffardo.
NOTA: A mio avviso nel film ci sono 2 errori, la mia tesi però potrebbe essere facilmente smontata e di seguito vi spiego come.
Errore 1- Il killer di Salvo Lima prima di fuggire getta nella pozza di sangue una moneta da 1 euro che all'epoca dei fatti non esisteva, si potrebbe però ribattere che trattasi delle vecchie monete da 500 lire che molto somigliavano nel colore alle attuali monete da 1 euro;
Errore 2- Durante un colloquio in chiesa tra Andreotti ed il prete, quest'ultimo dice: "come DICEVA Montanelli..." ma all'epoca dei fatti Montanelli era ancora vivo e vegeto, ma anche in questo caso si potrebbe affermare che il DICEVA era riferito esclusivamente alla frase e non alla persona.
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italia,
recensioni
Film in sala da mercoledi' 4 giugno
Chiamata senza risposta
regia: Eric Valette
genere: horror
prod.: Giappone, USA, Germania
Tropa de Elite - Gli squadroni della morte
regia: Jose' Padilha
genere: azione
prod.: Brasile, Argentina
Quando tutto cambia
regia: Helen Hunt
genere: commedia
prod.: USA
Bratz
regia: Sean McNamara
genere: animazione
prod.: USA
Savage Grace
regia: Tom Kalin
genere: drammatico
prod.: Francia, USA, Spagna
L'anno in cui i miei genitori andarono in vacanza
regia: Cao Hamburger
genere: dramamtico
prod.: Brasile
regia: Eric Valette
genere: horror
prod.: Giappone, USA, Germania
Tropa de Elite - Gli squadroni della morte
regia: Jose' Padilha
genere: azione
prod.: Brasile, Argentina
Quando tutto cambia
regia: Helen Hunt
genere: commedia
prod.: USA
Bratz
regia: Sean McNamara
genere: animazione
prod.: USA
Savage Grace
regia: Tom Kalin
genere: drammatico
prod.: Francia, USA, Spagna
L'anno in cui i miei genitori andarono in vacanza
regia: Cao Hamburger
genere: dramamtico
prod.: Brasile
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