lunedì, marzo 21, 2016

THE LESSON - SCUOLA DI VITA

The lesson - scuola di vita
di Kristina Grozeva, Petar Valchanov
con Margita Gosheva, Ivan Barnev, Ivanka Bratoeva
Grecia, Bulgaria, 2014
genere, drammatico 
durata, 105'


Nadyezdhna insegna inglese in una scuola di provincia bulgara. Più delle regole grammaticali le preme trasmettere quelle di convivenza onesta e civile: per questo decide di  non lasciare impunito il caso di un furtarello avvenuto tra i banchi della sua classe. Mentre s'ingegna per offrire più di una chance al colpevole di redimersi, scopre che il marito non ha pagato il debito contratto con la banca e che le rimangono soltanto tre giorni di tempo per evitare che la casa in cui vive con l'uomo e con la figlia finisca all'asta. Inizia per Nade un periodo in cui si susseguono abusi di potere,  sfortuna e scelte sbagliate, in un crescendo che pare non avere fine.
Ed è proprio questa lezione, che la protagonista vorrebbe dare al piccolo ladro e che il destino recapita invece a lei stessa, nel più beffardo e inevitabile dei modi, che copre il tempo del film e tiene in sospeso fino a pochi minuti dal termine.

Esordio di Kristina Grozeva e Petar Valchanov, "The Lesson" trae ispirazione da un fatto di cronaca e racconta, con la logica del pedinamento, la trasformazione di una donna. L'esito sa di grande sconfitta così come di piccola rivoluzione, ma è evidente che agli autori non interessa dare un giudizio di merito, quanto piuttosto segnalare le trappole istituzionali e le angherie umane di cui è disseminato il percorso; la miglior qualità del film sta indubbiamente nella scrittura: nella capacità di organizzare un ottimo sviluppo narrativo con una successione costante di elementi che arricchiscono la trama, e nella sintesi allegorica con cui racchiude in un'immagine, anziché affidarsi al dialogo, la condizione di prigionia e al tempo stesso di estrema determinazione della protagonista (che sia l'immagine più banale dell'insetto incastrato tra la finestra e la tenda, o quella più eloquente della valutazione dei compiti).

L'interpretazione di Margita Gosheva, che lascia trasparire appena la violenza della disperazione, facendo, invece, chiaramente emergere la rigidità esteriore del suo personaggio, così come la scelta di regia di inquadrarla spesso a confronto con il ritratto della madre e di un passato idealizzato, chiudono il cerchio, contribuendo ad arricchire di colori un film essenziale, amaramente impietoso, mai superficiale.
Riccardo Supino

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